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Appunti di viaggio Granfondo   
Inserito il 12 giugno 2015 alle 12:18:52 da gazario. - Letto: (2764)

GF Stelvio Santini: una sfida vera per vivere emozioni indimenticabili!

Giunta alla sua quarta edizione, la manifestazione, caratterizzata dall’arrivo in cima al leggendario Passo dello Stelvio, registra un vero e proprio boom di iscrizioni. Tutti si sono dichiarati felici per aver portato a termine un percorso straordinario dal punto di vista paesaggistico e durissimo e per un’organizzazione senza la minima sbavatura, dove la parola d’ordine è stata gentilezza e cortesia, tanto da far sentire ogni singolo partecipante come uno di casa.

 

 

 

 

(Testo di Gianandrea Azario, foto di Matteo Cappè - COMeta PRess e archivio organizzazione)

 

Alzi la mano chi non ha mai sognato di scalare lo Stelvio! Tra le prime cose di cui è venuto a conoscenza chiunque si sia avvicinato al mondo del ciclismo, c’è sicuramente questo passo leggendario, posto a cavallo tra la Lombardia ed il Trentino, in cima al quale Fausto Coppi ha compiuto una delle sue gesta più emozionanti, nella tappa Bolzano – Bormio del Giro del 1953. E altre azioni indimenticabili si sono succedute ogni volta che il Giro è salito fin quassù, tanto che questa salita è divenuta sinonimo di impresa sportiva.

Fino al 2012 lo Stelvio era stato teatro di molte manifestazioni ciclistiche amatoriali, soprattutto gare in salita, ma non era mai stato inserito in una granfondo italiana. A questa lacuna hanno rimediato i soci dell’Unione Sportiva Bormiese, proponendo la parte finale e le principali difficoltà della tappa regina del Giro d’Italia 2012, con le salite di Teglio, del Mortirolo, percorso dal versante di Tovo S. Agata, e con l’arrivo in cima al Passo a quota 2.758 metri. Era la nascita della Granfondo Stelvio Santini, che affiancava alla salita italiana più celebre uno dei marchi storici legati al mondo del ciclismo, Santini Maglificio Sportivo, che ha fornito in molte edizioni le maglie che hanno premiato i vincitori delle varie classifiche del Giro d’Italia. La prima edizione fu caratterizzata da circa 400 classificati, ma la crescita è stata esponenziale: poco più di 600 classificati nel 2013 (edizione caratterizzata da una nevicata nel tratto finale della scalata allo Stelvio), circa 1.100 lo scorso anno, per sfiorare i 3.000 iscritti in questa edizione 2015, anche grazie della manifestazione all’introduzione come new entry dello storico challenge Prestigio di Cicloturismo.

Mi vergogno un po’ a dirlo, ma prima di partecipare alla Granfondo Stelvio Santini non avevo mai scalato questa mitica vetta. Ero iscritto all’edizione 2013, ma fui scoraggiato dalle previsioni meteo, decidendo di non partecipare. Lo scorso anno invece fui messo fuori gioco da un incidente proprio sette giorni prima della gara. Attendevo quindi con particolare curiosità ed entusiasmo la data del 7 giugno, con la speranza di poter arrivare nelle migliori condizioni ad “accettare la sfida”, come proponeva il motto della manifestazione. Ulteriore motivazione mi veniva dal fatto che Santini Maglificio Sportivo è non solo sponsor della manifestazione, ma uno dei due brand che danno il nome alla squadra di cui faccio parte e tra l’altro festeggia quest’anno il cinquantesimo anniversario della sua fondazione. Insomma non mancava nessun ingrediente a rendere questa occasione veramente speciale.

Ho passato la settimana prima della gara a sfogliare la margherita, se prendere parte al percorso lungo o quello medio, il primo da 151 chilometri e 4.200 metri di dislivello, il secondo da 138 km e 3.150 metri di dislivello. La differenza tra i due percorsi è piccola in termini di chilometraggio, ma enorme in termini di difficoltà: il Passo del Mortirolo, versante di Tovo S. Agata, una salita di 10 chilometri con una pendenza media del 10.7% e soprattutto una rampa in cemento, nel tratto finale, lunga 900 metri al 18% con punte al 23%. Sono un amante della salita, mi piacciono le ascese impegnative e normalmente partecipo alle granfondo sui percorsi lunghi, ma non avendo mai avuto la possibilità di vedere quella rampa, mi faccio spaventare dalla sua descrizione, non tanto per la fatica che potrei fare, quanto per il fatto che esiste anche la possibilità del piede a terra, causa sbandamenti propri o dovuti ad altri ciclisti presenti su quel tratto di strada, sdrucciolevole per via del fondo, su cui è difficile proseguire in piedi sui pedali, rimanendo costretti a quel punto a procedere a piedi, come peraltro ha fatto anche qualche professionista nella tappa del Giro 2012. Decido quindi di partire per il percorso medio e dare tutto per fare una bella scalata allo Stelvio. Vedrò la domenica che non sono il solo a prendere questa decisione, mi terranno compagnia anche forti ciclofondisti abituati normalmente a fare i percorsi lunghi, a testimonianza che questa è una gara particolare, probabilmente unica.

Giungo a Bormio nel pomeriggio di sabato. Ho lasciato a casa, in Piemonte, un clima decisamente caldo e afoso e vengo accolto alle porte della Valtellina da un forte temporale. Tra Morbegno e Tirano la pioggia è battente e comincia a sorgermi qualche dubbio sul fatto che il giorno dopo possa esserci la splendida giornata che invece danno le previsioni. Quando arrivo a Bormio, la pioggia è diminuita d’intensità. Mi reco per prima cosa al Palaghiacchio, per il ritiro del dorsale e del pacco gara. La struttura è bella, le operazioni di accredito sono molto veloci e gestite con una splendida cortesia da alcune ragazze gentilissime (e molto carine). Fa davvero impressione vedere l’enorme tabellone con il nome di tutti gli iscritti, un qualcosa di comune solo ad alcuni grandissimi eventi ciclofondistici.

Vado in albergo e noto con piacere quello che un amico mi aveva sottolineato più di una volta: la cortesia della gente valtellinese è di altissimo livello. Il personale dell’albergo si fa in quattro per soddisfare qualunque esigenza, anche perché le richieste dei ciclisti sono parecchio strampalate, soprattutto in occasione della partecipazione alle granfondo. Cito solo a titolo di esempio che mi ero dimenticato in auto un paio d’occhiali. Li recupero, ma non ho tempo di portarli in camera, perché gli amici mi aspettano per uscire a fare una passeggiata. Chiedo alla signorina della reception di mettermeli da parte insieme alla chiave della camera e lei mi dice gentilmente di non preoccuparmi, che porterà lei gli occhiali in camera: ecco cosa vuol dire coccolare i propri clienti.

Cerchiamo di cenare presto, perché la serata è caratterizzata dalla finale di Champions League tra Juventus e Barcellona. Cristian Pozzi, una delle anime del comitato organizzatore della granfondo, ha previsto un piccolo ritrovo in un bar per tifosi juventini e non voglio assolutamente mancare. La cena è quanto di meglio un ciclista che vuol partecipare ad una granfondo possa volere, in termini di semplicità, qualità e quantità: sembra proprio che il personale dell’albergo sia già consapevole del fatto che i ciclisti agonisti, come me, desiderano un certo tipo di alimentazione. Per gustare le specialità locali, in primis i famosi pizzoccheri, c’è tutto il tempo il giorno dopo, a conclusione della gara. Finisco di cenare e vado a tifare per la mia Juve. Purtroppo, nonostante per una parte del secondo tempo io culli il sogno di vincere la cosiddetta coppa dalle grandi orecchie, la partita finisce con il meritato successo del Barcellona. Meglio perdere ai tempi regolamentari, mi dico, che ai supplementari, così ho una mezz’oretta di sonno in più. Tornando in albergo scruto il cielo, sembra che si stia aprendo e comincio a pensare che la giornata successiva possa essere veramente bella, come da previsione.

La domenica, appena suona la sveglia apro le persiane della camera in cui ho passato la notte. Il sole non è ancora alto in cielo, ma si vede subito che non c’è una nuvola in qualsiasi direzione si guardi. La temperatura è gradevole, nonostante siamo a più di 1.200 metri di quota. Servirà il solo gilet per attendere la partenza e scendere in direzione di Sondrio nelle prime fasi di gara. Faccio una colazione leggera per evitare comunque che un colpo di freddo possa portarmi problemi di digestione e sono pronto per infilarmi in griglia all’apertura delle stesse. Mi trovo circondato da tanti amici e gente che conosco. Sembra che buona parte del mondo delle granfondo si sia dato appuntamento qui e non potrebbe essere altrimenti visto il programma. Il tempo prima dello start passa rapidamente, chiacchierando ed ascoltando le interviste ai molti VIP presenti al via, nelle quali noto una volta di più l’entusiasmo con cui la famiglia Santini si è legata a questa manifestazione. Non è solamente un’operazione di marketing, ma la volontà di fare qualcosa che faccia vivere un’esperienza appassionante ai ciclisti amatori. Mi guardo indietro e vedo il viale di partenza pieno di ciclisti; il sole batte sui loro caschi, rendendoli tutti luccicanti, uno scenario spettacolare.

Quando sono le 7:30 si parte: si svolta immediatamente a sinistra e si prende la strada che ci porta in direzione di Tirano. I primi 12 chilometri sono a velocità controllata, perché si deve affrontare un ripido tratto di discesa in località Le Prese, ma per fortuna si viaggia abbastanza spediti, così che i rischi sono ridotti al minimo. Non appena l’auto dà il via libera alla gara, la velocità diventa subito elevatissima, complice la strada in leggera discesa, tanto che sono molti i punti in cui con il 52 x 12 giro a vuoto. Raggiunta Tirano, una secca svolta ci introduce alla prima rampa di giornata, il cui abbrivio è caratterizzato dal fondo stradale in pavè. E’ una rampa breve seguita da una velocissima discesa in cui vedo il contachilometri segnare gli 85 km/h. Un breve tratto di raccordo ed eccoci alla prima vera salita di giornata: Teglio. Abbiamo già messo alle spalle oltre 45 chilometri e non ce ne siamo praticamente accorti.

Quella di Teglio è un’ascesa davvero dura, anche se breve. Molti sono i tratti oltre il 10% ed in alcuni punti non è facile alzarsi sui pedali perché il fondo stradale è umido per via del temporale del giorno prima, soprattutto in un punto all’ombra del bosco, dove è praticamente buio, e c’è anche un po’ di ghiaino. A rendere tutto complicato il fatto di essere in tanti raggruppati: non è facile prendere il proprio passo. Il punto più critico nell’attraversamento di un borgo, dove la sede stradale permette il passaggio di non più di tre biciclette affiancate e la pendenza supera tranquillamente il 15%. Comincia a farsi sentire il caldo. Siamo a circa 450 metri di quota e la differenza di temperatura con la partenza è significativa. In cima alla salita la strada si apre, per annunciare una discesa molto veloce, che determina la creazione di grossi gruppi.

Non c’è quasi tempo di rifiatare e, immediatamente alla fine del tratto di discesa, si affronta la salita di Motta. E’ un tratto di circa due chilometri e mezzo piuttosto pedalabili, ma che introducono ad una discesa piuttosto tecnica e dal fondo stradale sconnesso. Abbiamo percorso circa 70 chilometri e ho già contato due ristori e due punti di assistenza meccanica. Mi sembra di poter dire che l’organizzazione ha fatto di tutto per poter essere vicina alle esigenze dei partecipanti. Degne di nota le numerose aree ecologiche, nelle quali i concorrenti possono comodamente scaricare le tasche dalle carte di quello che hanno mangiato in gara. Queste aree non sono solamente in vicinanza dei ristori, ma distribuite lungo l’intero percorso di gara, pertanto rimango piuttosto infastidito vedendo gente che svuota le tasche, buttando i rifiuti a bordo strada, nel momento in cui c’è un attimo di tregua della gara e tutti ci rifocilliamo. Questo testimonia che purtroppo di gente incivile è sempre pieno il mondo.

Siamo in una fase interlocutoria, che ci porta a pedalare anche su un lungo tratto di pista ciclabile piuttosto stretta. Il ritmo non è sicuramente forsennato, perché tutti pensiamo a risparmiare energie, visto quello che ci aspetta. Quando siamo intorno all’ottantesimo chilometro ecco la deviazione tra i percorsi lungo e medio. Guardo con un po’ di rammarico e soprattutto tanta ammirazione chi ha il coraggio di svoltare a destra ed iniziare la scalata al Mortirolo, ma sono convinto di aver preso la giusta decisione per quanto mi riguarda. Noto che sono più quelli che vanno per il lungo rispetto a quelli che girano per il medio (alla fine ci saranno 1.247 e 724 classificati rispettivamente), a testimonianza del fatto che il ciclofondista è spesso attratto dal gusto di portare a termine un’impresa al limite delle proprie possibilità.

Si tratta ora di affrontare il lungo fondovalle che conduce a Bormio e che abbiamo percorso poco tempo prima in direzione opposta subito dopo la partenza. Con lo spauracchio dello Stelvio davanti a noi, nessuno vuole spendere energie, stando davanti al gruppo a tirare. Cerco di trovare collaborazione per effettuare dei cambi regolari, ma gli strappetti che si susseguono fanno sì che ci sparpagliamo spesso per poi ricompattarci. Dopo poco più di 110 chilometri arriviamo a Bormio, dove attraversiamo il centro del paese e siamo accolti da tanta gente festante. Sembra davvero di essere ad una corsa di professionisti e l’emozione sale: finalmente è ora di incontrare Sua Maestà lo Stelvio.

Appena usciti da Bormio la salita è piuttosto pedalabile per un paio di chilometri e questa sensazione è accentuata dal fatto di essere su una strada piuttosto ampia. L’idea di poter raggiungere facilmente la cima però finisce presto, visto che dopo il bivio per Livigno le pendenze cominciano a farsi impegnative. La strada costeggia la parete della montagna, ma è completamente esposta al sole e si comincia a sentire il caldo. Dopo circa 6 chilometri eccoci ad uno dei passaggi più suggestivi dell’intera salita, quando attraversiamo una serie di gallerie paravalanghe. La sensazione è proprio quella di passare all’interno della montagna ed in questo momento si riesce ad avere un po’ di refrigerio. Indimenticabile poi il momento in cui si transita nella terza galleria, sopra alla quale vi è una vera e propria cascata d’acqua. Finito questo spettacolare passaggio, la vallata si apre e si mostra in tutto il suo splendore. Le vette delle montagne sovrastano il verde dei prati. Tanta bellezza va però conquistata , tanto che questo è il tratto più impegnativo dell’intera salita. C’è infatti da superare un lungo rettilineo con pendenze che in alcuni punti toccano il 15% e la fatica comincia a farsi sentire.

Mancano circa 10 chilometri all’arrivo e siamo al primo di una lunga e spettacolare serie di tornanti che conducono alla Bocca del Braulio. C’è un leggero vento, che comunque si fa sentire nei tratti rettilinei tra un tornante e l’altro. Quante volte ho visto le foto di questo tratto e quante volte ho sognato di percorrerlo! La terza casa cantoniera segna l’attenuarsi delle pendenze. Qui chi ha ancora birra in corpo può permettersi di inserire la corona grande e cercare di fare un po’ di velocità. La strada diventa ampia, rettilinea, sembra quasi di essere in un altopiano a più di 2.300 metri di quota. Qui si può facilmente vedere da lontano chi ci precede. Varrebbe la pena di fermarsi a gustare la vista di questo spettacolo, ma la gara chiama e si deve rispondere presente. Quando mancano tre chilometri alla vetta un tornante a destra e la deviazione verso il Giogo di Santa Maria, le pendenze tornano a farsi sentire nelle gambe. Siamo a circa 2.500 metri di quota, ormai è quasi mezz’ora che mi trovo oltre i 2.000 metri e inizio ad avvertire la sensazione di scarso ossigeno. Si intravvedono gli edifici sul passo, sembra di poterli toccare con mano, penso che la salita sia quasi finita, a dispetto dei chilometri che sono segnalati alla conclusione. Ed è proprio così, la fatica non è ancora finita!

Nonostante il caldo, la neve sui bordi della strada non è ancora scomparsa e quindi non si riesce a distinguere il profilo dalla strada che ancora ci aspetta. Ecco finalmente l’ultimo tornante a destra e l’ultima rampa che conduce all’arrivo. Sono emozionato quando passo il traguardo e l’emozione è ancora più grande quando il Cav. Pietro Santini mi stringe la mano e mi consegna il cappellino di finisher, ringraziandomi per aver partecipato. Farà così con tutti quelli che arriveranno in cima, anche con chi arriverà dopo le 18:00, un modo straordinario per testimoniare quanto la sua famiglia e la sua azienda tengano a questa manifestazione. Mi viene da pensare che signori si nasce e il Cav. Santini è sicuramente un signore.

Vado nella struttura che è stata predisposta appositamente per ospitare i ciclisti all’arrivo e rifocillarli. Qui sono disponibili le borse che abbiamo consegnato alla partenza con degli indumenti asciutti e qualcosa per coprirsi per fare la discesa. Gli addetti sono così gentili e solerti che non c’è neanche bisogno di chiedere la borsa con il proprio numero di gara, perché ti hanno già identificato da lontano e ti vengono incontro con quanto di tuo diritto. All’interno è presente un ristoro con dell’ottima crostata e altri dolciumi. Più di un addetto mi chiede come è andata, sembra che ci tengano davvero al fatto che uno si senta di casa e soddisfatto per essere stato presente a questa splendida manifestazione. Al di là del risultato della gara, di cui non sono particolarmente contento, sono felice di aver vissuto questa esperienza e sicuramente ci farò ritorno nei prossimi anni, perché tutto è stato perfetto. I complimenti all’organizzazione non sono formali, ma sentiti.

Indosso semplicemente la mantellina per fare ritorno a valle, visto che la temperatura è calda anche quassù, lungo la discesa incito gli amici che stanno concludendo il percorso lungo, alcuni dei quali con eccellenti risultati, e quando arrivo a Bormio, dopo una doccia rigenerante, vado a mangiare in compagnia i pizzoccheri, cui avevo rinunciato la sera prima, per fare una cena da atleta. Me li gusto ancora di più in questa circostanza e poi via al Palaghiaccio, dove sono stato predisposti il pasta party e le premiazioni, per condividere con gli amici ed i compagni di squadra le esperienze vissute in questa magnifica giornata. Lascio Bormio poco dopo le 17 ed il mio pensiero va a chi non è ancora arrivato in cima: anche per loro lo Stelvio sarà sicuramente un’esperienza indimenticabile.

La cronaca della gara è disponibile a questo link, mentre le classifiche sono consultabili sul sito KronoService.

(12 giugno 2015)

 

 

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