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Appunti di viaggio Granfondo   
Inserito il 12 giugno 2015 alle 07:21:02 da Alberto Dolfin. - Letto: (1990)

Scalando Oropa come Pantani... o quasi!

La Gran Fondo Alpi Biellesi ha proposto una serie di salite diventate mitiche per essere state teatro di alcune tappe del Giro d'Italia, ma soprattutto la scalata ad Oropa, nota ai più per l'impresa di Pantani del 1999. Ecco il racconto di chi, queste salite, le ha affrontate per la prima volta.

(Servizio di Alberto Dolfin - Foto Alberto Dolfin e Gianni Cucchi)

La sveglia è suonata presto domenica 7 giugno mattina. Assieme ai compagni di pedalate Claudio e Marcello c’era una sfida da affrontare e la Granfondo Alpi Biellesi ad aspettarci. Dopo la bella esperienza di Firenze ad aprile, io e Claudio siamo riusciti a trascinare anche Marcello così da vivere tutti e tre insieme una granfondo. Arrivati al ritrovo di partenza attorno alle 8:15 sbrighiamo in fretta le pratiche necessarie e ci prepariamo al via, non prima però di una foto ricordo.

Il bello della partenza alla francese è che ognuno può decidere di cominciare la propria fatica quando vuole, senza l’assillo di dover guadagnare il miglior posto in griglia, sgomitando a destra e sinistra. Nei primi chilometri cerchiamo un po’ di capire la strada da percorrere con qualche piccola difficoltà, poi la segnaletica si fa più fitta. Per strada incrociamo altri partecipanti e si crea un bel gruppetto che poi si separa alla biforcazione tra chi sceglie di fare due gran premi della montagna e chi tre.

Fino all’ultimo ho cercato di trascinare i miei amici alla seconda soluzione, dato che il mio motore è un diesel e che le lunghe distanze mi esaltano, ma quando qualche ora dopo sarò arrivato in cima al Santuario di Oropa, ringrazierò gli altri due per avermi risparmiato le terribili rampe del “Piccolo Mortirolo”, come è stata ribattezzata l’Alpe Noveis.

Dunque, il nostro trio si appresta all’ascesa verso Bielmonte. Una salita che non conoscevo, se non giornalisticamente per la tappa del Giro d’Italia 2014, e che mi ha davvero stupito in positivo. Paesaggi bellissimi lungo la panoramica Zegna e pendenze da non sottovalutare soprattutto nella parte centrale. Lungo gli oltre 18 chilometri di scalata, incrocio lo sguardo di tanti altri partecipanti e poi, dopo un paio di gallerie, eccoci finalmente all’agognato ristoro. Dopo esserci rifocillati per bene, ripartiamo. In discesa, Claudio è vittima di una foratura della ruota posteriore, ma l’inconveniente fa parte del gioco. Una volta sistemata la gomma, si riparte in picchiata verso Oropa, per l’ultima asperità di giornata.

All’ultimo controllo cronometrico, prima che inizi la salita, mi vengono i brividi. Ripenso a quel mattino del 30 maggio 1999, quando assieme ad alcuni amici ero andato alla partenza della quindicesima tappa del Giro d’Italia, la Racconigi-Oropa a caccia di autografi, ma soprattutto di una foto con il mio idolo, Marco Pantani, che avevo visto trionfare l’anno nella sua apoteosi rosa alla cronometro Mendrisio-Lugano.

Purtroppo il colpo non riesce, ma quel pomeriggio davanti al televisore assisto alla straordinaria impresa del Pirata che, dopo un salto di catena, recupera ad uno a uno tutti coloro che lo precedevano e taglia il traguardo in solitaria, senza alzare le braccia perché non si rendeva conto di aver vinto la tappa. Già dai primi chilometri dell’ascesa verso Oropa provo a cambiare ritmo, galvanizzato dal ricordo da tifoso, e mi godo ogni singolo metro della salita. Nella parte centrale, le pendenze si fanno più dure e così anche le mie gambe, ma su una salita mitica come questa di mollare non se ne parla. C’è già chi scende in senso opposto e le informazioni con il chilometraggio mancante alla vetta mi rinfrancano: meno tre e mezzo, meno tre, meno due. L’ultimo chilometro è il più bello perché sai che il traguardo è lì vicino e, quando esci dalla vegetazione, sbuchi nel piazzale che porta al Santuario, lo spettacolo è unico.

Affronto il tratto in pavé dando fondo alle ultime energie e trovo anche il tempo di filmare col mio smartphone  e commentare col fiatone lo splendido spettacolo naturale che si manifesta davanti ai miei occhi in questa calda domenica di fine primavera: il Santuario contornato dalle splendide montagne.

Assieme ai compagni d’avventura riacquistiamo colore al rinfresco in prossimità del traguardo e poi ci lanciamo in discesa verso Biella per il pasta party finale prima di fare ritorno a Torino.

In discesa però, ne approfitto per fermarmi a fare ancora qualche foto alle tantissime testimonianze d’affetto per il Pirata che ha reso leggendaria questa salita. Soprattutto una, inscritta in un cuore. Pantani Forever.

 

(12 giugno 2015)

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