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Appunti di viaggio Randonnée   
Inserito il 16 giugno 2015 alle 07:07:14 da enrico. - Letto: (2753)

Percorsa, come dalle legioni romane, ma alla conquista di un'amicizia e di un sogno!

400 chilometri lungo la Via Claudia Augusta percorsi lottando contro vento, pioggia, la stanchezza e le immancabili crisi. Ecco la storia di un lungo viaggio fatto di fatica, di amicizia e di reciproco sostenimento.

(Servizio di Giancarlo Bertocci - Foto di Giancarlo Bertocci e Patrick Mondini)

Dopo la prova di inizio mese, la randonnée Monaco – Ferrara sulla distanza di 600 chilometri, un’altra prova incombe sullo stesso scenario della Via Claudia Augusta, forse quella decisiva che spalancherà, a me e ad altri miei compagni, le porte per la tanto agognata meta, quella di poter partecipare alla PBP 2015

Questa volta è l’ASD Athletic Club Merano ad organizzarla e, per agevolare i suoi affiliati, tra i quali anche il sottoscritto, e quanti nei dintorni se la sono sentita di partecipare, ha tracciato un percorso nuovo di 400 chilometri che ricalca in parte il corto di 200 chilometri, quest’anno giunto alla seconda edizione. La partenza, per quanto concerne il percorso lungo, è oggi 22 maggio tra le 19:30 e le 20:30, il giorno seguente prenderanno il via, tra le 8:00 e le 9:00, gli atleti iscritti alla prova sul corto.

Ecco di seguito il mio racconto. Ho cenato presto ed in abbondanza per fare il pieno di carboidrati, ho verificato tutto il bagaglio e sono partito da casa una mezz’ora prima dello start ufficiale. E' ancora giorno, ma la mia specialissima è pronta per affrontare l’approssimarsi della notte poiché ho montato la ruota col mozzo a dinamo ed anche le potenti luci di cui l’ho dotata.

La serata è ventosa e fresca per la neve caduta nei giorni scorsi sulle cime dei monti all’intorno della conca meranese. Ho vestito la tenuta da mezza stagione, evitando di indossare la maglia pesante che comunque ho riposto nella borsa a manubrio, alla quale ho preferito la maglietta estiva con i manicotti e lo smanicato antivento. Da casa mia allo start la distanza è breve. Mi avvio per arrivarvi pedalando e dopo una decina di minuti sono nel piazzale del camping tennis. Sono le 19:10 circa. Un cenno di saluto agli atleti che incontro ed al presidente dell’ASD Athletic Club Merano, GiancarloConcin che, insieme al suo fidato ed efficiente staff, è alle prese nel registrare i nominativi dei presenti e consegnare loro le carte di viaggio ed il road book. Ritiro anche la mia dopo che vi è stato annotato l’orario di partenza. Alle 19:30 veniamo tutti radunati davanti allo start per alcuni scatti fotografici in ricordo di questa prima edizione della 400 chilometri, poi Concin mi assegna il compito di guidare a velocità ridotta il gruppo fino all’imbocco della pista ciclabile nelle vicinanze, e subito dopo, col megafono, impartisce il via.

Sono le 19:40 quando ci immettiamo su Via Piave percorrendola, in fila indiana, fino alla rotonda da dove ci immettiamo in Via Parrocchia ed infine in Via Roma che, all’uscita da Merano verso Bolzano, ha la pista ciclabile alla destra, sulla quale ci portiamo per svincolarci dal traffico. Dopo qualche centinaio di metri la ciclabile stacca dalla strada provinciale e si tuffa nella distesa verde di meleti all’intorno che caratterizza la piana della Val d’Adige.

Il vento favorevole, forte e sostenuto, ci sospinge innanzi e pedalare oltre i 30 km/h è di una facilità incredibile. Meno di un’ora e siamo a Ponte Adige dove la ciclabile finisce. In testa a guidare il gruppo ora c’è Bruno, con il quale abbiamo pedalato diverse rando nell’annata, che con maestria pilota tutti ad una piccola deviazione dal percorso originale per evitare il pericoloso attraversamento di binari della linea ferroviaria Merano – Bolzano. Percorriamo un breve tratto in salita in direzione Cornaiano per poi fare ingresso sulla pista ciclabile che da quel paese discende verso Bolzano. Lo affianco e decidiamo di farci seguire dal gruppo in un'altra piccola deviazione dal tracciato, al fine di evitare un pezzo di ciclabile che ha delle insidie nelle radici degli alberi presenti ai lati della pista, che ne hanno sollevato pericolosamente l’asfalto creando gobbe e buche. Attraversiamo così un ponte sull’Adige portandoci sulla sponda parallela, percorrendo per alcuni chilometri una larga strada disertata dal traffico, quindi, saltato il tratto a rischio, riattraversiamo nuovamente l’Adige facendo ritorno al tracciato originale.

Le ultime luci del giorno lentamente svaniscono nell’imbrunire e poi tutto viene fagocitato dal buio così che le figure umane divengono sagome, i colori si spengono e tutto diventa oscuro, indistinto. La ciclabile è deserta, la percorriamo a velocità sostenuta, sempre sospinti dal forte vento favorevole, squarciando il buio della notte con i fari appena accesi. Le luci, riflettendosi sui giubbotti e sulle bande ad alta visibilità, danno alle nostre sagome, immerse nel buio reso pesto dal plumbeo cielo, un non so che di inquietante; sembriamo figure evanescenti che hanno bisogno di quegli espedienti per farsi notare. Proseguiamo così, a ranghi compatti, fino a Salorno. Poco prima di giungervi decido di fare lì una sosta perché sento bisogno di caffeina. Sono sveglio dal mattino per impegni famigliari inderogabili e nel pomeriggio non ho riposato che un’oretta soltanto dopo pranzo. Rallento e avviso gli altri che, purtroppo per me, decidono di proseguire lasciandomi solo. Parcheggio la bici fuori dal bar adiacente la ciclabile ed entro a bere un cappuccino. Trascorrono una decina di minuti, pago la consumazione, esco e rimonto in sella ripartendo a velocità sostenuta, sperando di riprendere il gruppo che mi auguro nel frattempo abbia rallentato per darmi la possibilità di rientrare.

Percorro diversi chilometri a velocità elevata senza però riuscire a raggiungerlo, sono costantemente sopra i 40 km/h, grazie anche al forte vento favorevole, ma del gruppo non riesco nemmeno a intravvedere le luci dei fanalini di coda in lontananza. Arrivo alla fine della ciclabile, in località Masetto, decidendo di non passare nuovamente l’Adige per proseguire sull’altra sponda là dove la stessa riprende; in alternativa percorrerò un pezzo di strada statale, quella dell’Abetone e del Brennero, al fine di tagliare un tratto di percorso tortuoso nei pressi di Zambana, alle porte di Trento, per poi riportarmi in ciclabile sperando di intercettare il gruppo. Pedalo con veemenza, sono a tutta che mi pare di essere su un motorino più che in bicicletta, per distrazione passo l’incrocio dove avrei dovuto svoltare ma il peggio viene quando, proseguendo in quella direzione, mi ritrovo sulla circonvallazione. C’è traffico di camion ma per fortuna non è intenso, decido comunque che al prossimo bivio uscirò da questa situazione di pericolo per cercare di rientrare al più presto in ciclabile dopodiché, se mi riuscirà di intravvedere il gruppo mi ricongiungerò ad esso altrimenti proseguirò da solo.

Esco dalla circonvallazione allo svincolo per Trento centro, riducendo sensibilmente la velocità per recuperare e per non commettere altri errori di percorso. Orientandomi a vista, uso come riferimento le chiare pareti rocciose verticali alla destra del fiume Adige fievolmente illuminate dalle luci della città. Percorro alcune vie cittadine in quella direzione riuscendo infine a rientrare in pista ciclabile, presso il ponte di San Giorgio, sul Lungadige Giacomo Leopardi. Passo una rotonda e percorro anche il Lungadige Monte Grappa fino alla rotatoria, da lì la ciclabile stacca attraversando il parco Fratelli Michelin attraversando, più avanti, anche il campo sportivo Orione. Memore di passaggi in quella zona, in altre randonnée, pedalo quel tratto di pista ciclabile facendo la massima attenzione perché, lungo le rive dell’Adige, una colonia di conigli selvatici ha trovato lì l’habitat favorevole al proprio sviluppo. Di giorno, zampettano zigzagando all’impazzata, attraversando spesso il nastro d’asfalto, arrecando pericolo ai ciclisti che la percorrono in ambo i sensi. Nonostante siano ora le 22, essendo la zona illuminata dai lampioni, ce n’è ancora qualcuno che saltella ed uno attraversa proprio mentre transito costringendomi a frenare e sterzare, scartando bruscamente alla mia destra per schivarlo.

Esco da Trento, la voglia di non arrendermi e agguantare il gruppo mi assale nuovamente, riprendo così a pestare sui pedali ma nella foga commetto un altro piccolo errore di percorso, anticipando di circa tre chilometri l’attraversamento dell’Adige sulla sponda sinistra. La pista ciclabile affianca, a distanza di alcune decine di metri, quella d’atterraggio del piccolo aeroporto G. Caproni ed in alcuni tratti è sterrata. Spingo lo stesso a tutta prendendo qualche rischio, specie nell’ultimo breve tratto dove, a terra, lo strato di ghiaia è così spesso che fa sbandare la bici. Continuo nell’azione passando in successione Mattarello, Besenello, Nomi per raggiungere Rovereto dove, in piazza Filzi, sosto brevemente per fare il pieno alla borraccia ormai vuota, così che posso anche rifiatare. Riparto.

Il punto di controllo di Mori è ormai a pochi chilometri, ne mancano circa otto, li percorro in una decina di minuti e all’uscita da un sotto passo trovo un cartello con la scritta: Via Claudia Augusta a 120 metri controllo, rallento e arrivato nella piazzola accosto, sorpreso mi accorgo che è deserta! Poco lontano a circa cento metri, c’è il Mc Donald, decido di andare fin là, poi chiamo al telefono il responsabile del posto di controllo per vedere cosa succede. Carmine, risponde prontamente alla mia chiamata e gli chiedo dov’è, lui mi fa eco chiedendomi dove sono io, gli rispondo che sono parcheggiato con la bici fuori dal Mc Donald, al che con voce di chi è sorpreso, mi risponde che è impossibile!

Appoggio la bici ad una parete a vetri fuori dal locale ed entro, lo vedo venirmi incontro con appresso Michele (altro responsabile del punto di controllo). hanno appena finito di mangiare uno spuntino, mi guardano allibiti e dopo aver dato un’occhiata all’orologio mi dicono che sono arrivato troppo presto. Io, che l’orologio non l’ho nemmeno guardato, chiedo che ore sono, Carmine mi risponde le 23:12 e, dopo un veloce calcolo mentale, mi dice che 3 ore e 32 minuti per arrivare da Merano a Mori sono poche. Ci ho messo davvero poco a coprire quei primi 120 chilometri, allorché comprendo anche il perché non sono riuscito a prendere il gruppo, evidentemente l’ho superato quando ho sbagliato strada, la prima volta, nel tentativo di raggiungerli! Torniamo insieme camminando alla piazzola, io bici alla mano. Nel frattempo Carmine dà disposizione a Michele di portare lì anche il furgone e piazzarlo, in modo che sia visibile, con i fari in direzione della ciclabile da dove, a breve, arriveranno gli altri randonneur. Dopo aver posizionato il furgone, Michele apre le porte posteriori dello stesso per mettere a disposizione degli atleti quanto previsto al loro ristoro cioè: banane, crostatine e bevande varie.

Nell’attesa che arrivi il resto dei randagi, mi servo, alimentandomi e faccio dello stretching perché ho le gambe legnose per lo sforzo sopportato. Dopo un quarto d’ora circa arriva il gruppo compatto con Bruno in testa e restano sorpresi nel vedermi già lì sul posto. Bruno mi spiega che hanno rallentato per attendermi ma poi, visto che non arrivavo hanno proseguito. Faccio timbrare la mia carta di viaggio con lo stesso orario degli altri, altrimenti dovrei essere squalificato per media troppo alta, superiore a quella massima consentita in questi eventi e poi, dopo che anche il gruppo ha provveduto ad alimentarsi e recuperare, ripartiamo per fare ritorno a Merano.

Il ritorno si presenta subito difficoltoso: ora il vento è forte e contrario a folate, la velocità cala sensibilmente ed io resto nelle retrovie del gruppo per recuperare il più possibile dallo sforzo profuso all’andata. Ripercorriamo di ritorno la ciclabile, questa volta seguendone fedelmente il tracciato, andiamo al risparmio perché sappiamo che il punto di controllo a Merano non aprirà prima delle 4:30 ed abbiamo quindi a disposizione cinque ore per coprire i 120 chilometri che ce ne separano. Nei pressi del confine tra le province di Trento e Bolzano, il gruppo ha già perso alcuni elementi che si sono staccati, non riuscendo a seguire il ritmo del resto del gruppo che, nonostante sia calato, è comunque pur sempre intorno ai 28 km/h.

Patrick, un componente del gruppo, fora alla ruota posteriore ed è costretto a fermarsi anche lui per sostituire la camera d’aria; noi proseguiamo rallentando per dargli la possibilità di rientrare e dopo essere passati dalla sponda sinistra a quella destra dell’Adige, in località Masetto ci fermiamo ad attenderlo. Il vento è calato di intensità ed ha iniziato a piovigginare; tutto il gruppo indossa la tenuta da pioggia, ma non io, che decido di aspettare, supponendo che se il vento torna a rinforzare sicuramente smetterà subito di piovere. Patrick non arriva e suo padre Hugo, con il quale sono coppia inseparabile nelle rando, che non si era avveduto del problema occorso al figlio, decide di andargli incontro per assisterlo, intanto noi ripartiamo.

Dopo qualche chilometro la pioggerellina cessa perché il vento è tornato a spirare forte. Giungiamo nei pressi di Egna e sostiamo brevemente ad una fontanella per dare la possibilità a chi ha la borraccia vuota di riempirla. Ripartiamo dandoci cambi, non sempre regolari, che però ci consentono di rifiatare, dopo essere stati in testa a fare l'andatura esposti al forte vento contrario. Sento che la stanchezza inizia a farsi sentire; sono trascorse molte ore da quando mi sono svegliato alle sette del mattino del giorno precedente. Questo fatto mi innervosisce ma so che devo recuperare con almeno un paio di ore di sonno e così, poco prima di Bolzano, nonostante il controvento, aumento l’andatura seguito dal resto del gruppo che però, giunti a Ponte Adige, si stacca. Decido di proseguire in solitaria ed impugno in basso il manubrio per smorzare la resistenza del vento sul corpo, poi pedalando a cadenza alta, meno fino a Sinigo da dove esco dalla ciclabile dirigendomi verso casa.

Ripongo la bici in cantina e salgo in casa, sono le 4:10, mia moglie si sveglia e viene in cucina, dove mi trovo in quel momento; le chiedo di prepararmi qualcosa di veloce da addentare e nel frattempo vado sotto la doccia a lavare via il sudore di tutta la fatica profusa fin qua, vesto il pigiama estivo e faccio anche un poco di stretching poi siedo a tavola a mangiare, prendo degli aminoacidi per aiutare il recupero ed anche del magnesio liquido, quindi vado a riposare per alcune ore. Mi sveglia la moglie alle sette in punto, sono ancora stanco ma ho recuperato quel tanto che penso mi basterà a percorrere gli ultimi e più impegnativi chilometri, ne mancano circa 160 al completamento della rando.

Devo muovermi perché il cancello di Merano chiude alle otto e se non appongo il timbro del passaggio entro quell’ora sarò squalificato; riparto dopo aver fatto una fugace colazione ed aver dato un bacio di saluto alla mia signora. Mi presento al punto di controllo di Merano alle 7:40, timbro e trovo già lì pronti a partire dal piazzale antistante la sede dell’Athletic Club Merano gli iscritti al percorso breve di 200 chilometri. Scambio qualche parola con i colleghi di società e poi parto insieme ad un randonneur della Traguardo Volante di Verona che ha sostato a dormire anche lui qualche ora in macchina prima di ripartire. Ci riportiamo in ciclabile e il vento è sempre contrario e forte, come la notte appena passata. Il mio compagno di pedalata è da subito in difficoltà e procede molto lentamente, nel frattempo vengo affiancato da una ciclista in mountain bike che mi saluta e mi chiede dove sono diretto. Le spiego cosa sto facendo e rimane allibita nell’apprendere che ho già percorso 250 chilometri, molti dei quali in notturna, poi mi augura buon proseguimento ed allunga per proseguire anche lei nella sua escursione.

Mi volto convinto che il mio compagno occasionale sia ancora dietro ma scopro che deve essersi fermato perché non lo vedo più, e così decido di proseguire fino a passare il tratto breve ma duro che sto impegnando, quello che porta da Lagundo a Tel. A metà salita trovo, fermo con la bici appoggiata alla balaustra di legno, un ragazzo che indossa la tenuta della nostra società; non lo conosco ma mi fermo a chiedergli se c’è qualche problema. Ci presentiamo, lui si chiama Christian ed è da poco affiliato alla nostra ASD; anche lui sta affrontando la prova sui 400 chilometri perché vuole qualificarsi e partecipare alla sua seconda Parigi – Brest - Parigi. E' molto stanco e mi dice che ha riposato poco e non crede che riuscirà ad arrivare a Resia. Lo rincuoro e lo incito a pedalare insieme a me, così potrò aiutarlo e magari farlo rifiatare quando vorrà mettersi a ruota, nel caso il vento forte lo metta in difficoltà. Scolliniamo a Tel e la ciclabile da lì risale la Val Venosta su un falso piano leggermente in salita; i meleti ed i paesi che attraversa contribuiscono a smorzare non poco l’effetto del vento contrario forte e riusciamo a risalire la valle agevolmente fino a  Castelbello dove Christian ed io decidiamo di fare una sosta presso un bar per gustarci un panino imbottito con prosciutto cotto e cetrioli che io non disdegno di accompagnare ad una birra da mezzo litro, Christian invece ordina una coca cola perché sente bisogno di zuccheri e caffeina per combattere la stanchezza.

Dopo aver adeguatamente rifiatato ripartiamo proseguendo verso Resia, ora i tratti scoperti sono più numerosi ed il vento forte a folate a momenti mette a rischio il nostro equilibrio, inoltre la strada sale a pendenza più marcata e presenta alcuni tratti in sterrato. A Silandro, in uno di questi tratti sterrati, Christian ha nuovamente bisogno di rifiatare e bere qualcosa, approfitto della sosta per usare i servizi e poi nuovamente si riparte. Il vento forte adesso spira lateralmente da sinistra e sembra costantemente cercare di fiaccare le nostre residue energie. A Prato allo Stelvio affrontiamo un altro tratto sterrato e da lì raggiungiamo Glorenza dove dobbiamo nuovamente sostare perché Christian è vuoto di energie, la sua faccia è visibilmente stanca anche perché ha riposato solo un’ora, presso casa transitando da Bolzano.

Non conoscendo il percorso, mi chiede come è la ciclabile da lì in poi e gli rispondo quello che non vorrebbe sentirsi dire, cioè che è durissima perché si presenta tutta a rampe con pendenza media sempre superiore all’8%, quando va bene, ma a volte anche oltre il 10%!

Siamo fermi presso un chiosco ed abbiamo ordinato due panini grigliati con bistecche dentro, guarnite con cipolla e senape; lui ha preso un'altra coca cola mentre io una birra doppio malto da un quarto di litro. Mentre parliamo e mangiamo, una folata di vento più forte delle altre scaraventa in terra le nostre bici, le rialziamo controllandole e per fortuna non si sono danneggiate. Non sapendo dove appoggiarle in sicurezza, le rimettiamo sdraiate in terra spostandole solo un poco in parte e torniamo al tavolo a finire i panini. Siamo fermi da oltre venti minuti, gli dico che è meglio rimontare in sella e proseguire, prima che i muscoli si “piantino”, specie ora che dovremo spremerli a fondo per percorrere i restanti 25 chilometri che ci mancano ad arrivare al punto di controllo di Resia. Christian vorrebbe fare la strada statale ma lo sconsiglio vivamente perché il traffico è troppo intenso e le macchine sfrecciano spesso a gran velocità ed anche perché saremmo ancor più esposti al forte vento contrario. Rassegnato acconsente a percorrere quel tratto duro che non ha mai pedalato. Lo consolo dicendogli che saremo sotto montagna e probabilmente il vento non ci darà più fastidio, dicendogli anche che oramai il dislivello da valicare è di poco meno di 700 metri; ometto però di dirgli che la maggior parte, cioè 500 metri, è concentrato nel tratto da Clusio al lago di San Valentino alla Muta! Per sua fortuna, sul movimento centrale ha la tripla e la sfrutta a fondo, comunque arrancando, sulle micidiali rampe di quel tratto di percorso.

La ciclabile ci porta sotto montagna e, come avevo previsto, il vento cessa improvvisamente. Ne traiamo un sollievo indescrivibile, pur fermandoci più volte perché Christian è stremato, ma alla fine raggiungiamo il lago di San Valentino alla Muta; da lì il percorso si snoda in una sorta di mangia e bevi che costeggia questo lago ed anche quello di Resia e solo in pochi tratti risulta ancora impegnativo, però purtroppo il vento torna nuovamente a sbatterci in faccia furioso, aggravando la fatica.

Quando vediamo approssimarsi il paese di Resia, dico a Christian che è fatta, il grosso della fatica è passato e da lì in poi il vento ci sarà amico, lo guardo in faccia ed un flebile sorriso gli si accende sul volto segnato dalla fatica, quasi di gratitudine, per la notizia che gli ho appena dato. Passiamo il paese di Resia e, di ritorno, pedaliamo in piano fino al paese di Curon Venosta, di fronte al quale, dalle verdi acque del lago di Resia, sorge il famoso campanile. Lì c’è l’ultimo punto di controllo, quindi sostiamo per apporre il timbro sulla carta di viaggio, cambiarci ed alimentarci.

La temperatura è rigida, resa tale dal forte vento che scende dal passo Resia, raffreddato ulteriormente dalla neve caduta nei giorni scorsi sulle cime all’intorno. Entro nel furgone a cambiare la roba intrisa di sudore con quella asciutta, mentre forti brividi di freddo mi scuotono tutto; quando ne scendo, un cenno d’intesa tra me e Christian ci fa ripartire immediatamente per cercare di scaldarci da subito pedalando. Iniziamo a ridiscendere la Val Venosta lungo la strada statale, sospinti dal forte vento costeggiamo il lago di Resia, completando così il giro in senso orario intorno allo stesso, e successivamente passiamo anche quello di San Valentino alla Muta. Nel tratto da San Valentino alla Muta a Malles, la strada scende ripida, addolcita nella pendenza da una serie di tornanti; il salto di dislivello è notevole in questo tratto che è traverso alla vallata ed è tutto esposto al forte vento che, spirando lateralmente da destra, scende da Resia e ci fa penare non poco per guidare le biciclette in una sorta di traiettoria resa ondulatoria dalle folate che crudamente ci sbatte addosso. Continuiamo a percorrere in discesa la Val Venosta, attraversando i paesi di Tarces, Sluderno, Spondigna, Oris e Lasa, poi il vento cala di intensità e le grevi nubi del plumbeo cielo che ci hanno sempre accompagnato fin dalla partenza, iniziano a rilasciare il loro pesante carico d’acqua, dapprima gocciolando ma in rapido crescendo a divenire pioggia! Sostiamo presso la bella chiesa Maria Lourdes, appoggiando le bici a ridosso del muro della cappella, per vestire la tenuta antipioggia e mangiare un panino, poi ripartiamo.

Raggiungiamo Silandro e, alla rotatoria prima dell’uscita dal paese, abbandoniamo la trafficata strada statale per tornare in ciclabile. La pioggia ci accompagna per diversi chilometri fino a Tel anche se in modo intermittente poi il vento torna a rinforzare ed una volta scesi, lungo i tortuosi tornanti della ciclabile, a Lagundo cessa per il prevalere della forza del vento. Mancano ormai pochi chilometri all’arrivo e vedo Christian più disteso in volto. Entrando a Merano moderiamo la velocità concedendo qualcosa al recupero muscolare. La pista ciclabile lascia il fiume Adige, che ha costeggiato per tutta la Val Venosta passandone più volte le sponde e poco più avanti, su una passerella, attraversa anche il fiume Passirio per poi tornare per un tratto, a ridosso della superstrada, ad insinuarsi tra questa ed il rinomato ippodromo cittadino dove si svolgono le corse al galoppo.

Giriamo intorno all’ippodromo percorrendo, sempre in ciclabile, la Via Palade per tutta la sua lunghezza ed infine svoltiamo a sinistra per ultimare il percorso entrando nel piazzale del camping tennis dove la madre di Christian è ad attenderci festosa per farci delle fotografie a ricordo. Anche questa prova di qualifica alla Parigi Brest Parigi è compiuta. Io e Christian ci congratuliamo stringendoci la mano e con noi anche sua madre ed il nostro presidente Giancarlo, che nel frattempo ci è venuto incontro. Entriamo poi a far apporre l’ultimo timbro sul brevetto, conseguito con il tempo di 22 ore e 17 minuti, e dopo il pasta party, rimonto in sella per tornare a casa, soddisfatto di aver chiuso così il poker di qualifiche che mi consentirà di iscrivermi e partecipare alla PBP!

P.S.: per conoscenza, 15 brevettati sulla distanza di 200 chilometri e 17 sul lungo di 400 chilometri.

 

(16 giugno 2015)

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