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Appunti di viaggio Granfondo   
Inserito il 13 maggio 2015 alle 09:06:02 da Michele Bazzani. - Letto: (2207)

Tutto nuovo alla GF della Vernaccia, o quasi!

Nuova sede logistica a Colle Val d’Elsa per la classica granfondo toscana, che ha mantenuto inalterate le sue storiche caratteristiche. Un percorso impegnativo, parzialmente rivisitato, che in parte ha ripercorso quello tradizionale, reso ancora più duro dalla vena agonistica dei partecipanti e dalla giornata particolarmente calda. Con questa prova si è concluso il Giro del Granducato di Toscana.

 

 

 

 

(Testo di Michele Bazzani, foto di Play Full)

 

La Granfondo della Vernaccia, giunta quest’anno alla sua 19a edizione, è una delle più longeve granfondo della Toscana. Ricordo ancora le prime edizioni, poco più che pionieristiche, quando a partecipare eravamo soprattutto ciclisti locali. Da sempre legata alla Città di San Gimignano, questa manifestazione è cresciuta rapidamente nel tempo, fino ad affermarsi come un grande evento cicloamatoriale, capace di attrarre ogni anno migliaia di ciclisti. Quest’anno l’organizzazione ha optato per un cambio radicale, abbandonando (crediamo a malincuore) la tradizionale sede, spostando tutta la base logistica e i servizi nella vicina cittadina di Colle Val d’Elsa, pur continuando a puntare sulla valorizzazione del territorio e dei prodotti tipici di quest’angolo di Toscana. Un’edizione tutta da scoprire, quindi, anche per me, che su queste strade ci pedalo ogni giorno.

Arrivo nel caldo pomeriggio di sabato nella zona del ritrovo e subito scopro la nuova logistica, con il palazzetto dello sport a fare da centro nevralgico per tutti i servizi, dalla distribuzione dei pacchi gara al villaggio espositivo, dalle docce alla ristorazione. Trovo la nuova sistemazione molto più comoda rispetto alle più recenti edizioni, con l’aggiunta del notevole vantaggio di disporre di ampia possibilità di parcheggio. Saluto i ragazzi dello staff del G.C. Amatori San Gimignano, in particolare Carlo e Giampiero, tradizionali compagni di allenamento, ma in questa occasione indaffaratissimi nei preparativi: per pedalare assieme ci sarà tempo nel prossimo fine settimana, mentre oggi i ruoli sono diversi. Non mi trattengo molto perché devo far rientro nel mio paese, il vicino Barberino Val d’Elsa, dove è appena iniziata la due giorni di festa “Barberino in Fiore”. Adoro i luoghi in cui vivo, soprattutto quell’eccitato fermento e quel movimento di persone che accompagna ogni evento, che qui viene organizzato. La festa non mi distrae dalla corretta gestione pre-gara, mentre saluto gli amici ciclisti venuti a trovarmi per l’occasione: Alessandro, con cui ho già condiviso alcune trasferte, la locomotiva umana Manuel e la bella Giulia, che il giorno successivo sarà impegnata nel triathlon del Mugello.

La mattina ci accoglie già tiepida e soleggiata. Decido di coprire in bici i pochi chilometri che separano casa mia dal luogo di partenza: sono soltanto sedici per lo più in discesa e sarà un buon riscaldamento. Nel tragitto verso Colle Val d’Elsa sono riconosciuto da Sauro, ciclista spezzino, che ha avuto la mia stessa idea. In poco tempo siamo già alle griglie di partenza, dove si respira un forte entusiasmo. Claudio Marinangeli, fresco dell’organizzazione dell’Eroica Primavera, sottolinea con felicità come da tempo non si registrava un evento sportivo di tale portata nella cittadina valdelsana. È l’ora della colazione e molti colligiani scendono in strada per assistere incuriositi al brulicare multicolore dei tanti ciclisti, che entrano nelle griglie di appartenenza. In prima fila, oltre al professionista locale Alberto Bettiol e all’onnipresente Fabrizio Ravanelli, si notano delle maglie che riportano il messaggio “Io dico NO alla chiusura della Smith Bits”: le indossano Stefano Gazzarri e i compagni del Velo Etruria Pomarance che, come tutta la comunità della Val di Cecina, si stanno battendo per scongiurare la chiusura dello stabilimento di Saline di Volterra, che costerebbe il posto di lavoro a quasi duecento persone, con gravi ricadute per l’economia locale. A tutti loro va la nostra solidarietà e l’apprezzamento per l’iniziativa.

Si parte ad andatura controllata per poco più di un chilometro, prima che la vettura di inizio gara acceleri e liberi gli scalpitanti ciclisti desiderosi di scatenare i loro cavalli. E qui di cavalli ne hanno veramente tanti, visto che la salita posta in partenza viene percorsa a un’andatura superiore ai 30 chilometri l’ora. Il gruppo si allunga mentre plana verso la valle del torrente Foci dove ritrova il vecchio percorso. Nel tratto pianeggiante, che porta alle successive salite, l’andatura è molto elevata con alcuni scatti e contro scatti in testa al gruppo, che vengono però prontamente riassorbiti. A far da primo giudice la breve, ma arcigna, salita di Vico d’Elsa, dove si comincia a vedere la prima sostanziosa selezione. Qui i luoghi sono molto familiari.

Sto praticamente tornando verso casa e, seppur già stravolto dalla fatica, sono riconosciuto e incitato dai miei compaesani. Una bella emozione, che mi porto dietro per tutti i primi quaranta chilometri sulle strade di casa. Appena il tempo di tirare fiato e si torna a salire verso Pastine, prima di imboccare la pericolosa discesa, che attraverso S. Appiano ci riporta verso valle: in particolare dobbiamo attraversare un tratto con l’asfalto ammalorato, a causa di alcune frane e, conoscendolo alla perfezione, mi concentro per fare la giusta traiettoria studiata in settimana. Alla fine ne usciamo meglio del previsto, anche se molti ciclisti incorreranno in forature. Ma il peggio deve ancora arrivare: le rampe che portano a Monsanto sono una coltellata micidiale, sia per le pendenze, che per il ritmo ancora sostenuto.

Diversamente dal solito cerco di tenere duro, per mettermi alla prova, anche se so che su un percorso così lungo (165 sono i chilometri in programma) rischio di pagare nelle successive fasi della gara. Attraversiamo una campagna spettacolare con i vigneti delle più importanti aziende del Chianti Classico e alcuni tratti di bosco incontaminato. Dopo un tratto vallonato ecco un altro muro, quello di Olena, seguito da una discesa tanto breve quanto ripida: sembra di stare su una giostra, ma c’è da mantenere alta la concentrazione. Trovo comunque le forze per scherzare con l’amico Massimo, cui rimprovero ancora una volta la scelta di non buttarsi sul percorso lungo. Il cartello che segna l’inizio della salita di Castellina suona quasi ironico poiché sono diversi chilometri che la strada punta tendenzialmente verso l’alto. Le pendenze fortunatamente si attenuano via via che si sale, così che il gruppo guadagnato diventa quello buono per la fase successiva del percorso, che sarà meno accidentato.

Attraversiamo rapidamente Castellina in Chianti, sfioriamo il primo ristoro e dopo la stupenda visione della cipresseta naturale della Croce Fiorentina ci lanciamo in una veloce discesa. Siamo in piena terra senese, che in questa stagione offre il meglio di sé: la valle, che con qualche ondulazione porta la corsa verso Lornano e Badesse, è di un verde acceso, quasi innaturale, spezzato soltanto da filari di cipressi e casolari di campagna. Il nervosismo (per me eccessivo) che anima il gruppo mi risveglia da questo sogno a occhi aperti, magari un po’ più di calma e serenità consentirebbe a tutti di godere al meglio della bellezza del nostro sport. Il percorso adesso scorre via rapido, disegnando un ricciolo nella zona del noto castello di Monteriggioni e presentando le brevi salite di Fontana e Strove, che introducono alla divisione dei percorsi.

Il nostro gruppo si spezza a metà ed io, come al solito, mi dirigo verso il percorso più lungo. Negli impegnativi saliscendi che portano verso Pievescola, mi rendo conto che la gamba non è delle migliori, ma riesco a salvarmi grazie alla conoscenza del percorso. Sulla lunga salita, divisa in due tronconi, che porta al Valico degli Incrociati, l’andatura diventa troppo sostenuta e devo mollare un po’. Poco male perché sono in buona compagnia, tra cui alcuni volti noti come quello di Marco, che deve arrendersi a un salto di catena e con cui farò tutta la parte rimanente di gara fino alla fine. Il tratto successivo, dopo l’abitato di Sovicille, è molto veloce e dobbiamo darci cambi regolari per non affondare. Le ultime due salite non sarebbero proibitive ma la fatica e la distanza presentano il conto. Fortunatamente l’accortezza di fermarsi ad alcuni ristori si rivela azzeccata, perché il caldo comincia a farsi veramente sentire, su strade che non presentano riparo. Rimango solo per un po’, cosa che mi consente di gestirmi fino a che, in cima alla salita di Casole, vengo raggiunto come previsto da un grosso gruppo con cui andrò tranquillamente all’arrivo. Gli ultimi 500 metri sono su una rampa pedalabile, che si presterebbe a una volata, ma non ho più né gambe né voglia di farla, per cui mi accontento di tagliare il traguardo godendomi gli ultimi metri, consapevole che un’altra prova impegnativa è conclusa brillantemente.

Saluto e abbraccio mia moglie Agnieszka, felice di vedermi all’arrivo, e mi lancio sul ristoro idrico, in questo caso veramente provvidenziale. Il dopo gara è una vera festa. Le docce sono straordinariamente calde (non capita spesso a noi che facciamo il lungo) e anche il pasta party è ben organizzato, visto che non dobbiamo nemmeno fare la fila. Mentre mangiamo, udiamo lo svolgersi rapido delle premiazioni, un altro aspetto importante giacché molti ciclisti devono fare un lungo viaggio per tornare verso casa. Non è il nostro caso. Ci intratteniamo ancora per le ultime chiacchiere e un caffè in compagnia e ci diamo appuntamento per il prossimo evento. Il Giro del Granducato di Toscana si è concluso, la nostra stagione granfondistica ancora no…

A questo link è disponibile la cronaca della gara, mentre questa è l'intera photogallery della manifestazione.

Le classifiche sono consultabili su sito MySDAM.

(13 maggio 2015)

 

 

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