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Inserito il 10 aprile 2015 alle 12:58:50 da gazario. - Letto: (4504)

Fabio Laghi - Le granfondo sono corse vere!

Un passato da dilettante, per tre anni a fianco del "Pirata" Marco Pantani, che per lui è stato soprattutto un amico. Nel 1994 cceglie di non continuare la sua carriera con il professionismo, ma nel 2006 comincia a partecipare alle granfondo, perché corse vere, come quelle che piacciono a lui. La sua passione per il ciclismo è ancora grande e, nonostante non sia più giovanissimo, spera di continuare così ancora a lungo.

di Gianandrea Azario (foto di Play Full)

Fabio Laghi

Nato a: Forlì
Il:
12 luglio 1969

Stato civile: celibe, fidanzato

Attività: commerciante all'ingrosso di preziosi

Squadre:
1988-1989
Ceramiche De Lorenzi (dilettante)
1990-1992
GS Lambrusco Giacobazzi (dilettante)
1993 Pucci La Roca (dilettante)
2006-2007 Vitamina Team Baldoni  (amatore)
2008 Team Sintesi Adeste MG.K Vis (amatore)
2009 Team Sintesi Nautilus MG.K.Vis (amatore)
2010-2011 Team MG.K Vis LGL Viner Miche (amatore)
2012 Team MG.K Vis Gobbi LGL Miche (amatore)
2013 Team MG.K Vis Gobbi LGL Dedacciai (amatore)
2014 Team Legend Miche Lgl (amatore)
2015 Team Cannondale Gobbi FSA  (amatore)


Vittorie nelle granfondo (dopo il 2007):
2007 GF Davide Cassani (unico)
2008 GF Matildica Cooperatori (lungo)
2009 GF La Strada del Mare (lungo)
2010 Giro del Valdarno (lungo)
GF Rock No War (unico)
2012 GF Pantanissima (lungo)
La Felice Gimondi (lungo)
GF Soutgardaroad (lungo)
2015
GF Città di Riccione (lungo)
Fabio Laghi è da molti anni presente nelle posizioni dell’alta classifica delle granfondo italiane e qualche volta si è tolto la soddisfazione di salire sul gradino più nobile del podio, come accaduto nella recente Granfondo Città di Riccione. Nonostante l’età, non più verdissima, ha ancora tanta voglia di buttarsi nella mischia e di dare battaglia a colpi di pedale ai più giovani, sempre con ottimi risultati.

Ciao Fabio, dicevamo che la tua età non è più quella di un ragazzino. Dove e quando sei nato?
Sono nato a Forlì, dove tutt’oggi abito, il 12 agosto 1969.

Sono tanti anni che pratichi il ciclismo, tanto da avere un passato da dilettante. Ci racconti la tua storia sportiva?
Il mio papà, che correva in bici come amatore, mi ha trasmesso fin da bambino la sua grande passione per il ciclismo. Così ho fatto tutta la trafila delle categorie giovanili, dagli esordienti fino ai dilettanti, dove ho corso per sei stagioni, fino al 1994. In questa categoria ho vinto anche sette gare.

Tra i dilettanti hai corso nel GS Lambrusco Giacobazzi, famoso perché è stato la squadra di Marco Pantani, proprio negli stessi anni in cui tu sei stato dilettante. Che ricordo hai di Pantani? Come era il suo rapporto con voi suoi compagni di squadra? Hai imparato qualcosa da lui?
Proprio così, ho corso tre anni a fianco di Pantani, dal 1990 al 1992. Marco era innanzi tutto un amico. Ho un gran bel ricordo di lui, ma è qualcosa che preferisco tenere per me, non mi piace parlarne in pubblico. Ci sentivamo spesso, tranne negli ultimi due anni della sua vita, quando ci siamo purtroppo un po’ persi. Non avrei mai immaginato che potesse fare quella fine. E’ inevitabile prendere esempio da un campione come è stato lui. Da uno così c’era solo da imparare, anche se le doti naturali non si possono apprendere: con quelle ci nasci e Marco ne aveva in abbondanza.

Per quale motivo non hai seguito le sue orme nel professionismo? Hai un rimpianto in questo senso?
Decisi di smettere nel 1994, perché il ciclismo degli anni ’90 non mi piaceva, non faceva per me. Dopo essere passato professionista, proprio Marco mi ha invitato più volte a ripensarci e a raggiungerlo nella sua squadra, ma io ho preferito non farlo. Il mio rammarico è quello di non aver corso tra i dilettanti dieci anni prima o dieci anni dopo. Allora sì che avrei considerato la possibilità di passare professionista.

Dopo aver lasciato il ciclismo che conta, sei diventato un amatore e sei passato a correre le granfondo. E’ stato un passaggio immediato? Cosa ti ha attratto in particolare delle gare di lunga distanza? Non ti sembra che questo mondo sia divenuto il rifugio di molti ex-dilettanti che non sono passati professionisti e hanno ancora voglia di gareggiare?
Ho cominciato a partecipare alle granfondo nel 2006. Dopo aver chiuso con il ciclismo che conta, ho disputato alcune gare amatoriali in circuito, ma non mi appassionavano. Invece le granfondo sono corse vere, lunghe e dure, proprio come quelle a cui ero abituato tra i dilettanti. E’ questo quello che mi ha attratto di questo mondo. Il livello delle prestazioni è molto alto, un po’ per quello che dici tu, un po’ perché quasi tutti si preparano con molta cura e dedizione, tanto che, se non si dedica tempo all’allenamento e non si fa una vita attenta, non si ottengono sicuramente dei risultati.

Avere voglia di correre ancora con più di 45 primavere sulle spalle e partecipare ad una ventina di granfondo ogni anno è sinonimo di grande passione per la bici. Ecco, cosa rappresenta per te il ciclismo? Per te c’è un ciclismo al di là dell’agonismo? Non hai mai avuto voglia di smettere?
Potrei dire che il ciclismo è stato una grossa fetta della mia vita. Mi ci sono dedicato completamente per 13 anni. E’ una grande passione, tanto che dopo aver concluso la mia esperienza nelle categorie “nobili”, ho voluto tornare a correre. La bici non è solo un mezzo per fare dell’agonismo, ma anche dei bei giri in compagnia. Per il momento non ho alcuna voglia di smettere, anzi spero di non risentire dell’età che avanza.

Quanto tempo dedichi settimanalmente all’allenamento in bici? Segui dei programmi specifici di allenamento con l’aiuto di un allenatore o fai appello alla tua esperienza, maturata tra i dilettanti?
Come dicevo prima, se desideri essere competitivo, è importante dedicare parecchio tempo all’allenamento. Io in genere dedico dalle quindici alle diciotto ore alla settimana. Faccio un lungo di cinque-sei ore una volta la settimana (normalmente il mercoledì mattina) e tre allenamenti da circa due ore martedì, giovedì e sabato. La domenica o gareggio o faccio un altro lungo. Mi alleno a sensazioni, basandomi sull’esperienza di tanti anni di ciclismo. Non mi sono affidato alle moderne metodologie di allenamento, non per presunzione, ma perché credo che ormai alla mia età non possano ormai farmi migliorare ulteriormente e perché credo che spesso condizionino troppo, mentre bisognerebbe sapersi ascoltare di più.

A proposito, come riesci a ritagliarti questo tempo? Che lavoro svolgi? Hai una famiglia?
Sono fidanzato e lavoro come commerciante all’ingrosso di preziosi. Lavoro insieme alla mia famiglia, per cui, con il loro aiuto, riesco ad organizzare gli appuntamenti in modo tale da avere anche tempo da dedicare alla bici.

Sono tanti anni che fai parte di uno dei team che fanno riferimento al romagnolo Veloclub, che è uno dei team storicamente più vincenti del panorama nazionale. Quanto è importante in questa squadra lottare per la vittoria? Alle gare cui partecipate numerosi c’è a priori una tattica atta a favorire la vittoria di uno di voi che è particolarmente in forma o a cui la gara si addice in modo particolare oppure siete liberi ognuno di fare la gara che preferisce?
E’ dal 2008 che corro con il sodalizio gestito da Marco Silvagni e Maurizio Giardini. La cosa più importante in questo team è la serietà del comportamento. Marco e Maurizio sono delle persone straordinarie, disponibili e molto in gamba, altrimenti questo team non sarebbe in piedi da così tanto tempo. In cambio però chiedono appunto che gli atleti si comportino correttamente. Certo le vittorie sono importanti, ma passano in secondo piano davanti alla serietà delle persone. Come dici tu, visto che ci sono parecchi atleti di livello, che possono ambire alla vittoria, si cerca di favorire chi è più in forma in quel momento e ha caratteristiche che si addicono al percorso. Alla fine la ruota gira e tutti hanno la loro occasione. Io sono contento di poter contribuire alle vittorie altrui e ho sicuramente avuto spazio a sufficienza per togliermi le mie soddisfazioni personali in termini di vittorie.

Qual è il tuo ricordo più bello di tanti anni di granfondo? E’ legato ad una vittoria?
Ricordo con particolare piacere la vittoria alla Cassani del 2007. Fu una giornata da tregenda, con pioggia e freddo. All’arrivo ci fu il controllo antidoping, a cui non esitai a presentarmi ancora bagnato e quasi congelato, al contrario di qualcun altro convocato, che invece non si presentò. Fu l’occasione per dimostrare che tutto quello che stavo facendo era solo farina del mio sacco.

C’è una gara in particolare dove ti piacerebbe tagliare il traguardo a braccia alzate? Scommetto che mi dirai la Nove Colli.
E a chi non piacerebbe vincere la Nove Colli? Credo però che, arrivato alla mia età, sia un sogno irrealizzabile. Meglio focalizzarsi su altre gare, come La Via del Sale ad esempio (si corre domenica prossima ndr), dove anche uno che ormai soffre un po’ in salita può dire la sua.


Hai un sogno nel cassetto per il futuro?

Non ne ho nessuno in particolare. Spero di continuare così anche in futuro.

(10 aprile 2015)
 

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