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Appunti di viaggio Granfondo   
Inserito il 16 giugno 2015 alle 08:15:00 da enrico. - Letto: (2120)

Granfondo Cooperatori: bella anche in un momento di crisi

Un problema di sanguinamento dal naso rende la Granfondo Cooperatori un vero calvario. Lo splendido percorso e l'ottima organizzazione però vanno desistere dall'abbandono nonostante la giornata veramente no. Ma alla fine il traguardo è guadagnato!

(Servizio di Davide Sanzogni – Foto Play Full)

Prima di raccontare quella che è stata la mia Granfondo Cooperatori voglio fare una piccola premessa. La motivazione che mi spinge a scrivere è quella di fissare i ricordi nero su bianco. E’ certamente più facile scrivere quando tutto fila liscio, ma è giusto farlo anche quando le cose non vanno, anche se un po’ ne risente pure il racconto stesso.

La granfondo in questione è valida anche come 5a prova di Coppa Lombardia, ed arriva a ben sei settimane di distanza dalla granfondo di coppa che l'ha preceduta. In questo lungo periodo non ho fatto gare ma, come mi ero ripromesso, mi sono dedicato a organizzare gite per me e per i miei compagni della ASD RAT Ride All Terrain.

Mi avvicino a questa gara quindi come fosse un inizio di stagione, curioso di vedere un percorso che non conosco. Ne approfitto anche per passare a cena da Modena per trovare degli amici prima di dirigermi ad Albinea dove passerò la notte prima della gara.

E’ circa mezzanotte quando arrivo, ma vedo che ancora in molti escono solo ora da bar e dai ristoranti, ne approfitto per fare un breve giro del paese e per vedere la logistica.

Al risveglio, la tosse, che da una settimana dà qualche fastidio, non ha ancora mollato la presa, ma la cosa peggiore è che a causa di questo raffreddamento, inizia a scendermi il sangue dal naso.

Tampono alla meglio la situazione per poi iniziare a prepararmi e alimentarmi prima di andare a ritirare il pacco gara. Un pacco gara veramente ricco ed apprezzato, per i tortellini ed il lambrusco in primis, ma anche per la gamma di campioni di integratori offerta (sali, energizzante, gel).

Finalmente sono pronto a entrare in griglia quando un colpo di tosse fa ripartire il sangue ancora più copiosamente. Tampono di nuovo ed entro in griglia con uno stoppino che mi esce dal naso… non devo essere un bello spettacolo ma tant’è, ormai sono qui e voglio provare a partire.

Alle 9, puntuale, il via. La logistica è molto buona. Le griglie sono su un ampio viale e appena dopo i tappeti, a velocità ancora limitata, un’ampia curva fa imboccare subito la prima salita la cui ampia sede stradale e la non eccessiva pendenza aiutano a guadagnare posizioni in gruppo. Personalmente però sono più le posizioni che perdo di quelle che guadagno. Tosse e sangue, a questo punto dalle entrambe le narici, mi limitano. Non riuscendo a spingere, le gambe fanno fatica a scaldarsi e sono rapidamente passato da diversi conoscenti con cui normalmente pedalo in condizioni migliori. A loro volta questi rivali/amici mi incitano o mi chiedono se vada tutto bene.

A parte una breve discesa, la strada continua a salire non dura per una dozzina di chilometri, poi una serie di saliscendi introduce maggior mente nell’appennino reggiano.

Sinceramente in questo momento sono molto abbattuto. La gamba non gira, bere o mangiare con le narici tappate è uno sforzo, solo il cuore sembra far bene il suo lavoro. Il pensiero di mollare tutto si fa pressante quando fortunatamente verso la fine di questo tratto di saliscendi si viene a creare un gruppo piuttosto numeroso con cui procedo per inerzia.

Cosi arriviamo alla prima vera discesa, verso Carpineti. Il fondo stradale è un po’ sconnesso (ma un foglio nel pacco gara dettagliava con estrema precisione la condizione del manto stradale nei vari tratti), però i panorami intorno sono molto gradevoli e un po’ di sole, che in partenza era mancato lasciandoci ad aspettare in un’atmosfera grigia ed afosa, fa finalmente capolino.

Anch'io mi rassereno e mi dico che se non posso fare la corsa a tutta come vorrei, posso comunque fare una bella gita e che tanto, anche tornando indietro, non si sarebbero risolti né la tosse, né il sangue.

Affronto così la salita più dura della giornata, quella che sale verso il Castello di Carpineti. Il gruppone si fraziona secondo i diversi ritmi, io mi trovo circa in mezzo, allo scollinamento cui è stato posto strategicamente il primo rifornimento mi lancio in discesa verso Colombaia, sul fondo della val Secchia, dove compio l’unico gesto atletico della giornata degno di nota andando a chiudere su una parte di gruppetto che era andata via in salita.

Al bivio la decisione di proseguire sul lungo è più istinto che ragione e dopo poco, il furgone di fine corsa che mi supera me lo conferma. Oramai i primi hanno più di 20' di vantaggio e siamo a meno di metà del percorso.

Purtroppo c’è da dire che non subito tutti hanno ad intendere che siamo in condizione di strada aperta al traffico e per un bel pezzo vedrò curve prese un po’ troppo a sinistra, sia in salita che in discesa.

Mi trovo in un gruppettino il cui passo è abbastanza in linea con quanto posso fare oggi. Del gruppo fanno parte anche due atleti del team De Rosa Santini, ovvero la De Marchi e il suo forte gregario Minora.

Sarà proprio quest’ultimo a tirare il gruppetto fino all'imbocco della salita di Carnola, ai piedi della Pietra di Bismantova. Il paesaggio è grandioso e un gruppetto che si è palesato poche centinaia di metri avanti a noi sembra raggiungibile. Prendo la salita regolare, ma di buon ritmo, e insieme ad altri del gruppetto originario ci facciamo sotto a quelli davanti a noi quando, giunti in cima, quasi tutti mettono il piede a terra ad un ristoro quanto mai opportuno visto che la salita di Pietra, fatta sotto il sole, ha svuotato le borracce di molti.

Io invece tiro dritto dato che a causa dei miei acciacchi e del ritmo conseguentemente limitato non ho né mangiato né bevuto molto.

Procedo tranquillo nel falso piano che segue, ben sapendo che non avrebbe senso forzare (né ci riuscirei), anche perché nel frattempo un forte vento laterale ha iniziato a spazzare la strada. E’ l’avanguardia di un temporale che si sta avvicinando.

Alla fine mi ritrovo con i già citati atleti del team De Rosa e con loro (grazie a loro, sarebbe più giusto dire) farò quel che resta della gara.

Le ultime due salite scivolano via senza troppe insidie, poche gocce di pioggia cadono su di noi ma evaporano subito a contatto con la strada. Superiamo alcuni atleti del medio ormai attardati e transitiamo davanti al terzo ed ultimo ristoro.

Provo a mettermi davanti in discesa, il mio terreno preferito, ma oggi non vado bene nemmeno lì, mi sento stanco e mi limito a cercare di disegnare delle buone traiettorie senza spingere sui pedali.

Al termine della discesa e a 5 chilometri dall’arrivo rientriamo così su alcuni corridori e procediamo regolari verso il traguardo.

Arrivo molto interessante, perché in pratica l’ultimo chilometro si svolge lungo una ciclabile in un parco che conduce ad una brusca impennata. Questo strappo ci sorprende alquanto. In molti non fanno in tempo a cambiare dal rapportone usato in pianura e si piantano, io che sono al lumicino scalo preventivamente al 34 e passo avanti, trovandomi a transitare sotto al traguardo come se stessi pedalando su una Graziella. Chiudo nel primo terzo di quelli che hanno fatto il lungo ma comunque soddisfatto perché oggi era una vittoria arrivare in fondo.

Appena passata la linea del traguardo sono indirizzato verso la piazzetta di Albinea dove si stanno premiando le prime 3 donne. Lì metto finalmente il piede a terra e mi scatto una foto per vedere che faccia ho…Non è molto bella, me lo conferma anche lo sguardo perplesso e la domanda su che cosa mi fosse successo postami da Cavallini, impegnato nel reportage delle premiazioni.

Decido così, a malincuore, di rinunciare a docce e pasta party per dirigermi il più velocemente possibile a casa, ma ero veramente impresentabile e il rischio che ripulendomi ripartisse il sanguinamento troppo concreto.

Ovviamente gli “amici” non mancheranno di farmi sapere quanto fantastico è stato il pasta party, con tortellini, crudo, grana, crostata, acqua e birra a volontà.

Alla fine il bilancio della trasferta resta positivo, la granfondo è molto bella, ben organizzata, l’arrivo così fatto, come la partenza, danno delle intrinseche garanzie di sicurezza che ho molto apprezzato. I ristori numerosi (3 in 125 chilometri) e ben posizionati.

Una manifestazione cui tornerò molto volentieri, sperando di poterla fare a tutta.


(16 giugno 2015)

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