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Inserito il 21 maggio 2015 alle 12:51:08 da gazario. - Letto: (2947)

Patrick Hagenaars: accettare le sfide che il destino propone per migliorare la propria vita!

Il forte ciclista austriaco, quarto classificato sul percorso lungo della Granfondo Giro d’Italia Mortirolo, è rimasto vittima di un incidente dodici anni fa, perdendo il braccio sinistro. Non si è mai scoraggiato, non si è mai sentito svantaggiato rispetto agli altri e ha accettato serenamente la sfida che il destino gli ha proposto. Il ciclismo per lui è al tempo stesso libertà, contatto con la natura e possibilità di mettersi alla prova, sfidando i propri limiti.

di Gianandrea Azario (foto da archivio personale)

Patrick Hagenaars

Nato a: Kitzbühel (AUT)
Il:
7 febbraio 1982

Attività: progettista abitazioni in legno

Stato civile: celibe
Manca poco alla partenza della Granfondo Giro d’Italia Mortirolo. In griglia accanto a me c’è un ragazzo con una protesi in carbonio al posto del braccio sinistro. Inizio a chiacchierare con lui ed apprendo che il suo nome è Patrick Hagenaars ed è austriaco. Mi fa vedere come è stato montato il sistema frenante della sua bici, per permettergli di frenare, sia sulla ruota anteriore che su quella posteriore, utilizzando la sola leva destra e mi chiede informazioni sul percorso e sulla chiusura del traffico. Di lì a poco lo vedrò pedalare, rendendomi conto che è un grande atleta e ne avrò conferma all’arrivo, dove si classificherà al quarto posto sul percorso lungo. Davvero una prestazione entusiasmante. Congratulandomi con lui dopo l’arrivo, mi rendo ancora di più conto della sua forza d’animo e del fatto che la sua “disabilità” non costituisca per lui né un problema né un alibi. Non posso lasciarmi sfuggire di conoscerlo meglio e di farlo conoscere ai lettori di GranfondoNews.

Ciao Patrick, la tua prestazione alla Granfondo Giro d’Italia Mortirolo è stata entusiasmante. Tiziano Lombardi, Enrico Zen e Paolo Castelnovo, che sono tra i più forti ciclofondisti italiani, sono riusciti a staccarti solamente sulle dure rampe del Mortirolo. I miei più sinceri complimenti; il tuo risultato è la prova che nello sport nessun traguardo è irraggiungibile, se supportato da una grande forza di volontà. Ogni volta che vedo un uomo, con una disabilità come la tua, praticare un’attività sportiva, penso che tutti noi dovremmo prenderne esempio, soprattutto poi quando la prestazione sportiva è di un livello come il tuo.

Per prima cosa, presentati ai nostri lettori. Quando e dove sei nato? Dove vivi? Che titolo di studi hai conseguito? Sei sposato? Qual è la tua attuale attività lavorativa?
Sono nato a Kitzbühel in Austria il 7 febbraio 1982 e vivo a Brixen im Thale, sempre nel Distretto di Kitzbühel. Ho conseguito il diploma di disegnatore tecnico. Al momento non sono sposato e non ho figli. Sono impiegato come tecnico in un’azienda di legnami, dove lavoro al progetto e alla pianificazione esecutiva per la costruzione di case in legno, ma mi occupo anche di ordini d’acquisto, fatturazione e altro ancora.

Qual è la ragione della tua disabilità? Come hai perso il braccio sinistro?
Ho perso il braccio in un incidente dodici anni fa, era il 2003. Un treno mi è passato sul braccio. E’ stata colpa di un mio errore, può capitare!

Quando hai iniziato ad andare in bici? E’ stato prima o dopo l’incidente?
Prima dell’incidente praticavo il salto con gli sci e facevo gare in quella specialità. Sognavo di diventare uno dei migliori al mondo e di vivere grazie allo sport. Posso dire che ero sulla buona strada, purtroppo da un giorno all’altro l’incidente ha infranto quel sogno. Ma la vita doveva continuare e io non ho mai avuto problemi per la mia disabilità. Ho accettato serenamente di vivere la mia vita con un solo braccio. Non si può tornare indietro e se, per ogni cosa che ci accade, siamo in grado di assumere un approccio differente e soprattutto positivo, non si potrà che migliorare.
Negli otto anni successivi all’incidente non ho più fatto molta attività sportiva. Mi accontentavo, per puro diletto, di andare a sciare, giocare a calcio e tennis e fare delle camminate in montagna, negli spazi liberi di tempo.  Facevo anche dei giri in bici in montagna, ma senza alcuna continuità e senza obiettivi. Poi realizzai che mi mancava qualcosa: la competizione sportiva per mettermi alla prova al livello più alto che le mie capacità fisiche mi potessero permettere. Scoprii che con la mia protesi potevo correre in bici con un disagio minimo, per non dire nullo, e nel 2011 ho iniziato con le gare ciclistiche. I primi risultati furono tutt’altro che buoni, ma mi divertivo e la mia passione e ambizione sportive si erano risvegliate. Quindi cominciai ad allenarmi con impegno e pazienza per raggiungere i miei limiti.

Quindi pratichi e hai praticato altri sport, giusto?
Esattamente: tennis, nuoto, calcio, mountain bike e altro ancora.

Hai mai pensato che la tua disabilità non ti potesse permettere di condurre una vita normale? Ti sei mai scoraggiato dopo l’incidente?
La mia disabilità non mi ha mai creato problemi. Mi sono detto che il mio destino era di vivere senza un braccio ed è stato facile prenderne coscienza.

Cosa significa lo sport per te? Ti ha in qualche modo aiutato nella tua vita?
Lo sport per me significa estraniarsi un po’ dalla vita di tutti i giorni, godere il contatto con la natura, prendere distanza dalla frenesia che pervade tutto e tutti. Quando mi siedo in cima ad una montagna che ho scalato in bici e guardo la vallata sottostante, provo gioia ed un senso di armonia. Mi serve per ricaricare le energie per la successiva giornata di lavoro, con tutte le sue pressioni e stress.

Sei d’accordo con me che lo sport è un’importante scuola per tutti gli aspetti della vita di una persona?
Sicuramente, anche se credo che questo non significhi che ogni persona possa o debba trovare gioia, soddisfazione ed equilibrio grazie allo sport. Per fortuna non siamo tutti uguali. Ciascuno di noi deve trovare la sua strada per realizzarsi, sulla base delle proprie attitudini.

Quanto è importante la competizione per te? Andresti in bici e faresti sport anche senza gare?
Senza gare non avrei lo stimolo di mantenere questo livello prestativo. La competizione serve a darmi soddisfazione dell’impegno che sto mettendo e a capire se sono sulla strada giusta o meno. Certamente posso immaginarmi in bici anche senza gare, ma non per il momento.

Partecipi normalmente a gare come la Granfondo Giro d’Italia Mortirolo? E’ stata questa la tua prima corsa in Italia? Per quale motivo hai deciso di parteciparvi? Ti è piaciuta? Puoi fare un confronto con corse simili che si svolgono in altre parti d’Europa?
La Granfondo Giro d’Italia è stata la mia seconda corsa in Italia. La prima fu nel 2013 a Verona. In quell’occasione pensai che gli Italiani fossero dei pazzi a fare le discese a quelle velocità. Però mi dissi che dovevo imparare e mi dotai di freni migliori. Ho scelto la granfondo di domenica perché mi ha affascinato l’altimetria. Non mi piacciono le corse piatte dove i partecipanti stanno tutti insieme fino alla fine.
L’esperienza di domenica è stata affascinante. Sono rimasto impressionato dal fatto che le strade fossero chiuse al traffico, una cosa senza eguali nella maggior parte delle altre corse in Europa. Non lo sapevo, tanto che mi ero messo d’accordo con un amico perché mi aspettasse in vari tratti lungo il percorso per darmi rifornimenti di bevande e cibo. Ho dovuto avvisarlo perché trovasse una strada alternativa per arrivare sul Mortirolo e potermi aiutare.

Cosa pensi del movimento ciclistico amatoriale italiano? Puoi fare un paragone con quello austriaco?
Non conosco molto bene il movimento ciclistico amatoriale italiano, ma la prima impressione è che sia decisamente più professionale che in Austria. Domenica ad esempio ho avuto proprio la sensazione di essere al Giro d’Italia.

Quali sono stati i tuoi principali risultati ciclistici? Hai mai partecpato alle Paralimpiadi o a Campionati Mondiali Paralimpici?
In Austria ho ottenuto buoni risultati a partire dal 2013 e nelle mie migliori giornate riesco a piazzarmi nella top 10 delle gare e qualche volta anche meglio. Dallo scorso anno prendo parte anche a gare di ciclismo per atleti paralimpici e mi piacerebbe essere presente alle Paralimpiadi di Rio nel 2016, ma senza crearmi pressione per questo: un passo per volta.

Qual è la principale differenza tra le Granfondo e le corse per atleti paralimpici?
Le corse per atleti paralimpici si svolgono principalmente su percorsi piatti, dove conta molto la tattica ed il cambio di ritmo. Questo tipo di gare non mi piace molto, ma, tutte le volte che partecipo, rimango affascinato dal grande entusiasmo per la vita che emanano tutti i partecipanti. Consiglio a tutti di andare a vedere uno di questi eventi.

Per quanto riguarda le prestazioni in bici, è giusto affermare che hai qualche svantaggio rispetto agli altri atleti, in quanto non puoi alzarti sui pedali e la guida del mezzo non è facile? Ci puoi dire qualcosa in merito?
Non mi sento svantaggiato rispetto agli atleti senza disabilità. Se lo pensassi, ecco che avrei realmente uno svantaggio. Il successo spesso è legato al proprio approccio mentale. Il mio motto è: “Tutti dicono che una cosa è impossibile, ma poi arriva una persona che non lo sa e la riesce a realizzare”.
Posso capire che le persone che hanno due braccia pensino che sia incredibile e pericoloso quello che faccio, ma in realtà non è così. L’unico problema che ho è segnalare con il braccio che voglio svoltare a sinistra. Se mi permettete la battuta un po’ macabra, in realtà ho addirittura un vantaggio: se rompessi la protesi a seguito di una caduta, dovrei semplicemente cambiarla ed il giorno dopo potrei tranquillamente uscire in bici, cosa che non sarebbe possibile a chi ha entrambe le braccia.

E’ importate per te la competizione con gli altri atleti oppure sei totalmente concentrato sulla tua prestazione personale e la tua capacità di soffrire?
Mi piace molto prendere parte a gare con una partecipazione ampia e dove il livello è molto alto, in modo tale da poter sfidare i miei limiti. In ogni caso però un atleta deve essere consapevole delle proprie potenzialità e concentrato su se stesso, anche nella sfida con gli altri.

Quanto tempo dedichi settimanalmente all’allenamento? Come ti organizzi la giornata? Hai un allenatore che pianifica le tue uscite in bici? Usi un powermeter?
A dire il vero non tengo traccia delle mie uscite in bici, quindi ho difficoltà a dire quanto tempo mi alleno. Più o meno mi allenerò dalle 10 alle 20 ore a settimana; dipende da come mi sento, dal tempo a disposizione e dalle condizioni meteo. Mi alleno a sensazioni. Non ho un allenatore e non ho un powermeter, e spesso esco anche senza ciclocomputer. Uso il cardiofrequenzimetro solo quando mi alleno oltre il 90% del mio potenziale. Devo dire però che mi faccio un piano piuttosto strutturato di allenamento, ricavato sulla base del fatto che conosco bene me stesso.

Quali sono i tuoi obiettivi ciclistici per quest’anno? Tornerai in Italia?
L’obiettivo è quello di migliorarmi ancora rispetto allo scorso anno e confermare i risultati che ho ottenuto nelle varie gare.


Hai qualche sogno nel cassetto, al di fuori dell’attività sportiva?

Mi piacerebbe un giro per il mondo, a contatto con la natura, senza limiti di tempo e distanze da coprire, con a fianco la donna della mia vita. Sperando che non rimanga solo un sogno…

Grazie per la tua disponibilità! Arrivederci a presto sulle strade delle Granfondo!
Grazie a voi!

(21 maggio 2015)

 

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