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Appunti di viaggio Randonnée   
Inserito il 20 marzo 2015 alle 11:08:45 da gazario. - Letto: (2766)

Rando Padana, pedalando contro vento

Una randonnée di 200 chilomteri con pochissima salita, ma tantissimo vento, lungo un percorso davvero affascinante. Un bellissimo modo per festeggiare la Festa delle Donna.

 

 

 

 

(Testo e foto di Giancarlo Bertocci)

8 Marzo, è la Festa della Donna! Un giorno speciale anche per me che sono in procinto di partire per una nuova trasferta con la mia specialissima. Destinazione Reggio nell’Emilia, obiettivo un brevetto rando sulla distanza “breve” di 200 chilometri, organizzato dalla polisportiva A.S.D. Beriv A. dilettantistica. La sveglia, impietosa, suona alle 4, ma alzarmi non mi è di peso, perché la sera prima sono andato a riposare molto presto. Appresso a me si alza anche mia moglie, le faccio gli auguri e la bacio. Inutile dirle di ritornare tra le lenzuola perché, come ogni volta che parto per avventure randagie, si preoccupa molto e me lo dimostra facendomi un sacco di raccomandazioni, dallo stare attento alla guida dell’auto, fino a quella della bicicletta, di riposarmi se, una volta portata a termine la rando, sono stanco ecc. ecc. Mentre mi vesto, lei va in cucina a prepararmi la colazione. La consumo con lei seduta accanto, ancora evidentemente assonnata, che mi parla, chiedendomi quale tra i miei amici mi accompagnerà. Nessuno è la mia risposta, che la fa preoccupare ancor più! Cerco di rasserenarla con qualche battutina spiritosa, poi la abbraccio forte, le do un ultimo bacio ed una carezza, prima di vedere il suo bel viso sparire dietro la porta di casa che si richiude alle mie spalle. 

Avendo caricato in macchina la bicicletta e la borsa sportiva con il necessario per vestizione ed alimentazione già dal giorno precedente, non mi resta che avviare il motore dell’automobile ed uscire dalla rampa del garage. Sono trascorse da qualche minuto le 4:30. E’ ancora buio, ma la notte è rischiarata dalla luna piena e nel cielo brillano miliardi di stelle: uno spettacolo meraviglioso che mi lascia stupito ed a bocca aperta come un bambino, tanto che fermo la macchina per alcuni istanti, spegnendo i fari per gustarmelo fino in fondo! Dopo che lo sguardo ha appagato questo meraviglioso colpo d’ occhio riparto, perché il tempo stringe e non posso permettermi di perderne ulteriormente. Il viaggio scorre tranquillo, sia la superstrada che poi l’autostrada sono praticamente deserte ed in poco meno di tre ore giungo a Reggio Emilia, accolto da un sole rosso fuoco all’atto di sorgere dietro la struttura futuristica di uno dei tre ponti ad arco di Calatrava (dal nome dell’ingegnere che li ha progettati). Un bel colpo d’occhio offre anche la bianca struttura ondulata della stazione ferroviaria, sempre progettata da Santiago Calatrava,  cui passo a fianco ammirandone le belle linee armoniche. Uscito dall’autostrada, cattura il mio sguardo la prima rotonda che trovo, perché imponente campeggia, al centro di questa, l’opera “Evoluzione” di Franco Reggiani realizzata per celebrare il cinquantenario della scuderia Ferrari! Sono contento di aver scelto questa meta, perché trovo soddisfazione ed appagamento anche nel vedere tutto questo, a testimonianza che praticare lo sport amatoriale aiuta anche ad accrescersi culturalmente.

La luce del giorno ormai illumina e rischiara tutto all’intorno, quando giungo al punto di partenza della rando. Già molti ciclisti affollano il piccolo piazzale antistante la struttura e le viuzze limitrofe e di parcheggio non ne trovo, se non fortunosamente sotto ad un condomino poco distante. Sono quasi le 8 del mattino e devo sbrigarmi; scendo dall’auto, tiro giù la bici agganciando la ruota anteriore e velocemente indosso la parte mancante del vestiario, adeguandola alla temperatura alquanto bassa del mattino, che è di qualche grado superiore allo zero. Ho già deciso che porterò comunque il resto, cioè vestiario di ricambio ed attrezzatura extra a quella che ho già nel sotto sella, anche se sarà probabilmente zavorra che non userò per tutto il resto della giornata. Chiudo l’auto e monto in sella avviandomi al punto di ritrovo e partenza, distante non più di 150 metri, per ultimare l’iscrizione e ritirare la carta di viaggio. Ci sono ancora molti ciclisti in attesa e la fila sembra interminabile, compilo la liberatoria, scatto alcune foto ricordo e mi reco al banco per consegnarla, pagare la quota di iscrizione e poter così ritirare la carta di viaggio.

Ore 8:27: si parte! Mi aggrego ad un nutrito gruppo di Parma, il Filippelli Bike Team insieme ad un altro sparuto gruppetto di altra società. Come al solito in queste rando e su questa distanza, l’andatura è da subito sostenuta, usciamo velocemente da Reggio Emilia in direzione nord, attraversiamo i ponti di Calatrava, continuando a gruppo compatto ed a velocità a tratti anche superiore ai 40 Km/h, così per una trentina di chilometri arrivando a Gualtieri. Qui visse per gran parte della sua vita adulta ed anche vi morì Antonio Ligabue, pittore di quadri stupendi ed inquietanti al tempo stesso, che ne testimoniano ancor oggi la vita tormentata. Attraversiamo con prudenza la bella e affollata piazza Bentivoglio, per poi uscire dal paese in direzione di Guastalla. Tutto intorno il paesaggio della medio padana è una sterminata distesa di campagne arate da cui, a tratti, emana intenso l’odore del concime animale utilizzato per fertilizzarle, portato alle narici dal vento, che da qualche chilometro ha preso a soffiare e che sembra rinforzare col trascorrere del tempo! La strada scorre veloce sotto le ruote ed in gruppo le donne si lamentano, invitando i compagni di testa a non tirare troppo! Il vento, che soffia a folate, oltre ad essere contrario è anche laterale e quindi provoca qualche piccolo, ma pericoloso sbandamento che, unito ad un asfalto spesso non perfetto, ma anzi corrugato e disseminato di buche più o meno grandi, mette tutti in apprensione. Molti in effetti i ciclisti che trovo, lungo il percorso, fermi a lato della carreggiata nell’atto di sostituire camere d’aria forate.

Messo alle spalle il primo quarto di tracciato, giungiamo al controllo posto in uno spiazzo sterrato vicino al ponte delle barche in località San Matteo delle Chiaviche. Una breve sosta, in attesa di apporre il timbro sulla carta di viaggio, mi consente di fare uno spuntino con una barretta di carboidrati e di bere, oltre a cogliere alcuni suggestivi scatti fotografici. Poi via, si riparte. Appena imboccato il ponte, un ciclista ha un guasto alla bicicletta che lo costringe al ritiro: gli si spezza il forcellino alla fine del carro posteriore dal lato del pacco pignoni e desolato si avvia a piedi, con il telaio in una mano e la ruota nell’altra, di ritorno verso il punto di controllo appena passato. Distratto da quanto accade, non mi avvedo che il gruppo sta già risalendo l’argine opposto del fiume Oglio e mi ha distanziato di un centinaio di metri. Riparto con altri tre randonneur attardati per cercare di raggiungerlo, confidando in una reciproca collaborazione affinché sia possibile riuscirci. Purtroppo così non è: i tre hanno ruote ad altissimo profilo e col vento laterale anche seri problemi a gestirle, quindi rinunciano. Decido così di andare a riprendere il gruppo da solo. Con uno scatto perentorio e tutta la determinazione possibile, mi butto all’inseguimento contro vento; il cuore batte impazzito e sono a tutta, oltre i 43 Km/h; vedo che la distanza dal gruppo si riduce e nonostante il picco di velocità sia ormai calante, sto quasi per rientrare. Quando penso di avercela fatta, però si sfilano e mi cadono a terra gli occhiali da vista! Mi giro a vedere se si sono rotti nell’urto al suolo deciso, nel caso, a lasciarli là sull’asfalto. Sono miracolosamente interi! Freno e torno a raccattarli, li infilo con le stanghette sotto la calottina in neoprene che ho in testa sotto al casco e riparto. Guardo avanti costernato dal fatto che il distacco è tornato ad essere come e forse più di prima, ma non demordo e riparto con veemenza per rientrare.

Corono la mia impresa dopo ben 5 chilometri dall’averla inizia, con un principio di crampi, ma soddisfatto di avercela fatta! Da quel momento resto in coda al gruppo, allo scopo di recuperare, per circa una trentina di chilometri, pedalando agile, mangiando un'altra barretta di carboidrati e bevendo abbondantemente. Passiamo così per San Lorenzo e svoltiamo ad una rotonda in direzione di Brescia fino a Goito, famosa per un episodio della prima guerra di indipendenza, avvenuto il 30/05/1848, nel quale il primo corpo d’armata dell’esercito sardo respinse l’attacco dell’esercito austriaco, che mirava a prendere il controllo delle posizioni tenute a protezione dei ponti sul fiume Mincio. Passiamo anche Volta Mantovana, dove inizia la salita che porta a Borghetto sul Mincio. Vado su con il 50/21, anche se la salitella ha a tratti pendenze vicine alla doppia cifra, mi fermo in attesa del gruppo che sale tranquillo con rapporti più agili e nel contempo scatto alcune foto al Ponte Visconteo, che poi raggiungo per sostarvi nuovamente al punto di ristoro. Questo è ben fornito di frutta di vario tipo: mele, banane, anche frutta secca, oltre che di gustose crostate alla marmellata ed acqua. Mangio una banana, un piccolo pezzo di crostata e bevo dell’acqua, poi ripartiamo alla volta di Peschiera del Garda, distante una decina di chilometri. Quando la raggiungiamo, mi viene alla mente la mitica Rando del Solstizio d’Inverno fatta il 20 dicembre dell’anno appena trascorso: era più freddo quando ci sono passato, temperatura a 0°C ed era notte fonda! Adesso sono fuori dalla stazione ferroviaria, dopo aver timbrato la carta di viaggio a crogiolarmi al tiepido sole di marzo, con una temperatura intorno ai 15 °C, in attesa che tutto il gruppo riparta, il che avviene da lì a poco.

Si ritorna in salita in direzione di Valeggio sul Mincio attraversando Solionze, per poi proseguire, passando anche i paesi di Pozzolo e Marengo, in direzione di Marmirolo ed infine giungere a Mantova transitando davanti all’imponente castello San Giorgio, in verità per un piccolo errore di percorso corretto subito. Si riprende la retta via sulla SS62 proseguendo per Codisotto e poi Luzzara dove in una rotonda, agganciamo un gruppo di randonneur, di cui scopro far parte un’amica, Sonia Testi, trovata già l’anno scorso alla Sicilia No Stop 8. Lascio andare il mio gruppo e mi sfilo per inserirmi in quello appena agganciato. Mentre mi infilo tra lei e la rotatoria allo scopo di affiancarla, Sonia stenta a riconoscermi, visto che, rispetto a giugno dell’anno scorso, mi sono fatto crescere la barba, ma appena legge il nome del club di appartenenza sul mio smanicato antivento, un bel sorriso le spunta in viso e mi chiama salutandomi, prontamente ricambiata! Iniziamo a parlare su tanti argomenti, le faccio i complimenti per la sua nuova e bella bici in titanio fatta su misura e le confesso che un pensierino ce lo sto facendo anche io. Nel frattempo si arriva ad un altro controllo, quello di Guastalla. Vista la fermata obbligatoria, ci scattiamo alcune foto e, dopo aver timbrato la carta di viaggio, proseguiamo fino ad una fontana poco distante, per fare il pieno alle borracce ormai svuotate dal continuo bere, per evitare la secchezza di gola, portata dal vento intenso ed anche dal respirare a bocca aperta per la fatica. Le chiedo quanto manca all’arrivo, lei risponde circa una trentina di chilometri.

Pedaliamo a ritmo meno frenetico del gruppo precedente, il che mi consente anche un ampio recupero in virtù di una frequenza cardiaca più bassa e, nonostante il vento sia veramente insopportabile e fastidioso riusciamo a raggiungere Reggio Emilia nel giro di poco più di un’ora, festeggiando un altro brevetto acquisito! Sono le 16:30: 8 ore e 30 minuti per coprire la distanza di 211,4 chilometri, soste comprese, è un tempo soddisfacente. Saluto i componenti del gruppo, dopo gli ultimi scatti fotografici con il brevetto in mano, quindi faccio ritorno alla macchina per cambiarmi, lavarmi in modo spartano e rimettermi in viaggio per tornare a casa prima che sia notte.

Saluti particolari a:
Sergio Antolini della Ravonese Bologna che, causa il vestiario invernale non ho riconosciuto in quel di Peschiera del Garda; 
Luigi Candeli con cui ho pedalato, un paio di anni fa, una 400 chilometri, la Rando di Romagna, molto bagnata nel finale, oltre a quella del Solstizio d’Inverno del dicembre appena passato, in cui era presente anche Carla Tramarin che saluto pure lei;
Raffaele Bertolucci, a cui rinnovo i miei complimenti per aver affrontato questa prova con una bici d’epoca a rapporto fisso
l’instancabile Giorgio Murari, che, per scaldare il “motore”, ha deciso di venire in bici da Verona a togliersi questa soddisfazione percorrendo così, tra rando e trasferimento, la bellezza di 350 chilometri!
Infine un bacione a Sonia Testi, che insieme alla sua bici porta in queste randonnée tanta simpatia ed allegria.

Dai dati rilevabili dal sito della polisportiva Beriv. A., risultano 228 gli iscritti, tra cui 29 donne, che hanno voluto degnamente festeggiarsi, regalandosi una bella giornata di sole, coccolate in gruppo, ma a volte anche un poco strapazzate da tanti maschietti amanti della velocità controvento.
Complimenti alla A.S.D. Beriv A. polisportiva per l’ ottima organizzazione!

(20 marzo 2015)

 

 

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