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Appunti di viaggio Granfondo   
Inserito il 24 marzo 2015 alle 19:14:33 da Alberto Laloni. - Letto: (2060)

Granfondo dell'Amore – Francesco Cesarini: "Tutto è bene ciò che finisce bene"

Una giornata di pioggia e freddo non ha fermato i granfondisti che si sono dati battaglia su un percorso molto spettacolare e tecnico. Peccato che il maltempo non abbia permesso di gustarsi a pieno i fantastici scenari delle colline umbre.

 

 

 

 

(Testo di Alberto Laloni, foto di Play Full)

 

Stavolta voglio iniziare il mio racconto così: “C'era una volta......” (come nelle favole non c'è miglior inizio che si possa utilizzare): quattrocento cavalieri erranti e soprattutto "coraggiosi" sono saliti in sella ai propri destrieri e hanno dato inizio al loro lungo viaggio verso la meta finale.

Come sempre la mia avventura inizia il giorno prima per espletare le operazioni di rito. Al ritiro del numero incontro molti amici, con i quali ci si domanda come sarà il tempo il giorno della gara. Le previsioni mettono pioggia, ma non ci lasciamo scoraggiare, nonostante tutto siamo fiduciosi.

Purtroppo le nostre aspettative vengono deluse. Manca poco alla partenza e la pioggia scende copiosa, ci si ripara con ogni mezzo, ma non tende a smettere!!! Oggi il nostro motto è "arrivare sani e salvi".
Si parte: un plotone multicolore (sapientemente anticipato dalle scorte predisposte da Diego e Luciano Persichetti, coadiuvati anche da Augusto Mori e da tutta l'asd Il Salice al completo) procede spedito incontro al suo destino. Nella prima parte si pedala a ritmo elevato. I chilometri iniziali, tutti pianeggianti, allungano il gruppo, la forte pioggia iniziale rende il fondo stradale pericoloso, ma noi non demordiamo e andiamo avanti senza paura e con coraggio.

Arrivati a Narni, affrontiamo la prima asperità di giornata. La strada sale subito verso il cielo e nel giro di un chilometro ci ritroviamo sulla cresta della collina, da dove si può godere il panorama circostante (oggi purtroppo devo usare l'immaginazione, vista la nebbia bassa che nasconde l'orizzonte): alla mia sinistra trovo subito il borgo medievale di Narni, che sovrasta la vallata circostante, mentre alla mia destra, in lontananza, scorgo Sangemini e Cesi (ultima asperità di giornata). La nostra ascesa continua incessante sulla cresta della collina e ci porta su fino a Capitone, dove già una prima selezione è stata fatta. Il gruppo ormai si è letteralmente frantumato e iniziano a formarsi i gruppetti.

Mi ritrovo in un nutrito gruppo, con tre compagni di squadra (Marco, Emiliano e Paolo). La giornata per me non è delle migliori, soffro l'acqua, soffro le basse temperature, insomma soffro!!!! Eppure tengo duro e proseguo; il mio unico obiettivo oggi è non farmi male.
L'ascesa verso la meta continua incessante, saliamo e scendiamo in continuazione lasciando alle nostre spalle i piccoli borghi caratteristici della zona, tra i quali Amelia, cinta da stupende mura, Lugnano in Teverina, fino a raggiungere Alviano, da dove, girando lo sguardo a sinistra si può osservare la bellissima oasi naturalistica, che tra la nebbiolina della pioggia e i primi raggi di sole assume delle tonalità di colore fantastiche. Poi su fino a Guardea, che attraversiamo velocemente.

Continuiamo a salire verso il cielo, le nostre sofferenze non sono ancora terminate: ci aspetta la salita di Montecchio, che darà sicuramente del filo da torcere, vista la lunghezza e il tempo inclemente.
Il nostro coraggio è tale che senza paura l'affrontiamo di buona lena, qualcuno allunga, qualcuno molla un pochino, ma ormai ci guardiamo in faccia e decidiamo di proseguire insieme fino alla vetta, dove ci sarà la deviazione dei percorsi (segnalata con oltre un chilometro d’anticipo, così da potersi già incolonnare senza pericolo) e allora sì che davanti alla scelta si vedrà chi di noi sarà così coraggioso da proseguire.

Del folto gruppetto di oltre 20 unità, sul lungo ci ritroviamo solo in sei, sei "cavalieri coraggiosi" che in sella ai nostri fidi destrieri decidiamo di buttarci in picchiata verso Corbara. La discesa tecnica (anche questa segnalata alla perfezione), resa viscida dalla pioggia, mi richiede grande attenzione, impedendomi, dunque, di osservare il panorama circostante. Cerco di stare attento, oggi cadere è molto facile. Ci ritroviamo lungo la strada che costeggia il lago, che nel suo scorrere lento ci accompagna lungo il viaggio che ci riporta alla salita di Acqualoreto, ultima vera asperità di giornata. Ci confrontiamo, parliamo tra noi e di comune accordo decidiamo di proseguire il nostro viaggio insieme, da soli non si può andare, troppa strada per restare soli.

Ci siamo, si risale di nuovo, le pendenze sono aspre, le gambe rese dure dall'acqua della mattina cominciano a dare i primi segni di cedimento, ma non posso farmi prendere dallo sconforto, manca troppo per proseguire il mio viaggio da solo. Il mio cavallo scalpita, ma oggi il cavaliere non riesce ad assecondarlo.
Per non restare solo mi metto davanti in salita e detto il ritmo io. Vedo che i compagni di avventura sono ben lieti di ciò e mi seguono in tranquillità (spero che poi contraccambino il lavoro svolto sui vallonati).
Finalmente rientriamo sul percorso comune, mancano poco più di 40 chilometri e la pioggia che ci aveva dato tregua inizia a scendere di nuovo, ma ormai non ci fa più paura!!

Ahimè arriva il patatrac: lungo la discesa viscida verso Farneta la ruota dietro mi parte, non riesco a fare la curva e allora decido di mollare le redini al mio cavallo, lo lascio andare e grazie alle mie doti da crossista mi butto sull'erta davanti a me. Riesco a non cadere, ma il fango caricato sugli scarpini non mi permette di attaccarli ai pedali. Perdo 100 metri dai compagni di viaggio, poi 200... resto lì a bagnomaria per oltre dieci chilometri, sperando che rallentino un po’ e mi aspettino, ma nulla, sono ormai da solo. L'ultimo tratto della mia avventura sarà una lunga agonia. Demoralizzato, impaurito dal sopraggiungere di qualcuno, sfinito dalla fatica. Conosco la strada e so che a otto chilometri dal traguardo finisce la salita di Cesi e la discesa verso Terni (dove fortunatamente ha smesso di piovere resa affascinante come un paesaggio di una cartolina ricordo dalla foschia che sale) è l'ultima mia sofferenza.

Finalmente arrivo, sono letteralmente distrutto, ma conscio e soddisfatto di me stesso, per aver portato a termine quest’avventura insieme a tutti gli altri coraggiosi, che nonostante il maltempo e la fatica non si sono arresi, onorando fino in fondo la manifestazione.

Corro, per l'ultima volta quest'oggi, a farmi una bella doccia calda e poi via al pasta party, sempre ricco, sfizioso e abbondante, in attesa delle premiazioni che da lì a poco avranno inizio e che, come sempre, sono state ricche per tutti. Mentre il tempo passa e si avvicina il momento di tornare a casa parlo con gli altri e tutti concordiamo sul livello di sicurezza predisposto dagli organizzatori: ogni singolo incrocio era perfettamente coperto, ogni stradina aveva il suo angelo custode a vigilarla, le segnalazioni che indicavano le deviazioni dei percorsi erano ben visibili da oltre un chilometro e ripetute più volte. Le scorte, sempre presenti in ogni frangente, davano quella tranquillità necessaria per lo svolgimento della manifestazione, nonostante il maltempo.
Quale miglior modo per terminare la mia storia... "E vissero tutti felici e contenti"......

Per la cronaca della gara potete fare riferimento a questo link, mentre le classifiche sono consultabili sul sito Kronoservice.com.

(24 marzo 2015)

 

 

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