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Appunti di viaggio Granfondo   
Inserito il 06 maggio 2015 alle 18:02:09 da gazario. - Letto: (2457)

GF Bra-Bra Specialized per atleti veri: tanta fatica e grande soddisfazione!

La seconda prova di Coppa Piemonte conferma di essere una granfondo molto tecnica ed impegnativa, su un percorso che attraversa una delle zone più belle d’Italia, tanto da essere entrata a far parte del patrimonio dell’Unesco. Organizzazione come al solito di ottimo livello, che ha proposto qualche piccola modifica del tracciato per aumentare la sicurezza dei partecipanti.

 

 

 

 

(Testo di Gianandrea Azario, foto di Acmediapress)

 

Ma quanto doveva essere duro il percorso della prima edizione del 1992? Questa è la domanda che mi sono fatto appena tagliato il traguardo della Granfondo Bra-Bra Specialized, dopo aver portato a termine 151 chilometri con circa 2.450 metri di dislivello. E’ il secondo anno consecutivo che prendo parte al percorso lungo di questa manifestazione e ho avuto la conferma che i valori di distanza e dislivello non rappresentano sufficientemente quanto sia impegnativa questa gara. Si svolge infatti su un tracciato davvero tecnico, che mette insieme ascese di varia tipologia e lunghezza, strappi molto ripidi, tratti vallonati in cui spingere a tutta e discese difficili. Insomma una granfondo per atleti completi. E se tanta è la fatica per tagliare questo traguardo, sicuramente la prima edizione del  1992, che misurava 212 chilometri, non doveva avere nulla da invidiare alla blasonata Nove Colli, anzi. Non dimentichiamo infatti che tutto si svolge nello spettacolare scenario delle Langhe e del Roero, zone che dal 2014 sono entrate a far parte della World Heritage List dell’Unesco, il patrimonio artistico ed ambientale dell’umanità. Quindi, anche per chi preferisce prendersela un po’ più comoda e guardarsi attorno mentre pedala, c’è sicuramente l’occasione di passare delle ore piacevoli.

La manifestazione quest’anno ha offerto diversi spunti a chi avesse avuto intenzione di utilizzare il ponte del 1 maggio per una vacanza in una zona così bella. Infatti il venerdì, grazie alla disponibilità di Specialized, dallo scorso anno title sponsor della manifestazione, era stato predisposto un bike test day con la possibilità di provare l’intera gamma di prodotti del famoso marchio americano. Il sabato poi, spazio alle famiglie e ai più piccoli, con la Family Bike del mattino, alla quale hanno preso parte un centinaio di persone, per una pedalata di una decina di chilometri, e la Bra-Bra Baby del pomeriggio (anche qui circa cento i bambini con meno di 11 anni che hanno preso il via), con l’introduzione sul tema “Sicurezza in bici”, dove la Polizia Municipale ha descritto le principali norme del codice stradale che riguardano la bicicletta e Specialized ha illustrato quali caschi, scarpette, luci e giubbotti è meglio utilizzare per migliorare la visibilità.

Bra si trova a poco più di un’ora di auto da casa mia. La raggiungo quindi solo nella mattinata di domenica, perdendomi gli eventi dei giorni precedenti, ma, come si suol dire, tutto non si può avere. Sinceramente a me piace trascorrere la vigilia delle gare a casa, dormire nel mio letto, svegliarmi ad un orario normale e recarmi con relativa calma alla partenza, quando il via viene dato, come in questo caso, alle 10 del mattino. Tutto questo è un plus che apprezzo particolarmente delle prove di Coppa Piemonte, di cui la Bra-Bra è la seconda prova in calendario.

Arrivo in città un paio di ore prima del via e trovo parcheggio esattamente dove avevo posteggiato lo scorso anno, tanto che un amico scherzosamente mi ha chiesto se avessi fatto la prenotazione in anticipo. Il ritiro del pacco gara è leggermente più lungo del solito, perché giustamente i giudici hanno richiesto di controllare i tesserini di molti come me, che hanno sottoscritto l’abbonamento di Coppa Piemonte già nello scorso mese di novembre e che in quel momento erano ancora sprovvisti di tesseramento valido per la stagione in corso. In ogni caso la coda per l’attesa è piuttosto breve. Un breve saluto al patron del circuito, Renato Angioi, e via all’auto per prepararmi. Il cielo è coperto, ma le previsioni non promettono pioggia, per cui, vista anche la temperatura, che direi ideale per fare una granfondo, solo un po’ afosa, opto per la divisa estiva. Una mezz’oretta di riscaldamento in compagnia ed eccomi pronto a schierarmi al via, quando mancano circa 30 minuti alla partenza e la prima griglia è già parecchio affollata. Il controllo degli accessi è piuttosto attento e chi prova ad entrare o entra, dove non dovrebbe, viene invitato a raggiungere la posizione di partenza che gli è stata assegnata. Da sottolineare che la location di partenza e arrivo è una novità dell’edizione di quest’anno: è posta sul viale adiacente il Movicentro, fulcro dell’intera manifestazione. L’altra novità riguarda il percorso lungo, che è stato ritoccato in qualche punto per evitare le strade che potrebbero essere pericolose per i partecipanti, per via del fondo stradale particolarmente rovinato, ma che non cambia la sostanza della gara ed i suoi passaggi ormai divenuti tradizionali.

L’attesa del via passa rapidamente, tra chiacchiere con i compagni di squadra e alle 10 in punto si parte. Nelle prime fasi la velocità è controllata proprio per evitare che la prima discesa, posta a meno di 4 chilometri dalla partenza, con il fondo stradale sconnesso, possa essere percorsa a velocità troppo sostenute, ma si fila via piuttosto velocemente. Poco più di 10 minuti di gara e si arriva ai piedi della prima salita della Morra. E’ un’ascesa pedalabile, che può essere scalata senza togliere la corona grande, soprattutto perché si affronta davvero a tutta. L’unico inconveniente è quello di essere su strada stretta, per cui chi rimane indietro ha notevoli difficoltà a superare e questo fa sì che si crei subito una prima selezione tra i gruppi.  Arrivati in cima la prima novità del tracciato: si svolta subito a sinistra, percorrendo in discesa quella che sarà l’ultima salita del percorso corto. 

Velocemente raggiungiamo la salita di Monforte d’Alba, che al contrario della Morra, presenta alcuni tratti, soprattutto nella fase iniziali, piuttosto ripidi. Raggiunta la vetta, non si scende immediatamente, ma si continua per un tratto di saliscendi, alcuni dei quali davvero tosti. La discesa successiva è molto tecnica, su strada stretta, con pendenze davvero ripide e curve che chiudono rapidamente. Occorre fare attenzione, come raccomandato da alcuni cartelli posti dall’organizzazione e da alcuni addetti che segnalano i punti più pericolosi. Arrivati in fondo c’è poco tempo per rifiatare e si risale quasi immediatamente verso Bossolasco, percorrendo l’ascesa più lunga di giornata. Complessivamente sono poco meno di 10 chilometri, con pendenze mai troppo impegnative, anzi con qualche tratto di falsopiano, ma che richiedono almeno 25 minuti di impegno costante. Giunti all’ingresso del paese, l’umidità è davvero elevata, tanto da manifestarsi in una leggera foschia.

Qui c’è la seconda grossa novità del percorso lungo: non si procede dritti, attraversando il paese, ma si svolta a sinistra, insieme ai concorrenti del percorso medio per andare ad affrontare prima un tratto di falsopiano a scendere e poi una discesa molto tecnica e veloce. Arrivati in fondo alla discesa ci aspetta una breve salita di due chilometri e mezzo, con un paio di strappi veramente probanti e la fatica comincia ad affiorare nelle gambe. Mi guardo intorno e vedo nuvoloni neri un po’ dappertutto, comincio a pensare che le previsioni siano errate e da lì a poco possa cominciare a venir giù un bel temporale, cosa che per fortuna non avverrà.

Ci ricongiungiamo al percorso classico, che, dopo un bel tratto di discesa veloce su strada piuttosto ampia, presenta quella che è la salita più dura della giornata: Camo. Non è un’ascesa molto lunga, sono solamente tre chilometri e mezzo, ma la pendenza media è del 8,5% e in alcuni tratti si supera abbondantemente il 10%. Terminata la salita mancheranno ancora più di 60 chilometri al traguardo. Meglio quindi evitare colpi di testa e rimanere in gruppo per spartirsi la fatica nell’ultima parte di gara. Il passo su questa salita è quindi sostenuto, ma difficilmente nei vari gruppi c’è qualcuno che cerca di evadere solitario.

Nella parte di tracciato che rimane da qui al traguardo i metri di dislivello da superare sono meno di 800, ma sono distribuiti in una serie di salitelle, falsopiani e strappi duri che fanno sì che non si riesca a rilassare un attimo la muscolatura. La mazzata definitiva viene data dalla salita di Monteu Roero, affrontata da un versante differente rispetto al passato. Ci si arriva attraverso una stradina stretta immersa nella campagna. Davanti agli occhi improvvisamente si presenta un vero e proprio muro, con pendenze che sfiorano il 20%. Le gambe a questo punto chiedono pietà, ma ovviamente l’agonismo prevale ed è battaglia fino in fondo, anche perché, da qui in poi, mancano soltanto 20 chilometri al traguardo. Ancora qualche breve risalita e finalmente siamo alle porte di Bra. Qualche scaramuccia sul tratto finale per chi vuole anticipare la volata ed ecco la linea del traguardo che avevamo lasciato qualche ora prima.

Passata la linea ci sono molti visi stanchi, la fatica è stata tanta e tutti parlano di quanto sia impegnativo questo tracciato. Comunque, a parte le normali recriminazioni per aver ottenuto magari un risultato inferiore alle aspettative o ad alcune considerazioni su che cosa si sarebbe potuto fare meglio, la maggior parte dei concorrenti è soddisfatta, proprio perché sa di aver preso parte ad una manifestazione di quelle che valgono la pena.

Faccio un giretto di defaticamento in compagnia di alcuni amici, poi via alle docce (non particolarmente calde, ma di temperatura accettabile) e al pasta party, che replica lo stesso menu dello scorso anno (un abbondante piatto di pasta, un pezzo della famosa Salsiccia di Bra, del formaggio, una fetta di torta di mele e una mela, con birra e Coca Cola a piacere come bevande). Le premiazioni, che confermano la tradizione del calice di vino offerto a chi sale sul podio, chiudono una giornata in cui confesso di essermi divertito ad una manifestazione che ha davvero molti lati positivi. Con alcuni ci si dà appuntamento già domenica prossima per la new entry fuori regione della Coppa Piemonte, la Felice Gimondi. Con gli altri ci si rivedrà tutti a Mondovì il 31 maggio, per il Giro delle Valli Monregalesi, dove gli organizzatori hanno promesso di fare di tutto per riproporre il Colle del Prel, a costo di andarlo a pulire personalmente.

La cronaca della gara è disponibile qui.

Le classifiche sono consultabili sul sito MySDAM.

(6 maggio 2015)

 

 

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