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Appunti di viaggio Granfondo   
Inserito il 29 aprile 2015 alle 11:57:03 da Michele Bazzani. - Letto: (2304)

GF Giro dei 3 Laghi....anche se i laghi sono quattro

Un tracciato impegnativo, ma suggestivo, una giornata nuvolosa e umida, ma senza pioggia hanno accolto i partecipanti. Spettacolari i passaggi sul Lago di Garda e sul Lago d'Idro.

 

 

 

 

(Testo di Michele Bazzani, foto di Play Full)

 

“Guarda che i laghi sono quattro! Se fai il lungo, vedrai un quarto laghetto che nessuno considera…” così mi annuncia Enrico, fresco della prova percorso effettuata nella mattinata. E’ sabato pomeriggio e l’atmosfera attorno al Palazzo Comunale di Prevalle è già elettrica, mentre fervono i  preparativi per mettere a punto gli ultimi dettagli per l’organizzazione della Granfondo Giro dei 3 Laghi, manifestazione giunta alla sua quattordicesima edizione.

Erano tanti anni che sognavo di prender parte a questa gara, ma, per un motivo o per un altro, avevo sempre rinunciato. Tanti ciclisti della zona mi avevano descritto la bellezza del percorso. E poi il Lago di Garda e i suoi dintorni esercitano su di me sempre un certo fascino. Quest’anno finalmente si è presentata l’occasione, che ho deciso di cogliere al volo, organizzando una trasferta assieme ad altri amici ciclisti.

Siamo alloggiati a Vallio Terme, a pochi chilometri dal ritrovo di partenza e arriviamo giusto in tempo per il pranzo. L’idea sarebbe di fare una prima pedalata per prendere confidenza con le strade e sgranchire le gambe dopo il viaggio, ma ci lasciamo attrarre dalla scoperta dei sapori locali: la “sgambatella” può  attendere.

Come al solito, al raduno di partenza si parla delle previsioni meteo, che per tutta la settimana hanno annunciato che anche questa edizione sarebbe stata bagnata, come le tre precedenti. Personalmente non mi faccio molto condizionare dalle previsioni, che controllo solo il giorno prima per decidere l’abbigliamento tecnico da usare in gara, ma, come tutti, gradirei una bella giornata di sole per godere a pieno dei luoghi attraversati.



Il mattino di domenica si presenta grigio, ma asciutto, e la temperatura piuttosto tiepida. Opto quindi per l’ottimismo e lascio in camera i capi tecnici antipioggia. Con l’amico Alessandro pedaliamo i dieci chilometri che ci separano dalla griglia di partenza più rapidamente di quanto voluto, perché si sta facendo tardi. Giunti a Prevalle, ci stupiamo di trovare le griglie ancora relativamente vuote; è veramente strano poiché mancano poco più di venti minuti al via. Scopriremo poi che la fase del ritiro pacco gara si è rilevata più lenta del previsto, al punto tale da costringere gli organizzatori a ritardare la partenza di cinque minuti. Poco male, il tempo vola e la tensione sale: l’amica Eleonora è in ansia per l’imminente partenza che si annuncia frenetica e cerco di tranquillizzarla per quanto possibile. Poi il via.

L’uscita da Prevalle è ancora tranquilla, ma, giunti sul largo stradone che porta verso Gavardo e Salò, la corsa esplode in tutto il suo fragore. Ancora una volta mi lascio prendere dalla mia voglia di dare battaglia e provo uno scatto, prima di rientrare nei ranghi, dove mi collocano le mie gambe già gonfie per lo sforzo. Arriviamo sul Lago di Garda a velocità folli, che ci impediscono di concentrarsi sulle bellezze della sponda bresciana che iniziamo a percorrere. Toscolano Maderno, con il suo porticciolo, appare come sempre meraviglioso dietro una curva, anche se l’umidità del mattino porta con sé una leggera foschia.

Una terribile caduta in prossimità di uno spartitraffico mi riporta alla realtà: nel superare il groviglio di bici, scorgo un partecipante che si tiene il braccio preoccupato, poco più avanti vedo Sabrina – una delle favorite della gara femminile – cambiare la ruota danneggiata con l’aiuto di un compagno di squadra. La frustata arriva inevitabile, come sempre dopo un rallentamento, e porta con sé una frattura del gruppo in più tronconi, oltre che qualche tossina di troppo nelle gambe.


Quando iniziamo la salita verso Navazzo, che si annuncia con una curva secca verso sinistra, il mio contachilometri segna una media prossima ai 46 km/h. Ma ora inizia la corsa vera quella che prevede di andare forte in salita. “E in salita qui vanno forte!” penso, mentre vedo diversi ciclisti aggredire le pendenze, come se fosse l’ultimo chilometro di gara. Per fortuna la salita è lunga e anch’io riesco a ritrovare il mio ritmo. Il Lago di Garda si abbassa sotto il nostro sguardo, mentre la strada si arrampica a tornanti sulla montagna che sovrasta la sponda bresciana. Comincio a sudare copiosamente per lo sforzo e l’umidità e comincio a spogliarmi di tutti gli indumenti inutili.

Dopo sette chilometri la salita concede una tregua ed entriamo in una stretta valle ombreggiata: il lago di Valvestino si presenta poco dopo ai nostri occhi con le sue acque verde scuro, che s’incuneano nelle varie vallette che lo circondano, a formare alcuni piccoli fiordi. Adesso la strada corre sinuosa sul fianco del lago, con tantissime curve e altrettanti rilanci che affaticano ancor più i muscoli desiderosi di riposo. Oggi non c’è proprio tregua, anche perché, come lasciamo Valvestino e il suo canyon, iniziamo a salire nuovamente verso la seconda salita di giornata, che ancora in sette chilometri porta a Capovalle e al Valico di San Rocco. Le pendenze sono ancora più severe e la selezione diventa micidiale. Io salgo del mio passo scoprendo migliori sensazioni via via che la salita avanza.

La picchiata verso Idro è ripida e velocissima, anche se occorre fare attenzione alle staccate in prossimità dei tornanti. Io ne faccio anche troppa e, come sempre, perdo il mio gruppo. Intanto il Lago d’Idro sbuca sulla nostra destra, mentre molto rapidamente scendiamo alla sua quota. Da qui mancano pochi chilometri di valle alla biforcazione dei percorsi e decido di attendere il gruppo successivo mangiando e cercando di recuperare le forze. Per un momento mi sfiora l’idea di girare per il percorso corto, ma poi mi faccio coraggio. I numerosi cartelli indicatori suonano quasi come un countdown per il supplizio supplementare ma oramai sono deciso e svolto verso destra … alla ricerca del quarto lago…

La salita verso Pertica Alta è lunghissima, ma per fortuna le pendenze più forti sono nella prima parte per poi diminuire fino a un lungo falsopiano finale. Come inizia la salita rimango nuovamente solo. Salgo bene, anche se capisco che è il momento di gestire al meglio le forze residue. Gli altri ciclisti sono tutti sparsi per la strada, ognuno con la sua storia e la sua fatica. Ne recupero qualcuno, giusto per darmi morale. In cima cerco con lo sguardo l’annunciato lago: non lo vedo, credo per la mia scarsa lucidità. In realtà non vedo nemmeno la tanto agognata discesa che è continuamente interrotta da strappi e dossi, che ogni volta sono una dura coltellata. La strada nel frattempo è diventata molto stretta e scende, entrando in una valle boscosa. Il mio sguardo è attratto da un’indicazione che segnala il lago di Bongi: eccolo finalmente il quarto lago, che si presenta come un grazioso specchio d’acqua, nascosto timidamente tra le fronde!

Lo scenario è bellissimo, mentre risaliamo (ancora!), percorrendo una stradina scavata nella scura roccia che ci sovrasta sul fianco destro. Spunta anche qualche gradito raggio di sole. Poi finalmente la discesa, quella vera, che ci riporta verso valle. L’arrivo di un gruppo numeroso mi ricorda che si sarebbe ancora in gara. In quel momento scopro di avere fame, anche se è troppo tardi per mangiare cibi solidi: mi accontento di un gel di carboidrati e mi preparo al finale che si annuncia comunque impegnativo. Le salite di Preseglie e di Colle S. Eusebio non presentano pendenze impossibili ma si fanno comunque sentire, soprattutto se si ha la gamba stanca. Non è il mio caso, salgo bene e l’umore è alto, percependo la prossima fine delle fatiche. La tortuosa discesa ci porta verso Vallio Terme, dove troviamo l’asfalto bagnato. C’è da fare attenzione ma oramai i luoghi sono familiari per averli percorsi al mattino.

Voliamo letteralmente gli ultimi chilometri pianeggianti e ci lanciamo sul traguardo, dove mi defilo evitando una volata inutile e pericolosa per le molte svolte che presenta l’ultimo chilometro e facendo i complimenti a Sabrina, rientrata sul nostro gruppo dopo un lungo inseguimento, che taglia il traguardo a braccia alzate come vincitrice della gara femminile.

Rientro rapidamente alla base, per farmi la doccia desideroso di vivere al meglio il dopogara. Qui Eleonora non ha più la tensione sul volto, ma un largo sorriso per il buon piazzamento fatto e la bella giornata di sport vissuta nelle valli bresciane.

Anche Alberto sorride con i suoi compagni di squadra, felici per aver concluso brillantemente e in compagnia un percorso lungo, dimostratosi assai impegnativo. Le ricche premiazioni sono per pochi, ma la gioia e la soddisfazione ci sono per tutti. Anche per noi che torniamo verso casa con un bel ricordo di un’esperienza positiva da ripetere e di luoghi attraversati da tornare a visitare. Magari con più calma…

Questo l'articolo che racconta la cronaca della gara.

La photogallery completa della manifestazione è disponibile a questo link.

Le classifiche complete sono  consultabili sul sito MySDAM.

(28 aprile 2015)

 

 

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