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Appunti di viaggio Randonnée   
Inserito il 08 agosto 2015 alle 07:19:06 da enrico. - Letto: (3286)

Primo test per i portacolori della Nazionale Randonneur Italiana

A San Lazzaro di Savena (Bo), il 18 luglio scorso, il raduno nazionale Randonneur e prove generali per la PBP. 300 chilometri tra Emilia e Toscana e consegna delle maglie della rappresentativa nazionale in Francia.

(Testo e foto di Giancarlo Bertocci)

Eccomi, nuovamente pronto per affrontare un fine settimana di quelli intensi. In programma, un evento speciale per il ciclismo amatoriale di lunga distanza: il raduno della Nazionale Italiana Randonneur. Inizia presto la mia giornata. E' sabato 18 luglio, svegliato alle 4:20 del mattino dall’ennesima suoneria impostata sul mio smarthphone, ho giusto il tempo per lavare via dalla faccia i postumi del sonno notturno, vestirmi e consumare una veloce colazione, poi scendo giù con l’ascensore in cantina a prendere la mia specialissima già pronta all’utilizzo in assetto da rando notturna.

Esco dalla corsia garage con la borsa sportiva a tracolla, la bici portata a mano e mi avvio a piedi verso Piazza della Vittoria, centro di Sinigo, l’amena frazione di Merano, distante poco più di un centinaio di metri da dove abito. Alcuni minuti e sono lì, fermo in un angolo della piazza, ad attendere l’arrivo dell’inconfondibile Volks Wagen verniciato con i colori della nostra ASD, l’Athletic Club Merano, guidato dall’amico Giancarlo Concin, presidente della stessa.

L’attesa non è lunga, Giancarlo arriva pochi minuti dopo le cinque, parcheggia e scende dal furgone. Lo saluto, poi carico il bagaglio mentre lui prende la bici e la fissa sul porta biciclette ancorato al portellone posteriore.

Ripartiamo. Abbiamo ancora un paio di amici da andare a prendere e ci fermiamo così a Postal, paese a sud di Sinigo, per far salire Hugo e caricare la sua bicicletta, quindi torniamo a Merano a prendere anche Patrick, figlio di Hugo, che si è svegliato in ritardo. Patrick farà solo da accompagnatore nel contesto perché reduce dalla Randolomitics, le cui fatiche non ha ancora smaltito del tutto. Siamo tutti a bordo, quindi ci rimettiamo in viaggio alla volta di San Lazzaro di Savena (Bo), stimando di compiere il viaggio in circa tre ore e mezza ma, lungo il tragitto, incappiamo in un paio di imprevisti.

In autostrada troviamo automobili in coda sia a Campogalliano che a Bologna e, nell’attesa che le code si smaltiscano, perdiamo un ulteriore ora e mezza sulla tabella di marcia. Meno male che siamo partiti presto perché il sole, già alle nove del mattino, picchia forte come un fabbro sull’incudine ed il furgone, che ormai è da considerarsi d’epoca, visti i suoi ventitré anni di vita, non ha nemmeno l’aria condizionata!

Arriviamo a San Lazzaro di Savena alle 10 del mattino e quando ne scendiamo siamo madidi di sudore perché l’aria è calda e umida quasi quanto quella di una sauna; entrare nel bar del circolo ARCI è un vero sollievo, piacevole quanto mai sentire istantaneamente il refrigerio dell’aria condizionata. Ordiniamo da bere, quattro birre fresche che scendono in gola come l’acqua da una cascata, poi ci trasferiamo in una grande e capiente sala, alle spalle di quella del bar, dove la società organizzatrice dell’evento, la Ravonese, ha allestito il punto di raccolta per tutti i randonneur che verranno nell’occasione.

I preparativi fervono, diverso il personale all’opera per ottimizzare la suddivisione della sala in settori, uno dei quali viene adibito a sala riunioni, un altro piccolo settore viene dedicato alla registrazione dei randonneur aventi diritto alla maglia della Nazionale e ad altro vestiario ordinato, un terzo settore è quello dedicato alla distribuzione del vestiario mentre il resto della sala, in cui vi sono numerosi tavoli e sedie, in serata sarà la mensa per i randonneur che hanno prenotato la cena, prima della partenza della randonnée di 300 chilometri, mentre quella sulla distanza di 200 chilometri partirà il giorno successivo alle sette del mattino.

Vengono controllati l’efficienza dell’impianto audio e video ed il funzionamento di personal computer e stampanti, poi facciamo da cavie per testarli quando ci viene chiesto di dare i nostri nominativi per registrarli e consentirci così di ritirare le prime maglie della Nazionale Italiana Randonneur, che orgogliosamente andiamo subito a provare. Ritrovo con piacere e vado a salutare il Presidente dell’A.R.I. Luca Bonechi ed il suo fedele gruppetto di toscanacci che, insieme ad uno degli ideatori della Kuthai (brand italiano realizzatore della tenuta sportiva per la Nazionale italiana randonneur) lavorano all’allestimento delle postazioni di consegna e di vendita del vestiario. L’atmosfera è ilare, i toscani scherzano prendendosi in giro, sottolineando quanto sia irrinunciabile per loro che la vita debba scorrere sempre in allegria e sorridendo a prescindere da quello che sono le problematiche quotidiane! Tra loro c’è anche il patron della manifestazione, Sergio Antolini, che saluto ed abbraccio, essendo persona impagabile per quanto dà al ciclismo amatoriale di lunga distanza, con vera passione e dedizione coadiuvato dalla Ravonese, formato family come lui stesso ha definito questa società emiliana, che dal nulla ha collaborato per mettere in piedi questo evento della durata di due giorni. La sua apparizione è fugace perché deve curare anche la logistica delle due randonnée di contorno al contesto.

Nel frattempo si è fatto mezzogiorno e la fame inizia a farsi sentire, così decidiamo di prendere il furgone e di andare in paese a mangiare una pizza, poi facciamo ritorno al circolo ARCI ma prima di entrarvi, trovo nel parcheggio l’amico Rinaldo Toson, che mi viene incontro per salutarmi. Sta pranzando con amici sul camper con il quale è arrivato ed allora lo lascio terminare salutandolo nel riprometterci di pedalare insieme questa rando.

Entriamo nel bar del circolo a prenderci il caffè e siamo in anticipo di un’ora sul programma, ora che trascorriamo seduti ad uno dei tavoli del bar gustandoci nel frattempo anche un gelato. Torniamo poi in sala perché iniziano ad arrivare e ad animare il contesto i partecipanti. Sono circa le 15, siamo nel settore dove è stata allestita la sala riunioni, seduti al un tavolo davanti a noi ci sono: il presidente ARI Luca Bonechi che prende la parola annunciandosi al microfono, salutando poi i partecipanti assieme a Sergio Antolini, patron della manifestazione che ci dà il benvenuto. Quindi, mentre la sala è già quasi gremita di randonneur, tanti seduti ad ascoltare, mentre altri sono ancora in fila per ritirare la maglia della nazionale ed il vestiario, inizia un breve “question time” sulla Nazionale Italiana Randonneur alla PBP nel quale vengono poste varie domande al presidente ARI Luca Bonechi riguardo logistica, il viaggio per raggiungere il luogo della manifestazione, servizi a disposizione dei randonneur, vestiario ed altro. Vengono poi presentati i testimonial della Nazionale italiana ad iniziare da quello che lo stesso presidente Bonechi elegge ufficialmente a capitano della stessa, Cecilio Testa, il quale, tra l’altro si occupa in prima persona di redigere e stampare la prima edizione dell’albo dei 458 ciclisti entrati a far parte del club della Nazionale Italiana Randonneur per il quadriennio 2015-2018, 385 dei quali prenderanno il via alla PBP. Vengono poi presentati altri testimonial d’eccellenza, per essere stati sportivi ad ottimi livelli in diverse discipline quali: Dorina Vaccaroni, ex pluricampionessa mondiale di scherma con ben cinque titoli mondiali vinti di cui quattro a squadre ed uno individuale, ancora un argento individuale e tre bronzi a squadre sempre vinti ai mondiali, senza contare un oro ed un argento a squadre vinti alle olimpiadi oltre ad un bronzo individuale sempre vinto alle olimpiadi, quindi a completamento del palmares, un oro ed un argento individuali vinti agli europei. Altro testimonial speciale è Anthony Lonero, diciannove presenze in Nazionale italiana di baseball. La più bella vittoria ottenuta, a suo dire, non giocando ma nella vita, è stata quella sulla sclerosi multipla che lo ha colpito nel 2001. E' salito in bici, pedalando per combatterla, completando ben tre PBP! A seguire ma non meno importante anche la testimonianza di Silvano Riccò, terzo alla Milano – Sanremo del 1985 e vincitore di un giro della provincia di Reggio Calabria, conquistando diverse piazze d’onore nelle corse in linea più in auge del suo periodo. Dopo aver consegnato ai testimonial d’eccellenza la maglia della Nazionale Italiana Randonneur che porteranno alla Parigi–Brest-Parigi, il presidente ARI Bonechi introduce un discorso legato al vestiario intimo del ciclista ed agli effetti benefici che può avere sulla salute, chiamando a riferire in merito il dottor Giovanni Russo (cardiologo) che prende la parola presentando un indumento innovativo: una maglietta a maniche lunghe, frutto di un brevetto tutto italiano, il quale sfrutta la capacità delle fibre di bioceramica di riflettere ed emettere raggi infrarossi (FIR) che vengono assorbiti direttamente dalla pelle, aiutandola a mantenere in equilibrio la temperatura corporea, grazie a un miglioramento della micro circolazione e ad un’aumentata vasodilatazione superficiale  anche a temperature estreme da -38°C a +36°C con il semplice utilizzo di abbinamento ad altri capi non eccessivamente pesanti. Il Dr. Russo infine ci mostra una canottiera a maniche lunghe fatta in tessuto bioceramico che ha anche la prerogativa di essere un 30% più leggera del più avanzato tessuto tecnologico esistente sul mercato. Applausi quando il Dr. Russo ritorna il microfono a Bonechi che subito introduce la presentazione del Major Challenge Europe Randonnée 2016, per il quale chiama a dare ragguagli l’ex presidente ARI Fermo Rigamonti che, dopo essere tornato a parlare brevemente sulla Parigi–Brest–Parigi, per dire quanto sia importante che l’Italia si faccia onore con comportamenti adeguati da parte di tutti i randonneur che andranno lì a rappresentarla, parla poi di questo poker di duri brevetti.

Rigamonti ci spiega che il Major Challenge Europe Randonnée prevede che nei quattro anni che intercorrono tra un brevetto PBP ed il successivo debbano essere conseguiti nell’ordine, oltre il brevetto relativo alla PBP Parigi-Brest-Parigi di 1250 km (2015), anche quelli relativi alle randonnée: 1001 miglia Italia di 1610 km (2016), LEL Londra-Edimburgo-Londra di 1480 km o in alternativa la MGM Madrid-Gijon-Madrid di 1250 km (2017), HBK Amburgo-Berlino-Colonia, Transdanubie o altro brevetto purché superiore a 1200 km (2018). Vengono quindi premiati quattro randonneur tra i quali tre con diploma di onorificenza di platino per avere completato tutto il challenge ed uno con diploma di onorificenza d’oro per avere portato a termine tre prove su quattro. Il programma prosegue con la presentazione di un altro specialista, Carmine Casella, che è un chinesiologo ed un posturologo. Prende la parola parlandoci di postura e alimentazione per ciclisti e dopo il discorso resta a disposizione dei presenti per consulti su traumi pregressi patiti dai ciclisti e per consigli in merito. Riprende quindi la parola Sergio Antolini che tiene un breve briefing pre partenza, visto che l’orario dello start si avvicina, rammentandoci i punti di controllo, le difficoltà del percorso e le regole per viaggiare sicuri, quindi dicendoci che, là dove il percorso presenta difficoltà e possibilità di errore, ci sono alcune frecce ad indicare la giusta direzione, quindi si congeda da tutto il gruppo augurandoci una buona cena e buone pedalate.

Intanto alla postazione di distribuzione delle maglie della Nazionale c’è ancora coda di randonneur che attendono di poter ritirare la propria maglia ed il personale atto alla registrazione degli aventi diritto ed alla distribuzione della stessa è in piena attività. Quando si esaurisce il flusso di ciclisti, sono ormai le diciannove e tutti i presenti iniziano quindi a prendere posto ai tavoli per cenare. Vedo tra i presenti molti volti noti per aver condiviso con loro la fatica ed il percorso di diverse randonnée; saluto così Sonia Testi, Eros Meschiari ed Eleonora Fanti, bel gruppetto della Facebike, Fabio Albertoni organizzatore di diverse rando nel Trentino, l’immancabile Giorgio “Musseu” Murari, ultracycler accompagnato alla elegantissima Loretta Pavan, che ha fama di essere randonneur tosta visto che in breve tempo, da quando è entrata nel mondo rando, già porta a termine quelle più dure come lunghezza e dislivello, di cui “Musseu” è coach, Carmine Pagano con cui ho pedalato gli ultimi chilometri del Tour d’Ortles, facendone la conoscenza, così come Paolo Savi ed altri ancora.   

Il personale di cucina arriva in sala con dei carrelli per apparecchiare e subito dopo per portare anche il primo piatto, la classica pasta al pomodoro cotta a puntino a cui segue un secondo costituito da piatto freddo a base di prosciutto crudo e formaggio; vengono distribuiti pane fresco e bevande, infine concludiamo la cena con un ottima crostata, dolce per cui molti chiedono il bis. Dopo la cena, io e Hugo abbiamo ancora un breve periodo di pausa del quale approfittiamo per cambiare gli abiti borghesi ed indossare la tenuta ciclistica della nostra ASD, poi ci rechiamo alla postazione dell’organizzazione per consegnare le liberatorie e ritirare la carta di viaggio.

Sono quasi le ventidue quando tutti i randonneur iniziano ad ammassarsi nel cortile antistante il circolo ARCI. Lì viene allestita la postazione di partenza e dopo aver timbrato la carta di viaggio Hugo ed io partiamo pedalando leggeri. Inizia l’avventura, gli ultimi barlumi di luce diurna si spengono all’orizzonte mentre, quella artificiale già illumina le vie dei paesi e delle città, usciti dai quali ci tuffiamo nel buio mare della notte. Come prevedibile, il ritmo si alza man mano che veniamo raggiunti da quanti dietro viaggiano a velocità maggiore della nostra. Si forma subito un bel gruppo di una ventina di elementi, ma non dura molto perché, appena la strada inizia a salire, qualcuno cede e si stacca e dopo una trentina di chilometri giungiamo in cima alla prima salita, a San Benedetto del Querceto, ritrovandoci in pochi. Nella successiva discesa, nella quale prendo qualche rischio in alcune curve secche, rientrano alcuni elementi ma alla fine non siamo più di una decina.

Il ritmo è molto alto e si mantiene tale fino al primo punto di controllo, posto circa all’ottantaduesimo chilometro, a Selva Malvezzi. Ho tirato parecchio in testa e Hugo ne è rimasto impressionato; la media è intorno ai 32km/h e cerchiamo di recuperare le energie profuse nello sforzo sostenuto mangiando frutta e dei piccoli panini imbottiti o spalmati di Nutella. Riempio le borracce e decido di aspettare che arrivi al punto di controllo l’amico Rinaldo Toson a cui ho promesso nel pomeriggio che si sarebbe pedalato quanto più possibile insieme questa rando.

Mentre il nostro ex gruppo si riavvia, arriva al punto di controllo quello di cui fa parte Rinaldo. Sono dieci minuti abbondanti che siamo lì fermi ad aspettarlo e a far da pasto a nugoli di fastidiosissime zanzare. Anche il gruppo si rifocilla e poi tutti insieme si riparte. Manteniamo un ritmo alto perché la strada è pianeggiante, diversi i cambi che ci diamo, così fino ad arrivare a Faenza dove la strada riprende leggermente a salire. Passiamo per Brisighella, suggestiva la via del borgo detta anche via degli asini perché fu usata anche per far passare le carovane di animali carichi del gesso estratto dalle vicine cave. Sconfiniamo dall’Emilia Romagna alla Toscana in località San Martino in Gattara e dopo una decina di chilometri siamo a Marradi, attraversiamo il paese e svoltiamo a destra dove inizia la salita al passo Carnevale; duri i primi quattro chilometri con pendenze che a tratti toccano anche il 10%, poi si torna a respirare negli ultimi due chilometri e mezzo dove la pendenza non va oltre il 5,5%. Faccio la salita a buon ritmo staccando il gruppo, non so perché ma avendola già percorsa nella Ravorando del 2012, allora era in pieno giorno e su distanza minore, forse i ricordi e la terra toscana a cui in parte devo le mie origini, mi esaltano e decido di dare fondo alle riserve di energia.

Valicato il passo Carnevale faccio passare Hugo che nel frattempo mi ha raggiunto e lo seguo a ruota in discesa fino al secondo punto di controllo posto al centottantottesimo chilometro a Palazzuolo sul Senio. E’ un bellissimo borgo medioevale in cui salta all’occhio il Palazzo dei Capitani contraddistinto da un portico ad angolo ed un ingresso sopraelevato, numerosi gli stemmi sulla facciata, simboli dei capitani del popolo che si alternarono a governarne il paese. Il tutto è sovrastato dalla torre dell’orologio che ancora oggi batte le ore e la mezza.

 

Fermo la bicicletta e ne scendo appoggiandola ad un paracarro, poi vado a far timbrare il brevetto da Sergio Antolini, che è da solo ad assistere i randagi che passano e, a chi ne vuole, offre un bombolone appena sfornato caldo ripieno di crema e ricoperto di zucchero. Ne mangio uno perché mi fa gola, poi vado a piedi alla vicina fontana a riempire nuovamente le borracce quindi torno a prendere la bici, la inforco e dopo aver salutato e ringraziato Sergio faccio cenno ad Hugo e agli altri per riavviarci. La salita non è ancora finita; attraversato il paese, dopo uno svolta a sinistra la strada inizia subito a salire nuovamente a pendenza variabile. Abbastanza facili i primi tre chilometri che hanno anche un breve tratto in discesa, finito il quale, la strada sale fino al passo a pendenze più accentuate tra il 7% ed il 9%, ed è proprio in quei cinque chilometri che la fatica mi presenta il conto e praticamente mi pianto letteralmente. Sono stanco perché sveglio già da venticinque ore ed in crisi di fame, il solo bombolone non è bastato a recuperare le energie profuse senza badare a spenderne fino a Palazzuolo ed adesso non posso che rimediare addentando una barretta e dei biscotti che mi passa Rinaldo in località Bibbiana dove lo trovo ad aspettarmi ad un bivio.

I tre chilometri che mancano al valico del passo del Paretaio non passano più, l’azione delle gambe è pesante e le sento vuote, ed inizia ad albeggiare, quando raggiungo finalmente il passo a 905 m.s.l.m., dove mi fermo a rifiatare ed a scattare alcune foto. Inizio a scendere il versante opposto fermandomi ancora per altri scatti fotografici prima di puntare deciso su Coniale. Sento che le energie pian piano tornano ed acquisto fiducia. In discesa ci siamo persi di vista con gli altri e siamo rimasti solo io, Hugo e Rinaldo. Attendiamo che ci raggiungano gli altri e poi proseguiamo per Castel del Rio dove ci fermiamo ad una fontana dell’800 - “La Polenga” - restaurata nel 2007 a cui attingiamo buona acqua per riempire nuovamente le nostre borracce. Ripartiamo poi proseguendo in salita breve fino a Sasso Leone e, dopo altri dieci chilometri di discesa veloce, arriviamo al punto di controllo di San Clemente situato presso una bottega con annesso bar. Altro timbro e, visto che inizia pure a farsi sentire il dolore ai muscoli provati dalle trenate di inizio rando e dalle salite in cui certo non mi sono risparmiato, decido di bere ben due birre analcoliche, una delle quali mi viene offerta dall’amico Rinaldo.

La sosta si prolunga per una ventina di minuti poi tutto il gruppo decide che è ora di andare. Nel frattempo ci ha raggiunti e si è unita a noi anche Gabi Winck, tenace ciclista proveniente dall’Alto Adige come me e Hugo ed anche il suo compagno di vita e di pedalate Herman. Si va, io parto a rilento in coda al gruppo, la birra mi ha gonfiato lo stomaco e ho difficoltà a pedalare, per cui resto in coda al gruppo per circa tre chilometri. Rinaldo mi esorta ad andare in testa a tirare perché ha detto agli altri che quando bevo birra, praticamente è come se mettessi dinamite nei muscoli. Non voglio deluderlo anche se sono abbastanza stanco e, su un tratto di strada con leggera contropendenza, vado in testa a ravvivare la già non trascurabile velocità di 30 km/h.

 

Accelero fino ai 54 km/h mettendo il gruppo in lunga fila indiana, ma subito dopo mi viene chiesto di rallentare un attimo per dare modo di rientrare a chi è rimasto indietro, sorpreso dalla violenza dello strappo di velocità, dopodiché vengo incitato a “menare” di nuovo. Toccando nuovamente i 55 km/h la lunga fila indiana si spezza, faccio rientrare quanti si staccano e do un’altra “botta” ai 54 km/h e altri componenti del gruppo si perdono per strada, rallento ma tirando costantemente intorno ai 40 km/h, quindi decido che così può bastare e mi lascio sfilare chiedendo il cambio a mia volta. Rinaldo sorride soddisfatto e mi dice che dovrei iscrivermi alle granfondo ma io ho l’allergia alle gare che non mi piacciono assolutamente, nel totale ho tirato per più di otto chilometri e nell’immediato nessuno parla, tutti intenti a recuperare il fiato! E’ incredibile pensare che siamo oltre i 250 chilometri percorsi con un dislivello positivo di oltre 2300 metri e siamo lì a giocare divertendoci come bambini. Siamo ora a Castel San Pietro, troviamo lungo la strada una fontana di acqua termale che notiamo per la fila di gente che c’è alle cannelle dell’acqua, dove ci fermiamo a fare il pieno alle borracce nuovamente vuote per il gran caldo che inizia a fare.

Lascio che tutti riempiano la propria borraccia aiutando qualcuno nel farlo, poi riempio le mie due e mentre le chiudo vedo che il resto del gruppo è bello e che ripartito non accorgendosi che sono l’ultimo. Ormai sono esausto e non ho voglia di inseguirli così mi avvio pedalando in solitaria per andare all’arrivo. Mancano ancora poco più di 30 chilometri al traguardo e spero di giungervi in massimo un’ora e mezza. Esco dal paese e pedalo rassegnato, anche al controvento che d’improvviso si alza e mi tocca affrontare. Il vento è così caldo che fa riardere la gola, intanto pedalo per alcuni chilometri e ritrovo parte del gruppo fermo ad un incrocio ad aspettarmi, mentre gli altri sono andati perché soffrivano il caldo. Hugo, Rinaldo ed un paio di suoi amici invece hanno pensato che non era il caso di lasciarmi faticare da solo, specie dopo il contributo dato lungo il percorso e quindi si riprende a pedalare insieme.

Sono chilometri interminabili con folate di vento a tratti così forte che ci fa ridurre sensibilmente la velocità! Continuo a versarmi in testa e sulla tenuta l’acqua della borraccia più grande per avere sollievo del gran caldo. Sono passate da poco le nove del mattino e sembra di essere in una fornace. Continuiamo a darci cambi regolari e quando finalmente siamo in località Palazzetti comprendiamo di avercela fatta. Passiamo anche in località Pulce ed entriamo in San Lazzaro di Savena dove arriviamo al punto di partenza dal retro del circolo ARCI non prima di esserci fermati al punto di controllo finale, lì allestito, ad apporre l’ultimo timbro sulla carta di viaggio.

Brevetto completato in dodici ore esatte. Ci portiamo tutti al bar per brindare con un'ottima birra, compreso Giancarlo Concin il nostro presidente, che troviamo lì ad attenderci, poi andiamo a fare una doccia rinfrescante e vestiti nuovamente gli abiti borghesi, e rimesse le bici sul furgone, ripartiamo tutti alla volta di Merano, felici di aver completato questa rando della Nazionale e di poter indossare e onorare la maglia della Nazionale Italiana Randonneur in un contesto così speciale ed importante quale sarà a breve quello della Parigi-Brest-Parigi e comunque di farne parte per i quattro anni che seguiranno.


(7 agosto 2015)

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