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Appunti di viaggio Granfondo   
Inserito il 21 aprile 2015 alle 12:06:16 da Michele Bazzani. - Letto: (3257)

GF Firenze De Rosa: spettacolo, fatica e divertimento

Giunta alla sua terza edizione, la manifestazione nata per celebrare i Mondiali di Ciclismo del 2013 ha avuto un vero e proprio boom di iscritti che la pone di diritto tra le prime dieci manifestazioni italiane. Un percorso duro e spettacolare ha accolto oltre 3.400 iscritti. Un giornata fredda e ventosa ha reso la gara ancora più faticosa, ma non ha tolto il sorriso a tutti coloro che hanno tagliato il traguardo sul durissimo muro di Via Salviati.

 

 

 

 

(Testo di Michele Bazzani, foto di Play Full)

 

Per la città di Firenze questo è un anno speciale. Ricorre infatti il 150° anniversario di quando è stata Capitale d’Italia. Per festeggiare la ricorrenza straordinaria è stato approntato un fitto calendario di grandi eventi, come si conviene per una vera Capitale. E la Granfondo Firenze De Rosa, giunta alla sua terza edizione, rientra a pieno titolo in questo programma.

Ricordo ancora con affetto quella prima edizione, nata sull’entusiasmo dell’assegnazione dei Mondiali di Ciclismo (che si sarebbero tenuti qualche mese dopo) e svolta ai primi di marzo del 2013, in una fredda e soleggiata mattinata di fine inverno. Allora, dopo un largo giro nel Chianti, si tornò a Firenze per percorrere un giro del circuito mondiale, di cui quella manifestazione costituì una vera e propria anteprima. Dalla seconda edizione, l’organizzazione ha puntato sul Mugello e le sue strade, pur mantenendo il contatto con l’evento mondiale, del quale percorre i momenti più significativi: la salita di Fiesole, presentata in avvio, e il terribile muro di via Salviati dove si concludono le fatiche dei partecipanti.

Quest’anno ci sono anche alcune novità. La Granfondo Firenze De Rosa entra a far parte di circuiti regionali di spessore come il Giro del Granducato di Toscana e il Brevetto dell’Appennino, e soprattutto del Giro delle Capitali, il nuovo circuito che riunisce le granfondo che si svolgono nelle città che sono state Capitali d’Italia: Firenze, Torino e Roma. Ed è proprio in questo proliferare di eventi cicloamatoriali nelle grandi città che va cercato l’importante messaggio orientato a promuovere la diffusione e il miglioramento della mobilità ciclabile, affinché le nostre città siano ancor più vivibili, a misura d’uomo.

La mia granfondo inizia già nel pomeriggio di venerdì. Il Parco delle Cascine, dove è localizzata tutta la logistica, dista poche centinaia di metri dal luogo dove lavoro, quindi mi bastano pochi minuti per raggiungerlo. E subito scopro che ancor più quest’anno si sono fatte le cose sul serio e che la granfondo assume sempre più la dimensione del grande evento. Quasi tutto il viale Abramo Lincoln, che costeggia l’Arno, è occupato dagli stand del villaggio di partenza e del Florence Bike Festival, l’evento di contorno che cresce di anno in anno. Incontro e saluto gli organizzatori, dai quali apprendo che, a causa della localizzazione delle giostre in fondo al viale (che non si è potuta evitare), la partenza avverrà ancora dal Viale degli Olmi.

Questo comporta una riduzione dei parcheggi e delle vie di accesso alle Cascine, ma soprattutto una maggiore difficoltà nella fase iniziale, dovendo percorrere una stretta doppia essa all’uscita del parco. E’ veramente difficile organizzare un evento di questa portata in una città come Firenze, dove, dietro ogni angolo, è sempre in agguato un imprevisto. Abbandono questo piccolo rammarico e vado a ritirare i pacchi gara, con una zona di distribuzione ben organizzata ed efficace, anche se ancora non è arrivata la massa dei partecipanti. Saluto i tanti ciclisti che incontro, in buona parte amici e compagni di pedalate, come il simpatico Paolo, cha ha in mano le dodici buste del Team Bike Racing di Certaldo, entusiasta per l’esperienza che lui e il suo gruppo stanno vivendo quest’anno alle granfondo. Il ciclismo è uno sport bellissimo, ma, se vissuto in amicizia e condivisione, diventa ancora più esaltante. E’ lo stesso entusiasmo che vivono Franco e gli amici della Polisportiva Tavarnelle, che hanno ancora negli occhi le emozioni del recente Giro delle Fiandre Amatori vissuto da protagonisti.

La mattina del sabato si presenta piovosa e danneggia un po’ il programma del Florence Bike Festival, che riprende a pieno ritmo nel pomeriggio, quando spunta anche un tiepido sole. La voglia di salutare altri amici è tanta e tale che ritorno al villaggio, pur avendo sbrigato già tutte le formalità. L’atmosfera è veramente di festa, gli stand pullulano di appassionati e negli occhi dei ciclisti si legge la voglia di essere già in griglia di partenza: lo è per Alessandro, che riprende le corse in bici con poco allenamento dopo una stagione invernale passata sugli sci, per Giulia, triatleta che vive questa gara come preparazione al suo Ironman di ottobre, e per Stefano che questa granfondo invece proverà a vincere. Quel momento arriverà presto!

Mettere la sveglia alle 6 e partire in direzione Firenze alle 6:40 è per me abitudine quotidiana per andare al lavoro, ma stavolta l’obiettivo è diverso. L’umore non è al massimo, in quanto la mattina si presenta ventosa e insolitamente fredda per il periodo. Giunto a Firenze, mi accorgo che la situazione non è migliore e che devo “appesantire” il mio abbigliamento da gara. Nonostante tutto non ho particolare sensazioni di freddo, anche per una massiccia dose di olio riscaldante con cui ho cosparso le mie gambe. Mancano quaranta minuti al via quando mi avvio verso le griglie, che trovo già abbastanza piene; saluto mio fratello alla sua seconda granfondo su strada e vado alla partenza.

Qui la bella Claudia Morandini sta già intervistando i vip presenti in griglia d’onore, dal presidente della FCI Renato Di Rocco a Danilo e Cristiano De Rosa, sponsor della manifestazione; non manca una battuta con Francesco Casagrande, che non ha voluto mancare a questo evento ciclistico nella sua città. Nel frattempo mi guardo intorno emozionato nel vedere tante bici nella mia città natale. Mi attardo nel salutare Anita e gli altri amici del Team Fausto Coppi di Fermignano, che quest’anno girano l’Italia per promuovere il progetto “Marche and Bike” per la diffusione del turismo ciclistico nella interessante provincia di Pesaro-Urbino.

Poi si scaldano i motori e giunge presto il momento del via. Come ogni anno l’attraversamento cittadino è ricco di tensioni e di momenti di rischio, più per il comportamento di qualche ciclista che per pericoli effettivi del percorso. Peraltro quest’anno si procede sui Lungarni, senza entrare nel Centro Storico. Sfioriamo Ponte Vecchio e ci lanciamo verso la zona di Campo di Marte a un’andatura più sostenuta di quello che pensavo.




L’attacco della salita di Fiesole accende la miccia delle polveri: subito i migliori iniziano a fare la corsa e il plotone inevitabilmente si allunga. Come al solito mi lascio scivolare il gruppo addosso, preferendo un’andatura di conserva: conosco il percorso e so che è lungo e duro. Giunto alla piazza mi accorgo di essere un po’ troppo indietro e accelero, tentando di rimontare qualche posizione, allo scopo di guadagnare un gruppo numeroso per affrontare la successiva veloce fase di gara. Sto bene e riesco nell’intento. Si fa comunque fatica, perché spira un fastidioso vento contrario che ci accompagnerà per un lungo tratto.

Scesi nel fondovalle ci dirigiamo verso l’Autodromo del Mugello: per tutti sarà una sorpresa, non avendo mai affrontato la strada panoramica di servizio che lo contorna. Sapendo che la strada è stretta e tortuosa, decido di affrontarla nelle prime posizioni del gruppo. I saliscendi di quel tratto sono veramente duri, oltre a richiedere grandi capacità di guida, e appesantiscono le gambe per il prosieguo della gara.




All’uscita dell’autodromo c’è infatti il bivio dei percorsi e, imboccato per il lungo, ecco subito la lunga ed esigente salita che in nove chilometri porta al Passo del Giogo. Qui comincio a fare veramente fatica e devo pescare nella riserva delle mie risorse mentali per non affondare. In cima è veramente freddo, una ventata laterale, giunta mentre mangio una barretta al volo, mi fa sbandare di lato; chiudo l’antivento e mi lancio in discesa, aggrappandomi disperatamente a un plotoncino di compagni d’avventura. Ritrovo morale nell’attraversamento del piacevole borgo di Firenzuola, che attraversiamo da porta a porta, prima di lanciarsi verso la salita del Passo della Futa.

Qui le pendenze si fanno veramente impegnative. andando in doppia cifra per lunghi tratti; il vento sferza lateralmente da destra, rendendo i muscoli freddi e rigidi. C’è ancora da stringere i denti, ma l’umore è rinfrancato dalla sensazione che presto il peggio sarà alle spalle. Giunti in località La Casetta ci aspettano due buone notizie: la prima è che le pendenze si addolciscono fino in vetta al passo, la seconda è che il vento inizia a spirare a favore e tale rimarrà per buona parte del rimanente percorso. La lunga discesa è una vera e propria picchiata verso valle, dove si toccano velocità folli (il mio computer di bordo segna 75 km/h), e alla fine sembra quasi di tuffarsi nelle acque del Lago di Bilancino. Purtroppo in questo tratto perdo il mio gruppo e sono costretto a inseguire solitario nella strada che costeggia il lago. Mi raggiungono altri ciclisti, ma sono un po’ demotivato nell’inseguire, fino a che finalmente ci raggiunge un folto gruppo nel falsopiano a salire che ci porta verso l’attacco dell’ultima asperità di giornata. Il Miglio di Pratolino si presenta come una coltellata ripida e asfissiante, facendo emergere tutta la fatica finora accumulata e gli strappi che seguono non aiutano di certo. Purtroppo per oggi ho finito la voglia di soffrire e mollo ancora, proprio allo scollinamento, quando inizia la veloce discesa che ci porta verso l’arrivo.

Scendo in pieno relax, da solo, godendomi i primi raggi di sole che questa giornata grigia ci regala e preparandomi al gran finale. La rampa di via Salviati non è per me una sorpresa, avendola già percorsa decine di volte: stavolta però c’è un’atmosfera diversa, di festa per tutti. Per chi ha vinto e per chi con gran fatica percorre gli ultimi difficili metri di gara. Intravedo un volto familiare che mi incita, mi alzo sui pedali per superare l’ultima rampa al 18%, sento di avere ancora un sacco di energie e, mentre taglio il traguardo, mi accorgo che sto sorridendo come un bambino felice.

Trovo gli amici Daniele e Giovanni, appena arrivati, cui rimprovero (con una risata) l’umiliazione che mi hanno inferto in discesa e mi lancio subito sul banco del ristoro, per placare la sete giunta improvvisa. I sette chilometri che ci separano dal ritrovo di partenza sono un ottimo momento per defaticare e per scambiare le prime impressioni di gara. Alla fine ci siamo divertiti davvero, anche se la prestazione non è stata all’altezza delle nostre aspettative.


Nel dopogara torniamo al villaggio di partenza. Purtroppo la fila al pasta-party prefigura tempi di attesa che preferisco non sostenere. Mi limito a salutare alcuni amici, che non ho visto in gara, e opto per un ristoro a base di schiacciata e ottima birra artigianale a uno dei banchini del villaggio. E poi la mia granfondo finisce qui. Troppo presto, come sempre…

La cronaca della gara è disponibile a questo link, mentre qui è disponibile l'intera photogallery della manifestazione.

Le classifiche complete sono  consultabili sul sito MySDAM.

(21 aprile 2015)

 

 

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