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Appunti di viaggio Granfondo   
Inserito il 11 marzo 2015 alle 12:19:24 da gazario. - Letto: (2390)

Tutti contenti alla GF Alassio SIXS, tranne i soliti automobilisti!

Non è facile ripetersi quando la prima edizione di una manifestazione è stata un grande successo, ma la Granfondo Internazionale Alassio è riuscita a migliorare ulteriormente quanto di buono era riuscita a fare lo scorso anno. Un percorso spettacolare ed impegnativo per l’inizio di stagione, la prima vera domenica di primavera, un’organizzazione senza lacune sotto tutti i punti di vista hanno reso felici la stragrande maggioranza dei partecipanti. Eppure qualcuno non era felice affatto: gli automobilisti!

 

 

 

 

(Testo di Gianandrea Azario, foto di Play Full)

 

Il mio ricordo della Granfondo di Alassio dello scorso anno era uno dei migliori della stagione passata. Alla prima edizione aveva ottenuto un successo davvero entusiasmante. E così non vedevo l’ora di prendere parte nuovamente a questa gara, che presenta un percorso tra i più belli che si possono disegnare in Liguria e offre la possibilità per passare un weekend con la famiglia e gli amici in una delle cittadine più rinomate del litorale ligure di ponente.  Le previsioni meteo poi indicavano una giornata davvero favorevole, con l’unico inconveniente di un po’ di vento e questo mi dava ancora più voglia di pedalare.

Vista la comodità di poter raggiungere Alassio in un paio d’ore e la compagnia di un amico che non può pernottare lontano da casa la sera precedente, arrivo sul posto solamente la mattina, perdendomi così tutte le manifestazioni collaterali che erano state organizzate il giorno precedente, con dedica particolare  alle donne, festeggiate appunto domenica 8 marzo. Credo sia stato piacevole per loro ricevere una targa celebrativa dell'evento. Alle 7:30 in punto sono già nel parcheggio limitrofo all’Istituto Salesiano, dove nel fine gara sarà possibile fare le docce e che avevo già sfruttato lo scorso anno. E’ un parcheggio a pagamento, ma è davvero comodo. Offre dei bagni utilizzabili prima della gara ed è vicino a dove prenderà il via la gara e si svolgeranno pasta party e premiazioni. Una piccola spesa vale per tutte queste comodità.

Io ed il mio amico ci prepariamo velocemente per essere in griglia alle ore 8:00, all’apertura delle stesse, e grazie ad un compagno di squadra che ci ha ritirato i dorsali ed il pacco gara la sera precedente, possiamo centrare comodamente il nostro obiettivo. Eccoci davanti al celebre Muretto di Alassio e noto subito che la direzione di partenza è cambiata rispetto allo scorso anno. Non si partirà lungo le strette via Dante Alighieri e Corso Europa verso Laigueglia, ma si prenderà il via in direzione di Albenga, svoltando a sinistra immediatamente dopo essere passati sui tappetini per immettersi sull’Aurelia.

Tutte le donne sono in prima griglia, per celebrare la loro festa. Il tempo passa rapidamente chiacchierando con un compagno di squadra e con alcuni occasionali compagni di griglia, assistendo al classico tentativo dello scavalcamento di griglia da parte di chi dovrebbe accomodarsi in una griglia più arretrata oppure semplicemente è arrivato tardi. La scena più divertente quando un concorrente che sta tentando di entrare scavalcando la transenna viene visto dall’organizzatore in persona, Vittorio Mevio. Vittorio è posizionato proprio in cima al celebre Muretto e lo richiama con un poderoso colpo di tosse. Il concorrente non se ne accorge e continua nel suo tentativo di scavalcamento e noi tutti lo invitiamo a girarsi e a guardare verso l’alto.  A questo punto deve desistere ed introdursi in griglia dall’apposita entrata. Un altro tentativo di scavalcamento di un concorrente che dovrebbe accomodarsi nell’ultima griglia viene impedito dalla moglie di un altro concorrente, che lo redarguisce pesantemente.

Sono le 8:55 quando Mevio prende la parola per le ultime raccomandazioni, segnalando che l’unico punto pericoloso del percorso è la discesa del Colle San Bartolomeo, dove purtroppo il forte vento degli ultimi tre giorni ha trasportato nuovi detriti, vanificando il lavoro di pulizia che era stato fatto nella giornata di mercoledì. Alle 9:00 in punto la partenza.

Velocità controllata fino all’uscita di Laigueglia, dove un po’ tutti tentano di guadagnare posizioni e poi via a forte velocità verso l’attacco di Capo Mele. Il vento spira a favore e questa prima asperità di giornata si salta via in meno di tre minuti. La discesa verso Andora fa prendere ulteriore velocità, tanto che il successivo Capo Cervo, il più facile dei tre capi resi celebri dalla Classicissima Milano-Sanremo, non sembra neanche in salita.

Di guardarsi intorno e gustarsi il meraviglioso panorama che questo tratto di costa offre non c’è proprio tempo. Attraversiamo San Bartolomeo al Mare e Diano Marina ed arriviamo all’attacco di Capo Berta. Qui le pendenze, in qualche punto intorno al 10%, fanno sì che si cominci a creare qualche buco in gruppo. Ma la successiva discesa ed i successivi stretti passaggi dentro Imperia aiutano a ricompattare un gruppo di testa folto di almeno 200 unità. Sarà merito del vento a favore, ma è notevole quanta gente riesca a tenere alti ritmi: nonostante la partenza a velocità controllata ed i tre capi, sono passati 25 chilometri e la velocità media è di 38 km/h.

Si procede lungo la strada che porta al Col di Nava, ci si allunga quando si presenta qualche strappo e ci si riappalla appena la strada si allarga e la pendenza diminuisce. Nell’attraversamento di Chiusavecchia commetto uno stupido errore: in una curva verso sinistra, mi trovo non completamente a ruota di chi mi sta precedendo. Quest’ultimo chiude leggermente la curva ed io per non toccarlo entro in un tombino che mi fa perdere il controllo della bici e mi fa cadere sul marciapiede. Per fortuna non mi è successo niente di grave e nella caduta non ho coinvolto nessun altro, ma devo aspettare il passaggio di tutto il gruppone di testa per rialzarmi e perdo un po’ di tempo a controllare che tutto sia a posto prima di ripartire.

La mia diventa una gara ad inseguimento, ma visto che non ho avuto conseguenze dalla caduta, decido di insistere. Mi ritrovo solo contro vento, non appena la pendenza comincia ad alzarsi comincio a recuperare piccoli gruppettini che progressivamente si erano staccati dal gruppone di testa. Raggiungo l’ultimo gruppetto che sono in grado di riprendere a 500 metri dallo scollinamento del Colle San Bartolomeo e con loro percorro la discesa verso Pieve di Teco. In effetti la discesa è un po’ sporca, come aveva preannunciato Mevio, ed in alcuni tratti piuttosto sconnessa, ma con la dovuta attenzione non si corrono particolari rischi.

Fa parte di questo gruppetto Simona Bonomi, che vincerà la gara femminile, insieme ad un paio di compagni di squadra. Noto un’altra volta con disappunto come molti granfondisti in queste situazioni decidano di stare a ruota e farsi trasportare dai compagni di squadra della donna presente, come se fosse un dovere di questi ultimi stare davanti a tirare. Raggiungiamo velocemente l’attacco della salita che porta a Gazzo, introdotta da una stretta curva sulla sinistra. Abbiamo davanti poco più di 5 chilometri di salita, mai particolarmente impegnativa, ma piuttosto spettacolare, immersa tra gli ulivi. La presenza in un tornante degli striscioni dedicati allo sponsor principale del Gran Trofeo GS Alpi, di cui fa parte la Granfondo Alassio, dà la sensazione di essere dei corridori veri in una vera corsa.

In cima alla salita siamo un gruppetto di sei unità. Sono in compagnia del pilota di auto Andrea Sonvico, che dimostra di essere un ottimo ciclista; per sua sfortuna è stato vittima di una caduta di catena, che lo ha rallentato. Affrontiamo insieme il lungo tratto di mangia e bevi in costa che passa attraverso numerosi paesi. Paesaggisticamente sono passaggi molto suggestivi, peccato non poterseli gustare con calma, ma la passione per l’agone ciclistico prende il sopravvento. Nonostante abbiamo viaggiato forte, proprio mentre si attacca la discesa verso la Statale sottostante, veniamo raggiunti dal gruppo che avevamo abbandonato lungo la precedente salita.

Ormai tutti attendono la salita finale verso la Madonna della Guardia per dare fondo alle energie residue. Nella serie di curve strette che costeggiano l’Ippodromo dei Fiori di Villanova d’Albenga sono costretto a dare un leggero colpo di freno e mi accorgo che la leva che comanda il freno posteriore è come bloccata. Preoccupato di cosa possa essere accaduto, decido di percorrere i pochi chilometri che mancano all’attacco della salita a fondo gruppo, per fermarmi e verificare che non ci siano problemi. Purtroppo, quando scendo di bici, mi accorgo che l’eccentrico del bloccaggio della ruota posteriore si è rotto, probabilmente nella caduta, e la ruota rischia di fuoriuscire dalla sua sede. Preferisco fermarmi e non concludere la gara. Per fortuna è proprio lì presente un mio quasi compaesano, che si rende disponibile di andare a recuperare la mia auto per permettermi di ritornare ad Alassio senza dover attendere i mezzi di soccorso della corsa.

Sono fermo esattamente all’incrocio che introduce la strada che conduce a Caso, dove sono presenti Carabinieri e ausiliari della Protezione Civile per bloccare il traffico e permettere ai ciclisti di passare in tutta sicurezza, secondo quanto concordato dall’organizzatore con la Prefettura, ovvero la chiusura totale della strada per 45 minuti dal passaggio del primo concorrente. Questo fatto mi permette di capire meglio i problemi degli organizzatori e quanto queste manifestazioni siano invece mal sopportate da chi vive nella zona coinvolta dalla gara ed è costretto a muoversi negli orari di chiusura del traffico.

La mia attenzione viene attratta da una signora, scesa dalla sua auto, che protesta violentemente con i Carabinieri perché deve andare a lavorare. Mi viene naturale chiederle se non fosse a conoscenza dello svolgimento della gara e se non poteva recarsi a lavorare passando per un'altra strada. Vengo pesantemente apostrofato da un ragazzo in moto che mi dice che non mi devo permettere di fare certe affermazioni e che se continuassi a dire certe cose, mi meriterei di essere preso a botte. Un altro automobilista fermo in coda, arrabbiatissimo per l’attesa, dice che, se non ci fossero stati i Carabinieri, avrebbe già preso sotto un bel po’ di ciclisti. Certo dell’operato dell’organizzazione, sempre attento alla sicurezza dei ciclisti quanto convinto che il ciclismo amatoriale possa essere un veicolo di promozione del territorio, chiedo se non ci fossero cartelli che indicavano la chiusura delle strade ed i relativi orari per il passaggio della corsa, ma mi viene risposto di no. Il clima è davvero pesante e la situazione continua a peggiorare con il passare dei minuti, finché finalmente passano i concordati 45 minuti e gli automobilisti possono finalmente muoversi. Mi riprometto di parlare dell’avvenuto con Mevio al pasta party e così faccio.

Vittorio ha personalmente apposto una cinquantina di cartelli, lungo il percorso, indicando gli orari di chiusura secondo la tabella di marcia prevista. Ha effettuato questa operazione nella giornata del mercoledì prima della gara, proprio per permettere al maggior numero di persone di essere a conoscenza di quanto sarebbe accaduto. Il venerdì ha nuovamente fatto un giro del percorso, per verificare eventuali sopraggiunte criticità e la maggior parte dei cartelli che aveva posizionato erano stati rimossi. Purtroppo questa non è una novità, mi dice. Inoltre tutti i giornali locali hanno ricevuto, nella giornata di venerdì, un comunicato dall’Ufficio Stampa del GS Alpi con gli orari di chiusura, proprio per rendere consapevoli il maggior numero di persone possibili. Insomma, come di consueto l’organizzatore ha dimostrato di aver preso tutte le precauzioni necessarie, ma l’episodio evidenzia quanto sia difficile riuscire a soddisfare tutti, dai ciclisti agli abitanti della zona, quando alcuni di questi sono i primi a non rispettare i loro conterranei oltre ai ciclisti, strappando i cartelli che servono a dare comunicazione a loro e ad altri di quanto avverrà; molti poi non leggono neppure i giornali e si lamentano quando trovano qualcosa che scombussola i loro piani. E tutti purtroppo se la prendono sempre con l’organizzatore. Ripenso poi a quel ciclista che, transitando dopo l’orario di chiusura delle strade, ma quando ancora i volontari della Protezione Civile erano presenti e stavano parlando con me, che si è lamentato con loro perché non fermavano il traffico per farlo passare e mi chiedo se si renda conto di queste cose.

Chiuso l’episodio, mi godo con gli amici ed i compagni di squadra il post gara. Molti sono i visi soddisfatti al traguardo, il percorso piace molto, spettacolare lungo la costa nella prima parte, tecnico nella parte centrale, con bellissimi panorami da godere per chi vuole prendersela comoda e impegnativo con la sua erta finale (che ahimè non ho potuto scalare). La prima vera giornata di primavera ha poi reso il tutto ancora più piacevole.


Proprio mentre parlo dell’episodio precedente con Mevio, molti sono i partecipanti che passano a salutarlo e a ringraziarlo per la bella giornata che hanno passato. E’ la testimonianza del successo di questa manifestazione.

Per la cronaca della gara potete fare riferimento a questo link.

Le classifiche sono consultabili sul sito MySDAM.

(11 marzo 2015)

 

 

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