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Appunti di viaggio Granfondo   
Inserito il 20 maggio 2015 alle 17:55:57 da gazario. - Letto: (2464)

Granfondo Giro d’Italia Mortirolo: emozioni da pro!

La prima edizione della granfondo che si è svolta sul tracciato della sedicesima tappa del Giro d’Italia 2015, la Pinzolo-Aprica, è stata un successo coinvolgente. Tutti coloro che hanno preso parte alla manifestazione si sono dichiarati soddisfatti. Percorso duro e spettacolare, organizzazione curata in tutti i particolari, una giornata climaticamente perfetta: cosa chiedere di più ad una giornata di sport? 

 

 

(Testo di Gianandrea Azario, foto di Sportograf, Daniele Mosna Ansa e comitato organizzatore)

 

Era fine dicembre quando venne dato l’annuncio della nascita della Granfondo Giro d’Italia Mortirolo e, da amante della montagna e delle salite, ne rimasi immediatamente attratto. L’occasione di pedalare esattamente sullo stesso percorso che i professionisti avrebbero fatto da lì a pochi giorni in una delle tappe decisive del Giro d’Italia non era assolutamente da perdere. Tra l’altro erano parecchi anni che mi proponevo di partecipare alla Etape du Tour, un format proposto a partire dal 1993, che appunto si svolge su una delle tappe decisive del Tour de France sulle Alpi o sui Pirenei e che raccoglie ogni anno più di 8.000 partecipanti; poter fare una cosa analoga nella mia amata Italia era senz’altro un motivo in più che mi spingeva a partecipare. Al di là dei dubbi di essere pronto a sfidare un percorso da 175 chilometri e oltre 4.000 metri di dislivello a metà maggio, nutrivo comunque qualche perplessità legata al fatto che partenza e arrivo erano distanti tra di loro più di 100 chilometri e temevo che la manifestazione potesse essere organizzata da chi era abituato a gestire le corse dei professionisti e non quelle di noi amatori. Ma appena saputo che il gruppo RCS si era rivolto a Ivan Piol, dandogli la responsabilità di organizzare il tutto, non ho avuto più dubbi sul fatto di essere presente al via da Pinzolo domenica 17 maggio. Dalla mia lunga esperienza di granfondista, posso sicuramente affermare che Ivan ed i suoi collaboratori sono una sicurezza, basti pensare l’efficienza con cui sono stati in grado di gestire le edizioni della Granfondo Sportful flagellate dal maltempo, in particolare quella della storica nevicata su Valles e Rolle nel 2008.

Nelle ultime settimane che precedono la gara, amici valtellinesi mi offrono la possibilità di aggregarmi a loro e di non sfruttare i mezzi messi a disposizione dall’organizzazione per spostarmi tra le località di arrivo e partenza. Pur confidando, come detto sopra, in quanto avrebbe fatto il comitato organizzatore, accetto il loro invito, soprattutto perché mi dà la possibilità di passare la vigilia della gara in compagnia di persone cui sono affezionato. Così mi metto in viaggio la mattina di sabato ed arrivo a casa del mio amico Alessandro per l’ora di pranzo.

Appena mangiato ci trasferiamo all’Aprica per ritirare il pacco gara. E’ una giornata spettacolare, con una luce straordinaria ed una temperatura estiva, grazie alla quale è ancora più bello gustarsi queste montagne. Le operazioni di ritiro del materiale tecnico sono molto veloci. Riesco a strappare quattro chiacchiere ad Anna Valerio, moglie di Ivan Piol e responsabile dell’Ufficio Stampa, ma la lascio presto a disposizione degli altri partecipanti, che, vista la logistica non proprio facile della manifestazione, hanno le richieste più disparate, cui lei risponde con una disponibilità e gentilezza davvero straordinarie. Anna accoglie tutti quanti con un bel sorriso e si dà da fare in prima persona per fare in modo che le persone siano soddisfatte in tutte le loro necessità.

Espletate le pratiche burocratiche, saliamo in furgone, sul quale abbiamo sistemato le nostre biciclette, e ci dirigiamo a Pinzolo. L’organizzazione dei miei compagni di avventura è perfetta. Hanno trovato un loro amico che guida il furgone e ci accompagna a Pinzolo, in modo tale da non dover recuperare alcun mezzo una volta giunti sul traguardo dell’Aprica. Abbiamo così anche la possibilità di ripercorrere a ritroso la prima parte della gara che affronteremo il giorno dopo. Gli amici mi dicono che all’Aprica non si salirà sulla classica strada che arriva direttamente da Edolo, ma che si passerà da Santicolo, una variante che prevede un tratto di ascesa di circa un chilometro e mezzo con una pendenza media che supera l’11% e punte fino al 15%. Giusto per impressionarci ancora un po’, se non bastasse l’idea di affrontare il Mortirolo con più di 120 chilometri e più di 2.500 metri di dislivello nelle gambe, con il furgone scendiamo lungo quella strada. E’ davvero una rampa notevole e qui ci dovremo passare due volte. Sarà necessario mantenere un minimo di energie per superare questo vero e proprio muro al secondo passaggio.

Giungiamo a Pinzolo che sono quasi le ore 18. Il viaggio è stato davvero lungo e personalmente sento un po’ di stanchezza diffusa. Ci sistemiamo in un bed and breakfast davvero molto accogliente, in pieno stile trentino, ed è già ora di uscire alla ricerca di un ristorante dove mangiare. Finita la cena, facciamo una passeggiata per Pinzolo alla ricerca di una gelateria. Purtroppo non avremo successo, ma abbiamo così l’opportunità di vedere come la cittadina sia in trepidante attesa della tappa del Giro d’Italia. Tra l’altro i corridori passeranno qui la giornata di riposo di lunedì 25 maggio e sembra che qui vogliano accoglierli in grande stile. Quasi tutte le vetrine mostrano qualcosa dedicato al Giro e ovunque ci sono insegne che ricordano l’evento. La cosa fa sentire anche noi protagonisti di un evento straordinario.

La domenica mattina la sveglia suona alle 5:30. Ho dormito bene, ma la stanchezza che ho provato il giorno prima dopo il viaggio non è passata. Il mio entusiasmo è piuttosto scemato e non ho molta voglia di pedalare. Mi faccio coraggio dicendomi che in bici tutto passerà e che non posso certo perdere l’occasione di pedalare su questo percorso. Fatta colazione, verso le 7:15 lasciamo l’albergo, portando le nostre borse al Paladolomiti, dove un furgone raccoglie i bagagli di tutti i partecipanti, contrassegnati con il proprio numero di gara per il ritiro all’Aprica, una volta terminata la gara. Vado a fare un po’ di riscaldamento e le sensazioni sono quelle di essere in una giornata negativa. Comincio a pensare che forse sarà meglio fare il percorso corto, evitando di confrontarmi in queste condizioni con il Mortirolo. Vedremo strada facendo. Così entro in griglia, quando mancano poco più di 15 minuti al via. Davanti ai tappetini fa bella mostra di se il Trofeo Senza Fine, quello che sarà consegnato a Milano al vincitore del Giro d’Italia 2015 tra due settimane. E’ un emozione unica averlo lì a portata di mano. Accanto a me è presente un corridore che ha una protesi al braccio sinistro. Sono incuriosito dal fatto che possa prendere parte ad una gara così impegnativa e comincio a parlare con lui. Si chiama Patrick Hagenaars ed è un atleta davvero forte, tanto che a fine gara si classificherà al quarto posto sul percorso lungo. Una prestazione veramente incredibile.

Il via viene dato con un minuto di anticipo e subito si sale verso Madonna di Campiglio e Campo Carlo Magno. Si sale di buon passo, ma senza eccessi, come era prevedibile, considerando quello che ci aspetta successivamente. Mi sembra di stare meglio rispetto al riscaldamento, ma comunque ho un po’ di rifiuto della fatica, soprattutto quando c’è qualche piccola accelerazione. Decido a questo punto che percorso corto sarà. La salita che stiamo percorrendo è davvero uno spettacolo. La luce del primo mattino rende tutto estremamente godibile e nonostante stiamo pedalando in una gara vera non si può non dare un’occhiata a quello che ci circonda, tra verdi prati e distese di pini e abeti. Le pendenze si mantengono intorno al 6-8% per tutta la salita, se non per un breve tratto più ripido all’uscita di Madonna di Campiglio. Scolliniamo nel gruppo di testa in una quarantina e affrontiamo una discesa velocissima, su un asfalto perfetto, recentemente rifatto probabilmente proprio per il passaggio del Giro d’Italia. Si crea qualche buco ma nel giro di un chilometro ci si ricompatta in un unico gruppo per affrontare prima la Val di Sole e poi il Passo del Tonale.

Un paio di scatti in testa al gruppo prima di attaccare la seconda ascesa di giornata, senza alcun esito, ed è ora di salire un’altra volta. Il Tonale percorre una vallata molto aperta e presenta lunghi rettilinei che accentuano la sensazione della fatica che si sta facendo. Quando mancano circa 6 chilometri alla vetta, c’è una prima accelerazione di una certa intensità. Non provo neanche a resistere, viste le mie condizioni alla partenza, e procedo con il mio passo, quasi a voler evitare di faticare troppo. Rimane in testa un gruppo di una ventina di atleti. Gli ultimi due chilometri dalla salita sono particolarmente aperti ed esposti ad un fastidioso vento contrario, ma presentano uno spettacolo naturale veramente attraente. La prima parte della discesa è piuttosto tecnica e l’asfalto non è perfetto come lungo la discesa di Campo Carlo Magno. Siamo su una strada di grande comunicazione, eppure sembra di essere davvero in una corsa di professionisti dove tutta la strada è a nostra disposizione. Tutti gli incroci sono perfettamente presidiati. In fondo mi ritrovo insieme all’amico Gabriele, che si sobbarca buona parte della fatica nel tratto di falsopiano a scendere che ci conduce ad Edolo, dove veniamo raggiunti da altri tre concorrenti. Come negli altri paesi attraversati precedentemente, siamo accolti dall’applauso degli abitanti che ci incitano. La sensazione di essere in una corsa vera è ancora maggiore.

Una freccia a sinistra ci fa deviare dalla strada principale, è ora di affrontare il famigerato Santicolo. Libero dall’idea di dover affrontare il Mortirolo, decido di dare fondo a tutte le energie che mi rimangono. Aggredisco il muro con quello che ho (è davvero duro) e allo scollinamento mi accorgo di essere rimasto in compagnia del solo Gabriele. Vedo che due concorrenti sono poco avanti e forzo per andare a riprenderli. Il ricongiungimento avviene poco prima di Corteno Golgi ed in quattro affrontiamo gli ultimi 5 chilometri di salita, contro vento. Qui riprendiamo l’amico Antonio, che ha finito le proprie energie per cercare di rimanere con il gruppo di testa sul Tonale e non riesce ad agganciarsi al nostro gruppetto.

Taglio il traguardo e vengo accolto dall’urlo di gioia del mio compagno di squadra Marco Canella, che pochi minuti prima ha vinto. Sono davvero contento. Era tutto l’anno che Marco puntava ad una vittoria e tutta la settimana avevamo parlato di come si potesse sviluppare la gara per permettergli di puntare a questo risultato. Sapere che ha potuto passare a braccia alzate su quello che sarà uno dei traguardi più importanti del Giro d’Italia, seppure sul percorso medio, mi riempie di gioia. Gioia che viene ulteriormente aumentata dall’arrivo vittorioso di un’altra compagna di squadra, la giovanissima Ilaria Veronese. Una volta di più ho la prova della gentilezza e della cortesia di Ivan e Anna, che accolgono tutti gli arrivati con grande entusiasmo. E’ l’ora delle premiazioni, un momento davvero emozionante per tutti noi. Essere premiati dal direttore generale di RCS Sport, Paolo Bellino, e dal sindaco di Aprica, Carla Cioccarelli, non capita tutti i giorni e poter sollevare anche solo per qualche istante il Trofeo Senza Fine è senz’altro un momento da raccontare agli amici.

Concluse le premiazioni del percorso medio, decido di aspettare l’amico Alessandro, che sta facendo una “garona” sul percorso lungo, per rientrare con lui a casa sua dove ho lasciato l’auto. Scendo a Corteno Golgi e risalgo all’Aprica per allungare un po’ e mi metto in attesa degli arrivi del lungo. Applaudo così la vittoria di Tiziano Lombardi davanti ad Enrico Zen e Paolo Castelnovo. Alessandro giunge nono sul traguardo, una prova di grande spessore atletico. Sono molto contento per lui, perché so quanto tenesse a far bene sulle strade di casa. Di lì a poco l’arrivo di Astrid Schartmueller, assoluta dominatrice della gara femminile.

Sceso a recuperare la macchina, dopo una doccia rigenerante, risalgo all’Aprica per gustarmi il “Pizzocchero Party”. Anche qui la cortesia degli addetti alla distribuzione è di gran lunga superiore a quella di altre manifestazioni, anche considerando il fatto che ormai è tardi e sicuramente la stanchezza si fa sentire anche su di loro. Chiacchiero con alcuni amici e conoscenti, chiedendo loro cosa pensano della manifestazione cui hanno appena partecipato. La risposta è unanime: fantastica, pur con tutte le difficoltà logistiche che si devono affrontare, peraltro perfettamente gestite dall’organizzazione.

Lascio Aprica davvero soddisfatto di aver deciso di essere presente a questa granfondo e mi auguro che, ora che il solco è stato tracciato, possa raccogliere un numero di iscritti maggiore e avvicinare magari la storica Etape du Tour. Qui c’è tutto quello che si può volere da una granfondo: percorso, sicurezza, servizi e cortesia. E’ vero, occorre fare qualche sacrificio per partire da una località ed arrivare in un’altra, ma credetemi, ne vale davvero la pena.

A questo link è disponibile la cronaca della gara.

Le classifiche sono consultabili su sito MySDAM.

(20 maggio 2015)

 

 

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