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Appunti di viaggio Granfondo   
Inserito il 30 aprile 2015 alle 18:05:40 da Luca Bortolami. - Letto: (2195)

GF Fi'zi:k Città di Marostica: la riuscita promozione di un marchio e del territorio

La granfondo vicentina non è solo l'occasione per pedalare su un percorso duro, soprattutto per il mese di aprile, ma anche l'opportunità per scoprire una parte del territorio italiano tra le più affascinanti, dove l'ospitalità degli abitanti fa sentire gli ospiti come a casa propria. Un'organizzazione quasi impeccabile, con grande attenzione alla sicurezza dei partecipanti.

 

 

 

 

(Testo di Luca Bortolami, foto di Newspower.it)

 

Il fenomeno delle granfondo che legano il loro nome ad un marchio prestigioso non è una cosa nuova, ma è sicuramente diventato più consistente negli ultimi anni. Allo stesso tempo, nei miei ormai oltre 10 anni di competizioni amatoriali, ho avuto occasione di visitare località molto interessanti ed accoglienti, che magari difficilmente sarebbero rientrate nei miei piani di viaggio, senza l'occasione di partecipare ad un evento ciclistico agonistico. Devo dire che accolgo molto positivamente tutti e due questi fenomeni, il primo perché la presenza di un marchio prestigioso è molto spesso garanzia di un’ottima organizzazione ed il secondo perché è spesso negli angoli d’Italia più inaspettati, almeno per me, che trovo l'ospitalità migliore e mi sento più benvenuto.

La Granfondo FI'ZI:K Città di Marostica rappresenta a mio parere un ottimo esempio di tutto ciò. Marostica è una cittadina bellissima, che non avevo mai avuto occasione di visitare in passato, e i Marosticensi sono veramente calorosi e pronti a fare sentire l'ospite molto ben accolto. Il marchio FI'ZI:K, con le sue linee molto minimaliste e la cromia nera che lo contraddistingue, si sposa molto bene con una piazza cosi piena di fascino e storia come quella di Marostica.

Arrivo a Marostica il sabato all'ora di pranzo, e, usando come guida uno dei tanti siti che ormai consentono anche a chi arriva da fuori di andare a mangiare nei posti migliori, mi reco in una famosa osteria che però già alle 12:15 risulta piena. Poco male, prenoto per le 18:00 per una cena ad orari poco italiani. Vedo già però gli stessi modi squisiti che avevo trovato prenotando la camera in albergo, con l'oste che sembra sinceramente dispiaciuto per non potermi ospitare e che non si meraviglia affatto di fronte ad una prenotazione per una cena alle 18:00.  Come detto, anche gli addetti dell'albergo a suo tempo si erano rivelati molto cortesi e attenti ai miei bisogni di ciclista, concedendomi di portare la bici in camera ed offrendomi la colazione ad orario anticipato. Prima di recarmi in albergo però vado in una rosticceria, sempre segnalata su internet, dove il cibo ed il servizio si rivelano ottimi ed i prezzi contenuti. Mi fermo anche a parlare dei piatti che mi avevano servito (soprattutto una squisita tagliata di faraona) e comincio davvero a sentirmi a casa.

Alle 15:30, dopo essermi sistemato in hotel, rivelatosi in linea con le mie aspettative, vado a prendere il dorsale e il pacco gara all'interno del Castello Inferiore, che si affaccia sulla centrale Piazza Castello. Le operazioni sono veloci, rallentate solamente dai piacevoli incontri con tanti amici e conoscenti. C'è un po’ di fila per ritirare il pacco gara, ma mi viene offerto, come a tutti, un bicchiere di Prosecco, che ovviamente non rifiuto. Infatti la bellezza di fare ogni tanto delle granfondo con intento non puramente agonistico è che ci si possono permettere degli "sgarri”, che altrimenti sarebbero proibiti. E' un’esperienza che consiglio a tutti di provare, soprattutto in posti cosi ricchi di buon vino e ottimo cibo. Dopo un veloce gelatino in piazza, vado in hotel a rilassarmi e alle 18:00 in punto mi presento in osteria. Si preoccupano subito di farmi sapere che, per alcuni piatti della lista, ci sarebbero voluti alcuni minuti, mentre la cucina si avviava, ma non dispero, accompagnato anche qui da un buon bicchiere di vino. Gusto una ottima cena, dove tutto è buono, ma il baccalà mantecato è veramente superlativo. Alla fine della cena scambio più di una chiacchiera con l'oste, che si premura anche di presentarmi ai clienti affezionati: esco verso le 19:00, che ormai non solo mi sento benvenuto, ma mi sembra quasi di essere diventato un marosticense a tutti gli effetti.

Vado a dormire come sempre prestino, la notte passa veloce e mi ritrovo in piazza verso le 7:30, mezz'ora prima che aprano le griglie. Nessun problema, si trova sempre qualcuno con cui parlare, e quando poi, puntuali alle 8:00, le griglie sono pronte e ce ne viene dato accesso, incomincia anche un intrattenimento audio e video, grazie al megaschermo e a un drone, che ci dona delle immagini emozionanti della piazza piena di ciclisti. I temi principali sono ovviamente due (FI'ZI:K e la Città di Marostica), ma vengono anche intervistati parecchi personaggi conosciuti, sportivi o meno, e il tempo scorre molto velocemente.

Arrivano anche i figuranti in costume della famosa partita di scacchi viventi, che si tiene ogni due anni nella piazza principale, ed il Sindaco si accinge a dare il via alla fine di un interessante countdown che viene visualizzato sullo schermo gigante. La partenza è molto scenografica, sotto una pioggia di frammenti di carta colorata che vengono sparati in aria, mentre si esce da una delle porte della cinta muraria, dove erano stati piazzati dei fumogeni.

Mi permetto però rispettosamente di fare notare che, al di là della indubbia spettacolarità, la carta svolazzante ha una malsana tendenza ad entrare nella delicata trasmissione delle nostre biciclette, e fare passare oltre 2.000 ciclisti attraverso uno stretto pertugio dove la visibilità viene resa molto limitata da dei fumogeni non è esattamente la cosa più sicura al mondo. Come detto, capisco le buonissime intenzioni e riconosco la spettacolarità della cosa, credo solo che in futuro le modalità di questa parte finale delle operazioni di partenza vadano leggermente riviste nel segno della sicurezza.

Ma veniamo alla gara: si vedeva già sull'altimetria che i percorsi non sarebbero stati facili. Qui la salita è quella vera, con ascese da oltre mille metri di dislivello (una sul percorso medio e due su quello lungo), per un totale che supera rispettivamente i 2.000 e i 3.000 metri sui due tracciati. Si comincia subito a salire, come piace a me, consentendo al gruppo di sgranarsi all'insegna della sicurezza. Quest'ultima si rivelerà sempre molto ben tutelata, soprattutto nei tratti di strada condivisi dai tre percorsi (c'è anche un corto decisamente più abbordabile), e presenterà alcune piccole sbavature e difficoltà di navigazione solo nell’ultima discesa del percorso lungo, prima che questo si ricolleghi sulla parte finale del percorso medio a poco più di 20 chilometri dall'arrivo. Dopo 30 minuti siamo già a 400 metri di dislivello accumulato, e a seguire incomincia una parte di pianura/falsopiano di oltre 20 chilometri dove, comodo comodo nella pancia di un bel gruppone, godo di bellissimi paesaggi, circondato dal verde delle montagne che si innalzano verso l'altopiano di Asiago. Devo dire che la montagna, e la natura in generale, in Veneto sono spettacolari: d'altronde questa è di gran lunga la regione italiana che genera il maggiore afflusso di turisti e le sue bellezze (oltre che l'ospitalità di cui ho già parlato) lo meritano ampiamente.

Dopo questo idillico intervallo incomincia la prima vera salita: la Verenetta. Lo scenario continua ad essere molto affascinante ma la durezza e la lunghezza della salita non consentono di goderne del tutto. Dopo un breve tratto meno duro, gli ultimi 6 chilometri sono tutti con pendenze intorno al 10% e ci portano a quasi 1.500 metri di altitudine: uno spettacolo!

Siamo a fine aprile e stiamo già facendo una granfondo che, come durezza, è degna di quelle che arriveranno a inizio giugno. Allo scollinamento non è nemmeno troppo freddo, ci sono 8 gradi, e dopo un pezzo di discesa velocissima, mi trovo a visitare per la prima volta anche l'altopiano di Asiago. Qui si riesce a riposare un poco e a vedere qualcosa dei luoghi che ci circondano, nei quali sicuramente ritornerò. E’ ora di  prepararsi alla discesa che porterà i più all'arrivo e che si rivelerà tecnicamente e fisicamente impegnativa. Come già detto, in questa fase della gara la sicurezza del percorso è molto ben garantita e, pur essendo a traffico aperto e in un gruppo abbastanza grande, mi sento sempre ben protetto. Forse gli unici veri pericoli arrivano più dai miei compagni di viaggio, non sempre ligi nell'osservare le indicazioni degli addetti al tracciato, che dal percorso stesso.

Dopo poco più di 100 chilometri dalla partenza, i destini del gruppo si dividono, tra quelli della maggioranza, che si appresta ad entrare a Marostica intorno all'ora di pranzo, e la minoranza, che invece decide di svoltare a destra e fare altri 60 chilometri e 1.500 metri di dislivello. E’ opportuno evidenziare che qui il percorso lungo è chiaramente indirizzato a ciclisti con un livello prestativo relativamente alto: il bivio tra i due percorsi è posto dopo oltre 100 chilometri, con 2.000 metri di dislivello, e chiude dopo 4 ore di gara e il tempo limite ufficiale per completare il percorso lungo è di 7 ore, meno di due ore superiore al tempo che impiegherà il vincitore a concludere la sua prova. Quindi, visto in quale periodo dell'anno ci troviamo, questo è anche uno dei primi percorsi veramente duri della stagione (alla fine 169 chilometri per 3.600 metri di dislivello in sole 4 salite) e solo i più allenati possono finirlo con relativa serenità.

Dopo il bivio tra il lungo ed il medio, ripetiamo la salita di Salcedo (la prima della giornata) e andiamo a fare l'ascesa di Monte Corno, che con i suoi 16 chilometri e 1.100 metri di dislivello non è certo banale. Passiamo repentinamente dall'avere caldo ai 6 gradi, con una leggerissima pioggerellina, che ci accolgono in cima. La salita come scenario non è dissimile da quello di Verenetta, cosi come la lunghezza e la durezza. In cima la stanchezza è tanta e il freddo, insieme ad un cartello mal posizionato (indicava 16 chilometri alla fine della salita quando in realtà ne mancavano 10), fanno desiderare l'arrivo. Un amico ed io siamo rimasti soli in cima e incominciamo a percorrere la discesa umida e abbastanza rovinata, fatichiamo un poco a trovare la strada in un paio di occasioni. Incomincia a piovere seriamente proprio quando torniamo sulle strade già percorse precedentemente, scendendo dalla Verenetta, in avvicinamento a Marostica. Proseguiamo con prudenza, cercando di non rovinare con una caduta una giornata di bellissimo ciclismo agonistico. Passo con gioia il cartello dei 5 chilometri all'arrivo e con ancora più entusiasmo quello dell'arrivo stesso. A questo punto corro subito alla macchina sotto una pioggia ormai abbastanza insistente e, senza nemmeno potere fermarmi al pasta party, sebbene fosse ben posizionato sotto un grande tendone, mi incammino sulla strada di casa.

Sono stato davvero contento di avere partecipato a questa granfondo. Dell’accoglienza della gente e bellezza dei posti ho già detto molto, ma non credo abbastanza per indicare quanto mi abbiano impressionato. L’organizzazione è stata nell'insieme di ottimo livello e, a parte alcuni piccoli problemi di presidio di una parte limitata del percorso, molto attenta alla sicurezza. Spero vivamente di riuscire a tornare, in nome di tutte le belle emozioni che mi sono state regalate in poco più di 24 ore di vita marosticense. 

Questo l'articolo che racconta la cronaca della gara.

Le classifiche complete sono  consultabili sul sito MySDAM.

(30 aprile 2015)

 

 

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