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Appunti di viaggio Granfondo   
Inserito il 04 giugno 2015 alle 19:44:22 da Michele Bazzani. - Letto: (2631)

La Strasubasio: strappi, sterrati, caldo e la magia di Assisi!

L’ormai classica granfondo umbra ha confermato quanto di buono emerso nelle precedenti edizioni. Una giornata dai caratteri prettamente estivi ha ulteriormente accresciuto la fatica dei partecipanti, già messi alla prova dalle salite, dai tratti di sterrato e dalla successione di durissimi strappi. Ma l’arrivo nel centro di Assisi ha reso il tutto magico.

 

 

 

 

(Testo di Michele Bazzani, foto di Play Full)

 

La magnifica città di Assisi ha accolto nuovamente il gruppo multicolore di ciclisti per la 4a edizione della Strasubasio, la giovane ma emergente granfondo, che oramai si tiene tradizionalmente nel ponte del 2 giugno. E quest’anno l’impegno della Città Serafica raddoppia perché, oltre all’arrivo della gara (già proposto lo scorso anno), anche il raduno di partenza è ospitato nel comune di Assisi, per la precisione nella nota e popolosa frazione di Santa Maria degli Angeli.

Con l’amico Sauro arriviamo nel primo pomeriggio di lunedì e sbrighiamo in pochi minuti l’incombenza del ritiro del pacco gara. Noto subito che la logistica del ritrovo è molto comoda, in quanto ospitata presso il PalaEventi, con ampie disponibilità di parcheggio. Un po’ mi dispiace che non siamo più nella vicina e graziosa cittadina di Spello, ma questo consente un contesto organizzativo meno dispersivo. Il centro di Assisi, dove ci sarà l’arrivo e dove abbiamo deciso di pernottare, dista infatti solo quattro chilometri. Giunti all’hotel prescelto, posto strategicamente a pochi passi dal rettilineo di arrivo, troviamo Nico, altro fido compagno di scorribande ciclistiche e non, e assieme decidiamo di testare gambe e salita finale con la tradizionale sgambata della vigilia. Le vie della città sono piene di turisti e pellegrini, ma tra loro cominciano a spuntare le riconoscibili sagome dei ciclisti, che suscitano subito la curiosità dei presenti: nemmeno il tempo di uscire e subito veniamo subissati di domande su cosa facciamo e su come si svolgerà la gara dell’indomani. Piazza Santa Chiara è già agghindata a festa, con alcuni stand di sponsor ed espositori, oltre al palco delle premiazioni già montato di fronte alla facciata bianco-rosata della Basilica. Si respira un’atmosfera da grande evento e lo splendido scenario che ci ospita accresce la sensazione di far parte di qualcosa d’importante. Come nostra abitudine, aperitivo e cena non sono propriamente “da atleti”, ma la cosa bella del ciclismo amatoriale è anche quella di scoprire i sapori e le specialità dei luoghi che andiamo a visitare. La serata è stupenda, non vorremmo mai andare a letto, ma la chiudiamo con due passi in centro e le ultime risate prima di addormentarsi.

Il mattino arriva rapido e improvviso. Il sole è già incredibilmente alto e tiepido: già immaginiamo che ci sarà da soffrire per il caldo. Il ricordo della recente Nove Colli, fredda e bagnata, ci fa però apprezzare questa nuova situazione. Intanto nella via fervono i preparativi, con tutti gli esercizi commerciali del centro intenti ad allestire le loro facciate con palloncini rossi e blu, a testimoniare i colori di Assisi. Aiutiamo Bruna, la bella cameriera del nostro hotel, a gonfiare i palloncini e ci accorgiamo che stiamo facendo tardi. Per fortuna, i pochi chilometri che ci separano dalla partenza sono tutti in discesa e ci arriviamo in un attimo. In griglia troviamo tanti volti noti: in prima fila riconosciamo Gianluca Santilli e Alessandro Cipriani, organizzatori delle granfondo di Roma e Firenze, mentre poco più defilato, ma sempre riconoscibile, ecco il nostro direttore Enrico Cavallini, oramai ritornato nel suo ruolo di vero granfondista; poco dietro salutiamo Elena e Manuela, sorridenti e concentrate per una gara che le annuncia come protagoniste assolute.

Si parte e la prevista andatura controllata si rivela tale solo nei primissimi chilometri, per trasformarsi in bagarre mentre si sale verso il centro Assisi. Faccio fatica e rallento il passo, in modo da godermi lo spettacolare passaggio dalla basilica di San Francesco e dalle ripide stradine che ci portano in Piazza del Comune. Qui sono riconosciuto e salutato da Paolo, amico di lungo corso, giunto appositamente da Faenza per godere il ponte lungo assieme alla moglie. Per fortuna il gruppo viene stoppato e fatto ricompattare prima del via ufficiale. Adesso la corsa può veramente esplodere.

Usciamo di gran carriera dalle mura del centro e, come cavalli imbizzarriti, ci lanciamo nella strada in lieve discesa che punta verso le montagne. A Pian della Pieve inizia la lunga e pedalabile salita che porta verso San Presto e il Valico di Montemezzo, risalendo il fianco occidentale del Monte Subasio. L’andatura è sostenuta e regolare, ma crea subito una bella selezione. Ci metto un po’ a trovare il ritmo e la cadenza giusta, poi comincio a recuperare posizioni: d’altronde qui le pendenze e la lunghezza sono miei graditi compagni di viaggio, un po’ meno il fondo stradale, assai dissestato già in questo tratto, così come per buona parte del restante percorso. Più o meno in vetta trovo Enrico, partito meglio di me, che mi chiede di quando troveremo della “vera discesa”. Dovrà ancora attendere, perché, dopo un primo tratto veloce, ecco lo strappo improvviso di Osteria di Morano e il successivo tratto vallonato, poi la picchiata verso valle, dove Enrico non ascolta i miei inviti alla prudenza e dopo due curve sparisce alla nostra vista.

Approfitto della via Flaminia per recuperare un po’, anche se il tratto fino a Nocera Umbra è caratterizzato da continui saliscendi e mai da pianura vera. La salita di Acciano-Collecroce si presenta sotto forma di mulattiera con asfalto approssimativo, dove facciamo fatica ad avanzare, anche per le forti pendenze. Qui il caldo comincia a farsi sentire seriamente e le borracce iniziano a svuotarsi. Enrico mi chiede un po’ d’acqua e capisco che sta soffrendo più di me. Il tratto sterrato, con un fondo ben tenuto, giunge quasi come una liberazione. Qui, forte anche dell’esperienza maturata sulle strade bianche del senese, riesco a recuperare velocità e posizioni. Mi trovo a sorridere anche perché questa salita volge al termine.

Dopo l’abitato di Collecroce, il sorriso si tramuta in dispiacere quando vedo Nico fermo al lato della strada con il tubolare squarciato: gli lancio al volo la mia bomboletta, sperando che possa ripartire. Intanto il panorama è mozzafiato: siamo poco sopra l’altopiano di Colfiorito e non resisto a scattare due foto. Con alcuni stretti e pericolosi tornanti in discesa raggiungiamo la quota dell’altopiano, dove riusciamo finalmente a fare velocità e a riprendere un numeroso gruppo davanti a noi, prima di riprendere a salire. Rispetto allo scorso anno è annunciato un ulteriore tratto di sterrato, stavolta tendenzialmente in lieve discesa: ma non mi fa paura e mi metto davanti per decidere la traiettoria da tenere. Mi sto divertendo come un bambino che ha appena scoperto la bici e accolgo quasi con rammarico la fine della strada bianca.

La discesa che ci riporta a valle è velocissima, ma il pensiero di tutti vola ai cinque muri di San Giovanni che ci attendono in rapida sequenza. Elena e Debora, che tra breve si giocheranno la vittoria della gara femminile, sono tese e concentrate, io invece temo l’insorgenza dei primi crampi. Ogni muro è scandito da un cartello indicatore che ne annuncia la pendenza, 17%, 12%, 15% sono i numeri inesorabili che si leggono fino al terribile 23% che annuncia l’ultima rampa. Sono a secco da diversi chilometri e decido di fermarmi al ristoro. Purtroppo tutto il resto del gruppo fa diversamente e lo vedo sparire dietro a una curva mentre riempio le mie borracce. Pazienza. Almeno avrò il tempo di gustarmi a pieno la bellissima discesa che da Collepino ci riporta verso Spello, dove sembra di planare sul borgo storico. La mia solitudine viene interrotta dall’arrivo di un gruppo con dentro Manuela, in precedenza attardata da una foratura. Mi metto volentieri a tirare per lei con le energie rimaste (inaspettatamente sono ancora molte) fino allo spettacolare arrivo, ancora in salita, nel centro storico di Assisi, stavolta da Borgo Aretino.

Il ricco ristoro allestito in Piazza Santa Chiara è letteralmente preso d’assalto dai ciclisti che via via giungono al traguardo, praticamente disidratati. Poi doccia rinfrescante e siamo pronti per l’allegro dopogara, con l’abbondante pasta party allestito nella suggestiva Sala delle Volte, a pochi metri da Piazza del Comune, e le ricche premiazioni, scandite dall’immancabile speaker Fabrizio Amadio. Anche stavolta è stato un gran divertimento, che le strade disastrate hanno scalfito solo in parte. Lasciamo Assisi con il ricordo di tante immagini, suoni, sorrisi e colori che hanno allietato questa due giorni… e con tanta voglia di tornarci…

La cronaca della gara è disponibile a questo link, mentre le classifiche sono consultabili sul sito MySdam.

Sono poi disponibili la photogallery 1 e la photogallery 2.

(4 giugno 2015)

 

 

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