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Inserito il 13 marzo 2015 alle 18:32:37 da andrea.redazione. - Letto: (8973)

Falzarano: adesso parlo io

Il pistoiese farà ricorso contro la squalifica di 15 anni comminatagli dal TNA il 15 gennaio scorso: “mi batterò fino all'ultimo grado di giudizio e in tutte le sedi perché emerga la verità, io e mio fratello siamo innocenti”. Ecco tutte le fasi della sua vicenda giudiziaria.

 

 

 

 

(a cura di Andrea Capelli, foto di Play Full e Sportograf)

 

13 marzo 2015, Monsummano (Pt) – Il 15 gennaio scorso la prima sezione del Tribunale  Nazionale Antidoping (TNA), nel procedimento disciplinare a carico di Alfonso e Raffaele Falzarano, ha inflitto a entrambi 15 anni, rispettivamente di squalifica e inibizione, oltre al pagamento della sanzione accessoria e delle spese processuali, richiamando a giustificazione della pena l'articolo 2.7 delle Norme Sportive Antidoping, ovvero contestando ai due il “traffico illegale o tentato traffico illegale di sostanze o metodi proibiti”.

Il provvedimento ha fatto seguito al deferimento al TNA degli atti della Procura della Repubblica di Massa, nell'ambito dell'operazione dei NAS di Firenze “Amateur” eseguito lo scorso 24 ottobre.

Alfonso Falzarano, 38 anni, ex-corridore professionista e negli ultimi anni protagonista  nell'ambiente delle granfondo amatoriali, respinge però ogni accusa, a proprio carico e a carico del fratello Raffaele, e ripercorre insieme a noi i dettagli della sua vicenda giudiziaria, analizzandone i particolari e le prospettive future.

Era il 22 marzo 2013, quando i carabinieri del Nucleo Antisofisticazioni e Sanità di Firenze si presentavano nelle abitazioni dei fratelli Falzarano, sottoponendo le loro dimore a perquisizione e traducendo i due successivamente al comando locale.

Alfonso, ricordiamo quella mattina, cosa successe esattamente?
Era mattino presto, si presentarono a casa mia i carabinieri disponendo una perquisizione e notificando una misura cautelare nei miei confronti.

Cosa trovarono i NAS a casa tua e di tuo fratello?
Nulla. Capimmo che cercavano sostanze dopanti, ma né nella mia abitazione né in quella di mio fratello venne trovato niente. Questo è certificato dal verbale dei NAS che ci rilasciarono.

Però finiste in carcere...
Purtroppo sì. Lo stato di arresto venne convalidato dal giudice, ci dissero che eravamo coinvolti in un'indagine e che l'accusa nei nostri confronti era di associazione a delinquere volta al traffico di sostanze dopanti.

Che ricordo hai di quei giorni?
Un incubo lungo 25 giorni. Sembrava tutto surreale. Il nostro legale fece immediatamente ricorso al Tribunale del Riesame di Genova ma i tempi tecnici sono di qualche settimana, per cui attendemmo che lo stesso si esprimesse.. privati della nostra libertà.

E come si espresse il Tribunale del Riesame?
Il Tribunale del Riesame dichiarò inconsistente l'ipotesi di reato per associazione a delinquere, così fummo finalmente scarcerati e potemmo riabbracciare le nostre famiglie.

Ma le accuse nei vostri confronti, su cosa erano basate?
Sull'interpretazione di alcuni dialoghi telefonici e sms scambiati con altre persone coinvolte nell'inchiesta. In parole povere, secondo gli inquirenti, parlavamo in codice per concordare un traffico di sostanze dopanti.

Ma oltre a questo, ci sono altre prove a carico tuo e di Raffaele?
No. Come già detto, nulla è stato trovato nelle nostre abitazioni, non c'è mai stata prova che avessimo acquistato o venduto farmaci o sostanze dopanti a chicchessia. Solo l'interpretazione di telefonate e sms. E' assurdo.

Alcuni articoli hanno riportato l'ipotesi che tu e Raffaele faceste uso di sostanze dopanti, cioè che poteste essere acquirenti e utilizzatori. Cosa ne pensi?
Non ne abbiamo mai fatto uso. Per quanto mi riguarda poi, come atleta, sono stato sottoposto più volte a test antidoping e tutti hanno sempre dato esito negativo. Parlano i risultati dei test per me. Per quanto riguarda mio fratello.. non tocca una bici dal 2000, ha un'invalidità permanente a una gamba e non può pedalare. Questo la dice lunga su quanto ci conoscessero le persone che hanno scritto quelle cose e quanto siano stati bravi a verificare le loro fonti.

C'è anche chi ha sollevato il dubbio che aveste patteggiato per uscire dal carcere. Come ti poni di fronte a questa ipotesi?
E' del tutto falsa e infondata. Non so a chi sia venuta in mente e perché, ma ci siamo sempre proclamati innocenti, estranei ai reati che ci venivano contestati.

Ripercorriamo cronologicamente la tua vita personale e sportiva dalla scarcerazione in poi: come è cambiata la tua esistenza dopo quell'episodio?
Sicuramente in peggio. E' stata ed è tutt'ora un'esperienza bruttissima sentirsi addossare colpe per qualcosa che non è stato mai commesso. Cercai comunque di riprendere la mia vita e ritornai anche in bicicletta. Mio fratello invece perdette il lavoro. Per quanto riguarda l'ambiente sportivo amatoriale, il mio rientro fu in sordina, ripresi a gareggiare con la mia squadra che ebbe fiducia in me, e da lì a qualche mese tornai anche a vincere. Quella domenica di fine giugno a Breuil Cervinia levai sul traguardo un grido di felicità, perché al di là del risultato agonistico, speravo che le cose da lì in poi potessero cambiare in meglio, di poter voltare pagina e dimenticare quello che era successo. Purtroppo le cose invece per me peggiorarono.

Cosa successe dopo?
Mi infortunai pesantemente la domenica successiva, cadendo in discesa. Frattura scomposta della rotula, un primo intervento subito, poi un altro a dicembre. Mi dissero che la bicicletta, la mia grande passione, me la potevo scordare. Insomma una delusione.

Però a febbraio eri di nuovo in sella...
Sì, nonostante tutto trovai la voglia di pedalare ancora, anche se la gamba infortunata sapevo non sarebbe stata più quella di prima e credo che non lo sarà più. Alla prima gara ero contento di esserci: nonostante le avversità, mi ero rialzato ancora, persino contro le previsioni dei medici.

Il 2014 è stato l'anno di introduzione del Codice Etico. Molti si sono chiesti se tu fossi in possesso dei requisiti per gareggiare come amatore...
Lo ricordo perfettamente. Firmai la dichiarazione etica, consapevole di essere in possesso dei requisiti per farlo. Non ero infatti né condannato, né sotto processo, le indagini erano chiuse e non ero rinviato a giudizio, anche se di fatto nel mese di marzo l'Alta Corte di Giustizia rimosse il vincolo sugli indagati come requisito etico. Staccai quindi una tessera a pieno titolo, per vivere un'altra stagione tra i cicloamatori.

E il 2014 come andò?
All'inizio fu dura, ma poi piano piano la gamba infortunata migliorò. A giugno però un'altra tegola, un altro incidente, un'altra frattura, stavolta al gomito. Rientrai ancora una volta nella gara di Breuil Cervinia, dove riuscì a raggiungere il podio. Strinsi i denti, facevo fatica a tenere il manubrio, ma ancora una volta mi ripresi. La seconda parte della stagione invece andò meglio, vinsi qualche gara, fino a conquistare la Granfondo Roma Campagnolo.

Poco dopo il tuo successo nella granfondo romana il deferimento del TNA. Quale fu la tua reazione?
Per il deferimento in sé non ero preoccupato, perché il deferimento altro non è che il trasferimento  degli incartamenti a un tribunale competente. Ero però perplesso per due motivi: il primo per il fatto che la giustizia ordinaria fosse ancora in “stand-by” e invece quella sportiva avesse già deciso di instaurare un procedimento; il secondo per il fatto che la richiesta di squalifica fosse a 18 anni, con imputazione per “traffico o tentato traffico illegale di sostanze dopanti o metodi proibiti”, come se l'espressione del Tribunale del Riesame di Genova fosse completamente ignorata. Appresi comunque la notizia dal web, solo qualche giorno dopo ricevetti la notifica personale.

Da un punto di vista mediatico il tuo deferimento sollevò un polverone, così come fu per il tuo arresto. Come affrontasti questa situazione?
Ad essere sincero ci rimasi molto male. I giornalisti usarono titoli fuorvianti, ricordo ad esempio chi scrisse che erano stati chiesti 18 anni per il vincitore della Granfondo di Roma: sembrava che fossi stato trovato positivo, così maledettamente positivo a quella gara tanto da chiedere una pena stratosferica. In più la cosa antipatica è che vennero pubblicati gli stralci del fascicolo della Procura di Massa, su cui comparivano i numeri di telefono miei e di mio fratello. La nostra privacy fu violata. A questo si aggiunsero anche i commenti sui social network, alcuni anche molto pesanti. Decidemmo insieme a mio fratello di agire legalmente contro gli autori di queste esternazioni, querelando chi aveva scritto il falso, diffuso dati privati, ingiuriato e diffamato la nostra persona. Dai blog a Facebook, abbiamo raccolto tutto il materiale e dato mandato al nostro legale perché esponesse le dovute querele. Ho anche querelato una testata giornalistica, perché ha riportato la mia positività al test alla Prato-Abetone dello scorso luglio, cosa assolutamente falsa.

Veniamo al dibattimento del 15 gennaio: come andò alla Prima Sezione del TNA?
Fu tutto sorprendentemente rapido. Quasi in modo anomalo. In 20 minuti venne pronunciata la sentenza, non ci fu dibattimento, i testimoni a nostro favore non vennero presi in considerazione.

Che opinione ti sei fatto in merito a questa rapidità decisionale?
Io non credo certo a un complotto nei miei confronti. Sono un cicloamatore e niente più, non capirei “attenzioni” diverse nei miei confronti. Tuttavia, avendo vinto qualche granfondo ed essendo il mio nome associato alla vicenda dell'arresto, mi son fatto l'idea di non essere visto di buon occhio dall'opinione pubblica nell'ambiente amatoriale, per cui, dopo i titoli roboanti seguiti al deferimento che hanno citato anche una delle più imponenti manifestazioni a livello nazionale, la mia presenza nella stagione 2015 sarebbe stata scomoda, perché facilmente strumentalizzata. A mio modo di vedere c'è stata una fretta eccessiva nel giudicare. L'opinione pubblica tanto mi aveva già condannato. La cosa che mi ha lasciato perplesso però è che ogni tipo di squalifica, condanna o sanzione dovrebbe avvenire “al di là di ogni ragionevole dubbio”, a me invece è stata inflitta una squalifica sulla base di elementi parziali e di natura interpretativa. Contro di me non ci sono prove ma supposizioni. Lo stesso vale per mio fratello.

E adesso cosa farai?
Farò ricorso alla Seconda Sezione del TNA, insieme a mio fratello. Vogliamo andare fino in fondo, potendocelo permettere fino anche al TAS di Losanna.

Perché dici potendocelo permettere?
Perché, ahimé, difendersi costa un patrimonio. Tolto il fatto che purtroppo sembra che sia l'imputato a dover fornire le prove della propria innocenza piuttosto che l'accusa a dover dimostrarne la colpevolezza, difendersi in ambito di giustizia sportiva ha dei costi elevati. Non accettiamo nel modo più assoluto il vederci attribuita la colpa di qualcosa che non abbiamo mai fatto e ci batteremo per far emergere la verità, anche se il ricorso al TAS potrebbe costarci qualche decina di migliaia di euro e la nostra situazione economica non è facile.

Già, che lavoro svolgete adesso?
Io faccio il lavoro di sempre, ovvero il giardiniere, fortunatamente a tempo indeterminato. Mio fratello invece ancora non ha trovato occupazione. Faceva il tecnico meccanico per team professionistici e in questa condizione, sub-iudice prima e inibito poi, non può lavorare, secondo le norme etiche previste dai regolamenti interni.

Ma la giustizia ordinaria quando si pronuncerà?
Spero nel più breve tempo possibile. Un'assoluzione definitiva sarebbe chiarificatrice anche per la giustizia sportiva. Purtroppo i tempi sono lunghi e la mia più grande paura è che possa subentrare la prescrizione. Io voglio essere assolto, non voglio non essere condannato perché i tempi sono venuti meno. Questo lascerebbe sempre il dubbio che io o mio fratello avremmo anche potuto essere colpevoli.

Come è cambiata la vostra vita oggi?
Purtroppo è molto più difficile. A parte le restrizioni lavorative per mio fratello, c'è nei nostri confronti più diffidenza e nell'ambiente i rapporti e i contatti con le persone si sono rovinati. Il nostro sogno era quello di avere un negozio di biciclette insieme, dopo una vita trascorsa nel mondo del ciclismo era lo sbocco più naturale. Però il momento economico già non era facile, questa vicenda ci ha dato un'altra mazzata, ci ha chiuso molte porte e per ora il sogno resta tale, e forse lo resterà per un bel pezzo.

Le persone come si comportano nei vostri confronti?
Molti ci hanno voltato le spalle, molti ci denigrano, le persone affezionate veramente a noi però ci sono rimaste vicine. Si contano sulle dita di una mano. Poche ma buone, come si suol dire.

Cosa vedi nel tuo futuro Alfonso?
Oggi non so rispondere. Vorrei solo un po' di tranquillità, ecco, tutto qui. E' da due anni a questa parte che mi pare di vivere in un incubo, tra le vicissitudini giudiziarie, gli infortuni e le difficoltà lavorative. Nei mesi scorsi ho perso anche mio padre. Non voglio certo piangermi addosso o cercare compassione. Io sono nella vita così come sono stato in bici, di fronte ai problemi reagisco per superarli e così come sono uscito dagli infortuni, con le unghie e con i denti, ce la metterò tutta per far valere le mie ragioni e venir fuori a testa alta da questa vicenda. La mia unica speranza è di trovare dall'altra parte persone di buon senso e di coscienza, che abbiano la serenità e la pazienza di valutare effettivamente le cose per quello che sono, senza forzature e pregiudizi.

 

 

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