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Appunti di viaggio Granfondo   
Inserito il 22 maggio 2015 alle 10:47:51 da Luca Bortolami. - Letto: (2210)

Colnago, Desenzano, un lago e un sorriso

La manifestazione di Desenzano ha dato una splendida dimostrazione di cosa sia la fusione tra una gara ciclistica e la promozione del territorio. La cortesia e gentilezza dell’organizzazione, un percorso alla portata di tutti, ma estremamente spettacolare in molti passaggi, e una giornata climaticamente fantastica hanno reso felici 3.000 partecipanti, che all’arrivo si sono fusi con i frequentatori domenicali del Lago di Garda.

 

 

 

 

(Testo di Luca Bortolami, foto di Comitato Organizzatore)

 

Ebbene sì, gli indizi incominciano ad essere veramente troppi: noi granfondisti siamo sempre più dei visitatori benvenuti e le manifestazioni che si sposano col territorio sono un’occasione di festa per tutti, non solo per quelli che vi partecipano.

Incomincia tutto la domenica mattina, a fianco di Palazzo Todeschini a Desenzano, dove arrivo verso le 4:30. Lo so, è prestissimo (i pacchi gara li consegnano ufficialmente solo a partire dalle 5:45) e sarei dovuto arrivare in zona almeno il giorno prima, per potere godere in pieno della ospitalità locale, ma sono arrivato solo il sabato da un viaggio intercontinentale per lavoro e il jet lag mi ha fatto alzare ben prima che suonasse la sveglia. Nessun problema, mi metto a sedere a bordo dell’incantevole Porto Vecchio e, nel comfort dei 18 gradi del momento, attendo che arrivi qualcuno.

Il sorriso, anzi i sorrisi, del titolo arrivano poco prima delle 5:30, quando incominciano ad arrivare gli addetti alla distribuzione dei pacchi gara. Premetto che l’opzione di ritirare i pacchi gara la domenica non era inizialmente prevista e questo mi avrebbe creato non pochi problemi, ma era stata inserita solamente qualche giorno prima della manifestazione. Capisco e trovo comunque giustificato il desiderio di fare arrivare i granfondisti almeno il giorno della vigilia, per godere di un’esperienza completa e non solo di un “mordi e fuggi”, ma sono stato molto felice che alla fine la possibilità del viaggio in giornata sia stata data: un “grazie” alla organizzazione anche per questo.

Ma torniamo ai sorrisi. Sono le 5:30 di una domenica mattina, dove i più magari avrebbero piacere di starsene a letto, e invece mi trovo di fronte a un gruppo di persone sorridenti e frizzanti, che sembrano veramente felici di potermi aiutare. Che bella sensazione, mi sento davvero benvenuto da questa manifestazione sin dal primo istante! Le operazioni le sbrigo in un paio di minuti e torno al comodo parcheggio, coperto e custodito, dove avevo lasciato l’auto, a 300 metri dalla partenza. Il parcheggio non è certo a buon mercato, ma, con tutti i furti di cui si legge, preferisco questa soluzione. Già verso le 6:00 sono sul lungolago, in pieno assetto gara, con le griglie già perfettamente pronte ad accogliermi. Ufficialmente non sarebbero dovute essere aperte fino alle 7:00, ma si cominciano a riempire ben prima di quest’ora, senza comunque generare disagi a nessuno.

L’attesa in griglia è realmente piacevole e non può essere altrimenti, visto che siamo a fianco di uno dei laghi più belli e famosi del mondo, in una tiepida giornata di primavera inoltrata. Un leggero venticello rende l’aria frizzante, e siamo tutti in tenuta abbastanza estiva in previsione delle temperature piuttosto elevate previste nel corso della giornata. Il contesto organizzativo è dei migliori e quando, verso le 7, incominciano a parlare gli speaker (il principale in italiano, coadiuvato da una ragazza impegnata a tradurre in inglese con ottima grammatica e dizione), l’avvicinarsi del momento del via non si sente nemmeno. Ricordiamoci che, nella sua denominazione, questa non è una granfondo, ma un “Cycling Festival” e questo si riconosce chiaramente dalla sua impostazione. In circa 30 minuti si celebra il ciclismo in tanti suoi aspetti, dai campioni del passato a un marchio prestigiosissimo come Colnago, senza dimenticare tra gli altri gli atleti diversamente abili o quelli che preferiscono le bici d’epoca o le recumbent. Alle 7:15, puntualissima, ci viene a salutare il sindaco, contribuendo ancora di più a farci sentire benvenuti  in questa deliziosa cittadina.

L’allegria è tanta, scherzosamente penso che un aiuto fondamentale sia stato dato dal brindisi offerto ai non corridori da uno degli sponsor della manifestazione. Comunque tutto fila cosi perfettamente che partiamo anche con qualche secondo di anticipo: sembra che nessuno stia più nella pelle per andare a provare questo percorso che già sapevamo sarebbe stato velocissimo.

C’è una breve salita subito dopo la partenza, ma non sortisce gli effetti che, almeno io, speravo. Il gruppo rimane compatto per 30 chilometri, fino alla salita di San Michele. Lo scenario continua ad essere molto bello, con alcuni scorci del lago, che riesco a cogliere mentre sono impegnato a fare le montagne russe. Il tracciato in questa parte iniziale è infatti molto tecnico e non ci si può per nulla distrarre, anche grazie ai soliti esagitati che vedono nei margini di sicurezza che altri cercano di mantenere come delle opportunità per superarli senza fatica. Come sempre accade si è infatti costretti a stare veramente appiccicati a chi ci sta davanti, non per effettiva necessità (si usufruirebbe della scia comunque), ma per impedire che qualcuno si inserisca nel margine di sicurezza che la distanza da chi ci precede rende possibile. Questo viaggiare così vicini è relativamente sicuro in pianura, ma su un percorso cosi movimentato diventa impossibile a chi abbia cara la propria pelle. Pazienza, mi rassegno al perdere posizioni in gruppo, ma la mia incolumità è ben più preziosa di qualche posizione in classifica.

Mi rendo conto di dire qualche cosa di poco popolare, ma alla fine la maggior parte dei pericoli, cui ci esponiamo durante una granfondo, arriva da noi stessi.  Oltre a quanto descritto sopra, l’occupazione del lato sinistro della carreggiata, soprattutto in discesa, crea continui pericoli non solo a chi lo fa, ma anche a tutti gli altri componenti lo stesso gruppo. Succede che, quando si trova un restringimento della carreggiata, esiste sempre chi prova ad approfittarne per recuperare qualche posizione, il più delle volte inutilmente, dato che il gruppo alla fine è destinato a rimanere quello per lunghi periodi. Ma tanto lo so, continuo a scriverne, ma la situazione non cambia. Un altro fenomeno dove ciò è tristemente vero è quello del gettare le proprie immondizie a bordo strada. Quanto se ne è scritto e quante organizzazioni minacciano provvedimenti a proposito, ma alla fine sembra che la voce fuori dal coro sia io, che mi preoccupo di mettere tutto al suo posto nelle mie tasche. Scusate lo sfogo.

La prima salita di San Michele non è lunghissima, ma ancor di più questo rende il ritmo assai sostenuto e così finalmente si crea la selezione necessaria a rendere le cose più sicure con gruppi meno numerosi. Ma questo dura poco, dato che dopo la discesa, che faccio più piano del solito, data la mia stanchezza mentale, si ricomincia a cucire per andare a prendere chi si è avvantaggiato sulla salita. Devo dire che questa parte, in falsopiano più o meno accentuato, è forse la più bella e interessante dell’intero percorso. Siamo nella zona di Pompegnino, le montagne che ci circondano sono coperte di  verde e il falsopiano a salire consente di distrarsi un attimo per ammirarle. Pedala, pedala e ci ritroviamo in un gruppone assai numeroso, che la seconda salita delle Coste non riuscira a spezzare, tanto da rimanere tutti insieme fino quasi al centesimo chilometro, dove il percorso medio e lungo si dividono. Infatti dalla cima della seconda salita al bivio, e successivamente per un totale di oltre 40 chilometri, per chi come me fa il percorso lungo, non ci sono salite vere e proprie e si prosegue veramente spediti e senza fare troppa fatica.

Non abbiamo ancora parlato della sicurezza sul percorso. Come detto i primi chilometri sono veramente molto tecnici e questo è reso ancora più difficile dalle tante rotonde e attraversamenti pedonali, con tanto di ostacoli sulla carreggiata, che andiamo ad incontrare. Questi non sono segnalati singolarmente e sicuramente qualche pericolo lo creano. Non dico che avrebbero dovuto esserlo tutti, ci sarebbe voluto un eccessivo numero di addetti e la loro presenza avrebbe probabilmente reso le cose comunque complicate, ma una generale indicazione prima della partenza, relativamente alla loro pericolosità, io non la ho ricevuta. Chiedo scusa se magari sono stato l’unico a non recepirla, ma certamente mi sono trovato spiazzato da quanti e quanto pericolosi fossero. Sono rimasto invece felicemente sorpreso dalle foto che c’erano nella zona del ritiro dei pacchi gara, che facevano vedere i due bivi posti lungo il percorso, in modo che si potesse già prendere visione del contesto che si sarebbe incontrato. Anche sul percorso i due bivii, soprattutto il secondo tra percorso medio e lungo, erano segnalati veramente bene, come in generale tutto il percorso. Detto questo, la sicurezza sul tracciato mi è sembrata essere molto ben tutelata, con tutti gli incroci presidiati e adeguatamente segnalati, con la ultima piccola discesa prima di arrivare a Desenzano anche completamente chiusa al traffico.

L’ultima salita della giornata, quella di San Gallo, è anche la più lunga e difficile. Si sale comunque bene con pendenze non esagerate e poco traffico, anche se il caldo incomincia a farsi sentire. Una volta arrivato in cima penso alla Nove Colli della settimana prossima e, alla luce della mia poca lucidità mentale, decido di scendere con tranquillità, su quella che comunque si rivelerà una bella discesa, assolutamente priva di pericoli. Una volta arrivato sulla pianura, con ancora 25 chilometri all'arrivo, avverto però dei crampi, per me assolutamente inusuali, quasi certamente dovuti alla temperatura. Per un paio di minuti la situazione è veramente difficile e non riesco a pedalare, ma poi ritrovo le gambe, giusto in tempo per aggregarmi a un gruppo con cui arriverò fino alla fine, riprendendo tra l’altro anche altre persone con cui i miei crampi mi avevano impedito di restare.

Da li all'arrivo si viaggia veramente bene e quando scolliniamo un’ultima piccola asperità prima di Desenzano, lo spettacolo del lago che si staglia di fronte a noi è veramente emozionante, un ricordo di rara bellezza. Gli ultimi chilometri sono molto ben presidiati e l’arrivo completamente transennato proprio dove eravamo partiti alla mattina sul bellissimo lungomare in pieno centro a Desenzano. Di tutti gli aspetti della manifestazione penso proprio che l’arrivo sia stato quello che mi ha entusiasmato di più. Non mi era sinceramente mai capitato di trovarmi così repentinamente a passare dall'essere tra ciclisti impegnati a dare il massimo a trovarmi circondato da persone, estranee al ciclismo, che godono di una bellissima fine mattinata di maggio. Scendo dalla bici e mi incammino verso il pasta party, passando in mezzo ai gitanti domenicali, fermandomi per bere e sciacquarmi il viso ad una fontana che sembrava aspettare solo me.

In questa breve passeggiata quello che per me è il succo e il segreto di questa manifestazione, dove ho potuto toccare con mano un’ottima riuscita fusione tra la realtà di una normale domenica di maggio e quasi 3.000 ciclisti, che questa “normalità” interrompono. Un’occasione promozionale che Desenzano e Colnago hanno saputo a mia opinione ben creare e sfruttare.

(22 maggio 2015)

 

 

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