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Appunti di viaggio Randonnée   
Inserito il 23 marzo 2015 alle 12:42:43 da Giancarlo Bertocci. - Letto: (2978)

Randonnée del Lago e del Filù

Sulle strade del giro d’Italia ai tempi di Coppi e Bartali

 

 

 

 

(Testo e foto di Giancarlo Bertocci)

Mese saturo questo di marzo: un'altra domenica arriva ed un'altra randonnée mi vede presente al cancello di partenza. Ieri, con altri due amici, Bruno e Savino, abbiamo ultimato i preparativi, caricando sulla spaziosa e comoda macchina di Bruno le biciclette e tutto il necessario per affrontare quest’ennesima avventura. Oggi, domenica 15 marzo 2015, ore 4:00, l’ennesima levataccia col buio per vestirsi e fare colazione velocemente.

Alle 5 salgo sull'automobile dei miei due compagni dell’A.S.D. Athletic Club Merano, appena arrivati sotto casa mia e con loro partiamo alla volta di Albano Sant’Alessandro. Obiettivo è quello di brevettarsi sulla distanza minima di 200 chilometri, in una prova valida come qualifica alla famosa Parigi – Brest – Parigi, necessaria per Bruno, che inizia così il suo percorso di avvicinamento all’evento sopra citato, meno per me che ne ho già in tasca due, di cui una affrontata insieme a Savino, con il quale ho pedalato la rando del Solstizio d’Inverno nel dicembre scorso. Ad Albano Sant’Alessandro si aggiungerà a noi allo start un altro amico, Loris, che ha optato per prenotare una stanza e pernottare lì, evitando così di doversi alzare prestissimo, come abbiamo fatto noi. Il viaggio scorre veloce, tra l’ascolto di buona musica, discorsi su altre rando più impegnative, che affronteremo nei mesi successivi e battute spiritose, spesso confezionate per prenderci in giro benevolmente, poiché l’allegria fa sempre stare bene quando si è in ottima compagnia.

Giungiamo così, dopo tre ore scarse di viaggio, al centro sportivo comunale, sito su una collinetta, di fronte al quale c’è un ampio parcheggio alquanto affollato e tanti randonneur che, dai cofani posteriori aperti delle loro automobili, operosamente scaricano e assemblano ruote e telai delle loro bici, per poi procedere a vestirsi adeguatamente. La giornata è caratterizzata da cielo coperto e umidità elevata, il meteo prevede possibilità di pioggia, ma solo nel pomeriggio. Anche noi scarichiamo le bici dall’auto e montiamo le ruote, poi iniziamo a vestirci, a completamento di quanto avevamo già indossato prima di partire da casa. Arriva anche Loris, che viene a salutarci prima di prepararsi anche lui. Quando siamo tutti pronti, montiamo in bici e pedaliamo lentamente lungo il corridoio plottato, che unisce il parcheggio al centro sportivo dove, all’interno del bar, c’è la postazione logistica dell’organizzazione. Entriamo, all’interno è tutto un fermento di ciclisti, che fanno colazione o che sono ai tavolini dell’organizzazione per registrarsi e consegnare le liberatorie. C’è anche il “patron” della manifestazione, al quale mi presento come inviato di GranfondoNews e che mi accoglie cordialmente. Cecilio Testa è un uomo gioviale, si cura personalmente che io riceva la mia carta di viaggio e mi augura che la rando sia di mio gradimento. Per organizzarla, insieme al suo team, ha messo grande impegno e tutta la sua esperienza, viste le sue partecipazioni in questo campo, tra cui cito tre Parigi Brest Parigi (2003, 2007, 2011), una Roma – Bergamo –Roma ed un attraversamento coast to coast degli Stati Uniti, la famosa RAAM, da lui corsa alla bella età di 60 anni! Da tenere presente che a tutt’oggi la RAAM è la manifestazione più massacrante che si disputi sulla faccia della terra!

Dopo aver ritirato la carta di viaggio ed aver fatto colazione al banco del bar insieme ai miei compagni, usciamo all’esterno della struttura e ci portiamo con le biciclette nella zona di parcheggio dove è stato allestito lo start. Numerosi i partecipanti, tra cui volti a me noti come quello del mitico “Musseu”, Giorgio Murari, ultracycler incontrato la domenica precedente in quel di Reggio Emilia, nonché organizzatore della Verona – Resia – Verona, una 600 chilometru a cui ho preso parte ben due volte, anche lui brevettato RAAM 2014, oltre all’inossidabile Aniceto Bulgarelli, incontrato in un paio di occasioni, in una 400 chilometri, la Randonnée della Romagna edizione 2013 e quella della Rando Padana di domenica scorsa. Bulgarelli mi chiede se può unirsi e fare gruppo con noi già dalla partenza, scontata la risposta e da lì a poco, dopo aver apposto il primo timbro sulla carta di viaggio ci avviamo!

Da subito la velocità iniziale è elevata, a causa della presenza in gruppo di granfondisti che usano eventi su queste distanze come allenamento per le granfondo che poi andranno a disputare ed anche del vento favorevole che ci accompagnerà per tutto il percorso. La velocità, il clima arieggiato, fresco ed umido, acuiscono i brividi di freddo già presenti sul mio corpo prima della partenza, ma è solo questione di “andare in temperatura” e poi tutto passa. Cerco di godermi la bellezza dei paesaggi e dei paesi che attraversiamo, tanti di origine gallica o romanica, se non addirittura che furono ancor prima insediamenti risalenti al paleolitico. Il percorso, nella prima parte, passa da Montello, Chiuduno, Grumello e Tagliuno, località dove dico a Bruno di rallentare, visto che in quel frangente lui è in testa al nostro gruppetto, ma comunque appresso agli altri che davanti tirano a tutta! La velocità eccessiva fa sì che ci si deva concentrare più sulla strada che sul resto! Proseguiamo, staccandoci dal gruppo, con velocità più consone alle rando, intorno ai 30 Km/h. Bulgarelli esprime verbalmente la sua gratitudine per l’ordine impartito, così possiamo iniziare a distogliere lo sguardo dall’asfalto e dalle ruote, troppo vicine nello stare coperti in scia a quelle del compagno davanti, iniziando così finalmente a goderci l’attraversamento di questi paesi. Passiamo da Credaro e Villongo, poi, giunti a Sarnico, iniziamo a costeggiare il lago d’Iseo, passando per i paesi lungo la sponda destra del lago: Predore, Tavernola Bergamasca e Riva di Solto.

Sono luoghi da cui colgo, di volta in volta, scorci diversi e pur sempre splendidi delle isole nel lago, la più grande delle quali, Monte Isola, si intravvede ancora fino a Castro. Suggestivi anche l’orrido di Bögn in località Zorzino, un’insenatura dove rocce verticali si tuffano a strapiombo nel lago e la strada intagliata nella roccia stessa! Passiamo anche Lovere e Costa Volpino, all’apice nord del lago, di cui completeremo il giro, con ritorno al punto di partenza, percorrendone la sponda sinistra, quella bresciana. Così facendo, raggiungiamo il controllo di Toline, dove sostiamo giusto il tempo per apporre il timbro sulla carta di viaggio e scattare alcune foto ricordo poi; dopo aver mangiato una barretta di carboidrati, ripartiamo.

Lungo il percorso incontriamo e superiamo i paesi di Pisogne e Vello ed attraversato anche Marone, giungo e sosto alcuni minuti a Vesto, per scattare alcune foto dalla sponda del lago alla bella e pittoresca isola di Loreto. Riparto e poco più avanti trovo i miei compagni di giornata, che hanno ridotto la velocità per attendermi. Proseguiamo a gruppetto compatto per Sale Marasino, Sulzano, Pilzone, Covelo e Iseo. Tra Iseo e Clusane percorriamo una striscia di terra tra le torbiere del Sebino. L’intera area è una riserva naturale di 350 ettari, divenuta tale dopo che per tanti anni a partire dalla fine del 1700 era stata sfruttata per estrarne la torba, che, essiccata, era un ottima alternativa al più costoso carbone e serviva nelle filande, nelle fornaci, per riscaldare le abitazioni o alimentare fin anche i treni della ferrovia Brescia – Iseo – Edolo fino alla prima guerra mondiale.

Completiamo il giro del lago di Iseo giungendo a Sarnico: si ritorna così nella bergamasca. Ripercorriamo, in senso contrario a quello di partenza, la strada dell’andata ripassando da Villongo, Credaro, Tagliuno, Grumello, Chiuduno e Montello per giungere infine ad Albano Sant’Alessandro, passando davanti al bel santuario della Madonna delle Rose per giungere, poco dopo, a completamento del primo anello di 100 chilometri, al centro sportivo da cui eravamo partiti in mattinata. Il posto di controllo è affollato da ciclisti in sosta o che si stanno rifocillando al vicino ristoro sui cui tavoli c’è di tutto: frutta candita, frutta secca e fresca, crostatine, piatti con scaglie di formaggio grana e l’immancabile acqua in bottigliette di plastica. Timbriamo la carta di viaggio e, mentre riprendiamo fiato e ci ristoriamo, scambiamo impressioni positive su questo primo anello percorso. Mancano ancora altri 95 chilometri da percorrere e, visto il cielo coperto, che raramente fin qui ci ha regalato qualche piccolissimo sprazzo di azzurro, decidiamo di risalire in sella.

Nuovamente si riparte, adesso tocca percorrere il famoso giro del “Filù”. Su queste strade più volte è transitato il Giro d’Italia ai tempi di Coppi e Bartali. Cambia il paesaggio, non più lacustre ma prettamente prealpino, con le Alpi Orobie sullo sfondo. Siamo in val Seriana, vi accediamo dopo avere puntato da Albano Sant’Alessandro a nord verso Torre de Roveri, proseguendo per Negrone fino a portarci lungo il corso del fiume Serio, allo scopo di risalirne la strada che lo costeggia verso nord-est. Le pendenze non sono eccessive ma inducono a moderare la velocità per risparmiare preziose energie; passiamo per Pradalunga ed Albino dove, attraversato un ponte, imbocchiamo la strada provinciale per Clusone. La sede stradale è larga e nonostante sia trafficata non ci impensierisce, passiamo ancora Gazzaniga e Colzate; in località Mele il tratto con pendenza più accentuata, ma è un dentello di poche centinaia di metri.

A Ponte della Selva svoltiamo a destra per Clusone ed affrontiamo i 5 chilometri che ci separano dal raggiungerlo e che, per i meno allenati, sono forse i più impegnativi. Siamo in centro al paese e ci fermiamo al punto di controllo, per apporre un altro timbro alla carta di viaggio, e ripartiamo velocemente, perché il tempo sembra peggiorare. Da Clusone picchiamo in discesa verso Lovere, la velocità senza faticare è bella, ma la strada tortuosa e con fondo non perfetto tiene alta l’attenzione. Copriamo i 16 chilometri che separano i due paesi in meno di mezz’ora e torniamo a vedere il lago d’Iseo. Altri 8 chilometri sulla strada che costeggia la sponda sinistra, che ora ripercorriamo in senso contrario rispetto a quando l’avevamo affrontata in mattinata e giungiamo, dopo aver passato anche Riva di Solto, a Zù che è l’ultimo punto di controllo prima di arrivare alla meta.

Ci fermiamo a rifocillarci al punto di ristoro, facciamo apporre il timbro sulla carta di viaggio e poi via, perché sentiamo qualche gocciolina di pioggia caderci addosso. Bruno, alza notevolmente il ritmo mettendo tutti in fila indiana e, passati i tratti dove la strada è più pericolosa perché stretta o con curve a gomito, accelera ancora in virtù di un leggero vento a favore. A nord del lago, dove eravamo prima, sembra già piovere e Bruno non vuole saperne di prendere acqua, così, con cambi regolari a velocità elevata, spesso superiore anche a 40 Km/h, ci ritroviamo in breve tempo a sud del lago a Sarnico. Tutto questo fa pagare dazio a Loris e a Bulgarelli, che si staccano, allorché Savino inscena una fuga all’altezza di Chiuduno, in un tratto di strada in leggera salita. Inizialmente lascio che Savino e Bruno vadano, pensando che poi avrebbero calato l’andatura, ma vedo che il gap tra loro e noi aumenta notevolmente. Metto alla prova le residue energie rimastemi e con uno scatto perentorio vado a riprenderli in cima al tratto di strada in salita. Savino a quel punto cede e si stacca perché stremato, mentre io mi piazzo a ruota di Bruno che prova ad accelerare per vedere se ne ho ancora, ma poi si rialza anche lui perché siamo a 3 chilometri dalla meta. Pedaliamo agili per sciogliere un poco i muscoli delle gambe e giungiamo al traguardo, complimentandoci per aver conseguito il brevetto. Da lì a pochi minuti arriveranno anche Savino, Loris ed Aniceto Bulgarelli.

Fatto timbrare il brevetto portiamo le bici alla macchina e ve le carichiamo sopra. Quindi alla spartana ci laviamo con dei fazzoletti umidificati e vestiamo gli abiti civili, approfittiamo del pasta party offerto dall’organizzazione, mentre Bulgarelli ci saluta e se ne torna a casa senza mangiare, preferendo così guadagnare tempo prezioso per il rientro. Si sta facendo tardi ed anche noi ci avviamo all’auto per ripartire. Nel vialetto del centro sportivo incrociamo Cecilio Testa, che mi ferma chiedendomi come è andata. Rispondo che sono pienamente soddisfatto per il bellissimo tracciato, anche se purtroppo abbastanza trafficato. Mi esorta a postargli via mail l’articolo e ci salutiamo per fare rientro a casa dopo una giornata, per tutti, indimenticabile!

(23 marzo 2015)

 

 

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