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Rubriche tecniche Fisioterapia   
Inserito il 30 dicembre 1899 alle 00:00:00 da Chiara Costamagna. - Letto: (6209)

Infortuni nel ciclismo: la clavicola

Le fratture della clavicola rappresentano ben il 50% delle fratture della spalla e riguardano principalmente coloro che praticano  discipline di contatto, dove le cadute e i traumatismi sono piuttosto frequenti. Pertanto, non è un caso che il ciclismo sia uno degli sport più a rischio per questo tipo di infortunio.



a cura della dott.sa Chiara Costamagna

La clavicola è un osso abbastanza lungo e sottile, incurvato a forma di “S”, che collega lo sterno alla scapola formando così le articolazioni sterno-clavicolare e acromion-clavicolare. Formata da un corpo centrale con due estremità (quella mediale più vicina allo sterno e quella laterale più vicina alla scapola), oltre a garantire la comunicazione della spalla con il tronco, serve a proteggere i vasi sanguigni sottostanti, il polmone ed il plesso brachiale.

In caso di frattura, queste strutture possono essere lesionate, anche se raramente, a causa della loro vicinanza ai bordi taglienti che si formano in corrispondenza ai due monconi ossei.

Generalmente, il meccanismo traumatico avviene per lo più per caduta sulla spalla o sulla mano, con braccio in iperestensione. Inoltre la frattura spesso si localizza a livello del terzo medio o del terzo esterno della clavicola.

Come le altre fratture, anche quella clavicolare viene classificata in:

  • composta: se i due monconi ossei rimangono allineati;
  • scomposta: se si verifica uno spostamento dei segmenti di frattura;
     e in base all’integrità dei tessuti:
  • esposta o complicata: se la cute viene lesa, aumentando così il rischio di infezioni;
  • chiusa o semplice: se non vi è lacerazione cutanea.

 

Quali sono i principali sintomi?

La sintomatologia presenta le seguenti caratteristiche:

  • dolore particolarmente intenso sul versante anteriore della spalla, che si irradia alle zone limitrofe in base alla gravità;
  • atteggiamento in adduzione dell’arto colpito, ovvero ben adeso al torace;
  • ematoma in sede di frattura, specie se quest’ultima è pluriframmentaria;
  • incapacità di sollevare il braccio a causa del dolore;
  • alterazione del normale profilo della spalla, a causa della deformità dei capi di frattura;
  • crepitio in sede di frattura;
  • rigidità;
  • sensibilità ridotta o debolezza in caso di compressione nervosa.


Nel caso capitasse, durante le vostre pedalate o durante la vita quotidiana, di incontrare qualcuno con questo tipo di infortunio, è di fondamentale importanza immobilizzare la parte lesa per evitare inutili e dannose complicazioni. Inoltre, le fratture scomposte o esposte non vanno assolutamente toccate o ridotte prima dell’arrivo dei soccorsi (al limite, si può coprire la ferita con garze sterili).

Sarà il medico del pronto soccorso, dopo aver eseguito le radiografie e gli opportuni accertamenti, a definire la diagnosi e la cura più appropriata.

 

Come si curano le fratture di clavicola?

E' curioso sapere che la frattura composta di clavicola si ripara anche se i due monconi ossei non sono perfettamente allineati tra di loro, tuttavia il rischio di complicazioni secondarie come la pseudoartrosi (“frattura non consolidata”) si abbassa significativamente se i due segmenti vengono riportati alla loro posizione fisiologica. Questo è il motivo per cui, la maggior parte delle fratture composte vengono trattate in modo conservativo, ricorrendo al cosiddetto bendaggio a “otto”.

Tale bendaggio immobilizza entrambe le spalle e le mantiene retroposte (cioè all’indietro), consentendo la migliore guarigione alla frattura. Ne esistono di varie lunghezze, in modo che le varie componenti si adattino alla taglia corporea  del soggetto interessato. L’importante è che il bendaggio non sia eccessivamente stretto tanto da provocare formicolii e gonfiori alle mani, quindi occorre regolare sempre in maniera adeguata le singole bretelle.

Una volta rimosso il bendaggio, il callo osseo rimane visibile e palpabile, ma nel corso del tempo si modella e sparisce in base all’età.

Invece, nel caso di fratture scomposte e/o esposte è necessario il trattamento di tipo chirurgico, con l’intervento di riposizionamento tramite placche metalliche, viti o cerchiaggio (filo d’acciaio). L’intervento del chirurgo diventa così fondamentale per evitare complicazioni come lesioni della cute, vasi, nervi e legamenti da parte dei segmenti di frattura. Anche in questo caso, dopo l’operazione, si rende necessario il posizionamento di un tutore che potrà essere rimosso dopo breve tempo.

Solitamente le fratture di clavicola si risolvono positivamente nel giro di 4-12 settimane, con tempistica variabile a seconda dell’età del soggetto.

 

La riabilitazione

La frattura di clavicola può andare a compromettere seriamente la mobilità articolare, la forza muscolare e la stabilità della spalla. Per cui l’intervento riabilitativo sarà mirato a ripristinare queste tre componenti fisiologico-funzionali.

In generale, dopo una semplice lesione o dopo intervento chirurgico, diventa fondamentale la mobilizzazione precoce del distretto corporeo interessato; infatti, è stato ampiamente dimostrato che un’immobilizzazione prolungata dell’articolazione è responsabile della rigidità della stessa, oltre ad un’atrofia dei muscoli della spalla e a problematiche neuromuscolari.

I ritardi nella mobilizzazione precoce, dovuti principalmente alla paura di aggravare una situazione già dolorosa, possono portare ad un quadro di spalla “rigida” con conseguenti limitazioni funzionali nelle attività della vita quotidiana.

Pertanto occorre eseguire, sempre sotto la guida di un fisioterapista qualificato, un programma di esercizi che preveda il passaggio graduale dalla mobilizzazione passiva (per il recupero dei gradi di movimento) alla mobilizzazione attiva (effettuabile anche in sedute di idrochinesiterapia in acqua calda) e al rinforzo muscolare con l’utilizzo di elastici e pesi non eccessivi. Efficaci anche gli esercizi propriocettivi mirati a stabilizzare le catene muscolari  del complesso scapolo-omerale.

A questo punto ai ciclisti sorgerà spontanea la domanda: quando si potrà riprendere pedalare?

Gli sport come il ciclismo, in cui la clavicola non subisce particolari sollecitazioni, possono essere praticati anche durante la fase di recupero. In questi casi, dopo due o tre settimane, la clavicola anche se non ancora saldata ha già una certa mobilità che consente di riprendere gli allenamenti.

Questo però non esclude che non ci siano pericoli imminenti, come eventuali altre cadute o traumi. Occorre perciò essere sempre prudenti e usare il buon senso, lasciando prendere rischi a chi ha fatto del ciclismo il proprio mestiere, caso in cui il risalire presto in sella diventa di vitale importanza e più che comprensibile, mentre per chi pratica questo sport per passione, è consigliabile attendere eventualmente qualche giorno o settimana in più onde evitare complicazioni.

(8 aprile 2015)
  
Chiara Costamagna

Classe 1987, laureata in Fisioterapia a pieni voti, presso l’Università degli Studi di Pavia nell’ottobre 2009 .

Dopo aver lavorato come fisioterapista presso una prestigiosa clinica riabilitativa del Cuneese, ora è libera professionista.
Nel dicembre 2012 ha ottenuto presso l’ Istituto Scientifico Italiano Colonna Vertebrale (ISICO)  la specializzazione nel trattamento delle scoliosi e delle patologie vertebrali nell’età evolutiva e nell’adulto.
Esperta anche nel trattamento di diverse problematiche ortopediche, di natura traumatologica e cardiorespiratoria.

Sin da ragazzina è appassionata di sport, dove si è sempre applicata con grande dedizione ed impegno. Ha praticato atletica leggera per ben 7 anni a livello agonistico, partecipando a diversi Campionati Italiani nelle categorie allieve/juniores. Ha praticato, inoltre, pallacanestro, sci alpino e  sci di fondo.
Da un anno si è avvicinata con entusiasmo al mondo del ciclismo, partecipando a numerose competizioni amatoriali nelle quali ha conseguito incoraggianti risultati.

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