Articoli 
venerdě 06 dicembre 2019
Granfondo Randonneč Cicloturismo Appunti di viaggio Rubriche
Appunti di viaggio Granfondo   
Inserito il 06 marzo 2015 alle 11:44:47 da Alberto Laloni. - Letto: (2600)

Orvieto Wine Marathon: inizio col botto...e che botto!

La prova di Orvieto ha dato il via al circuito di MTB Umbria Marathon Pissei. Un tracciato molto tecnico ed impegnativo ha messo a dura prova i concorrenti, che purtroppo hanno dovuto confrontarsi con alcuni problemi organizzativi. Il Comitato Organizzatore del circuito ha preso atto della situazione e promette che gli errori commessi non si ripeteranno nelle prossime prove.

 

 

 

 

(Testo di Alberto Laloni, foto di Carpediemphoto)

Come di consueto negli ultimi anni, l’Orvieto Wine Marathon ha aperto la stagione della mountain bike in Umbria  ed è stata la prima prova dell’Umbria Marathon Pissei, circuito che nelle passate edizioni ha destato un notevole interesse per i percorsi, i premi e i servizi offerti.

Visto che la partenza è fissata per le ore 10:00, decido di recarmi sul posto direttamente la mattina. Mi metto in marcia molto presto e pieno di energie, raggiungo la sede della partenza alle 8:20. Sono in anticipo, ma non importa, perché in questo modo potrò rivedere qualche amico e scambiare quattro chiacchiere con gli avversari dello scorso anno. Ma, ahimè, i miei occhi vedono una fila interminabile al ritiro dei pacchi gara e dei numeri. Gente che sbraita a destra, gente che strilla a sinistra, numeri non assegnati, bonifici non associati, abbonati (ai quali si dice sia stata riservata una corsia preferenziale) che si ritrovano mischiati in mezzo a coloro che ancora non hanno pagato e non si sono iscritti.

L’inizio non mi piace, perché comincia a salire il malumore. Sono passati oltre 50 minuti e la matassa ancora non si sbroglia. La gente che inveisce contro i giudici, contro gli organizzatori, contro tutti.
Finalmente la fila svanisce, ma sono già le 10:00 e ancora non si sa nulla della partenza. Una vocina si alza in aria e dice: “si parte alle 10:20” e allora noi, come lupi famelici, ci gettiamo verso le pseudo-griglie, dove nessuno controlla e tutti fanno il comodo loro: c’è chi entra sopra e chi sotto, chi sposta le transenne e si mette davanti. Insomma, un vero caos, ma pur di dare inizio alla manifestazione sopportiamo tutto.
In cuor nostro speriamo che quello che è già successo nel 2014 non si ripeta, ma purtroppo anche quest’anno i tagli di percorso si sono verificati e in maniera più numerosa e sfrontata dello scorso anno. Onestamente dall’organizzazione ci si aspettava un controllo più incisivo. Comunque si parte.

Già dai primi metri, coloro che intendono fare la gara tengono un ritmo forsennato. Soffro, mamma mia quanto soffro. Riesco però a stare con loro,  mi sfilo sulla prima salita piano piano, ma ancora riesco a vedere la testa della corsa.

Ci si immette subito a sinistra nel primo tratto sterrato ed ecco che arrivano i primi single track sia in salita, dove mi difendo con i denti, e subito dopo anche in discesa. Purtroppo lì la nota dolente: trovo davanti un biker che scende a due all’ora e addio sogni di gloria, i primi 20 se ne vanno. La gara è già finita. Comunque non demordo e in un tratto in discesa, con un sentiero doppio, riesco a passarlo. A questo punto mi butto a capofitto con due compagni di squadra. Recuperiamo, ma non riusciamo a raggiungere la testa della corsa.

Arriviamo al tratto incriminato dei mega-tagli. Quest’anno ci hanno messo un giudice che con carta e penna prova, ripeto prova, a prendere i numeri, ma che naturalmente sbaglia ad annotare per la velocità dei concorrenti e la sua posizione non ottimale per il controllo.

Andiamo avanti: ora inizia il secondo tratto di salita, un po’ su strada di breccia, un po’ su catrame e un po’ in mezzo agli olivi. Rimonto e piano piano mi avvicino ad un gruppo di cinque atleti davanti a me. I miei compagni di squadra (Fabrizio e Francesco) devono mollare un attimo. Del resto anche per loro è la prima gara dell’anno. Io, invece, non mollo e poco dopo mi accodo ai cinque. Sono al gancio, ma riesco a respirare, so che tra poco inizierà il tratto più bello, con continui saliscendi, nei single track in mezzo al bosco e alle ginestre talmente fitte, che ancora le mie caviglie ne portano i segni ben visibili. Ma questa è la mountain bike, è bella anche per questo.

Si ritorna sulla statale, dove ci attende circa un chilometro di strada incatramata, dalla quale si svolta a destra per immetterci nuovamente nei prati e poi via via nel bosco e nelle strade aperte dai taglialegna. L’ultimo tratto è un vero e proprio toboga, curve a destra, curve a sinistra, passaggi tecnici e fuori sella. Mi piace, caspita se mi piace. Tra un tratto e un altro trovo un compagno di avventura impigliato in una rete metallica in mezzo al percorso. Che paura, la schivo per poco. Fortunatamente anche lui non ha avuto problemi, oltre allo spavento di rimanere intrappolato.

Riparto, mancano ormai pochi chilometri al traguardo e sono quasi tutti di discesa tecnica, con passaggi sui ruscelli, ma anche lì un problema: dopo il passaggio di alcuni bikers le tavolette dei bancali si sono rotte e alcune hanno rischiato di ferire i passanti. Purtroppo non c’era nessuno a controllare. E se qualcuno fosse caduto nel fiume? Chi avrebbe chiamato i soccorsi? Come sarebbe finita?.

Fortuna che siamo al traguardo. Gli ultimi due chilometri li faccio battagliando con il mio diretto avversario per il podio, ci sportelliamo, ci prendiamo a spallate (..e non solo) nell’ultima curva prima del traguardo, ma fortunatamente nessuno si fa male ed arriviamo al traguardo.

Finalmente tutto è finito, penso io, invece non abbiamo cronometraggio tramite chip (la scorsa edizione c’era) e quindi non sappiamo come e quanto siamo arrivati. Avremmo voluto vedere quanto tempo ci abbiamo impiegato. Boh, lo scorso anno c’era tanto, ecco perché ci ero ritornato. Ok, è andata, andiamo a fare le docce (fredde pure quelle….).

A questo punto mi domando cosa altro possa succedere. Andiamo a pranzo e cosa vedo? Fila, sì proprio la stessa fila che la mattina non finiva mai.

Dulcis in fundo i giudici, presi dal panico, alle 17:00 ancora non riescono a pubblicare una classifica che abbia senso (hanno mischiato il percorso lungo con quello corto, hanno invertito i numeri al traguardo, hanno fatto graduatorie di arrivo in base a chi strillava più forte, gente che inveiva verso loro per i tagli infiniti di percorso). In fondo in fondo hanno fatto un disastro.

Arrivati a questo punto la rassegnazione dei pochissimi rimasti prende il sopravvento sull’arrabbiatura. Alla buona vengono premiati i quattro rimasti, che mesti partono senza sapere  neanche come si sono piazzate le loro società.

Questa Orvieto Wine Marathon non mi lascia certo uno dei ricordi migliori. Torno demoralizzato per tutto quello che è successo durante la giornata. Speriamo che a partire dalla prossima manifestazione della Umbria Marathon Pissei riescano a risolvere i problemi organizzativi, speriamo che tutti si faccia un passo indietro e si ricrei il clima di serenità degli anni passati. I percorsi meritano, ogni anno un qualcosa di nuovo ed accattivante mi invoglia a andare, ma se questo deve essere l’inizio, con molto rammarico, già dalla prossima gara del circuito non sarò presente alla partenza.

Il 5 marzo il Comitato Organizzatore, riconoscendo i problemi che si sono verificati durante lo svolgimento della Orvieto Wine Marathon, ha diramato il seguente comunicato: "Il circuito Pissei Umbria Marathon esprime il proprio rammarico per quanto successo ad Orvieto in occasione della prima prova dell'edizione 2015. Il Comitato Organizzatore, già dalla prossima gara che si terrà a Baschi il 19 Aprile pv, assicurerà lo standard che lo ha contraddistinto nel corso delle passate edizioni" (ndr).

(6 marzo 2015)

 

 

TI E' PIACIUTO QUESTO ARTICOLO? CONDIVIDILO CON I TUOI AMICI SU FACEBOOK!!!