Articoli 
lunedě 11 novembre 2019
Granfondo Randonneč Cicloturismo Appunti di viaggio Rubriche
Appunti di viaggio Granfondo   
Inserito il 09 luglio 2015 alle 07:46:23 da Elisa Solida. - Letto: (2498)

Maratona mon amour: qual è il segreto del successo?

La Maratona dles Dolomites è diventata in 29 anni un evento planetario. Tutto il mondo la conosce e da tutto il mondo provengono i suoi partecipanti. Abbiamo cercato di capire il perché di questo vero e proprio amore per la manifestazione altoatesina. Vediamo cosa ne è uscito.

(Testo di Elisa Solida, foto Play Full)

Maratona dles Dolomites,
non una gara da inserire per la stagione successiva nel calendario fra le migliaia che vengono presentate, ma l'evento a cui proprio non si può rinunciare. Si spera d'essere sorteggiati e se ci va male, incrociamo le dita fino all'ultimo per il "ripescaggio” e se ciò non accade - impensabile non venire in queste montagne almeno una volta all'anno per rifocillarci di energie “vitali” - allora si accompagna l'amico o il compagno dell'amico o l'amico del compagno dell'amico, insomma, una scusa per venire ce la si deve inventare per togliersi lo stress accumulato e per trascorrere con la famiglia o gli amici delle belle giornate.

Non sono mie parole, ma della gente che raggiunge l'Alta Badia fin dal giovedì precedente, se non prima, e che si incontra sul percorso per una sana pedalata. Si pedala e si chiacchiera immersi nella natura e si dimenticano l'ansia e lo stress del lavoro.

In quel delle belle dolomiti, viene fuori il nostro vero essere, l'uomo che è in noi.

L'uomo gentile che accarezza le mucche al pascolo, che fotografa ogni cosa che incontra sul percorso, che fischia come una marmotta per poterne stanare qualcuna da potere poi mettere come sfondo sul proprio desktop o sullo smartphone. L'uomo che si fa bombardare dai mille colori e profumi e osserva minuziosamente tutto lasciandosi incantare ogni anno come se fosse la prima volta...

E poi c'è l'uomo bastardo, “il devastatore”, che lercia i prati abbandonando la propria sporcizia, che verrà ingerita dagli animali che staranno male e alcuni moriranno. L'uomo che entra nei boschi e si fa strada con il bastone spaccando rami di alberi secolari. L'uomo che sradica radici di fiori e  cespugli per poterseli portare a casa, e via discorrendo... Questa categoria di “devastatori” non regala ai propri figli questo bene prezioso, un dono, che se viene rovinato, non potrà essere riportato alle vere origini semplicemente dando una bella spennellata qua e là.

Ogni anno, qui, oltre ad essere un punto di incontro per gli adulti lo è anche per i più piccini, che in questa edizione hanno apprezzato le molteplici sorprese spalmate nei due giorni grazie al gruppo Arcese. Oltre alla mitica loro “gara”, sono stati in compagnia di caricaturisti, truccatrici, showman; presente anche Mr. Baloons il mago dei palloncini e il rinomato artista Ciccio Tempesta.  Tutti si sono divertiti!

Anche loro ritorneranno a casa come mamma e papà felici e, con la loro maglietta commemorativa, porteranno con loro un bagagliaio di gioie immense e tante cose da raccontare ai loro amichetti.

E di cose da raccontare anche a me ne hanno dette tante. Si parte con una semplice domanda. «Ma perché si ama così tanto la Maratona dles Dolomites?» ed ecco le loro risposte con la genuinità di chi è ancora senza malizia.

Luca ha 8 anni e viene da Milano, partecipa anche lui alla gara (baby), ma non ricorda nemmeno con l'aiuto della sua mamma quante volte è già venuto alla Maratona dles Dolomites. «Forse da sempre» e chiedendogli se parteciperà alla gara e se andrà forte, mi risponde: «Certo! Vado fortissimo come il papà, ma io vinco sempre la medaglia e lui la sua a casa non la porta mai»

Davide ha 11 anni e viene da Parma. Si è sempre divertito, ma preferisce il mare.

«Qui è bello, ma si cammina troppo. Dieci chilometri al giorno e a volte anche più. Al mare nuoto per ore, ma faccio mena fatica, ma va bene lo stesso...»

Anna è più grandicella. E' figlia di un grande ciclista, Roberto del Team De Rosa Santini. Podi importanti per anni e quest'anno si aggiudica un quarto posto dietro a pezzi da novanta, cogliendo la vittoria della sua categoria.

Per Anna, sono 14 le sue “Maratone” gustate con la sua famigliola. Data la giovane età i ricordi più chiari li ha solo degli ultimi 5 anni, da quando papà arrivò 8° assoluto.

Della Maratona dles Dolomites ama l'atmosfera che si respira, ama i paesaggi, ma soprattutto tifare il papà in qualsiasi gara egli corra, e la Maratona la definisce una fra le migliori.

Come ogni anno Anna e Monica (la mamma), si organizzano così la gara parte per il papà, e per loro, fin dalle prime ore dell'alba.

«Quando papà esce, noi ci svegliamo e seguiamo la diretta in TV, poi dopo la colazione ci portiamo al Passo Campolongo muniti di televisore portatile per continuare a seguire la gara, borracce e cronometro alla mano e al suo passaggio riferiamo chi c'è davanti e a quanto distano.  Poi quando arriva al traguardo, tutti e tre crolliamo per la tensione accumulata anche nei giorni precedenti. Dopo la doccia si mangia, si va alle premiazioni e poi a nanna. Ed il giorno successivo nel rientrare a casa, mi porto dietro ogni volta dei bellissimi ricordi. Ogni volta tante emozioni e quest'anno ho visto anche due caprioli. W la natura, W il papà e la mamma».

Lucia, fa i capricci e piange perché vorrebbe partire in gara con sua sorella di 13 anni.

Lucia ha 6 anni ed è alla sua terza edizione, mamma dice che la prima però non vale perché era ancora nel suo pancione.

Purtroppo non sono riuscita ad avvicinarmi ad altri bimbi, per la diffidenza di alcuni genitori.

Chi veniva richiamato e chi mi ha chiesto anche il foglio della delibera per fare foto ed intervista ad un minore.  Ho desistito e sono passata a quelli più grandicelli. Comunque nel mondo in cui viviamo non è semplice distinguere le mele buone da quelle bacate, quindi non rimprovero le mamme apprensive, anzi mi complimento con loro: una sana educazione di questi tempi è indispensabile.

I grandicelli over 40 anni raccontano...

Sabato di prima mattina incontro due ciclisti, che dello sport non ne vogliono fare nel modo più assoluto: fonte di stress facendosi paranoie sul cosa fare e come fare la gara.  Alberto e Paolo, il Presidente del Keno Bike (il nome del team nel loro dialetto padovano sta per vino e questo la dice tutta), fanno parte di un gruppo fondato dieci anni fa per il solo gusto di divertirsi. Un team nato per pedalare fra amici: da quattro ora sono diventati quaranta e data la loro simpatia ed il loro carisma, secondo me, il numero lieviterà nel giro di pochi anni a numeri elevatissimi.

Per loro questa è la quarta Maratona dles Dolomites.

Alla loro prima Maratona ,non sapendo a cosa stavano andando incontro, hanno fatto bagorda fino alle due del mattino e alle quattro al trillo della sveglia, dei quattro amici, due hanno optato per il corto e due per il medio. La ricordano come la migliore edizione. Hanno voluto iscriversi a questa gara perché era così tanto blasonata e pubblicizzata che volevano toccare con mano la veridicità di tante parole e oggi riferiscono che è una fra le più belle ed il paesaggio, oltre all'organizzazione, non li ha mai delusi. «... e la sicurezza delle strade blindate e chiuse ne fa una gara unica!»

Stefania invece è la moglie di Gino del Team Tarkna Bici. Lei con il marito ed un bel gruppo di amici sono partiti da Tarquinia (Viterbo) lontana ben 700 chilometri da queste montagne, per la loro seconda Maratona dles Dolomites. Stefania, ex ciclista, partecipò ottenendo grandi risultati alla decima edizione della Maratona, ma oggi, non essendo più competitiva perché mamma e lavoratrice a tempo pieno ed essendo molto “agonista”, sfrutta lo sport qualche oretta al giorno per tenersi libera la mente. «Se non arrivo a podio, non mi diverto, ma fare sport è importantissimo».

Convince il marito Gino ciclista, che per anni ha sempre gareggiato in circuiti brevi ma molti veloci, che le granfondo danno molta più soddisfazione e soprattutto sono molte meno pericolose, ragione per cui adora questa gara. La Maratona dles Dolomites in primis la considera bella per la sicurezza: «Sapere che le strade vengono chiuse e che si possono affrontare le discese senza l'ansia e la paura di trovarsi degli ostacoli è confortevole. Poi non si può rimanere impassibili a questi paesaggi e l'ospitalità è ineguagliabile. Gli alberghi ti accolgono splendidamente con le loro stanze belle e pulite, cosa che non si trova in occasione di altre gare in altre località. Mio marito, non avendo griglie particolari di merito, parte con un dorsale molto alto e si diverte sfidando i propri amici e l'attacco continua, dopo la gara, nel bar del paese. Ci fermiamo ogni anno per una settima, venerdì rientriamo a casa». Alla domanda di cosa sia per lei il ciclismo, mi ha risposto: «Tutto lo sport è salute. L'importante è non rovinarsela utilizzando sostanze che ti permettono di andare più forte senza aver un adeguato allenamento, perché prima o poi la paghi......   Uomini o donne che siano!»

Michele (nome di fantasia in quanto vuole mantenere l'anonimato), spiega: «La Maratona è la nostra gara e non dei professionisti, che vincono senza guardasi intorno. Quando si vedranno la puntata in Tv vedranno quanti bei posti hanno percorso. Qui non si può correre e basta. Quando vedranno cosa si sono persi, diranno, ma in che bel film sono stato?»

Tirando le somme, la maggioranza delle persone che ho intervistato riferiscono con entusiasmo, la bellezza del paesaggio, la pace in gara per la loro sicurezza con strade chiuse, l'ospitalità locale e la grande festa a loro riservata dopo una Maratona “vinta” per essere comunque arrivati al traguardo.

Michil Costa ringrazia non solo i ciclisti, tutto lo staff e gli sponsor che presenziano ancora una volta alla Maratona dles Dolomites giunta alla sua 29ª edizione, ma anche gli operatori che con le loro riprese, i loro scatti fotografici e i loro racconti, parlano di questo capolavoro.

Caro Presidente parlo anche a  nome dei miei colleghi; la ringraziamo per essersi congratulato con tutti noi, ma non potremmo fare diversamente, è tutto veramente spettacolare.

Come operatore ringrazio chi ha permesso a tante persone, me compresa, di presentare questo Paradiso a chi ancora non lo conosce. Ringrazio chi ha saputo migliorarsi di anno in anno fidelizzando i ciclisti, che rendono felice anche l'indotto commerciale della cittadina e delle valli limitrofe, e chi ha saputo coinvolgere così tante persone che rendono questa festa ancor più gradevole offrendo ai ciclisti e agli accompagnatori un impeccabile servizio.

Grazie, anzi julan, Michil.

Grazie a voi tutti per avermi dato la possibilità ancora una volta di documentare questa poesia d'Alta Badia.

(9 luglio 2015)

TI E' PIACIUTO QUESTO ARTICOLO? CONDIVIDILO CON I TUOI AMICI SU FACEBOOK!!!