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Appunti di viaggio Granfondo   
Inserito il 14 aprile 2015 alle 16:02:30 da gazario. - Letto: (2546)

La Dolci Terre di Novi apre una Coppa Piemonte piena di novità

La prova di Novi Ligure inaugura come di consueto il circuito regionale piemontese. I tracciati, completamente ridisegnati all'insegna della sicurezza, hanno rappresentato la prima grossa novità di un circuito che da qui alla sua conclusione ne presenterà molte altre. Una splendida giornata di sole ha così accolto circa 1.300 partecipanti, che si sono dati battaglia su un percorso con poche difficoltà altimetriche, ma tutto da spingere.

 

 

 

 

(Testo di Gianandrea Azario, foto di Acmediapress)

 

Giunta alla sua quattordicesima edizione, la Granfondo Dolci Terre di Novi apre come da tradizione la Coppa Piemonte e lo fa con due percorsi completamente rinnovati, per fare fronte ai danni creati alle strade dall’alluvione dello scorso novembre. Sono due percorsi piuttosto facili dal punto di vista altimetrico, ma appunto per questo complicati da interpretare, perché sicuramente saranno condotti ad altissimo ritmo. A festeggiare questa novità, ecco una bellissima giornata di sole primaverile, con temperature gradevoli, che costituisce essa stessa un evento insolito per questa granfondo, visto che in passato si è disputata molto spesso con un cielo coperto e qualche volta sotto la pioggia.

In tema di novità, anche la Coppa Piemonte quest’anno non ha voluto essere da meno: dalle sei prove delle ultime edizioni, ecco il passaggio ad otto gare, con l’ingresso di due storiche manifestazioni fuori regione (la Granfondo Felice Gimondi e la Granfondo Scott) e l’introduzione della neonata Granfondo Città di Novara. La Coppa Piemonte è il circuito, a mio avviso, dove c’è maggiore attenzione agli abbonati fedeli, con parecchie iniziative a loro dedicate, dalla prima griglia a chi sottoscrive l’abbonamento di solidarietà, cui hanno diritto di prelazione coloro che hanno già effettuato questa scelta in passato, alla griglia “fedeltà”, dedicata ai primi cento che hanno fatto l’abbonamento a tutte le otto prove e si sono già abbonati ad almeno cinque delle precedenti edizioni del circuito. L’ho già scritto, ma mi fa piacere ripeterlo: la mia sensazione è quella di un ambiente veramente familiare, dove gli abbonati storici sono accolti a braccia aperte e non di sicuro trattati come un numero.

Arrivo a Novi con un certo anticipo rispetto alla tradizione, perché devo ancora iscrivermi (sono abbonato alla Coppa Piemonte, ma quando ho sottoscritto l’abbonamento avevo altri programmi extra-ciclistici per questa giornata e quindi ho scelto l’opzione con sole sei prove) e vorrei evitare di fare coda. Il mio stupore è che, nonostante manchino due ore e mezza alla partenza, ci sia già parecchia gente in loco; anzi un bel po’ di persone hanno già ritirato il pacco gara e stanno rientrando alla macchina per prepararsi alla partenza. Faccio quattro chiacchiere con il patron di Coppa, Renato Angioi, che mi confessa che il numero di abbonati è un po’ calato, attribuendo questa diminuzione al fatto che, in un momento di crisi economica, non tutti hanno gradito il passaggio a otto prove, due delle quali fuori regione. In compenso il numero di iscritti fuori abbonamento alla prova di Novi Ligure è cresciuto. Ritorno all’auto e mi preparo, faccio un quarto d’ora di riscaldamento e poi in griglia. Anche se mancano ancora 45 minuti al via, so che la partenza prevede subito uno strappo e preferisco prenderlo il più avanti possibile.

In griglia l’attesa passa veloce: sono tanti gli amici ed i compagni di squadra che mi circondano e non è difficile trovare argomenti di discussione. Sicuramente il tema più gettonato è il percorso: essendo nuovo e non avendo dei significativi punti di riferimento, se non la salita centrale del percorso lungo, tutti cercano di capire meglio come comportarsi. Quello che è sicuro, è che sarà gara per passisiti veloci, quindi quelli poco dotati muscolarmente come me, sono destinati a soffrire.

Il via avviene puntuale, alle 10:00, come di consueto davanti al Museo dei Campionissimi, ma in senso opposto agli anni passati. Subito una rotonda e si svolta a destra. Davanti c’è la macchina della giuria per mantenere il gruppo compatto, ma l’andatura è subito fortunatamente sostenuta, evitando così gli imbottigliamenti tipici delle partenze troppo lente. Ai piedi del primo strappo che conduce a Pasturana, la macchina dà il via libera ed il ritmo si fa frenetico. Il gruppo si allunga e si giunge così alla prima salitella di giornata, San Cristoforo: è lunga poco meno di un chilometro e mezzo, con alcune punte dure al 15% e si salta via abbastanza velocemente. L’abbrivio è su strada piuttosto stretta, conseguentemente basta qualcuno in difficoltà per scremare il gruppo. Così i primi 40-50 si involano immediatamente. Si scende e si risale quasi subito verso Montaldeo. Questa salita è lunga un chilometro e settecento metri ed più facile come pendenze rispetto alla precedente, ma seleziona ulteriormente i gruppi.

Segue un fastidioso tratto di mangia e bevi, fino alla discesa che conduce a Gavi. Nel tratto di pianura successivo i gruppi si ricompattano un po’, rendendo così difficile il transito sul tappetino del primo controllo che è stato posizionato prima dell’accesso in una galleria in salita, ma essendo largo solamente mezza carreggiata, costringe qualcuno al piede a terra. La galleria è in realtà un bel drittone in salita della lunghezza di poco meno di un chilometro. Più si procede, più le pendenze aumentano, fino ad attestarsi intorno al 10%. Una breve discesa porta ad Arquata Scrivia, dove avviene la separazione tra il percorso lungo e quello corto. Essendo i gruppi piuttosto folti, tutti devono prestare attenzione alla direzione che stanno prendendo, per evitare cadute.

Ancora qualche saliscendi ed ecco, per chi come me ha scelto il percorso lungo, la vera difficoltà altimetrica della giornata: la salita che porta a Roccaforte Ligure. Sono circa sei chilometri e mezzo, che si presentano piuttosto duri nella fase iniziale, ma che successivamente offrono parecchi tratti dove rifiatare: insomma non è proprio una salita adatta agli scalatori puri. Arrivati in cima un leggero tratto di discesa e due successivi strappi per dare il colpo di grazia alle gambe di chi è già in difficoltà. Inizia a questo punto una bella discesa, non particolarmente complicata e dal fondo stradale rovinato solamente in alcuni punti, un bel passo avanti rispetto alle strade molto rovinate del vecchio tracciato degli anni passati. In uno dei primi tornanti di questa discesa, mi colpisce lo striscione apposto da un gruppo di persone, che incitano tutti coloro che stanno transitando, sul quale è scritto “Roccaforte Ligure dà il benvenuto ai partecipanti alla Granfondo Dolci Terre di Novi”. Fa molto piacere quando noi granfondisti siamo accolti così dalla popolazione residente, anche perché purtroppo avviene spesso il contrario e le granfondo non sono viste come occasione di festa per tutti, ma come una inevitabile scocciatura.

Arrivati al fondo della discesa, ci aspettano quasi 50 chilometri di pianura, con quattro o cinque brevi risalite, lunghe meno di un chilometro, l’ultima delle quali, a meno di 20 chilometri dal traguardo, presenta delle rampe superiori al 10%. E’ il tratto dove i passisti possono dare il meglio di sé. Si viaggia costantemente sopra i 40 km/h, spesso si toccano anche i 50. A ruota si sta bene, ma quando è il proprio turno per stare davanti, la fatica si fa sentire. Così molti si accucciano nelle retrovie dei loro gruppi e saltano fuori solamente in occasione della volata, dove ovviamente ritrovano le energie che nella precedente ora di gara sembravano smarrite. L’arrivo è quello consueto di questa gara, un po’ pericoloso, con tre rotonde in rapida successione, ma pochi sono quelli che resistono al richiamo dell’agonismo e cercano di fare del proprio meglio per la conquista di un posto più avanti in classifica.

Passato il traguardo, si commenta su come si è svolta la gara e sulle caratteristiche del nuovo percorso. Si tratta di uno dei tracciati più facili dal punto di vista altimetrico, cui io abbia preso parte nella mia esperienza granfondistica (circa 1.500 metri di dislivello su 123 chilometri di gara), ma la gara è stata comunque dura, proprio perché ha richiesto continui rilanci ed andature molto veloci in pianura. E poi è giusto che ogni tanto ci sia spazio anche per chi non è particolarmente dotato in salita. Paesaggisticamente le zone attraversate sono interessanti e soprattutto lo stato delle strade è nettamente migliore di quello del passato. E la bellissima giornata di sole, con temperature da primavera inoltrata, ha sicuramente aiutato i partecipanti a godere al meglio della manifestazione.

Dopo un po’ di defaticamento, vado a fare la doccia e, nella tradizione di questa granfondo, trovo l’acqua gelata. Non è piacevole, ma per fortuna, vista la temperatura esterna intorno ai 23-24 gradi, il disagio è limitato. Finalmente è ora del pasta party. Essendomi fermato a parlare con più persone dopo la doccia, arrivo piuttosto tardi. Il vantaggio è che non faccio un attimo di coda e le signore addette alla distribuzione sono ben contente di riempirmi il piatto con abbondanti porzioni; un bel piatto di pasta, due fette di arrosto, una porzione di patate al forno ed un panino placano la mia fame.


Le premiazioni, con l’assegnazione delle prime maglie di Coppa Piemonte, quest’anno di colore nero, concludono una bella giornata di sport. I volti della maggior parte dei 1.260 classificati sono sorridenti, ci si scambia battute su come è andata la giornata e i più si danno appuntamento per la prossima prova di Coppa a Bra, dove il percorso sarà sicuramente meno “facile” di questo.

La cronaca della gara è disponibile qui, mentre le classifiche complete sono consultabili sul sito MySdam.

(14 aprile 2015)

 

 

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