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Appunti di viaggio Granfondo   
Inserito il 12 marzo 2015 alle 10:24:03 da Alberto Laloni. - Letto: (1954)

Gf Città di Ancona - Kemo: una bella pedalata all'insegna del sole

La prima edizione della manifestazione che ha preso il posto della Granfondo del Conero ha dato il via al circuito Marche Marathon. Un percorso piuttosto impegnativo, disegnato sulle spettacolari colline marchigiane, che per molti ciclisti del Centro Italia ha rappresentato la prima sfida della stagione, ma soprattutto una splendida giornata di sole che ha soddisfatto la maggior parte dei partecipanti.

 

 

 

 

(Testo di Alberto Laloni, foto di Play Full)

 

In una bellissima giornata di sole, dopo le tempeste degli ultimi giorni, ha preso il via la prima Granfondo Città di Ancona - Kemo 2015, che ha sostituito la Granfondo del Conero. Non cambia la logistica e neppure la società organizzatrice, il Pedale Chiaravallese, ma migliorano i servizi rivolti ai concorrenti. Per me, come per tanti altri ciclisti, è la prima gara su strada della stagione. A differenza dello scorso anno, i ragazzi dell’organizzazione hanno profuso un grande sforzo per ottemperare ai problemi verificatesi al via nella scorsa edizione.

Come di consueto mi reco al ritiro dei pacchi gara il giorno prima. Tutto fila liscio, controllo il pettorale assegnato, entro e in un attimo sono fuori. Ottimi i gadget, cortesi i ragazzi. Verifico che tutto sia ok e vado a cena nel ristorante convenzionato, dove, ad allietare la serata e a tenerci compagnia abbiamo anche la musica: ottimo pure quello, come l'hotel scelto. Due chiacchiere ed è ora di dormire. Domani mi aspetta una dura giornata (si prevede vento...purtroppo), quindi ci sarà da tribolare e tanto!!!!

Quest'anno l'ingresso in griglia é stato molto più agevole e controllato con gli addetti che cortesemente controllavano scrupolosamente i numeri assegnati. Non ci sono stati problemi con l'orario di partenza, che è stato puntuale al secondo. Ma veniamo alla gara vera e propria.






Pronti, via a tutta velocità: sarà che è una delle prime gare dell'anno, sarà che è la prima prova del Marche Marathon, sarà che è la prova d’apertura della stagione granfondistica marchigiana, sarà che ancora sono tutti pieni di energie, ma stare in gruppo e soprattutto stare nelle posizioni che contano è un vero problema. Il cuore già è al massimo e il solo pensiero di fare 130 chilometri mi intimorisce un po', ma non mi scoraggio. Finché riesco terrò il passo dei migliori, poi eventualmente mollerò un pochino, per trovare nuovi compagni di viaggio e per cercare nuove amicizie. C'è molto nervosismo, i primi chilometri scorrono veloci, troppo veloci. Ci buttiamo subito verso l'interno, lasciando il mare alle nostre spalle. Una serie di rotatorie allunga il gruppo, che procede in fila indiana, e le continue ripartenze tengono alta la tensione. Sono ancora nelle posizioni che contano. Nella prima parte della gara, visto che non ho velleità di classifica, decido di dare una mano a Marika, compagna di allenamenti. Mi sfilo leggermente dalla testa della gara e l'aspetto per accompagnarla nei primi chilometri.

Iniziano i saliscendi classici di queste zone e il gruppo comincia a spezzarsi in vari tronconi, ma riusciamo a tenere alto il ritmo. Siamo ancora lì, vediamo la testa del gruppo poco avanti a noi, non molliamo, soffriamo, ma teniamo duro. Caspita, siamo arrivati a Jesi, già è ora di separarci, il primo tratto se ne é andato via velocissimo ed é ora di salutarci. Loro girano a sinistra e si immettono nel percorso corto, io mi butto in discesa sulla destra e vado nel lungo giù verso Pianello Vallesina.

In un primo momento mi ritrovo da solo, vado giù veloce, troppo veloce. Un piccolo problema al freno anteriore della bici mi toglie un po' di tranquillità, quindi mi calmo e piano piano da dietro aspetto che mi raggiunga qualcuno. Raggiungere quelli davanti é impossibile, ho davanti a me il tratto più duro, la salita che porta fino al gpm di Pozzo di Cingoli, quindi non chiedo troppo a me stesso. Nell'arco di pochi chilometri ci ritroviamo in un bel numero, la velocità non è altissima, nessuno ha voglia di tirare, nessuno si prende la responsabilità. Io ci ho provato un paio di volte, ma visto che nessuno mi assiste decido di mollare ed adeguarmi, così mi godo anche il paesaggio circostante. Inizio la salita, stranamente sono quello che ha più forza nelle gambe, mi metto avanti e detto il ritmo, non troppo elevato, in maniera tale da non perdere i compagni di avventura. Saliamo su verso Castelbellino e Monteroberto. La strada sale in continuazione, ogni tanto la pendenza si attenua un pochino, ma subito dopo riprende a salire. Mi giro intorno, ogni tanto qualcuno molla, nel frattempo osservo il paesaggio intorno a me.

La salita è terminata, scendiamo un pochino, il tempo di respirare che subito si risale verso Cupramontana, dove è posto il ristoro (ben posizionato e fornito). Siamo nella zona più lontana, da qui a breve mi aspetta l'ultima importante asperità di giornata. Sono arrivato ad Apiro, da dove si scende velocemente per poi salire verso Pozzo di Cingoli. Il più è fatto, ora giù in discesa. Peno un pochino per il problema al freno anteriore, mi defilo, ma resto sempre agganciato al gruppetto dei compagni di viaggio. Giungiamo finalmente a San Vittore di Cingoli, dove si ricongiungono i percorsi. Oramai le asperità sono finite ed iniziano i brevi strappi che portano ad attraversare le zone di Cantalupo di Filottrano. Tocchiamo, anche se esternamente, la cittadina di Filottrano per dirigerci verso la salita di Montefano e poi veloci verso Osimo.

Percorriamo tutti insieme l’ultimo tratto di pianura ad andatura quasi turistica, oramai si attende l’ultimo strappo prima della discesa finale che ci porta all’arrivo. Qualche incertezza su alcune curve pericolose mette un po’ di suspense, ma ormai lo strappo che metteva paura è fatto. Segue ancora un piccolo tratto in salita ma ci siamo, si scende verso la zona d’arrivo. Siamo rientrati sul tratto fatto alla partenza, ma la stanchezza e la poca lucidità non aiuta. Ecco, ultima curva in discesa, rotatoria e finalmente l’arrivo. Tutto è filato liscio o quasi: io ho terminato decentemente la gara, ma purtroppo la gioia della vittoria di Marika è rovinata dalla notizia della caduta di un altro compagno di allenamento, che ha riportato una lussazione ad una spalla. Questo è il ciclismo, nel bene e nel male.

Il momento del pasta party scorre via tranquillo, senza alcun intoppo, abbondante e senza fila. Trovo subito posto al tavolo, dove incontro altri amici che la mattina non ho avuto occasione di salutare. Contemporaneamente all’aperto, vista la bellissima giornata di sole, si svolgono le premiazioni dei percorsi e la vestizione delle maglie di leader del Marche Marathon.




E’ giunto il momento di salutare e di tornare a casa. La stanchezza inizia a farsi sentire, ma il dispiacere di salutare gli ultimi rimasti è grande. La promessa di ritornare il prossimo anno è fatta e va mantenuta.

Per la cronaca della gara potete fare riferimento a questo link.

Le classifiche sono consultabili sul sito KronoService.

(12 marzo 2015)

 

 

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