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Inserito il 07 maggio 2015 alle 12:32:18 da gazario. - Letto: (3964)

Fabrizio Casartelli – la bici è mettersi alla prova, ma rimane un bel gioco!

Ha iniziato ad andare in bici da bambino e a correre le granfondo già a 18 anni. Ha voluto mettersi alla prova correndo per due anni tra i dilettanti, ma ha preferito mettere da parte sogni di professionismo per una più concreta carriera lavorativa nel campo dell’informatica. Ora continua a coltivare la sua enorme passione per il ciclismo in tutti i suoi ritagli di tempo, allenandosi accuratamente per poter dare il meglio di sé, ma senza particolari stress, perché questo per lui è soprattutto un grande divertimento.

di Gianandrea Azario (foto di Play Full e archivio personale)

Fabrizio Casartelli

Nata a: Erba (Co)
Il:
19 agosto 1987

Attività: programmatore informatico

Stato civile: celibe, fidanzato con Ambra

Squadre:
2006
Rampi Club Brianza Cicli Pozzi (Amatore)
2006 - 2007
Team SGM Michelin (Under 23)
2008 Team Pianeta Bici (Amatore)
2009 Team Carmiooro - A Style (Amatore)
2010 - 2011
Team Pianeta Bici (Amatore)
2012 - 2013
Team Carimate Kuota (Amatore)
2009 Team Carimate Kemo (Amatore)
2009 Equipe Exploit (Amatore)


Risultati nelle granfondo:
2008 GF delle Alpi (lungo) - quarto
2009 Gf della Alpi (lungo) - quarto
GF del Lago Maggiore - Daniele Nardello (lungo) - quarto
2010 GF Marco Pantani (medio) - secondo
Gf della Franciacorta e del Sebino (lungo) - terzo
GF delle Alpi (lungo) - quinto
GF Matildica Cooperatori (lungo) - quinto
2011 GF della Franciacorta e del Sebino (lungo) - primo
GF Giro dei 3 Laghi - Carrera (lungo) - secondo
La Mont Blanc (lungo) - quarto
2012 GF Stelvio Santini (lungo) - terzo
GF Saint Vincent (lungo) - quarto
GF Giordana (medio) - quinto
2013 GF Dolomiti Classic (lungo) - secondo
GF Stelvio Santini (lungo) - terzo
La Mont Blanc (lungo) - quarto
2014 La Mont Blanc (lungo) - quarto
GF della Coppa Piacentina DOP (lungo) - quinto
GF Stelvio Santini (lungo) - quinto
Sportful Dolomiti Race (medio) - quinto
2015 GF delle Alpi (lungo) - primo
GF Internazionale di Alassio - Sixs (unico) - quarto
Fabrizio Casartelli è ancora giovanissimo, visto che non ha ancora compiuto 28 anni. Eppure frequenta le granfondo ormai da tanti anni. E’ certo che quando il percorso è duro e presenta tanta salita, lui è uno dei protagonisti, anche se ha ottenuto vittorie e piazzamenti anche in gare non particolarmente adatte ad uno scalatore come lui. Domenica scorsa, 3 maggio, ha vinto però  la Granfondo delle Alpi proprio “da scalatore”, involandosi sulla salita finale che porta a Chiesa in Valmalenco.

Ciao Fabrizio, complimenti per la vittoria di domenica. Anche i tuoi avversari hanno riconosciuto che avevi davvero una marcia in più.

Cominciamo con la domanda di rito che serve a conoscerti meglio. Dove e quando sei nato? Dove vivi? Qual è il tuo titolo di studio e la tua attuale occupazione? Sei fidanzato?
Sono nato ad Erba il 19 agosto 1987 ed abito ad Alserio, in provincia di Como. Ho conseguito la laurea triennale in Informatica e lavoro come programmatore informatico. Da tre anni sono fidanzato con Ambra.

Come hai iniziato con il ciclismo? Cosa ha scatenato la tua passione per la bicicletta?
Ho iniziato fin da piccolo insieme al mio papà a fare dei giri in mountain bike. Poi, preso dall’entusiasmo che hanno scatenato in me le imprese di Marco Pantani, ho voluto provare la bici da corsa ed è stato un grande amore che tutt’oggi continua inalterato.

Hai praticato o pratichi anche altri sport a livello agonistico e non?
Ho giocato a basket, ma, da quando ho iniziato con la bici da corsa, ho messo da parte gli altri sport per dedicarmi al ciclismo.

Ci racconti la tua carriera nelle categorie giovanili? Quali sono i principali risultati che hai ottenuto?
In realtà non ho fatto la trafila delle categorie giovanili. Ho iniziato a correre facendo le granfondo, appena compiuti i 18 anni, per fare poi un’esperienza di due anni tra gli Under 23, nelle stagioni 2006 e 2007. E’ stata proprio la passione per il ciclismo e la voglia di mettermi alla prova che mi ha convinto a sfruttare la possibilità che mi ha dato un mio amico di far parte di una squadra, la SGM Michelin, che appunto disputava le gare dei dilettanti. E’ stato più un gioco più che una reale volontà di intraprendere una carriera nel mondo del ciclismo.

Hai mai pensato a ritornare a correre nelle categorie più importanti, magari con un tesserino da elite? Hai avuto l’idea di poter passare professionista? Hai qualche rimpianto relativamente al periodo passato tra i dilettanti?
Sinceramente il rammarico legato a quel periodo è quello di aver fatto le gare principalmente vicino a casa e poche gare in giro per l’Italia. Io amo la salita e le gare che ho fatto da dilettante erano principalmente in pianura. Non ho altri rimpianti, perché ho preferito pensare a costruirmi un futuro, continuando a studiare e cercando un lavoro stabile, invece che tentare una carriera professionistica, che vista la situazione attuale, è davvero molto incerta e può interrompersi repentinamente da un momento all’altro. Meglio lasciare la bici nella sfera del divertimento.

Sei uno di coloro che, con l’introduzione del regolamento della Five Stars League, non ha potuto prendere parte per alcuni anni alle prove che avevano costituito quel consorzio. Tra l’altro, se all'epoca fossero state in vigore le attuali regole federali, non avresti nemmeno potuto correre immediatamente le granfondo, appena finita la carriera tra gli Under 23. Cosa pensi di queste regole? Ritieni che sia giusto non consentire di correre tra gli amatori a chi ha corso nelle categorie importanti per un certo periodo con lo scopo di far perdere loro lo stato di forma? Non pensi che alla fine il motore di un ex pro o ex dilettante sia tale che non cambi molto anche dopo un periodo di stop?
Credo di essere stato uno di quelli che è stato maggiormente penalizzato dal regolamento della Five Stars League, che, ricordo, permetteva di prendere il via a quelle gare solo a chi aveva compiuto il venticinquesimo anno di età, se precedentemente aveva gareggiato tra i professionisti e i dilettanti.  In pratica per me, che ho smesso di correre tra i dilettanti all’età di 20 anni è stato come avere cinque anni di sospensione da quelle gare. Per fortuna almeno questa regola è stata in parte rivista.
Sinceramente non credo che questo regolamento porti nessun beneficio, in quanto le prestazioni di un atleta sono un fattore genetico, solo in parte legato alla tipologia di gare cui partecipa. E questo è confermato dalle classifiche attuali, dove gli ex pro continuano ad ottenere il maggior numero di vittorie. Io sarei per un regolamento come quello della mountain bike o delle maratone podistiche e delle gare di sci di fondo, in cui la partecipazione è aperta a tutti e chi ha un tesserino da professionista, élite o dilettante, o lo ha avuto nei precedenti due-tre anni, ha una sua categoria a parte. So benissimo che le mie possibilità di piazzamento in una gara di questo tipo sarebbero inferiori, ma, proprio perché ritengo il gareggiare in bici un bel gioco, mi piacerebbe confrontarmi con quelli che sono gli atleti più forti. Alla fine arrivare ventesimo, ma preceduto da diciannove corridori “veri”, è anche motivo di soddisfazione.

Vista la tua esperienza, cosa pensi del livello prestazionale delle granfondo in Italia? Qualcuno sostiene che chi primeggia nelle classifiche non è molto lontano dai dilettanti, mentre altri sostengono che il gap è comunque notevole.
Non c’è dubbio che il livello delle gare dei dilettanti sia superiore a quello delle granfondo.

Cosa rappresenta la bici per te? Andresti in bici anche senza gare?
Per me la bici è una grande passione ed un mezzo per mettere alla prova me stesso. Sicuramente, anche se non gareggiassi, andrei in bici. Mi piace tantissimo partire per lunghi giri con tanta salita e li farei sicuramente anche al di fuori di un piano di allenamento. Ecco, magari andrei più a sensazioni, senza pensare che quell’uscita è un allenamento e non farei i cosiddetti sacrifici che faccio per cercare di ottenere il meglio da me stesso, come andare a dormire presto, magari sacrificando qualche serata con gli amici, allenarmi con continuità e fare una certa attenzione a quello che mangio. Sono poi sacrifici relativi, perché nessuno me li impone, se non la mia passione per la bicicletta e sicuramente non mi pesano. Se smettessi di gareggiare poi, credo proverei altri sport come la corsa a piedi e lo sci alpinismo.

Quanto tempo dedichi settimanalmente all’allenamento? Come riesci ad organizzarti  con il lavoro? Segui dei programmi di allenamento specifici, utilizzando anche un misuratore di potenza? Curi anche l’alimentazione?
In genere mi alleno nella pausa pranzo del lavoro e quando le giornate si allungano e c’è l’ora legale riesco qualche volta ad allenarmi dopo il lavoro. In genere faccio una media di 15 ore di allenamento alla settimana, sei/sette ore infrasettimanali ed il resto nel weekend. Ovviamente, se gareggio, il computo delle ore è inferiore. Sono seguito da un allenatore, Simone Casonato, che mi fornisce delle tabelle di allenamento basate sull’utilizzo di un powermeter. In termini di alimentazione, più che seguire un vero e proprio programma alimentare, cerco di fare attenzione ad una alimentazione sana ed equilibrata, ma senza estremismi. Ti confesso che sono tre mesi che non salgo su una bilancia per sapere quanto peso.

Hai cambiato parecchi team in questi anni. C’è qualche motivo particolare, oppure è solamente un caso?
In realtà la scelta del team è più che altro legata alle amicizie del momento. Ho iniziato con il Rampi Club Brianza, perché avevo degli amici che erano tesserati in quella squadra. Dopo aver chiuso tra gli Under 23, mi sono tesserato con il Team Pianeta Bici, perché conoscevo altre persone che correvano lì. Sono passato al Team Carimate perché ho passato dei periodi di vacanza in estate  a Livigno, pedalando con degli amici che facevano parte di quel team. Alla fine della scorsa stagione, il Team Carimate ha deciso di non partecipare più alle granfondo e ho avuto l’occasione di passare all'Equipe Exploit.

Ci racconti come si è svolta la gara di domenica? Quando hai avuto la sicurezza di aver vinto? Hai voluto fare una dedica particolare, o sbaglio?
Domenica mi sentivo davvero in gran forma , e visto l’elenco dei partenti, ero convinto di poter fare un’ottima prestazione. Ho però temuto di non potermi giocare la vittoria, in quanto, nelle prime fasi di gara, è partita una fuga che è arrivata ad avere quattro minuti di vantaggio. Il nostro gruppetto non tirava sufficientemente all’inseguimento e così sulla penultima salita ho deciso di forzare per ridurre al minimo il vantaggio del fuggitivo. Ho preso poco vantaggio sul gruppetto in cui ero, ma sono riuscito nel mio intento. Nella discesa successiva siamo rimasti in tre. Sull’ultima salita ho attaccato e sono riuscito a staccare gli altri. E’ vero, ho dedicato la vittoria alla mia fidanzata, che per la prima volta quest’anno è venuta a vedermi in corsa. Gli amici mi hanno preso parecchio in giro per il gesto che ho fatto tagliando il traguardo. Volevo disegnare un cuore con le mani, ma non mi è venuto molto bene.


C’è una granfondo cui tieni particolarmente quest’anno?
La Sportful per me ha un fascino particolare. Tra l’impossibilità di partecipare per il regolamento ed alcune edizioni caratterizzate dal maltempo (lo scorso anno non me la sono sentita di sfidare il Manghen con la pioggia ed il freddo che avevo già patito sulla Cima Campo e ho fatto il percorso di mediofondo) non sono mai riuscito a fare la gara che mi piacerebbe. Ecco quest’anno tengo particolarmente alla gara di Feltre.

E il sogno nel cassetto, non in ambito ciclistico, quale sarebbe?
Mi piacerebbe crescere professionalmente sul lavoro, riuscendo però a mantenere un equilibrio che mi permetta di continuare a vivere la mia passione per la bici ed una corretta gestione delle vita familiare.

Grazie per il tempo che ci hai dedicato e in bocca al lupo per tutto!

(7 maggio 2015)

 

 

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