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Appunti di viaggio Randonnée   
Inserito il 15 gennaio 2015 alle 10:58:51 da gazario. - Letto: (2200)

«In una notte fantastica, che tutto sembra possibile»

Una randonnée molto particolare per festeggiare il Solstizio d'Inverno, ovvero la notte più lunga dell'anno. Duecento chilometri tra le luci delle città e dei paesi pronti a festeggiare il Santo Natale ed i panorami maestosi del Lago di Garda. Un'esperienza indimenticabile per 103 randagi.

 

 

(Testo e foto di Giancarlo Bertocci)

«In una notte fantastica, che tutto sembra possibile»: attacca così il testo di una canzone di Jovanotti. Questa che descrivo è la mia “notte fantastica” e quella di tanti altri randonneur, 103 su 110 (numero massimo accettato dalla società organizzatrice, la Vertical Sport), iscritti ad una prova su distanza non facile nel contesto stagionale. Ben rappresentata anche la pattuglia costituita dal gentil sesso con ben 11 partecipanti, che risulteranno poi brevettate a fine prova.

Tutto inizia nel primo pomeriggio: dopo aver caricato in auto la fedelissima “Pina” e tutto l’equipaggiamento necessario per affrontare questa ennesima avventura, parto per andare a prendere il mio amico Savino Tupputi, che ho convinto ad iscriversi con me. Il terzo componente la “pattuglia” Athletic Club Merano, Loris Refatti, ci raggiungerà in quel di Arco per una pizzata prima della partenza. Arrivo leggermente in ritardo, Savino è già in strada ad attendermi con la “gemella” della mia specialissima. Carichiamo a fianco della mia anche la sua Dogma 60.1 ed il bagaglio, quindi partiamo in direzione di Arco. Un’ora e mezza di tragitto tra superstrada, fino a Bolzano, ed autostrada, con uscita a Trento, per percorrere la SS 45 bis, al fine di gustarci il bel paesaggio della valle del Sarca, che sarà anche parte del percorso di questa rando.  Siamo ad Arco, sono le 17:30 ed è già buio; a ridosso della piazzetta da dove avverrà lo start troviamo parcheggio per l’auto.

L’accoglienza che dà il paese, vestito a festa per il Natale, infonde gioia e serenità, che serve un poco a stemperare la preoccupazione ed i dubbi sullo scarso stato di forma nel periodo. Non pedalo da dieci giorni e nel mese di dicembre ho fatto quattro allenamenti in tutto! In piazza Marchetti, dove è fissato lo start, c’è un piccolo ma suggestivo mercatino natalizio, sulle pareti dei palazzi all’intorno vengono proiettati dei numeri giganti. La gente è cordiale ed alla nostra richiesta di informazioni per un locale dove cenare ci indirizza in una rinomata pizzeria del posto. Per le strade è tutto un luccicare di festoni, c’è parecchia gente che gira alla ricerca di regali o per il semplice gusto di passeggiare. Entriamo in pizzeria; siamo i primi clienti, ma subito dietro noi fa il suo ingresso una coppia di turisti tedeschi, da lì a poco diversi altri clienti, così il silenzio innaturale, che c’era al nostro ingresso, si trasforma lentamente in un brusio di voci. In meno di una ventina di minuti ci vengono servite le pizze ordinate, Savino riceve le due che ha ordinato solo per lui!

Mentre ceniamo gli squilla il telefono: è Loris, anche lui giunto ad Arco, che chiede indicazioni per raggiungerci. Riprendiamo a mangiare discutendo su come affrontare la rando. La temperatura ci sembra davvero mite per il periodo: ci sono 6 gradi. Per Savino non serve portarsi appresso altro vestiario se non quello indossato, io preferisco non rischiare e decido che porterò con me la borsa a manubrio fornita di tutto. Nel tavolo accanto al nostro si siede un cliente in tenuta da ciclista che, sentiti i nostri discorsi, ci chiede se facciamo anche noi la rando del solstizio. Risposta scontata, quindi si presenta e gli stringo la mano. E’ Gianni Calzavara della Traguardo Volante Racing, società a cui appartiene l’amico Giorgio Murari “Musseu”, anche lui presente nel contesto. Tralascio il discorso vestiario e con Gianni si inizia a parlare delle esperienze fatte nell’annata, parliamo così di altre rando, della Verona – Resia – Verona, del Tour d’Ortles, della Sicilia No Stop, per finire al discorso della Nazionale Randonneur, che Gianni mi dice di aver onorato con la conquista di ben due maglie! Si parla pure della Parigi Brest Parigi. E’ lì che avrò l’onore di indossare, per averla conquistata quest’anno, la mia prima maglia della Nazionale Italiana…ovviamente se tutto andrà per il verso giusto, ad iniziare dalla odierna Randonnée del Solstizio d’Inverno, che è prova valida per qualificarsi all’Olimpiade dei Randonneur. Loris arriva nel mezzo del discorso e siede con noi per cenare a sua volta.

Il tempo scorre in fretta tra una chiacchera e l’altra, salutiamo Gianni, sperando di incontrarlo sul percorso al fine di farlo insieme, paghiamo il conto e ci avviamo alle rispettive macchine per scaricare le bici. Siamo pronti e dal parcheggio pedaliamo per una cinquantina di metri fino a giungere in piazza Marchetti dove, nel frattempo, s’è già radunato, in un tripudio di vociare e di colori, quelle delle tenute, un nutrito gruppo di ciclisti ed altri ancora ne stanno arrivando! Al banchetto improvvisato per lo start c’è Fabio Albertoni, l’organizzatore, che dispensa al gruppo utili e saggi consigli sul vestiario, sull’atteggiamento da tenere durante il tragitto dal punto di vista del codice stradale, sui punti di controllo e sul fatto che, visto i numerosi partenti, è consigliato avviarsi a piccoli gruppi e non tutti insieme per non intralciare il traffico veicolare! In un'altra postazione allestita all’interno del bar, andiamo a ritirare la carta di viaggio, firmiamo la liberatoria e ci viene consegnato un gadget, consistente in una maglietta di cotone color nero con in petto stampato il nuovo logo della rando, giunta alla sua terza edizione. Torniamo all’esterno per timbrare la carta di viaggio e quindi partire. Saluto Fabio Albertoni, l’organizzatore della rando, ma non mi riconosce se non dopo che ho pronunciato il mio nome, visto che ho la faccia coperta in parte dal passamontagna e dallo scalda collo, ricambiando poi a sua volta i miei saluti.

Pronti, via! Pedaliamo, iniziando questa avventura notturna del solstizio d’inverno, che per me personalmente sancisce la fine di un’ottima stagione ciclistica fatta al top e contemporaneamente l’inizio della nuova. All’uscita da piazza Marchetti si forma subito un bel gruppetto a cui ci accodiamo. Due svolte a sinistra nel giro di cento metri, per immetterci sulla SS45 bis, poi si attraversa il ponte sul fiume Sarca, svoltando ancora a sinistra in direzione Trento/Madonna di Campiglio. L’andatura è  discreta, procediamo in fila indiana perché c’è un po’ di traffico per poco più di 19 chilometri. Passiamo per Ceniga, Dro, Pietramurata e Sarche, paesi che attraversiamo come in un gioco fatto di tuffi alternati a luci natalizie sbrilluccicanti con il buio che avvolge tutto all’uscita da essi. Continuiamo poi costeggiando il lago di Toblino, col suo rinomato castello, che si erge su una lingua di terra protesa verso il lago stesso. E’ illuminato tenuamente da una luce che ne esalta la bellezza senza tempo. Pedaliamo, rallentando di poco il ritmo, girando in senso orario attorno al lago di Santa Massenza, fino al paese dove è situato il primo info – controllo.

Sosta obbligata per scattare alcune foto e per scrivere sulla carta di viaggio la risposta richiesta al fine di certificare l’avvenuto passaggio al controllo, poi si rimonta in sella e via di ritorno ad Arco. La velocità ora è più sostenuta, davanti si mena a tutta e la fila è allungata. Poco prima di Castel Toblino, una luce posteriore rosso lampeggiante, distaccatasi da una delle bici di testa, rimbalzando sull’asfalto, colpisce la mia ruota anteriore; per poco non cado frenando nel tentativo di schivarla! E’ andata bene, riguadagno la coda del gruppo, seguendolo tranquillo fino ad Arco. Al bar Conti d’Arco, da dove eravamo partiti, altra sosta obbligata per il timbro sulla carta di viaggio. Troviamo, come piacevole sorpresa, buonissime crostate tagliate a fette e tè caldo per reintegrare le prime energie profuse. Alla ripartenza, il gruppetto iniziale si è sciolto e ci ritroviamo soli, noi tre dell’Athletic Club Merano.

Proseguiamo decisi in direzione di Linfano e lì giunti vediamo finalmente le sponde del lago di Garda, che costeggeremo quasi ininterrottamente per tutto il periplo dello stesso! Raggiungiamo ed oltrepassiamo Torbole, ora le nere acque del lago fanno una strana impressione, come se altro non vi fosse che un immenso vuoto in quell’enorme bacino. La buona velocità e la temperatura, risalita di qualche grado rispetto l’entroterra, attestandosi nuovamente intorno ai 6 gradi, mi infondono ancor più grinta. Poco prima di Malcesine, sento Savino richiamare la mia attenzione, mi rialzo e rallento per capire cosa voglia, in risposta mi dice che: se era così che pensavo di andare “piano” stavo praticamente sfiancando sia lui che Loris. Mi meraviglio dell’appunto e ribadisco che non stavo andando più che a 24 chilometri l’ora e, per giunta, con molta fatica! Lui pronto ribatte che ero almeno a 10-15 chilometri l’ora oltre quella velocità, per giunta in un tratto in leggera salita! E’ solo allora che guardando meglio alle piccole scritte del display mi accorgo che ho il Garmin settato sulle unità di misura inglesi, proprio perché davanti alla m manca la K! Cambio prontamente settaggio e tolgo la visualizzazione della mappa che probabilmente è la causa del “disguido”. Ci scherziamo su, prendendoci in giro, il che serve anche a far trascorrere il tempo piacevolmente; nel contempo cedo il passo ai ragazzi e mi metto in coda per un poco a rifiatare.

La strada scorre asciutta sotto le ruote mentre passiamo da Torri del Benaco, Garda e Lazise, poi inizia ad alzarsi una tenue nebbiolina, che progressivamente diviene più consistente. La sensazione è che la temperatura si sia abbassata notevolmente! Arriviamo al punto di controllo di Peschiera del Garda, Loris lo rammenta bene perché da queste parti, alla randonnée Bolzano – Ferrara, per distrazione, su un vigile sdraiato è letteralmente volato in terra non facendosi gran che male ma procurandosi delle escoriazioni, ritrovandosi poi con una ruota leggermente storta! Ne parla e ci ridiamo su per quello che oramai è solo un brutto ricordo.

Entriamo al Mc Donald a ristorarci, Loris cambia il vestiario sudato, io non sento freddo e decido di non cambiarmi. Non sento il bisogno di alimentarmi, mentre Savino mangia e beve qualcosa di caldo, Loris consuma un gelato con me che lo guardo esterrefatto! Timbrata la carta di viaggio usciamo all’esterno per ripartire, mentre io e Savino pedaliamo nel parcheggio di fronte al Mc Donald, per non raffreddarci troppo, Loris comodamente ripone nella borsa a manubrio il vestiario bagnato e, dopo una decina di minuti, finalmente riprendiamo a pedalare! La nebbia ora è più fitta e porta a sentire maggiormente il freddo, specie nei tratti in discesa. Per fortuna la temperatura risale di un paio di gradi fino a Desenzano per poi però scendere a zero tra Padenghe e Cunettone dove ci fermiamo per un piccolo errore di percorso.

Mentre Savino e Loris consultano il road book, io mangio un panino con uvette, miele e frutta secca, perché la fame improvvisamente si fa sentire. Scelgo forse il momento più sbagliato, perché stare fermo a zero gradi, col panino che non scende in gola per la voracità con cui lo mordo, mi porta a commettere il grave errore di berci dietro troppa acqua fredda in una sola volta! Inizierò a pagarne le conseguenze al successivo punto di controllo. La nebbia un poco si dissolve, per svanire poi del tutto quando giungiamo a Salò, dove riusciamo a vedere un bel cielo stellato e le luci tremolanti dei paesi e delle città sull’altro versante del lago, che sono davvero uno spettacolo fantastico! Pedaliamo ininterrottamente per un'altra decina di chilometri e giungiamo a Tuscolano Maderno, dove c’è l’altro info controllo. Loris, che in quel momento è una ventina di metri davanti a noi, non si avvede di oltrepassarlo e a poco servono le urla di Savino per avvisarlo; tira dritto come se non sentisse, noi invece ci fermiamo.

Nella speranza che, non vedendoci, torni indietro o che lo raggiungano altri randonneur, che, mentre arriviamo, sono in procinto di ripartire dal punto di controllo, scriviamo il nome del distributore sulla carta di viaggio ed attendiamo. Per fortuna da lì a poco lo vediamo arrivare di ritorno. Scrive anche lui sulla sua carta di viaggio e si torna in sella per fare l’ultimo tratto, senza più controlli se non all’arrivo. Grazie alle numerose gallerie presenti sulla gardesana occidentale, la temperatura risale notevolmente riportandosi addirittura a 8 gradi quando giungiamo a Limone. Nel frattempo però inizio a subire l’effetto della congestione per l’acqua fredda ingerita, la testa mi gira e mi innervosisco alquanto, alzando il ritmo in modo rabbioso. Sono in una specie di catalessi che mi porta ad ignorare quanto mi accade. Sono concentrato sul fascio di luce emesso dal faro, tanto da non accorgermi che Loris e Savino dietro a me si sono nuovamente staccati sullo strappo nei pressi di Gargnano. Li aspetto sul falsopiano in discesa, cercando di recuperare un po’ di fiato e poi proseguiamo insieme.

Siamo ormai consci che manca poco. Nelle ultime gallerie, per la felicità, io e Savino ci mettiamo pure a intonare canzoni napoletane, mentre Loris ci ascolta e se la ride divertito. Non sto per niente bene ma voglio esternare questa gioia che si sta concretizzando e ce la cantiamo fino quasi all’ingresso di Riva del Garda. A seguire gli ultimi 5 chilometri li percorriamo in silenzio religioso, come a pregare Dio che sta per arrivare con il Santo Natale alle porte!

E’ fatta, siamo ad Arco in piazza Marchetti da dove eravamo partiti. Il tempo di appoggiare le bici alle fioriere e di battere forte il cinque e si entra nel bar, al caldo, per apporre l’ultimo timbro sul brevetto e bere qualcosa di caldo consumando una brioche, che ahimè non arriverò purtroppo a digerire. Lo scatto di alcune foto ricordo, i saluti a Fabio Albertoni, che ringrazio per la meravigliosa esperienza donataci con questo percorso fantastico e, dopo aver caricato bici e bagagli in macchina, il felice ritorno a casa a Merano.

(15 gennaio 2015)

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