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Appunti di viaggio Granfondo   
Inserito il 04 marzo 2015 alle 11:05:09 da Enrico Cavallini. - Letto: (1833)

Un alpino nella bassa mantovana

Domenica 1° marzo ha preso il via la settima edizione della X-Bionic Challenge, la granfondo di MTB tracciata lungo le rive del fiume Chiese. Un'ottima organizzazione ha supportato un percorso assolutamente non impegnativo sul lato tecnico, ma reso arduo dalle alte velocità. Un approccio al fuori strada totalmente diverso per chi vive sulle Alpi. Vediamo com'è andata.

(Servizio di Enrico Cavallini - Foto Play Full e Giofoto)

Sono le 6 di domenica 1° marzo 2015. Il cielo è ancora scuro, ma da lì a poco il sole farà capolino ad oriente. Sono in perfetto orario e ciò già è una rarità. Calcolando il tempo che mi serve per raggiungere Asola, la ridente cittadina posta a metà strada tra Mantova e Cremona, da Biella, l'obiettivo è di essere in zona per le 8.30. La gara partirà alle 10.00, ma preferisco prendermi i miei tempi. Sono già sempre di corsa tutta la settimana e oggi, che è domenica, me voglio stare un po' più tranquillo.

Inoltre il mondo della MTB per me è ancora un pochino ignoto, per cui non voglio farmi trovare impreparato. La bici è già in macchina. L'ho ritirata nuova nuova il giorno prima e non l'ho ancora provata! Ho deciso, finalmente, di fare il grande salto passando alla 29", mezzo sicuramente più adatto alla mia stazza.

Imposto il navigatore con destinazione Asola, inserisco il CD degli U2, alzo il volume e parto; destinazione 7ª X-Bionic Challenge.

La granfondo è organizzata dall'alacre Matteo Pedrazzani, titolare del negozio Emporiosport di Asola, nonché ideatore di TITICI, marchio icona della produzione tutta italiana di biciclette per il fuori strada.

Conosco Matteo un po' di tempo, ma quest'anno, avendo la domenica libera, ho proprio voluto tastare con mano la sua capacità organizzativa.

Giungo ad Asola alle 8.30 precise, in perfetto orario sulla tabella di marcia. La giornata non è delle migliori. Il meteo prometteva sole, ma il cielo è bigio, l'umidità alta e l'aria decisamente frizzantina.

In mezzo al grande piazzale l'enorme tensostruttura fa bella mostra di sé, mentre i vari team stanno attrezzando le loro postazioni di supporto agli atleti. Gli uomini di Pedrazzani stanno invece allestendo le griglie di partenza poste nella via adiacente, mentre un brulicare di biker entra ed esce dal tendone.

Nonostante questo non sia – ancora – il mio mondo, non manca l'incontro con alcuni amici, sorpresi nel vedermi, con i quali, con molto piacere, scambio qualche parola.

Nel frattempo scatto qualche foto con la mia immancabile macchinetta "da viaggio" – che ahimè non finirà viva la giornata lasciandomi proprio sul più bello - e procedo al ritiro del numero di gara e del relativo pacco gara, che si compone di una splendida polo a manica corta della X-Bionic, main sponsor della manifestazione e di un gel della Etich Sport.

Meno male che l'esperienza mi ha consigliato di giungere prima, infatti ho deciso di noleggiare il chip Winning Time per non smontare dalla specialissima quello che posseggo e mi accorgo che la fila alla relativa postazione e parecchio lunga, soprattutto a causa di coloro che devono ancora procedere all'abilitazione dello stesso. Ma gli operatori sono rapidi e lesti e in una decina di minuti vengo in possesso del mio trasponder.

Mi porto all'auto e inizio le procedure di preparazione del mezzo. Ci metto il doppio del tempo necessario. Tutte queste operazioni non mi sono ancora venute meccaniche e opero un po' scoordinato, ma alla fine raggiungo l'obiettivo: bici montata ed Enrico vestito! La temperatura è abbastanza prossima allo zero, ma mi fido delle previsioni e decido un abbigliamento quasi primaverile, con un pantalone corto e la maglia a manica corta con i manicotti. Scelta che si rivelerà più che azzeccata quando, un paio di ore dopo, il sole avrebbe fatto capolino riscaldando la bassa padana.

Sono le 9.30 e tranquillamente mi porto in griglia. L'amico Matteo Pedrazzani mi ha fornito di un numero da VIP, il che mi permette di non avere eccessiva premura. Scopro comunque che, nonostante i 650 biker presenti alla partenza, non si respira quell'aria di tensione e nervosismo tipica del ciclismo su strada. Nessun muso lungo, nessuno con i nervi a fior di pelle.

Lo speaker intrattiene i partenti con dati tecnici e note di colore sui vari campioni presenti, accompagnato da dell'ottima musica.

Parte il conto alla rovescia e dieci secondi dopo si dà il via alla 7ª Granfondo X-Bionic Challenge. Sono mesi che non mi metto più un numero sulla schiena e l'elevata velocità di partenza mi crea subito delle difficoltà. Grande e grosso e faccio fatica a tenere le ruote. Ma non ne preoccupo più di tanto. Ho montato la Garmin Virb e lo scopo della giornata è di portare a casa qualche bella immagine.

Il percorso prevede un primo giro di lancio a sud di Asola, per portarsi successivamente nel vivo risalendo il corso del fiume Chiese verso Nord lungo la sua sponda sinistra per giungere a Mezzane di Calvisiano dove il passaggio sul ponte ci riporterà sulla sponda opposta per procedere verso la via del rientro. Il tracciato sembra non prevedere difficoltà particolari, a parte quale breve discesa e risalita degli argini a protezione del torrente.

 

Invece scopro, mio malgrado, che di fatica ne dovrò fare parecchia. La gara parte subito tiratissima e la tanta pianura della piatta padana obbliga a tenere alte velocità alle quali non sono proprio abituato. Ma gli occhi si perdono nei vasti spazi della campagna mantovana dove la vegetazione non si è ancora risvegliata e l'umidità annulla i contrasti. Solo una lunga e interminabile fila di 650 biker traccia la terra come se fosse un solco in rapido movimento.

Fatico a tenere il passo e sono più i biker che mi passano, rispetto a quelli che passo io. Mi sale un po' di sconforto, ma tengo duro: sono a tutta, di meglio non posso fare. Potrei provare a dare fondo alla tecnica, ma non trovo punti così impegnativi per fare la differenza.

Mai dire mai! La speranza è l'ultima morire. Finalmente arriviamo ad una discesa dall'argine e vedo i concorrenti davanti a me rallentare; sul subito non comprendo il perché, ma poi mi accorgo di questo "scivolo" che noi montanari alpini non cataloghiamo nemmeno come discesa, ma evidentemente qui, nella bassa mantovana, fa già dislivello. Lo stesso si ripeterà poco dopo quando si dovrà risalire sull'argine, trovandomi di fronte ad addirittura un blocco totale con tanto di piede a terra per salire. Ma boia, quattro pedalate e siamo su, dai! Subito mi vengono in mente le nostre salite, a volte anche di qualche chilometro, con pendenze prossime al 20% e un sorriso mi riaccende il viso! Allora non sono proprio una schiappa come stavo credendo.

Finalmente l'umidità svanisce e il cielo dà ampio spazio ad un bel sole, che piano piano riporta la temperatura a valori accettabili. Con qualche grado in più mi riprendo e inizio una cavalcata a volte solitaria, a volte succhiando qualche ruota. Mancano una quindicina di chilometri all'arrivo e inizio a passare dei biker ormai bolliti e mi viene in mente ciò che disse anni fa un collega ciclista ad una granfondo «L'importante non è esserci, è starci!», con il significato che non serve a molto fare delle grandi sparate per restare con i gruppi di testa nelle fasi iniziali, per poi ridursi nel finale a pedalare anche con le orecchie.

E vabbè, ultime pedalate, si esce sul viale che porta all'arrivo, che solo due ore e mezza prima era gremito di biker variopinti. I primi hanno già anche pranzato, ma la mia prestazione non era tra gli obiettivi. Mi sono veramente divertito: ho sofferto, ho patito, mi sono demoralizzato, ma mi sono anche ripreso e ho anche sorriso vedendo i miei avversari "destreggiarsi tra ripide erte".

Un percorso che non ha mai presentato il minimo problema o rischio ed è sempre stato perfettamente presidiato dagli uomini dell'organizzazione.

Passato l'arrivo mi fiondo al ristoro per bere qualcosa. Non manca nulla e mi offrono anche del tè caldo che accetto con piacere. Non fa freddo, ma qualcosa di caldo è gradevole. Dopo essermi cambiato e avere riposto la bici in auto (non usufruisco però del lavaggio, ottimamente organizzato anch'esso con numerosi punti di lavaggio), mi lancio sul pasta party... Pasta al pomodoro con grana padano, un panino con prosciutto cotto, e una fetta di dolce mi ridanno le energie di cui avevo bisogno.

Intanto, alla velocità della luce, iniziano le premiazioni che si concludono alla stessa velocità.

Alle 14.30 Matteo Pedrazzani saluta tutti e dà l'arrivederci alla prossima edizione che si preannuncia carica di novità.

Risalgo in macchina, reimposto il navigatore verso casa e mentre lascio il parcheggio, ripenso alla bella giornata, che mi sono goduto veramente alla grande, ma domani devo andare a gettarmi già da qualche pineta... devo scrollarmi da addosso tutto quella pianura; noi alpini ne siamo allergici.

(4 marzo 2015)

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