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Appunti di viaggio Granfondo   
Inserito il 30 giugno 2015 alle 20:15:04 da Michele Bazzani. - Letto: (2373)

Tornano in scena i Duchi di Urbino

Un fine settimana memorabile quello del 28 giugno, quando ad Urbino la Ciclo Ducale, ha messo in pista una splendida edizione della Granfondo Straducale. La location è in pieno centro storico, così come la partenza e l'arrivo sono ai piedi di un restaurato Palazzo Ducale. Tre i percorsi di sicuro fascino, che non deludono mai, nemmeno con le modifiche imposte per garantire la massima sicurezza.

(Testo di Michele Bazzani, fotografie Play Full)

La Straducale è oramai diventata una vera classica del granfondismo nazionale, sia per la particolare durezza del percorso, sia per l’ottima organizzazione curata sempre fin nei minimi particolari. Dopo un anno di assenza avevo molta voglia di ritornare a godere delle bellezze della città di Urbino e del territorio circostante, ma anche di riabbracciare i tanti amici che sapevo che avrei incontrato. Per questo parto un po’ prima del solito da casa; il viaggio per arrivare nella città rinascimentale è piuttosto lungo e non voglio arrivare tardi.

Sono le prime calde ore del pomeriggio quando l’imponente mole del Palazzo Ducale appare davanti ai miei occhi all’uscita di una curva. Noto con piacere i torricini quasi del tutto liberati dalle impalcature dei lavori di restauro che li avevano imprigionati durante la mia ultima visita. Penso che quella sarà l’immagine che vedrò all’ultimo chilometro della gara dell’indomani e già mi pregusto l’arrivo trionfale. Prima però ci sarà da fare fatica. E non poca. Anche se per questa edizione il percorso è stato ridotto nel chilometraggio e nell’altimetria, le salite e le pendenze arcigne del Montefeltro saranno comunque difficili ostacoli da superare. A ricordarmelo, giunto sulle mura di Urbino, è la vista del Monte Nerone, coronato con le sue antenne, che sarà l’asperità più impegnativa del percorso di granfondo, mentre i percorsi corto e medio lo aggireranno senza salire in vetta. Tutto intorno, a far da degna cornice, un cielo di un azzurro intenso senza l’ombra di una nuvola. Ci sono tutti i presupposti per una grande manifestazione.

Al raduno di partenza, allestito presso il Collegio Raffaello in pieno centro storico, l’atmosfera è già elettrica: il disbrigo del ritiro del pacco gara è assai rapido così che ne posso approfittare per salutare alcuni amici lì presenti, come Samuele e Giordano, sicuri protagonisti della gara sul percorso di mediofondo, ma molto rilassati alla vigilia. Finalmente arrivano anche Marco e Lorena con i loro compagni di squadra, con cui condividerò i momenti più belli di questa trasferta: da quest’anno non vestiamo più la stessa maglia, ma la nostra amicizia è rimasta intatta.

Intanto Piazza della Repubblica continua ad affollarsi di volti noti, tutti protagonisti di quel circo itinerante che ogni domenica si sposta in un luogo diverso per ritrovarsi a vivere la propria passione. Tra questi anche Veronica, cesenate d’adozione, ma originaria di questi luoghi, che sente un po’ la tensione della gara sulle strade di casa. L’atmosfera è comunque allegra. Non fa eccezione il presidente dell’organizzazione Gabriele Braccioni, che scherza sulle difficoltà organizzative incontrate negli ultimi giorni costellati di una miriade di imprevisti: “È andato così tutto male in questi ultimi giorni, che per la legge dei grandi numeri sono certo che domani andrà tutto bene!”. La maggior parte dei problemi sono stati comunque tutti risolti e dove non è stato possibile è stato scelto di modificare leggermente il percorso. Giunge così rapidamente l’ora per la cena e, come al solito, non mi faccio sfuggire l’occasione di assaporare i piatti tipici locali, mentre la serata passerà allegramente davanti a un boccale di birra fresca.

La mattina e la sveglia giungono rapidissime. Avrei voluto dormire di più delle sei ore che ho messo in cascina, ma è stata dura la sera prima abbandonare la compagnia. Il morale è comunque alto, così come il sole nel cielo anche se è ancora molto presto. La temperatura è piuttosto fresca e penso che forse ce la caveremo senza soffrire troppo caldo. Arrivo in griglia presto, dove subito saluto Maria Cristina già concentrata per la sua gara che la vede tra le favorite. L’attesa corre via veloce scambiando quattro chiacchiere con Giacomo, che ha in programma il percorso corto a supporto della propria capitana.

Un momento particolarmente emozionante ce lo regala la consegna del premio alla memoria di Raniero Giannotti, uomo di sport prematuramente scomparso, destinato a chi si è contraddistinto per sportività e altruismo: e quest’anno la moglie Nadia affida il prezioso trofeo a Stefano e Francesco Vitellozzi, padre e figlio che condividono la loro passione partecipando assieme alle granfondo con il tandem. Poi la partenza, che fa esplodere fragoroso l’agonismo del gruppo. Nelle mie intenzioni c’era di partire tranquillo per godermi al meglio la giornata, ma dopo qualche chilometro mi rendo conto che sto andando esageratamente piano. Le gambe, nonostante apparentemente non forzi, sono già gonfie e devo perdere un sacco di posizioni nei veloci e tortuosi chilometri iniziali.

Il gruppone dei mille partenti plana già frastagliato verso Urbania, dove ci attende la novità di questa edizione: la salita di Peglio. Sono poco più di due chilometri ma si fanno già sentire per le pendenze. Provo a darmi una scossa e a risalire un po’ di posizioni con sensazioni che cominciano a migliorare. Giunti nel fondovalle si forma un bel gruppo, con l’amica Lorena molto brillante, e si procede spediti nel veloce tratto che porta alla seconda salita dei Fangacci. Questa parte di percorso è veramente molto veloce, ma sapendo cosa ci aspetta cerco di centellinare le energie. Dopo cinquanta chilometri lasciamo chi affronterà il percorso corto e attacchiamo la salita di Rocca Leonella, dalle pendenze arcigne, ma comunque ancora breve e quindi relativamente sopportabile. La fatica comincia ad accumularsi nei saliscendi successivi, dove si rendono necessari continui rilanci.

 

Percorriamo uno dei fianchi del Monte Nerone, che ci sovrasta sulla destra. Ancora c’è tempo per attaccarlo, visto che lo stiamo aggirando da est. A Pianello, dopo un lungo tratto in falsopiano, giunge il momento tanto atteso. Guardo la media, ancora piuttosto alta sui 34 chilometri orari, ma so che da questo momento ci sarà da fare fatica. Quella vera. Decido di affrontare la lunga salita con il mio passo, senza farmi prendere dalla frenesia, magari per aumentare nell’ultima parte. Saluto il mio gruppo che in ogni caso rimarrà a vista per molti chilometri. Il fondo stradale presenta un asfalto approssimativo e in molti tratti sgranato così da rendere ancora più difficoltosa la nostra ascesa. Nel frattempo il panorama si fa sempre più maestoso via via che si sale. All’uscita da un tornante verso destra si stagliano i monti Petrano e Catria, già affrontati in passato da questa corsa e che, per questa edizione, ci sono stati risparmiati.

Un cartello ci ricorda di guardare il panorama, incoraggiandoci sull’approssimarsi della fine della salita. C’è ancora un ultimo tratto duro poi siamo veramente in vetta. Dopo un’ascesa completamente al sole, giunge ironico un chilometro di discesa in un fittissimo bosco, dove facciamo fatica a distinguere la strada. Mi fermo al ristoro per riempire le borracce e assaggiare tutte le prelibatezze offerte: non è mia abitudine soffermarmi così a lungo, ma non mi pento visto che sono inondato dalla gentilezza e dalla disponibilità del personale addetto. Con il sorriso stampato in volto, mi lancio nella lunga e veloce discesa che ci riporta a valle.

Qui sono ripreso da Veronica, che con i suoi gregari, sta facendo una grande rimonta dopo una partenza complicata. Purtroppo assistiamo a qualche caduta di troppo da parte di chi prende eccessivi rischi, peraltro inutili in questa fase di gara. Oramai il peggio è alle nostre spalle, ma ci sono ancora tre brevi salite da superare: tutte hanno lunghezze comprese tra i due e i tre chilometri e pendenze importanti. Per fortuna la gamba è ancora pimpante, evidentemente sono riuscito a gestirmi al meglio. Sull’ultima rampa dei Gualdi recuperiamo ancora un po’ di ciclisti e ci lanciamo nei veloci chilometri finali. Eccolo quell’ultimo chilometro sognato alla vigilia, eccolo il Palazzo Ducale: rinuncio all’inutile volata e smetto anche di pedalare per godermi ogni istante dell’arrivo.

Il ristoro finale è proprio quello che ci vuole per un pronto recupero, fornitissimo con ogni tipo di bevanda e tanta frutta, servite dalle belle e simpatiche Tania, Michela, Marilisa e Stefania, che ho già avuto modo di conoscere. Uno sguardo ammirato all’ultimo podio di giornata, quello che premia le prime tre del percorso lungo femminile, e via verso l’hotel per una meritata doccia. La manifestazione sarebbe già finita ma in molti restiamo a gustare il pomeriggio urbinate. Non si vorrebbe davvero più andare via, finché mi ricordo delle tre ore di strada e decido mio malgrado di rimettermi in viaggio, dopo un ultimo saluto e ringraziamento a Gabriele, che ha ancora una volta messo in piedi una manifestazione memorabile. Oggi è stata veramente dura, ma sarà ancora più dura dimenticare le bellezze e le emozioni vissute in questi due giorni…

Leggi qui il resoconto della gara

Guarda qui la photogallery #1

Guarda qui la photogallery #2

(30 giugno 2015)

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