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Appunti di viaggio Granfondo   
Inserito il 10 marzo 2015 alle 11:49:48 da Michele Bazzani. - Letto: (3753)

GF Strade Bianche Trek: emozioni Eroiche!

Una granfondo che alla sua prima edizione ha fatto subito segnare un grande successo. Sfidare i durissimi tratti di sterrato che il giorno prima avevano caratterizzato la gara dei professionisti e arrivare nella meravigliosa Piazza del Campo di Siena è stato motivo di grande soddisfazione, un'emozione ben visibile sul volto di tutti coloro che hanno portato a termine la prova.

 

 

 

 

(Testo di Michele Bazzani, foto di Michele Bazzani, Comitato Organizzatore e Gazzetta.it)

 

Sono le 9 in punto di domenica 8 marzo quando qualche centinaio di ciclisti scende dagli spalti della Fortezza Medicea per lanciarsi verso la campagna senese. Destinazione: le Strade Bianche. Sarà un lungo e impegnativo viaggio quello che aspetta i partecipanti e tutti ne sono consapevoli, se non altro per aver assistito alle difficoltà incontrate dai professionisti e dalle donne elite il giorno precedente.

Anche alla partenza il clima è più rilassato del solito, non si assiste alle solite scene di scavalcamento delle griglie e non si vedono gli sguardi incattiviti di chi va alle corse come in guerra. Attorno a me solo risate e battute scherzose, che nascondono la preoccupazione di quello che si sta per affrontare. Molti i personaggi presenti alla partenza: da Andrea Tafi, desideroso di cimentarsi su percorsi a lui adatti, ma che non ha mai potuto affrontare da professionista, a Yuri Chechi, ormai presenza fissa nel mondo delle granfondo; non fa mancare la sua simpatia anche Riccardo Magrini, punto di riferimento degli appassionati, con le sue telecronache fuori dagli schemi, mentre più defilato scorgo e saluto Gianluca Santilli, responsabile del Settore Amatoriale Nazionale della FCI. Ma le maggiori attenzioni sono rivolte a Fabian Cancellara e agli altri professionisti del team Trek, protagonisti il giorno precedente e veri e propri testimonial di questo nuovo evento cicloamatoriale.

I primi chilometri sono come sempre a ritmo indiavolato. Il primo settore di strada bianca si trova dopo soli nove chilometri e chi farà la corsa ha la necessità di prenderlo in testa. Il tratto sterrato inizia in discesa e scopro che le condizioni sono leggermente peggiorate rispetto al mio sopralluogo della settimana precedente, probabilmente per il forte vento e il traffico  veicolare che hanno portato in strada un po’ di detriti in più. Mi irrigidisco, la mia bici non scorre e perdo irrimediabilmente posizioni, mentre la testa della corsa sparisce in una nuvola di polvere. Dopo qualche chilometro sento dolore alle mani, mi accorgo che sto stringendo troppo il manubrio e capisco che sto sbagliando tutto e che devo essere più rilassato nella guida: subito la situazione migliora. Nel frattempo si è alzato un forte vento da nordest, che aveva già segnato pesantemente la corsa dei professionisti: una folata laterale mi fa sbandare e rischiare di finire fuori strada.

La strada bianca è sfida, avventura, pericolo e lo scopriamo a ogni angolo. Le forature cominciano a essere frequenti, così come i guasti meccanici. Ma più passano i chilometri e più mi esalto: sensazioni nuove, emozioni diverse per me, che credevo già di aver sperimentato di tutto. Dopo dodici chilometri di sterrato (inframezzati solo da un breve tratto asfaltato nell’attraversamento di Radi) ritorniamo sull’asfalto dove emerge già una notevole selezione con tanti gruppetti che si ridurrano ancora nel numero dei componenti al bivio dei percorsi. Sul percorso lungo andiamo ad affrontare quella che probabilmente è una delle più belle strade della Toscana: la strada bianca si presenta improvvisamente in un tratto di veloce discesa, attraversiamo l’Ombrone, percorrendone la larga valle e iniziamo a salire verso Castiglion del Bosco, prima dolcemente in mezzo a filari di cipressi, poi a ripidi tornanti dentro il bosco. La ruota slitta sul ghiaino ed è impossibile alzarsi sui pedali, ma riesco comunque a fare velocità benedicendo la mia scelta di montare rapporti agili. Recupero con facilità alcune posizioni e mi riporto su un gruppetto con cui concludo questo lunghissimo tratto sterrato e con cui conto di affrontare il lungo tratto centrale della corsa. Montalcino e la sua Rocca spuntano maestosi dietro una curva; ci lanciamo in discesa verso la Val d’Orcia. Qui il vento è decisamente contrario e sappiamo già che ci farà compagnia per almeno 40 chilometri, rallentando la nostra marcia e abbassando il nostro morale; e non ci aiuta sapere che in questa parte non ci saranno settori di sterrato!

Giunti alla Colonna del Grillo mi torna il sorriso. Sarà che siamo alle porte del Chianti, ma il paesaggio a me più familiare mi dà nuova forza. E soprattutto adesso il vento comincia a essere meno nemico. Una serie di saliscendi introduce alla picchiata verso Montaperti, dove inizierà la seconda parte dell’inferno con i tre muri “bianchi” in rapida successione. Decido di prenderli in testa per evitare rischi, forzo l’andatura su quello di Vico d’Arbia per non rischiare di mettere il piede a terra e rimaniamo in due. Su Colle Pinzuto, il penultimo settore di oltre due chilometri, di cui la metà in salita, la fatica comincia a farsi sentire, ma si supera aggrappandosi al manubrio. Il settore de Le Tolfe si presenta invece con un insidioso tratto in discesa, dove scendo prudente, prima di attaccare l’ultimo tratto in forte pendenza: la velocità scende rapidamente, la polvere mi impasta la bocca e non riesco a bere, la ruota slitta anche senza alzarsi sui pedali, sposto il peso sulla ruota posteriore e rischio di impennare… è una sfida di equilibrio e di forza… ma si supera anche questa. Prima di arrivare a Siena ci sono ancora molti saliscendi impegnativi ma le energie si moltiplicano e non sono più un problema. Oramai sono rimasto solo, ma raggiungo e saluto alcuni amici impegnati sul percorso medio. Entriamo nelle mura della città da Porta Pispini, in corrispondenza dello striscione dell’ultimo chilometro. Si saltella ancora un po’ sul basalto sconnesso del centro storico, ma ci prepariamo all’ultima emozione che questa manifestazione ancora è capace di regalarci: l’ingresso trionfale in Piazza del Campo, uno scenario meraviglioso dove concludere le nostre fatiche.

I volti di tutti i finisher sono raggianti per l’esperienza vissuta aldilà del risultato agonistico. La cronaca parla di una corsa sul percorso lungo dominata largamente dai corridori de La Bagarre, che giungono in parata sul traguardo che vede Vincenzo Pisani vincitore, sui compagni Stefano Cecchini e Hubert Krys.

 

 

 

 

Sul percorso corto invece è volata vera con il corridore di casa Simone Zugarini, che precede i compagni di fuga Amerighi e Ornofoli. Tra le donne successo sul lungo della bolzanina Astrid Shartmueller davanti a Carola Skarabela e Candice Criscione, mentre nel corto si impone Alice Donadoni su Annalisa Frulli e Carmelina Esposito.

 

 


 

La rilassatezza del dopocorsa mi fa apprezzare l’ottima logistica di questa granfondo, concentrata all’interno della Fortezza Medicea, con servizio docce nello Stadio, posto a breve distanza con ampio parcheggio gratuito riservato ai ciclisti. Un’organizzazione da promuovere quella messa in campo da Fabio Porciatti e Leonardo Salvi, in stretta collaborazione con l’amministrazione comunale senese, che ha dato il suo contributo decisivo alla riuscita dell’evento in una città così complessa come Siena. Di sicuro, a seguito della prima edizione, gli organizzatori avranno appuntato quelle piccole lacune ancora da sistemare affinché la Granfondo Strade Bianche acquisisca lo spazio che merita nel calendario cicloamatoriale. Una manifestazione che mancava e che, per la soddisfazione pressoché unanime dei partecipanti, merita una partecipazione ancora più numerosa.


Le classifiche sono consultabili sul sito winningtimesportservices.it

(10 marzo 2015)

 

 

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