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Inserito il 26 marzo 2015 alle 19:49:07 da gazario. - Letto: (5618)

Paul Pellissier - Le granfondo sono una sfida appassionante

Una carriera da motociclista che l'ha portato a correre il Motomondiale nella classe regina, la 500. Un passato da ciclista dilettante, che gli ha permesso di correre a fianco di campioni come Basso e Tiralongo. Poi a partire dal 2000 un lungo stop fino a riscoprire, quattro anni fa, la bici e le granfondo e la sfida che queste propongono, con percorsi duri con tanta salita e avversari che sono sempre più preparati. Perché lo sport e la sfida sportiva fanno parte del suo DNA, tanto che il suo sogno è un'attività lavorativa in ambito sportivo.

di Gianandrea Azario (foto di Play Full e archivio personale)

Paul Pellissier

Nata a: Aosta
Il:
30 luglio 1972

Squadre ciclistiche:
1995-2000 Team Fenis Nus (dilettante)
2011-2012 Free Bike Cycling Team (amatore)
2013 Team Mosca (amatore)
2014 Team Pedale Pazzo (amatore)
2015 Team Terenzi Baglioni (amatore)


Principali risultati da amatore:
2013 La Mont Blanc (lungo) - decimo
GF Sitè da Prià (unico) - dodicesimo
GF Milano - Sanremo (unico) - quattordicesimo
Cervino Cycling Marathon (lungo) - sedicesimo
2014
Cervino Cycling Marathon (lungo) - terzo
GF Città di Alassio (unico) - dodicesimo
La Pina Cycling Marathon (lungo) - quattordicesimo
Vigneti d'Oltrepo Mrathon (lungo) - diciottesimo
2015 Granfondo Davide Cassani (lungo) - primo
Granfondo dei Laghi (lungo) - secondo
Granfondo Val di Cecina (lungo) - diciottesimo
La stagione 2015 delle granfondo è per ora caratterizzata da parecchi nomi nuovi, che si sono accomodati sul gradino più alto del podio. Tra loro quello di Paul Pellisier, vincitore domenica scorsa, 22 marzo, della Granfondo Davide Cassani. Paul, valdostano di nascita, ma biellese d’adozione, non ha corso tantissime granfondo negli anni passati, ma ha sempre ottenuto risultati di rilievo, in particolare il terzo posto alla Cervino Cycling Marathon dello scorso giugno. E’ una persona che ha lo sport nel sangue, visto che ha partecipato al Motomondiale, correndo anche nella classe regina, quella delle 500, e ha un fratello, Jean, da prendere come esempio della multidisciplinarietà sportiva, essendo skyrunner, sci alpinista, runner su strada e ciclista granfondista.

Ciao Paul, innanzi tutto complimenti per i risultati che stai ottenendo in questo inizio di stagione e grazie per sottoporti a questa piccola intervista.

Raccontaci di te e della tua vita personale. Quando e dove sei nato? Dove abiti? Che titolo di studio hai conseguito? Sei sposato o fidanzato? Che attività lavorativa svolgi?
Sono nato ad Aosta il 30 luglio 1972, risiedo a Vigliano Biellese, in provincia di Biella. Convivo con la mia fidanzata, Caterina, dopo essermi separato da mia moglie, con la quale ho avuto due figli. Attualmente collaboro con l’agenzia di pompe funebri della mia fidanzata, dopo aver gestito
per anni un negozio di moto.

Paul Pellissier al Gran Premio di Brno nel 1994, classe 500, davanti a Kevin Schwantz

Il ciclismo non è certo la tua prima passione sportiva, visto che come motociclista hai avuto la possibilità di correre nell’olimpo di questa specialità, la classe 500 del Motomondiale. Raccontaci la tua storia sportiva.

Ho iniziato, per scherzo a 15 anni, a correre in moto nella categoria ciclomotori, quelli che al giorno d’oggi si chiamerebbero scooter. Diciamo che me la cavavo bene e così mi è stata data la possibilità di correre nel Campionato Italiano nella classe 125. Nel 1990 mi sono fatto notare battendo in un gran premio Max Biaggi e così ho avuto la possibilità di correre prima sulla Cagiva e poi sulla Ducati, fino al sogno di prendere parte nel 1994 al Motomondiale nella classe 500 con la Paton. Purtroppo un brutto incidente a Laguna Seca ha posto fine alla mia carriera di motoclista. Tra i principali risultati che ho ottenuto un terzo posto del Campionato Italiano ed un secondo posto al Campionato Europeo.

Così un giorno è arrivata la bicicletta e con lei la partecipazione alle granfondo.
In realtà ho sempre utilizzato la bici come mezzo di allenamento anche quando correvo in moto. Una volta lasciato il mondo del motociclismo, ci ho dato dentro con la bici, anche come sfogo per quanto era successo. Ho subito vinto tre gare con arrivo in salita tra gli amatori e così mi è stata data la possibilità di correre come dilettante. Ho avuto la possibilità di correre a fianco di atleti di primissimo livello, come Basso e Tiralongo. Ho partecipato così anche a quattro edizioni del Giro della Valle d’Aosta, la mia regione di nascita. E' stata davvero una grande soddisfazione. Nel 2000 però ho chiuso questa parentesi della mia vita e sono risalito in sella quattro anni fa. E da lì la partecipazione alle granfondo è stata una cosa naturale, per uno come me che ama la salita e che vuole mettersi alla prova.

Cosa ti ha attratto di questo sport ed in particolare delle gare di fondo?
Mi piace l’ambiente; il fatto di poter gareggiare su percorsi lunghi e molto impegnativi dal punto di vista del dislivello stimola parecchio un amante della salita come me. Ma lo stimolo ancora maggiore è rappresentato dalla possibilità di gareggiare ad un livello che ritengo piuttosto elevato. Negli ultimi sei o sette anni sono sempre di più gli amatori che si allenano professionalmente, dedicando tempo e sacrifici alla loro passione, e le prestazioni atletiche si sono notevolmente alzate. Non vorrei esagerare, ma a volte ho la sensazione che questo sia come diventato il campionato di serie B, dove il professionismo è il campionato di serie A. Anche molte aziende del settore hanno capito l’importanza della visibilità in questo settore. Trovo tutto questo entusiasmante e motivante. Se ottieni un risultato, sai che è un risultato vero.

Il ciclismo è visto come uno degli sport in cui la preparazione fisica, l’allenamento, la dedizione ed il sacrificio sono fondamentali per ottenere delle soddisfazioni. Trovi grossa differenza in questo senso con il motociclismo?
Allenamento, fatica e dedizione sono la base per tutti gli sport. Molti sono portati a credere che chi corre in moto non si sottoponga a sessioni di allenamento molto faticose. Per esperienza posso dire che certi allenamenti sono anche più pesanti di quelli che si svolgono in bicicletta. Certo gli obiettivi sono differenti, ma è difficilissimo anche allenare gli aspetti psicofisici, che portano a mantenere la concentrazione e ad avere una giusta sensazione del rischio anche in condizioni di stress fisico, legato alla fatica e alle difficili condizioni ambientali e che sono fondamentali nel motociclismo. Ovviamente la durata degli allenamenti in bici è superiore, la fatica viene dal ripetere quotidianamente sessioni di ore e ore in sella. Se poi parliamo di gare a tappe, come ho potuto sperimentare, correndo tra i dilettanti, è difficilissimo gestire più giorni successivi di gara.

Hai un fratello, Jean, che è l’esempio del vero sportivo, avendo praticato parecchie discipline sportive. Com’è il vostro rapporto? Avete una sana rivalità, uno stimolo reciproco a migliorare le vostre prestazioni sportive?
Siamo gemelli e sembra fatto apposta che abbiamo caratteristiche complementari. Infatti le sue qualità di scalatore per me sono inarrivabili, come testimoniano i suoi risultati. Non esiste rivalità, ma sicuramente uno stimolo reciproco a migliorare. Così quando corriamo in bici nella stessa gara, ci aiutiamo vicendevolmente a superare i momenti di difficoltà.

Sei valdostano, vivi a Biella e corri per una squadra che ha come sede il Lazio. Come mai questa scelta?
E’ molto semplice. Quest’inverno ci siamo parlati e loro potevano offrirmi un certo supporto per partecipare alle granfondo, che sicuramente mi torna utile e così ho deciso di correre con loro.

Ora le classiche domande che interessano gli appassionati, che vogliono sapere quanto si allenano quelli che competono per le prime posizioni. Quante ore mediamente ti alleni in settimana? In quali orari? Riesci a far convivere facilmente lavoro e allenamenti? Segui un programma strutturato di allenamento? Hai un allenatore e utilizzi strumenti di allenamento moderni come un powermeter?
Come dicevo prima, il livello delle prestazioni nelle granfondo è molto elevato. E’ necessario allenarsi tanto e bene per poter essere competitivi nelle prime 10 posizioni. Io mediamente mi alleno intorno alle 23/24 ore settimanali, fino ad arrivare a 30 ore di allenamento nelle settimane di massimo carico. Alla fine dell’anno arrivo a superare le 1.000 ore di allenamento. In genere, nell’arco di due settimane, cerco di pedalare tutti i giorni, prendendomi un solo giorno di riposo. Per me il modo migliore di allenarsi è fare dislivello, per cui non guardo tanto i chilometri che percorro, ma quanto dislivello faccio. Tanto per fare un esempio, alcuni miei allenamenti non superano i 90 chilometri, ma arrivano a 3.500 metri di dislivello. Non mi segue nessun allenatore e non uso nessuno strumento, né cardiofrequenzimetro, né powermeter, cerco di usare l’esperienza che ho maturato correndo tra i dilettanti. Con il mio lavoro, ho la possibilità di gestirmi la giornata, soprattutto grazie alla pazienza e all’aiuto che mi dà la mia fidanzata, Caterina Panuccio: senza di lei potrei certo permettermi questo. Voglio pubblicamente ringraziarla per tutto quello che fa per me.

Qual è la tua caratteristica principale come ciclista?
Sicuramente mi definirei uno scalatore.

La discesa nelle granfondo è importante quanto la salita. Saper guidare la bici è importantissimo. Sicuramente un pilota di moto come te è avvantaggiato in questo, confermi? E’ più difficile guidare una moto in pista a 200 km/h o una bicicletta a 80 km/h in discesa?
Certamente l’esperienza che ho avuto in moto mi viene in aiuto. Il saper mantener la concentrazione, il percepire il limite di aderenza del mezzo, soprattutto sul bagnato, li ho sicuramente affinati correndo in moto. La differenza nella meccanica tra una bici ed una moto fa sì che guidare una bici a 80 km/h sia sicuramente difficile, paragonabile, come dici tu, a guidare una moto in circuito a 200 km/h.

Negli anni passati non hai preso parte a molte granfondo, concentrandoti principalmente su quelle che si disputano in Piemonte, Valle d’Aosta e Liguria. Sarà così anche quest’anno? Quali sono le granfondo cui punterai con maggiore interesse?
Quest’anno mi piacerebbe far bene in particolare alla 9 Colli, alla Cervino Cycling Marathon e alla Martona dles Dolomites. Qualora non potessi partecipare a quest’ultima, punterei sulla Mont Blanc.

Raccontaci la vittoria di domenica scorsa. Venivi dal secondo posto alla Granfondo dei Laghi, quindi eri consapevole del tuo stato di forma, ma il campo dei partenti era di primissimo livello per quanto riguarda il mondo granfondistico. Puntavi alla vittoria fin dalla partenza? Hai mai pensato di non potercela fare?
La vittoria alla Cassani è quasi venuta per caso. Il mio obiettivo era quello di favorire i miei compagni di squadra. Dopo 15 chilometri è andata via una fuga, con un mio compagno e io mi sono limitato a coprirgli le spalle. Nella scalata al Monte Trebbio è partito Lombardi e io l’ho seguito. Il ritmo che ha imposto però era davvero troppo elevato, considerando quanti chilometri mancavano al traguardo. Il vantaggio dei due fuggitivi era di 3 minuti e mezzo e quindi lo sforzo che avremmo dovuto fare per riportarci su di loro sarebbe stato eccessivo. Mi sono così fatto riassorbire dal gruppo, pensando solo a salvare la gamba. Quando mancavano 20 chilometri al traguardo, siamo riusciti ad annullare la fuga e così è iniziata una lunga serie di scatti e controscatti. Io avevo intenzione di tirare la volata al mio compagno di squadra D’Angelo e nel tentativo di portarlo fuori dal gruppo, mi sono quasi per caso trovato con un leggero vantaggio, allora ho deciso di insistere. Ho dato tutto quello che avevo, non so come ho fatto a tenere nell’ultimo chilometro, perché non sentivo più le gambe. Arrivare in Piazza del Popolo a Faenza è stata un’emozione fantastica, tanto che mi sono commosso. Piangevo come un bambino per la gioia, la mia prima vittoria in una granfondo.


Hai qualche sogno nel cassetto per il futuro?

Mi piacerebbe tantissimo riuscire ad avere un’opportunità lavorativa nel settore sportivo.

Grazie per la disponibilità ed un grosso in bocca al lupo per tutto.
Grazie a voi, è stato un piacere.

(26 marzo 2015)
 

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