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Appunti di viaggio Granfondo   
Inserito il 17 giugno 2015 alle 11:20:43 da enrico. - Letto: (2286)

In 900 dagli sbuzzapapere per la GranFondo del Monte Cucco

Sul confine tra Umbria e Marche, ai piedi del Parco del Monte Cucco, domenica 14 giugno è andata in scena una delle granfondo di MTB meglio organizzate del calendario umbro. Ben 900 i biker iscritti, che si sono dati battaglia tra le faticose salite e le tecniche discese. Paesaggi spettacolari e un'ottima organizzazione hanno regalato una splendida domenica.

(Servizio di Alberto Laloni – Foto cortesia PDPK https://pdpkapp.com)

Domenica 14 giugno a Costacciaro (Pg), che prende il nome dall'antico castello difensivo Castrum Costacciarii, sorto sulle pendici del massiccio del Monte Cucco e lungo la via consolare romana Flaminia, è andata in scena la 7ª Granfondo del Monte Cucco, che era valida quale 4ª prova sia del Pissei Umbria Marathon, sia del Tour 3 Regioni Scott e come 5ª prova dell’Italian 6 Races.

Ben novecento i bikers iscritti a questa bellissima gara, organizzata dall'Asd Cucco in Bike, i cui membri sono conosciuti nell'ambiente ciclistico con il nome di “sbuzzapapere”.

Come ben sapete sono molto polemico nei confronti degli organizzatori e ogni volta cerco sempre di trovare il "pelo nell'uovo", ma onestamente ogni volta che prendo parte a questa manifestazione non posso far altro che lodare il lavoro e l'impegno che l’intera cittadina di Costacciaro, piccolo borgo inserito dal 1995 nell'area naturale protetta del Parco del Monte Cucco,  profonde affinché la manifestazione abbia successo. Vedere e sentire i bambini che chiedono "Io cosa devo fare? Come posso essere utile?” non ha prezzo. Gli “sbuzzapapere” hanno perfettamente centrato lo spirito sociale di questa manifestazione.

Questa volta ho voluto mettere da parte il mio spirito agonistico e vivere la manifestazione in modo diverso dal solito, così da osservare in prima persona quello che succede nelle "retrovie": quello che dicono, quello che pensano, quello che soffrono e quanto si divertono. Sì, perché molti si divertono anche se arrivano dopo ore dal vincitore. La cosa che ho potuto notare è lo spirito goliardico e rilassato con cui molti prendono parte alla gara, per il solo gusto di pedalare, per il solo piacere di stare in compagnia e per passare una domenica diversa dal solito.

Venendo alla gara vera e propria, come ormai di consueto, la partenza è come una cannonata: pronti, via e subito a mille. Dopo il suggestivo passaggio nel centro storico del paese ci si immette nella via Flaminia per circa un chilometro in modo da allungare il gruppo prima di buttarsi nella zone del Chiascio, che si trovano davanti al Monte Cucco.

L'inizio è articolato in un continuo saliscendi, con tratti di catrame e strada bianca nella vallata sottostante con tre guadi del fiume Chiascio, che scorre in queste zone, che portano i bikers a salire piano piano sul primo tratto di ascesa, che permette di toccare prima lo strappo di Pompeo e subito dopo una breve discesa, Coll'Alto. Da qui inizia una costante salita fino a Rancana, per poi affrontare la veloce discesa verso Scheggia (da segnalare piacevolmente che nonostante siano stati percorsi solamente 12 chilometri l'organizzazione aveva previsto un primo ristoro formato da acqua, da sali e da banane), dove avrà inizio la scalata al Monte Cucco, non prima però di affrontare il Monte Calvario (forse il nome sarà una premonizione??), passando davanti al rifugio Appennino.

Ci si immette poi nella pineta sovrastante, da dove prenderà anche il via la "cronoscalata a squadre del Monte Cucco", che terminerà in vetta, prima di immettersi nel bellissimo bosco che porta alla cima. Altro plauso da fare agli organizzatori è quello di aver previsto un altro ristoro (e siamo a due), completamente effettuato dai bambini del paese e non, dopo appena cinque chilometri dal precedente. Posizione dettata dal fatto che ci troviamo a metà della scalata del Cucco e i bikers saranno costretti a transitare in un tratto privo di vegetazione ed esposti, quindi, al sole e sua maestà il vento, che soffia dal basso verso l'alto e innalza la temperatura percepita.

Questa zona è infatti rinomata anche per i voli in deltaplano e proprio qui hanno avuto luogo vari tentativi di record di percorrenza e si sono svolti i Campionati italiani di specialità. Ho fatto, anzi abbiamo fatto, la prima parte della gara in compagnia di Anna, Massimiliano, Marika e Lina, compagni di squadra e amici di allenamento, con i quali abbiamo affrontato tutta la salita fino alla fine del tratto cronometrato e prima di immetterci nel single track all'interno del bosco, che con i suoi continui saliscendi discesa/salita e i continui cambi di direzione destra/sinistra hanno reso la fatica affrontata finora "una piacevole compagna prima del puro divertimento".

 

Inesorabilmente, nonostante siamo in un bellissimo single track tutto in ombra e tra la vegetazione, prosegue l'ascesa verso la cima. Anche qui, e sono tre, è previsto un ulteriore ristoro idrico, dove diligentemente i bikers prendono bottiglie e nell'arco di cento metri le gettano in terra per permettere la raccolta senza inquinare l'habitat circostante. Ci si immette poi nella bellissima discesa di Col d'Orlando, dove un toboga di passaggi tra gli alberi e nelle vie scavate dall'acqua, ma perfettamente sistemate dall'organizzazione, porta i bikers a lasciare i freni e scendere a tutta fino ad arrivare in un breve tratto di trasferimento, che conduce alle porte della discesa del Beato.

Arrivati in cima, ciò che vediamo non può essere descritto a parole: si apre uno scenario magnifico, con la vallata sottostante tutta davanti a noi e sotto uno strapiombo, dove un sentiero pieno si ghiaia e sassi smossi rende questa discesa difficile, tecnica e pericolosa, ma bella al tempo stesso. Oggi vista la compagnia non ho potuto lasciare i freni come volevo, ma nonostante questo ho provato un immenso piacere nell'affrontare nuovamente questo tratto. Ho visto i compagni di viaggio faticare e non poco per scendere indenni, ma piano piano siamo riusciti ad arrivare in fondo, dove ci aspetta una nuova e impegnativa salita, lo Schioppo, ascesa a zig zag con tornanti chiusi e fondo sassoso, che esalta le capacità di guida degli atleti. Anche qui, e sono quattro, è previsto un ulteriore ristoro idrico.

Continua imperiosa l'ascesa fino a metà monte, da dove si affronterà l'ultima discesa di Acqua Santa e Caprile, molto tecnica e con fondo scivoloso (brecciolino). Nonostante i freni tirati la bici continua a scendere nel sentiero disegnato tra le piante. E’ proprio qui che si vede come un biker riesca a dare il meglio di sé, guidando il proprio mezzo ed indirizzandolo nella giusta traiettoria con lo spostamento del corpo.

Siamo oramai giunti a pochi chilometri dal traguardo, dopo un brevissimo tratto di trasferimento che ci riporta dietro al paese di Costacciaro, ci resta da affrontare l'ultimo strappo di giornata, il Poggetto, dente di duecento metri al 23%, che spacca letteralmente le gambe e che moltissimi percorrono a piedi visto il fondo disconnesso e le residue energie al lumicino. Siamo ormai vicinissimi al traguardo. Una breve discesa e ci siamo, anche la nostra prova è giunta al termine. Passato il traguardo ci aspetta un ristoro con ogni ben di Dio: crostata, frutta, biscotti, tè, succhi di frutta ecc…

 

Via di corsa alle docce, calde e funzionanti (come sempre qui), poi a pranzo (pasta party già aperto dalle ore 12.00) per gustare un piatto di pasta a scelta tra pomodoro, pesto e bianca. E poi prosciutto, mozzarella e gelato. La giornata procede in allegria, accompagnata da buona musica. Le premiazioni dei vari circuiti si susseguono in maniera rapida e ordinata. Unica pecca il tempo, che ha iniziato a fare le bizze intorno alle ore 15.00 e ha costretto tutti ad accelerare per non prendere acqua.

Concludo questa mia giornata ringraziando tutti i ragazzi degli “sbuzza papere”, che mi hanno accolto calorosamente, facendomi passare una bellissima domenica. Arrivederci al prossimo anno.

(17 giugno 2015)

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