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Appunti di viaggio Granfondo   
Inserito il 29 maggio 2015 alle 18:43:10 da Leonardo Olmi. - Letto: (3314)

Nove Colli bagnata, Nove Colli fortunata

E’ stato con questo slogan che alle 5,45 di domenica mattina 24 maggio Alessandro Spada, Presidente della Fausto Coppi, ha alzato il morale dei circa 8.500 coraggiosi che si sono presentati sotto un acqua battente nelle sette griglie di partenza

 

 

 

 

(Testo di Leonardo Olmi, foto di Leonardo Olmi e Sportograf )

 

A rinforzare la dose di coraggio di Alessandro Spada, pochi attimi prima della partenza,  si è unita anche la voce di Roberto Sgalla, Direttore Centrale di tutte le Specialità della Polizia di Stato, da anni grande appassionato di ciclismo e sempre pronto a pedalare a fianco dei suoi amici e compagni d’avventura nelle granfondo. Per l’occasione, il dott. Sgalla aveva fatto schierare una Lamborghini della Polizia di Stato a fare da apripista alla granfondo più famosa e popolare d’Europa e forse anche del mondo. Purtroppo le previsioni erano pessime per tutto il weekend, anche se per la domenica pronosticavano un leggero miglioramento, che non si è verificato, o perlomeno è arrivato in ritardo a quanto atteso. Così è stata una Nove Colli bagnata dall’inizio alla fine, con pochi attimi di tregua tra un colle e l’altro. Forse è stata una gara un po’ più asciutta per chi, partendo dalle ultime griglie e facendo con calma il percorso lungo, ha trovato il sole dagli ultimi due colli fino a Cesenatico. Tutto questo ha fatto sì che dei 13.000 iscritti più di 5.000 non si sono neanche presentati in griglia, rimanendo in albergo o a casa, oppure non sono partiti causa il violento scroscio d’acqua a pochi attimi dalla partenza.

Si sa, non può sempre esserci il sole e il caldo quando programmiamo le nostre vacanze e i nostri hobby, sport e passatempi preferiti all’aria aperta, a volte ci può andar bene e a volte no. Se vogliamo essere sicuri di stare all’asciutto forse dovremmo cambiare sport: biliardo, basket, pallavolo, ping-pong, judo... non il nostro tanto amato ciclismo, purtroppo! Ma il ciclista non molla mai, tiene sempre duro fino alla fine. E così han fatto i più, che comunque si sono recati in griglia, fiduciosi che il tempo migliorasse. Come d’altronde aveva fatto il sabato quando, nonostante le previsioni dessero temporali per tutto il giorno, alla mattina si era aperto il cielo. E se poi alla partenza della Nove Colli di domenica mattina davvero fosse iniziato a piovere, nella testa dei più avrebbe vinto comunque il pensiero di provare a partire, per poi decidere strada facendo.

Questi sono stati i commenti e i pensieri che dalle 5,00 di mattina, orario in cui sono entrato in griglia rossa, in poi ho raccolto tra i vari “novecollisti”. E’ stato molto divertente osservare come man mano che andavo verso la coda della prima griglia, i pareri fossero sempre più moderati. Se coloro che avevano già mezza ruota anteriore al di là del nastro di partenza, con gambe unte, lucidate ad olio, erano determinatissimi a partire in qualsiasi condizione, quelli che erano in fondo con i gambali, parlavano già di partire con calma, senza prendere rischi lungo il tratto di pianura di quasi trenta chilometri, per poi proseguire con l’obbiettivo di portare a termine questa 45a Nove Colli. L’obbiettivo per i più era diventato quello di onorare questo mostro sacro delle granfondo, per essere poi incoronati dalle belle miss all’arrivo con tanto di medaglia al collo che per ognuno di noi ha un significato molto particolare.

E così è stato, la partenza si è svolta in maniera molto regolare, anche per chi partiva dalla prima griglia, la più agguerrita. In questo senso, devo complimentarmi con tutti coloro che mi hanno pedalato a fianco, davanti, ma anche dietro, in quanto nessuno è andato per terra, cercando di avanzare per quell’inutile metro chiedendo strada, come purtroppo succede alla partenza della maggior parte delle granfondo. Questa era la parte che, più dell’acqua e del freddo, io, come tanti altri, temevo, ma che invece si è svolta al meglio, facendo “partire” la gara ed allungare il gruppo solo dalla prima salita, quella rappresentata dall’accoppiata Bertinoro-Polenta (1° colle). Ciò che invece continuava a deludere sempre di più era il colore grigio che sovrastava le colline romagnole di fronte a noi, man mano che andavamo avanti. Niente faceva presagire che, come aveva fatto il sabato, da lì a poco potesse smettere di piovere e spuntare il sole. Il cielo era sempre più grigio e la pioggia passava da fina a goccioloni sempre più consistenti, da leggera a battente. La discesa dopo il Polenta è stata affrontata con molta prudenza da tutti, sia per l’asfalto bagnato e scivoloso che a causa del freddo che, purtroppo, personalmente soffro oltre la norma.

Sul breve tratto di pianura che separa il Polenta da Pieve di Rivoschio (2° colle) incontro l’amico e collega di redazione Michele Bazzani, con cui scambio qualche battuta. Entrambi continuiamo a domandarci se stia piovendo ancora o se le gocce d’acqua che sentiamo continuamente sparate in faccia siano dovute al passaggio delle ruote di chi ci precede sulla strada bagnata. Purtroppo, oltre agli schizzi che provengono chi ci sta davanti, che in alcuni tratti sono anche fangosi (dai campi circostanti sta venendo giù di tutto), sta scendendo ancora una bella pioggia, che via via ci ripulisce gli occhiali. Nel tratto di mangia e bevi che precede la discesa di Pieve di Rivoschio il temporale aumenta di nuovo d’intensità e in quel momento ho la sensazione di essere nudo, l’acqua ha oltrepassato la fine mantellina, spessa come un velo di cipolla, e le due magliette sotto, raggiungendo direttamente la pelle. Purtroppo, io, come chissà quanti altri, mi sono fatto ingannare dalle previsioni ed in maniera tanto ottimista quanto spregiudicata, sono partito troppo leggero, addirittura senza copri scarpe da acqua. I calzini sono zuppi e al posto delle scarpe mi sembra di indossare delle pinne, tanta è l’acqua dentro. Ovviamente parlo in maniera del tutto personale, in quanto ci sono tanti altri ciclisti e amici a cui acqua e freddo fanno un baffo, a me purtroppo portano diretto ad una bronchite. Direte voi, allora stattene a casa e vai a fare una partita a bocce, invece si poteva partire e fare la gara, ma con gli indumenti giusti.

Tanto è vero che nella discesa di Pieve di Rivoschio, vengo attanagliato dal freddo ed in fondo al bivio svolto a destra come tutti fino ai piedi del Ciola (3° Colle), dove a malincuore termino la mia 45ma Nove Colli dopo soli 70 chilometri. Per cui potrei dire di aver fatto e quindi inventato il “corto” della Nove Colli, che ahimè non esiste, e invece di trovare la miss che mi mette la medaglia al collo, trovo Nerio che mi mette una coperta sulla schiena. Si perché son costretto a rifugiarmi nel Ristorante/Balera “Pasa L’osc”, che in romagnolo significa “passa l’uscio”, un modo di dire “vieni avanti, entra”. E infatti io entro e trovo Nerio Foschi, il proprietario, che mi fa capire quanto la Romagna sia piena di gente calorosa e gentile, uno di quei tanti motivi che ogni anno porta sempre quella flotta di migliaia di ciclisti con famiglie al seguito sulla riviera romagnola.

Premetto subito a Nerio che purtroppo (grande errore) non ho soldi con me, ma il simpatico romagnolo mi mette subito a disposizione il bagno, mi porta una tovaglia rosa (sarà mica perché è in corso il Giro d’Italia), una coperta di lana e mi offre un tè caldo ed un bombolone con la crema, buonissimo! Inizio a riprendermi, ma allo stesso tempo sono enormemente dispiaciuto di aver mollato! Se l’anno scorso, dopo varie rinunce nelle cinque edizioni precedenti, avevo concluso per la prima volta il percorso lungo, quest’anno, anche se avrei voluto fare di nuovo i 205 chilometri, poiché quella è la vera Nove Colli, a causa del meteo avrei sicuramente svoltato per il medio. A rincuorare il  mio stop si susseguono anche altri ciclisti e cicliste, che, non essendosi fermati per tempo, erano già andati in ipotermia. Ripiegano di continuo alle ambulanze poste di fronte alla trattoria, dove vengono soccorsi con coperte termiche e flebo, per poi essere portati via.

Quindi mi pare il caso di poter dire tiriamo i remi in barca, chiudiamo questo capitolo e pensiamo alla prossima. Il resto dei sette colli, che quest’anno mi son mancati, me li sono fatti raccontare dai miei compagni di squadra. Dal mitico Antonio Alfaioli che, prendendomi in giro, mi ha detto di aver corso senza antivento e mantellina, buttando addirittura i manicotti. Il suo segreto, mi rivela con un ghigno malizioso, è stato quello di essersi cosparso il corpo con tanta crema e olio. Sarà vero? Io ci credo e gli faccio i complimenti per il suo ottimo 4 ore e 16 minuti, sotto la pioggia! Mentre un altro eroe è stato l’amico Guido Pruneti, per due grandi motivi: primo perché ha fatto il lungo (ma lui, a differenza dell’Antonio, mi ha confessato che a salvarlo è stata una mantellina in Gore-Tex) e secondo perché aveva portato con se la moglie Valentina, che mentre mi trovavo al ristorante/balera (anche se in assenza di mazurka), accudito dal buon Nerio, mi è venuta a recuperare dopo due ore, quando ormai dal bivio per Borello, vicino un chilometro, le auto potevano passare.

Valentina si è fatta anche due risate quando mi ha trovato davanti ad un bel camino con tanto di girarrosto che il buon Nerio nel frattempo aveva acceso per cucinare pollo, coniglio e arista per i suoi clienti dell’ora di pranzo. Mi è ancora rimasta l’acquolina in bocca e quindi tornerò sicuramente a trovarlo. Ma il mio complimento più grande va a tutti quegli amici, quei cicloamatori, quei coraggiosi, quegli appassionati che non hanno mollato ed hanno tagliato il traguardo di Cesenatico in uno dei due percorsi. Così come tutta la mia comprensione va a coloro che non se la sono sentita di partire e di rischiare e a coloro che come me sono partiti, ci hanno provato, ma poi si son fermati. Bravi tutti i novecollisti che nel weekend del 23-24 maggio hanno comunque animato la festa della manifestazione romagnola, il lungomare di Cesenatico e la zona expo di Ciclo & Vento, poiché senza tutti loro non ci sarebbe stata nessuna Nove Colli e nessuna festa.

Purtroppo, per me è svanito anche il sogno di coronare un'impresa, o meglio una doppietta che stavo preparando da gennaio, ossia quella di fare il Triathlon Sprint, che per l’appunto si svolgeva sabato mattina, 23 maggio, a Rimini ed il lungo della Nove Colli. Nonostante il maltempo e le brutte condizioni del mare, con onde alte due metri, il sabato sono riuscito a fare il mio primo Thiathlon Sprint, valevole come Primo Campionato Mondiale Giornalisti Sprint (dove ho concluso 3° di cat. e 11° ass.). L’elemento acqua, che avevo dominato in mare al sabato, mi ha invece costretto al ritiro della domenica. Come dicevo all’inizio, purtroppo, non sempre tutto può andare come programmato e non sempre si può avere sole e caldo quando si va in vacanza o si fa il nostro sport preferito all’aria aperta. L’importante è divertirsi sempre e comunque, portare a casa la pelle sani e salvi e risalire in macchina con un bel sorriso sulle labbra durante la via del ritorno. E così è stato per il sottoscritto, come per tanti altri amici sportivi, che ho visto lasciare la riviera romagnola pieni di gioia, specie dopo il ricco pasta party di Cesenatico con tanto di doppi primi (tra cui un buonissimo risotto di pesce), la piadina romagnola, il sorbetto ed un bel caffè in compagnia. Ragazzi ma che vogliamo di più, dai! Per cui, concludendo, anche questa Nove Colli bagnata si è rivelata una bella Nove Colli e quindi, perché no, come urlava Alessandro Spada sotto la pioggia all’alba, fortunata. E allora ricordatevi di fare per tempo l’iscrizione alla 46a Nove Colli, edizione 2016 !!!

Vi ricordo che il servizio fotografico ufficiale della gara è stato realizzato dall’agenzia Sportograf www.sportograf.com. Tutti i partecipanti alla Nove Colli, possono acquistare le loro foto e video tramite l'efficientissimo sito web, che fin dal lunedì sera ha già reso disponibile il pacchetto comprendente stupende immagini scattate da esperti fotografi nei punti più strategici del percorso.

(29 maggio 2015)

 

 

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