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Appunti di viaggio Granfondo   
Inserito il 03 luglio 2015 alle 00:58:20 da Leonardo Olmi. - Letto: (3313)

Vai a Selva di Val Gardena e diventa un HERO!

"You are an HERO!". E’ con questa enorme scritta sulla finishline, che la granfondo di mountainbike più dura al mondo accoglie quei coraggiosi che osano sfidarla. Solo dopo aver tagliato il traguardo potranno anch’essi fregiarsi del titolo di EROE! Ecco cos’è che da sei edizioni attira e fa crescere in maniera esponenziale ogni anno questo “nuovo” grande evento ciclo amatoriale, che quest’anno era colorato dall’iride dei Campionati Mondiali UCI Marathon di mountainbike

(Testo di Leonardo Olmi, foto di Leonardo Olmi, Comitato Hero e Sportograf )

La Hero mi mancava. Ogni anno ricevevo l’invito dall’ufficio stampa del collega Carlo Brena di COMeta Press per partecipare e raccontare questo evento che vedevo crescere sempre di più ad ogni successiva edizione e di cui ne sentivo raccontare le gesta e le imprese dagli amici biker che rientravano da questa esperienza esaltati al massimo.

A convincermi fu Matteo Marzotto, che incontrai durante il weekend del 7 giugno alla granfondo del Capitano di Bagno di Romagna, dove in compagnia di Iader Fabbri (nutrizionista della Nazionale Italiana di Ciclismo ed opinionista RAI) fece il percorso lungo. Durante il weekend romagnolo, Matteo mi raccontò che insieme a Iader stavano preparando la mitica Cape Epic (la corsa a tappe di mountainbike in Sudafrica) di marzo 2016 e che quindi avrebbero fatto sia la Hero che la Maratona delle Dolomiti (il weekend successivo) come allenamento e preparazione tecnica. Evento, quello di Corvara, a cui anch’io partecipo ogni anno raccontando e documentando la mia esperienza. Per cui, l’idea di farsi quasi diecimila metri di dislivello in due weekend (9 giorni) l’ho sempre vista come un'impresa azzardata. Matteo cercava di convincermi che avrei potuto farcela, magari sfruttando qualche consiglio di Fabbri e dell’equipe Enervit (sponsor della Hero e della Maratona) a cui si affidano anche loro.

Detto e fatto, mando una mail all’ufficio stampa e appena ho la conferma, il giovedì parto aggregandomi a due amici, Guido Pruneti e la moglie Valentina che, come tanti altri biker e come prassi per le più blasonate tra le granfondo, avevano prenotato pacchetto gara+albergo con molti mesi di anticipo.

Se nel 2010 la Südtirol Sellaronda HERO era partita con 400 partecipanti, con questa sesta edizione gli iscritti sono arrivati a 4.015, in rappresentanza di 50 nazioni. Quindi dieci volte tanto in soli sei anni. Per cui inizio a pensare che dietro tutto questo ci deve essere un motivo, ma per scoprire qual è devo fare le valigie, prendere la mia Specialized Stumpjumper preparata da Cicli Taddei e partire. Oltre alla spinta morale di Marzotto, a convincermi che non potevo perdermi l’edizione 2015, è stato il fatto che alla gara tradizionale riservata ad elite e amatori si è affiancato anche il Campionato Mondiale UCI sulla distanza Marathon.

Quello che è andato in scena in Val Gardena era la 13a edizione che per la terza volta si è disputata in Italia, dopo Villabassa e Montebelluna. Grazie ad una organizzazione ampiamente collaudata e alla propria offerta innovativa, gli organizzatori della Südtirol Sellaronda HERO sono stati premiati tre anni fa dalla federazione internazionale ciclistica UCI con l’assegnazione dei mondiali di Marathon 2015. Appena due anni dopo la propria prima edizione, nel 2012 la HERO è entrata a far parte anche delle UCI Marathon World Series, la Coppa del Mondo riservata alle lunghe distanze. Oltre alla classica HERO, il campionato UCI Mountainbike Marathon ha così stimolato un significativo impulso per il turismo dedicato alla bici in Val Gardena e sull’adiacente Sellaronda.

«Grazie alla HERO ed al campionato del mondo puntiamo ad ottenere un valore aggiunto duraturo per l’intera area del Sellaronda – aveva dichiarato il presidente del comitato organizzatore Gerhard Vanzi – e se i mondiali del 1970 e la Coppa del Mondo di sci hanno indubbiamente aiutato la Val Gardena a diventare una destinazione assai conosciuta per quanto concerne il turismo invernale, anche la HERO potrebbe garantire un nuovo e rilevante impulso per il turismo estivo».

Il turismo legato alla mountainbike e alla bici in generale porta con sé un grande potenziale, facendo sì che la stagione estiva inizi prima, dando di conseguenza ai posti letto e agli impianti di risalita l’opportunità di essere sfruttati pienamente. Data l’importanza dell’evento, sabato 27 giugno il campionato del mondo è stato trasmesso in diretta per due ore e mezza su RAI Sport 1, mentre Eurosport International 2 ha mandato in tutto il mondo un riassunto della gara in lingua inglese.

Quest'anno gli EROI hanno così abbattuto un nuovo record di presenze: oltre ai soliti affezionati, sempre in crescita ogni anno, si sono aggiunti 217 professionisti in lotta per la corona mondiale con tre campioni olimpici, nove campioni mondiali e cinque vincitori delle passate edizioni della HERO.

La grande festa della Hero era iniziata addirittura il sabato della settimana precedente (20 giugno) con l’Hero XCO Val Gardena di Santa Cristina e la Hero Bike Night di Ortisei. Poi a seguire il Sellaronda Bike Day di domenica 22 giugno, e via via con un evento legato alla bicicletta diverso ogni giorno fino ad arrivare alla Hero Kids di venerdì 26, ovviamente la Hero del sabato, per chiudere con il Campionato Italiano Hero di Enduro domenica 28. L’evento clou della settimana, la Südtirol Sellaronda HERO ha aperto le danze sabato 27 giugno con il Mondiale Marathon UCI, dando la precedenza alle donne, la cui partenza era fissata per le 7,10 del mattino, a cui seguiva quella degli uomini alle 7,20. La griglia di partenza Elite, ovvero quella riservata agli atleti che puntavano al titolo mondiale, vedeva schierati 217 atleti in rappresentanza di 40 nazioni. La Germania si presentava con 23 atleti, ed era questa la spedizione più numerosa in campo maschile, seguita dai padroni di casa dell'Italia con 14 atleti, dalla Svizzera e della Francia con 12, Spagna 10 e Austria con 7.

Tra le donne, il discorso non cambiava molto, era sempre la Germania la squadra più numerosa con 16 atlete, seguita dalla Svizzera con 10, Austria con 6 e Italia, quest'ultima con due partecipanti: Elena Gaddoni e Daniela Veronesi. Mentre le donne dovevano affrontare un percorso di 60 chilometri con un dislivello di 3.400 metri, agli uomini era riservato il percorso di 87 chilometri con un dislivello di 4.700 metri. Questi erano i due percorsi classici sui quali, previa scelta fatta al momento dell’iscrizione, si cimentavano anche i restanti 4.015 biker amatoriali suddivisi in 16 griglie, con partenze scaglionate a 5 minuti l’una dall’altra, dando ovviamente la precedenza a chi avesse affrontato il percorso marathon. E se per qualsiasi motivo si voleva cambiare percorso, lo si poteva fare ma a differenza di altre granfondo non si sarebbe risultati in classifica. Io mi sono registrato sul lungo di 87 chilometri, ed ho ricevuto il numero con la targhetta rossa, mentre chi ha optato per i 60 chilometri aveva la targhetta arancione, così come erano i colori delle frecce che segnalavano il percorso. Per la cronaca, il 69,9% del percorso era sterrato, il 16,8% su single-trail e solo il 13,3% su strada.

Il bello di questa tanto giovane quanto altrettanto innovativa e strabiliante manifestazione è che tutto, o quasi, si svolge a Selva di Val Gardena. Dal ritiro dei pacchi gara che si trova allo Stadio del Ghiaccio, il pasta party e le premiazione che sono 200 metri più avanti alla Medal Arena e la zona Expo che è in pieno centro di Selva, a fianco della strada principale (da cui parte la granfondo) nella Piazza Nives. Gli alberghi sono tutti molto vicini e comodi, anche se qualcuno preferisce alloggiare tre chilometri più a sud, a Santa Cristina o addirittura ad Ortisei. Io ho alloggiato all’hotel Oswald, proprio di fronte alla piazza Nives, un bellissimo albergo in stile sudtirolese, dotato di un deposito bici con lavaggio, centro benessere comprensivo di servizio massaggi specifici per il ciclista, di cui ho approfittato subito il venerdì pomeriggio. D’altronde, anche Oswald è uno dei tanti bike-hotel attrezzati per offrire al ciclista tutto ciò che necessita, compresa una cucina a base di carboidrati e proteine. Alla colazione si trovano addirittura gel e bustine di sali gratuite.

La mia griglia è la "5", quindi soli 300 metri più avanti sulla Str. Mëisules da cui parte la Hero. La mia partenza è prevista per le 7,45 anche se vi è l’obbligo di entrare in griglia entro la mezz'ora precedente l’orario di partenza stabilito, pena la retrocessione all’ultima griglia. Ma io esco un'ora prima, posiziono la mia bici in griglia e vado a fare subito qualche scatto ai professionisti del mondiale. Coriandoli e fumogeni ovunque, lo spettacolo ha inizio e l’adrenalina inizia a salire per tutti, pubblico compreso.

Partiti coloro che si giocano l’iride, sia donne che uomini, torno al mio posto dove trovo anche Marzotto e Fabbri, che nel frattempo si erano posizionati in griglia. Matteo Marzotto, che tra i suoi tanti ruoli veste anche quello di Vice Presidente della FFC (Fondazione per la ricerca sulla Fibrosi Cistica), con la sua presenza ad eventi e manifestazioni in giro per il mondo, come questo, è sempre pronto a portare un messaggio di sensibilizzazione in favore della Fondazione, di cui porta il logo sulla sua maglietta. Accanto vi è stampato anche quello Iader Fabbri, che da buon coach mi ricorda che la cosa più importante sarà quella di bere.

La mia tattica è quindi quella di partire con mezza borraccia, poiché al pronti via si va subito in salita, prima asfalto per un paio di chilometri al 12% e quindi si attacca il Dantercepies su sterrato, che parte subito con uno strappo al 23%, per poi proseguire per altri 5,6 chilometri fino alla stazione sciistica che si trova a 2.298 metri di altitudine. Oltre alla mia macchinetta fotografica compatta, ho anche il telefono ed una GoPro sul manubrio, quindi meglio limitare il peso della borraccia al minimo necessario, tanto in salita berrò poco, e in discesa mai, mani ben strette sul manubrio.

Il bello della Hero è che ad ogni ristoro, e ce ne sono cinque, si troveranno borracce della Enervit (con logo dedicato) già riempite con sali, oltre a barrette e gel. Tra l’altro lo sponsor tecnico non si è risparmiato per niente, in quanto si trovavano in abbondanza sia i gel Enervitene Sport Competition da 60ml che le barrette Power Sport. Nelle mie tasche, Elena Casiraghi (esperta in nutrizione dell’Equipe Enervit) mi aveva rifornito sia di gel da 25ml che di barrette Power Time.

Dopo questa prima asperità, che tutti mi suggerivano di affrontare molto regolare (e così ho fatto) scendiamo al Passo Gardena, per poi proseguire verso Colfosco e quindi Corvara, dove ci aspetta la successiva lunga risalita fino al rifugio Pralongià (2.157 metri di altitudine). Durante questi primi 20 chilometri mi incrocio spesso con Matteo e Iader, il quale ogni volta mi urla “bere, bere, bere”, si perché il vero nemico della Hero possono essere i crampi, vista la lunghezza e la durezza delle salite.

Ma il mio problema oggi è un altro, una bolla d’aria nella pompa del freno anteriore (forse dovuta all’altitudine) che mi abbandona subito dopo la discesa verso Corvara. Dal Pralongià scendiamo fino al Passo Campolongo, in un attimo mi viene in mente la Maratona delle Dolomiti, questi sono anche i suoi paesaggi e i suoi panorami, e mi ricordo che tra una settimana passerò di nuovo su quei passi, ma dalle strade in asfalto. Dal Campolongo, dove normalmente durante l’altra festa (quella della Maratona) al venerdì e al sabato tutti si fermano a fare la foto a fianco del cartello con il nome del passo, veniamo dirottati dallo staff nel sentiero del prato adiacente, e poi giù in picchiata verso Arabba.

Al ristoro via la borraccia, che nel frattempo avevo “seccato” e ne prendo una nuova, un pezzo di dolce ed un gel. Poco dopo Arabba, inizia la scalata più difficile e temuta verso il Sourasass (2.351 metri di altitudine), il “tetto” della corsa, che comprende la tanto famosa quanto temuta salita dell’Ornella. Semplicemente perché le sue pendenze che vanno dal 23 al 33 % costringono i più a spingere la bici anche per più di un chilometro e per circa un'ora. Pazienza, questa è la mountainbike e anche questo fa parte del prezzo da pagare per potersi fregiare del titolo di Eroi della Hero.

Quindi pensieri da una parte, capo basso e continuare a spingere. Già, poi mi ricordo che io devo anche documentare la gara, questi momenti sono fondamentali, e quindi mi fermo, metto giù la bici, stando attento che non scivoli a valle, e cerco di aspettare il momento giusto per lo scatto che meglio possa raccontare questi passaggi e ricordi che rimarranno indelebili, per sempre! Il tempo scorre, non importa, non sono qui per “fare” il tempo, ma per capire e raccontare come mai in soli sei anni questo evento è cresciuto dieci volte tanto e perché tutti vogliano diventare degli Hero. L’Ornella mi sta aiutando molto in questo! Andiamo avanti per transitare da un altro mitico passo delle Dolomiti, il Passo Pordoi, prima che inizi la discesa per Canazei.

A metà strada, vicino al bivio per il Passo Sella, trovo finalmente il servizio meccanico e mi vedo già con il freno anteriore funzionante. Ma niente, il servizio Shimano ha solo olio minerale, che non va bene per i miei Formula e quindi proseguo, manco a farlo a posta, verso uno dei tratti più brutti in discesa, un single-track pieno di radici con pendenze oltre il 25-30% difficilissimo che costringe i più con il piede a terra, figuriamoci il sottoscritto senza freni. Ma anche scendere con la bici a piedi su queste pendenze e la terra che si muove sotto alle scarpe non è facile, l’Hero e l’Eroe crescono sempre di più dentro ognuno di noi.

Si prosegue per Campitello, dove saremo a circa 60 chilometri di percorso, con oltre due terzi di gara fatti. Nonostante il tentativo di risparmiarsi e non esagerare, la fatica comincia un po’ a farsi sentire, anche se devo dire che grazie ai sali e agli altri prodotti Enervit (gel e barrette) assunti con regolarità non ho sintomi di crampi. Una buona sensazione in vista dell’ultima vera fatica, quella che ci porterà verso il Passo Duron, dove sarà d’obbligo ancora qualche foto prima della discesa verso l’Alpe di Siusi e il Monte Pana. Se sull’Ornella aveva fatto qualche goccia di pioggia, in questa valle fino alla fine della gara troveremo il sole, che ci dà qualche motivo in più per non mollare e resistere fino all’arrivo di Selva dove ci attende una grande festa e dove tutti saranno degli HERO.

Nel frattempo che noi comuni biker stiamo ancora soffrendo a metà percorso, gli Eroi iridati non si sono risparmiati per niente sui cinque passi (Gardena, Campolongo, Pordoi, Sella e Duron) nella gara più dura al mondo, partita e arrivata a Selva. E' nata una sfida stellare, con la cavalcata trionfale dell’austriaco Alban Lakata (4h24'46 il suo crono) e l'avvincente testa a testa tra lo svizzero Christoph Sauser e il colombiano Leonardo Paez, che aveva vinto le ultime tre edizioni della gara organizzata da Gerhard Vanzi. Per la piazza d’onore l'ha spuntata l'elvetico, alla sua ultima gara da professionista, con l’attacco decisivo che è arrivato negli ultimi chilometri. Mentre tra gli azzurri, il migliore è stato Damiano Ferraro che si è piazzato al 5° posto seguito da un ottimo Samuele Porro (Campione Italiano Marathon) con la settima piazza.

Sul gradino più alto del podio della 60 chilometri rosa (3.400 m di dislivello) è salita la campionessa olimpica norvegese Gunn-Rita Dahle Flesjå e per lei non è una novità: questo è il suo sesto titolo iridato sulla distanza Marathon. Ha spodestato la campionessa in carica Annika Langvad, che si è dovuta accontentare dell'argento. Un piazzamento che ha lasciato comunque soddisfatta la forte danese, che ha preceduto la tedesca Sabine Spitz, seconda un anno fa. Ampiamente soddisfatta l’azzurra Daniela Veronesi che si è aggiudicata la decima posizione, mentre l’altra italiana Elena Gaddoni si è piazzata 14ª. La festa della Hero si è conclusa alla sera quando alle 21,00 erano in programma le premiazioni ed il concerto finale con musica dal vivo che ha visto riempirsi di biker e famiglie al seguito la Medal Plaza di Selva di Val Gardena.

Vi ricordo che il servizio fotografico ufficiale della gara è stato realizzato dall’agenzia Sportograf www.sportograf.com . Tutti i partecipanti della Hero, possono acquistare le loro foto e video tramite l’efficientissimo sito, che fin dal lunedì sera aveva già reso disponibile il pacchetto comprendente stupende immagini scattate da esperti fotografi nei punti più strategici del percorso.

Südtirol Sellaronda HERO
www.sellarondahero.com  

Uff. Stampa
COMeta Press / Carlo Brena
www.cometapress.it

Hotel Oswald – Selva Gardena
www.hoteloswald.com – 0471-795.151

 


(3 luglio 2015)

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