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Appunti di viaggio Granfondo   
Inserito il 01 giugno 2015 alle 16:51:39 da Enrico Cavallini. - Letto: (2386)

Crono, Giove e la Nove Colli

In una domenica di maggio dove la pioggia ha decimato i partecipanti alla 45ª edizione della Nove Colli, si prova l'esperimento di guadagnare la griglia Rossa partendo dalla griglia Gialla. Una cronometro individuale tracciata su 205 chilometri e nove colli da scalare.

(Servizio di Enrico Cavallini - Foto Play Full)

La mia Nove Colli nasce a fine gennaio quando una ragazza che va in bici da appena un anno e mezzo mi confida la volontà di portare a termine il percorso lungo della Nove Colli. Una pazzia totale, penso io, e visto che le pazzie sono la mia predilezione, decido di accompagnarla in questa impresa per poi scriverne un pezzo, per cui mi iscrivo alla Regina delle granfondo e chiedo di essere inserito in griglia Gialla, quella a lei assegnata. Purtroppo però tra il dire e il fare c'è di mezzo un mare di variabili che rendono qualche mese un futuro decisamente remoto, e la ragazza in questione non riesce ad allenarsi come vorrebbe, così una settimana prima mi confida la volontà di desistere dall'impresa e di affrontare il 130. Onestamente mi sento di dire "meglio così", in quanto una pazzia sarebbe diventata un vero calvario senza un minimo allenamento. Duecento chilometri e nove colli non si inventano dalla sera alla mattina.

A questo punto, però, la Nove Colli senza uno stimolo non riuscirei a farla e pertanto mi lancio in un esperimento: si riesce a fare il tempo necessario per entrare in griglia Rossa partendo dalla Gialla? Dovrò percorrere i 205 chilometri in meno di sette ore e trenta minuti sapendo di avere davanti 5500 ciclisti. Non è certo scontato. Non vado pianissimo, ma non sono nemmeno un fenomeno del ciclismo. L'unica è provarci.

Le previsioni meteo non sono delle migliori e promettono pioggia, così come già venerdì e sabato la stessa ha tenuto compagnia ai più, partecipanti ed espositori, trasformando la bella festa di Ciclo&Vento, la ormai storica fiera legata alla Nove Colli, ad una kermesse veramente sotto tono. Purtroppo il rischio che si corre con l'attività outdoor è quella di trovare la pioggia e questa va messa in conto.

Sono le ore 4.00 di mattina quando la sveglia suona impietosa. Subito mi lancio alla finestra dell'Hotel Marina di Gatteo a Mare, dove sono alloggiato, per rendermi conto della situazione meteo: non sta piovendo. Il cielo non promette nulla di buono, ma non sta piovendo. Procedo con il rito della preparazione e alle 5.00 mi incammino verso Cesenatico per prendere posto in griglia. Percorro un paio di chilometri e appena raggiungo la Colonia Agip, che da lì a poco accoglierà gli arrivi, la pioggia inizia a cadere e anche copiosa. Ecco che il buon Giove Pluvio ha mantenuto la sua promessa.

Fortunatamente mi sono preparato all'evento cospargendomi di olio, offertomi dall'amico Ruggero di Lacomed, come se fossi un pesce pronto per la griglia e indossando la mia miracolosa mantellina antipioggia. Giunto in griglia vedo solo dei musi lunghi e l'unico a ridere e a scherzare sono io, tanto che in alcuni istanti mi sento anche idiota e fuori luogo, ma non riesco proprio a essere triste e avvilito. Piove, che sarà mai? So gestire la pioggia, così come le strade bagnate e nulla mi spaventa.

Sono le 6.18 e la nostra griglia prende finalmente il via. Nelle mie varie edizioni della Nove Colli ho sempre avuto l'onore di partire in prima griglia o alla peggio in quella Blu, ma così arretrato non mi è mai capitato. Non appena si apre il cancello, anche per la necessità di scaldarmi, do subito fuoco alle polveri ritrovandomi in men che non si dica solo con il gruppo alle spalle che tentenna, ma visto che la mia intenzione non è certo quella di farmi 25 chilometri di fuga solitaria, attendo il gruppo facendomi riassorbire, ma restando nelle prime cinque posizioni: meglio affrontare curve e rotonde in testa al gruppo. A differenza della griglia rossa dove, fin dalle prime battute, è lotta serrata con scatti e controscatti, qui di battaglia non se ne vede neanche l'ombra tanto che il gruppo muove a velocità regolare...e lenta! Si piazza davanti l'amico Omar Di Felice, ultracycler noto nell'ambiente, che fa da scorta ad una ragazza e ci porta in là ad una velocità abbastanza sostenuta; in alcune occasioni gli do il cambio e finalmente giungiamo a Forlimpopoli. Da qui ognuno farà per sé. La salita di Polenta è abbastanza piena di gente delle partenze precedenti, ma non c'è il piede a terra come negli anni passati. Gli start intervallati tre minuti l'uno dall'altro e il fatto che 4500 ciclisti dei 13000 iscritti non abbiano preso il via, rendono le strade un po' meno affollate. Fatto sta che abbiamo raggiunto la griglia Bianca che ci ha preceduto.

Non ho voglia di fare lo slalom o salire con il passo della coda del gruppo che precede, per cui sfrutto le mie doti di guida e montando sul marciapiede mi tolgo dall'impiccio.

Purtroppo non trovo nessuno che vada come me o anche un po' di più per potervi prendere la scia. Be', in realtà trovo un marcantonio che viaggia di più di me in salita, ma me lo perdo nelle discese, ma a Pieve di Rivoschio, non sapendo se egli opterà per il 130 o il 205, preferisco lasciarlo andare e procedere del mio passo: tenderei a non svalvolare. La strada è lunga e siamo appena agli inizi.

I colli si succedono uno dopo l'altro: il Polenta, Pieve di Rivoschio, il Ciola, dove si inizia a fare sul serio, e poi il mitico Barbotto. Purtroppo la pioggia rovina la festa anche qui dove, solitamente, l'ultimo chilometro al 18% è assiepato di spettatori che incitano l'uno o l'altro amico. Niente, solo poche decine di metri di coraggiosi appassionati.

Scollinato il Barbotto, con ormai i piedi palmati e le branchie dietro le orecchie mi balena l'idea di girare verso il  centro di Sogliano e chiudere così la giornata, ma poi, facendo mente locale, ricordo di avere affrontato una Sportful sotto l'acqua, due Oetztaler di cui una con la neve sul Rombo e l'altra con la pioggia, per cui di cosa mi devo spaventare? Direzione Montetiffi. Visto che la fortuna aiuta gli audaci, non appena svoltati per il lungo, la pioggia cessa di cadere e appare anche un pallido sole, sufficiente per asciugare le strade quel tanto che basta per potersi lanciare nelle discese come un falco sulla preda.

Proseguo nella mia cavalcata contro il tempo: ho 'ste sette ore e trenta in cui stare dentro. Scalato Montetiffi si prosegue con Perticara. Qui raggiungo l'amico Matteo Gatti, che però non vedo troppo brillante. Rallenterei volentieri per scambiare quattro parole, ma Crono è un dio implacabile e non vuole che io perda tempo, che sicuramente non potrà omaggiarmi. Un saluto veloce e via, ognuno verso il suo destino.

Su Maiolo (ufficialmente Monte Pugliano) i primi cedimenti. I crampi iniziano a venire a farmi visita. Non ho mai fatto allenamenti così lunghi e così tirati, tanto meno granfondo, essendo questa la seconda della stagione, una settimana dopo la prima!

Tengo duro e porto avanti la mia opera... tic tac tic tac. Sto anche testando una bicicletta De Rosa e non monto nessun congegno elettronico che mi possa dire dove sono e quanto tempo è trascorso. Dove sono tanto lo so e non sapere il tempo trascorso è anche meglio, almeno non mi faccio condizionare rischiando di strafare.

Si scende da Maiolo e si va in direzione San Leo. La rocca è sempre lì, come ogni anno, ad  ammirare il passare delle migliaia e migliaia di ciclisti. Le strade ormai sono asciutte e ne approfitto per guadagnare tanto più tempo che posso dove so che me la posso giocare: nelle discese. Tant'è che sta la mia bella De Rosa Protos, con la quale ho stretto un'amicizia profonda, mi sta vicina come una sorella e riusciamo a passare centinaia di ciclisti in pochi chilometri. Mi pare di volare rasente, più che di scendere in bici.

Quasi senza soluzione di continuità si attacca il penultimo colle: il facile Passo delle Siepi, che riesco a percorrere quasi tutto il con il 50 in canna... ho fretta! Devo darmi una mossa! E di qualcuno che possa darmi una mano nemmeno l'ombra. Intanto inizio a vedere colori differenti sui numeri di chi raggiungo: addirittura qualche numero rosso!

Terminato il Passo delle Siepi c'è un po' di fondo valle prima di raggiungere il terribile Gorolo: il vero mostro della Nove Colli, altro che Barbotto! Le sue micidiali rampe affrontate con 170 chilometri nelle gambe si faranno veramente sentire.

Riesco a mettere in piedi un gruppetto con altri due concorrenti, ma purtroppo il passo è ben diverso, per cui mi incarico per il 75% di stare davanti e tenere la velocità la più alta possibile, per non perdere tempo, ma senza sfinirmi.

Eccolo... rotonda, svolta a sinistra e via con l'ultima fatica (forse) di giornata: il Gorolo. Alla prima curva, giusto per capire, chiedo l'ora ad una signora che assiste divertita alla sofferenza dipinta sui volti dei ciclisti: «Mi sa dire l'ora signora?», e lei «Un quarto a mezzogiorno», mi risponde lei. Bene, dovrei starci, ma dovrò fare tutto il tratto da Sogliano a Cesenatico di buona lena.

Proprio sulle ultime rampette del Gorolo riesco a riunire uno sparuto gruppetto, che porto fino a Savignano a tutta birra... A stecca nelle discese e a tutta sugli innumerevoli strappetti di Borghi. Giunti in pianura si tenta di fare velocità, ma ormai la rassegnazione dei più è alta... e come biasimarli? Sono stanchi e a nulla importa loro del mio tempo: ci mancherebbe altro! Per cui tento di tenere alta la velocità fino all'innesto sul viale dell'arrivo dove ovviamente i crampi di tutti passano per lanciarsi nell'inutile volata per la qualcosesima posizione.

Ce l'avrò fatta? Non appena la bella e gentile signorina mi appende la medaglia al collo chiedo l'ora! Un paio di calcoli e, forse forse, dovrei avercela fatta! Passano alcuni minuti e il sistema di cronometraggio mi manda un SMS: "Complimenti Enrico, hai concluso la 45ª Granfondo Nove Colli con il tempo di 7:27:10 nel Lungo". CE L'HO FATTA!!! Obiettivo raggiunto ed esperimento riuscito!

Torno in albergo, mi faccio una bella doccia lavandomi via la tanta pioggia presa e la fatica, per tornare alla Colonia Agip per il mitico pranzo della Nove Colli dove, anche quest'anno, le gentilissime signore mi riempiono il vassoio di tante leccornie da mangiarci per due giorni. Ma in verità, mentre faccio il punto della situazione con la mia fotografa che ha curato il servizio in moto, una pietanza dopo l'altra, il vassoio si svuota! Ah! Con la pancia piena si ragiona meglio!

Mi soffermo ancora qualche minuto per complimentarmi con il presidente Alessandro Spada e con il suo "vice" Graziano Bertozzi, e scambiare alcune impressioni generali sul nostro ambiente. Ora posso proprio uscire dalla Colonia concludendo questa mia Nove Colli, stanco ma estremamente soddisfatto.

Arrivederci a Cesenatico nel 2016, dove partirò dalla griglia Rossa, cercando un nuovo stimolo e un nuovo obbiettivo da centrare.

Guarda il fotoreportage qui

e qui

(1 giugno 2015)

 

 

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