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Appunti di viaggio Granfondo   
Inserito il 10 giugno 2015 alle 20:03:20 da Enrico Cavallini. - Letto: (1915)

Evviva il Prel, evviva la Monregalesi

Una domenica libera in calendario non può che far salire la voglia di tornare a scalare quel mitico Colle del Prel affrontato parecchi anni prima. Un salto all'indietro di quasi un lustro, per tornare a trovare la solita splendida "Monregalesi", uno dei gioielli delle montagne cuneesi.

(Servizio di Enrico Cavallini - Foto ACMediaPress)

Guardo l'agenda e scopro, tra il piacere e lo stupore, che il 31 maggio 2015 sono libero. Non ho nessun impegno lavorativo e posso giocarmi il fine settimana come meglio credo. La settimana prima avrò partecipato alla Nove Colli, per cui dovrei avere ancora una buona condizione per potere affrontare un percorso impegnativo come quello del Giro delle Valli Monregalesi, una delle piccole perle organizzative della provincia di Cuneo.

Affrontai il Prel una sola volta, al suo esordio, tanti anni fa! Era il 2011 e il Giro delle Valli Monregalesi compiva il suo 14° anno di età. Il mio compito era quello di supportare Cristina Leonetti, atleta iscritta con il mio sodalizio - il Team Cinelli Glass'nGo - la quale vinse, come da pronostico, la gara femminile.

Già quattro anni fa, mi ricordo ancora, il Prel lo sentii tutto nelle gambe, ma ora la situazione sarebbe stata differente. Il passo lo avrei deciso io!

Mando quindi subito una email all'amico Pizzi (al secolo Domenico Mantella), presidente della CicloAmateurs di Mondovì, il sodalizio che storicamente organizza il GVM. Con Pizzi sono sempre andato d'accordo, soprattutto nel periodo durante il quale ho gestito direttamente la comunicazione della Coppa Piemonte. Persona schietta e senza peli sulla lingua. A volta qualche battibecco, ma sempre con l'onestà intellettuale di dirsi le cose in faccia. Pizzi mi sta simpatico e mi fa piacere partecipare alla sua manifestazione, che ben so essere organizzata in maniera magistrale.

Per onorare al meglio questa mia partecipazione e la tanta salita (tutta raggruppata nella seconda metà della gara) che il percorso lungo offre, mi faccio prestare da Danilo De Rosa una King XS da testare. Quando la salita chiama, la King risponde!

L'obbiettivo di questa mia sortita è proprio quella di fare gara fino a che riesco. La bici va provata in condizioni estreme e per quanto più possibile, eterogenee. Salite, discese, scatti e guidabilità: decido di non volermi fare mancare nulla.

Vista la vicinanza tra Mondovì e la mia sede di Biella, scelgo di non gravare sull'economia della manifestazione con richieste di ospitalità alberghiera, che ben so che mi verrebbe concessa, per cui, come tanti altri, mi metto in macchina domenica mattina di buon'ora. Ho sempre l'ansia del parcheggio e, sebbene a Mondovì questo non manchi, mi piace lasciarla al solito posto: bene in vista e al riparo da eventuali malintenzionati.

Giungo nella cittadina monregalese quasi due ore prima della partenza, senza stress e senza ansie, tanto da potermi dedicare alle varie attività pregara nella massima tranquillità. Saluti di rito e chiacchiere con i tanti amici.

Il percorso lo conosco a menadito e so perfettamente cosa mi aspetta, così mentalmente mi stendo una condotta di gara: stare con il gruppo di testa per più tempo possibile, tentare di essere protagonista, fino a che le salite non mi metteranno fuori dai giochi.

Non avendo altro da fare mi posiziono in griglia in piena pole position, lasciando la bici appoggiata alla transenna e dilettandomi ad andare a salutare i tanti amici stipati nelle varie griglie: sono un chiacchierone e ho la fortuna di non avere la minima ansia da gara! Mi diverto!

Sono le 9.30 di domenica 31 maggio e la lunga fila di vetture di gestione gara prende il via anticipando la nostra partenza. Partiti!

Alla prima curva sono già davanti al gruppo e quella è la posizione che voglio tenere per quanto più possibile. Lo strappetto di Mortè però mi presenta subito il conto e nonostante i 6 chili e 700 grammi della King, i primi 100 concorrenti mi sfilano. Lo strappo è breve, per cui tengo duro fino allo scollinamento, dove mi lancio in una vera e propria planata verso la testa della corsa, ben coadiuvato dal mezzo che uso. In bici vado piano, ma almeno ci vado bene. Sarà l'esperienza maturata in 15 anni, sarà che uso anche la MTB, sarà anche un po' di esagitazione, ma riesco a guadagnare posizioni, uscendo anche dalla sede stradale in corrispondenza delle piazzole sul lato della strada o zigzagando tra i marciapiedi, ma soprattutto sfruttando ogni minimo pertugio che si forma nel gruppo. Tant'è che dalle mie "follie" ben consce e sempre controllate non capita nulla, mentre qualcuno più tranquillo e meno esagitato in altre parti del gruppo finisce a terra portando con sé qualche "manata" di concorrenti. La De Rosa King sta rispondendo alla grande, purtroppo però la sella non è gradita dalla mia zona ischiatica e faccio fatica a starci seduto a modo.

Passiamo i vari zappellotti che mi comportano sempre i rientri funambolici, ma tutte le volte riesco a portarmi in testa al gruppo. Mi sto divertendo come un tarlo alla sua prima rosicchiata!

Ma prima o poi il conto del divertimento lo dovrò pagare e la prima salita vera mi spiega esattamente quale deve essere il mio posto all'interno del gruppo: decisamente più dietro!

Vabbè, mi rassegno e mi fermo anche al primo ristoro. La giornata è afosa, è il primo caldo e io sto sudando come le fontane di Dubai! Mi passa Daniela Passalacqua che attualmente è la prima donna e mi raggiunge anche Olga Cappiello che la insegue a causa di una caduta.

Decido di stare con loro. Il "gruppo donna" è sempre un bel posto dove stare... c'è sempre qualcuno che si incarica di tirare per tutti. Mi pare di stare bene, ma all'attacco della salita di Viola, mi accorgo di avere percorso già tanti chilometri, anche tirando, e di non avere ancora mangiato nulla. Me lo stanno dicendo le gambe che iniziano a tenere un comportamento ostativo verso la fatica. Devo mollare e lasciarli andare. Intanto mangio la barretta. Scollinata Viola St.Gree inizia il divertimento. Ciò che per i più è "discesa pericolosa" per me è "massimo divertimento" e mi lancio nuovamente in una discesa tipo slalom gigante ai tempi del migliore Tomba e in pochissimo tempo mi ritrovo nel fondo valle pronto ad affrontare la salita di Cardini.

Inutile strafare! Se non ho ripreso il gruppetto delle donne in discesa, vuol dire che mi hanno staccato mica poco. Proseguo del mio passo, ma con difficoltà a causa della sella. Altra discesa, altra planata. Certo che sta bici è veramente uno spettacolo!

Ci si addentra nella Valle Corsaglia per andare ad affrontare il Colle del Prel, ovvero il "lato B" di Prato Nevoso, la nota località sciistica del cuneese. Si sale dal retro, tramite un'ascesa di quelle vere, dove le pendenze sono quelle toste di montagna e la strada è scavata nella roccia. Inizia a piovere, prima piano, poi diventa acquazzone! Se devo essere sincero ne sono contento, almeno mi placa il caldo.

Ecco la crisi! Mi sento pesare come un macigno di calcare e quarzo, i minerali che compongono la roccia del Monte Malanotte che stiamo scalando. Questa sella, poi, proprio non la sopporto! Anche i compagni di viaggio soffrono e uno di questi è in evidente crisi di fame. Chiede da mangiare ad uno spettatore, al che gli allungo la mia barretta che ho in tasca. Da lì a poco si scollinerà e a me non serve. La salita non è assolutamente costante: rampe a due cifre si intercalano a tratti meno impegnativi e addirittura a tratti in contropendenza nei pressi della cima. Fatto sta che non finisce mai! Ma una pedalata dopo l'altra, finalmente sento il biiiiip del chip sul tappeto del cronometrista. Non resta che scendere. Mi raggiunge l'amica Raffaella Palombo, attualmente terza donna. Vista l'amicizia che ci lega da anni (correva con me quando gestivo il team), scelgo di stare con lei e darle una mano nel tratto finale assicurandole la posizione.

Mi lancio nuovamente nella splendida discesa verso Frabosa, ma ad ogni curva perdo la Palombo. In realtà non è lei che scende piano... infatti perdo anche tutti gli altri. Aspetto! Terminato il tratto più ripido della discesa è ora di mettersi al lavoro. Mi piazzo davanti al gruppetto e do tutto me stesso. Non sono fornito di strumentazione sulla bicicletta, per cui non so a quanto stiamo andando, ma poco mi interessa: nonostante la fatica, mi sto divertendo come ai vecchi tempi!

Cinque all'arrivo, quattro, tre, due, triangolo rosso, curva, curva ed ecco il viale tutto addobbato a festa pronto ad accogliermi, nella mia più grande soddisfazione! Oggi mi sono proprio divertito.

Ora non resta che una bella doccia e andare a mangiare qualcosa.

Una cosa che mi ha sempre stupito di tutte le edizioni del Giro delle Valli Monregalesi è la temperatura dell'acqua, da sempre splendidamente calda. E' rarissimo giungere nella mia posizione del percorso lungo e trovare acqua calda alle docce! Ma qui a Mondovì funziona così! Bravo Pizzi!

Il pasta party è una sagra di paese e da mangiare non manca di certo. Qualche chiacchiera con gli amici di sempre in una giornata dove posso fermarmi con loro e non essere pressato dal quotidiano locale che mi chiede il comunicato stampa, un gelato e via, anche questa Monregalesi è andata, con il solito successo di sempre.

Sembrerà strano data la mia conformazione fisica, ma a me la salita seria piace veramente e qui sono tutte serie! Mica si scherza!

Non resta che sperare di avere la domenica libera anche il prossimo anno!

 

(10 giugno 2015)

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