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Appunti di viaggio Granfondo   
Inserito il 10 ottobre 2014 alle 12:19:06 da gazario. - Letto: (3669)

Eroico anche io? Forse un po’ sì

Un’Eroica vissuta anche solo da una macchina, senza alzarsi sui pedali o piegarsi sul manubrio e spingere, è comunque un’esperienza indimenticabile. Un’avventura che ti segna e ti cambia, che ti dà una visione diversa e nuova del ciclismo, che ti proietta in un clima di grande festa, di amicizia, di voglia di esserci, di provare e di riuscire. Qualcosa di unico, qualcosa di imperdibile.

 

 

(Testo di Andrea Passeri, foto di Play Full Nikon)

 

Sono circa le cinque di pomeriggio quando apro lo sportello della mia macchina. Prima di salire mi volto indietro e do un’ultima occhiata. Osservo la folla girare per gli stand e mangiare seduta ai tavoli e tanti ciclisti pedalare in sella alle bici e posare per gli obiettivi di fotografi, giornalisti, amici, familiari, turisti, appassionati e semplici curiosi. Sento gli applausi della gente, che festeggia gli eroici che ormai da tempo si susseguono sulla linea dell’arrivo, mettendosi poi in fila per ricevere quel timbro che sarà per loro testimonianza di aver partecipato e portato a termine la 18a edizione dell’Eroica.

Salgo in macchina e, mentre giro la chiave nel quadro, gruppi di ciclisti mi passano davanti. Li osservo e sui loro volti vedo sì la fatica, ma soprattutto quei sorrisi e quella serenità che mi hanno colpito per tutto il giorno. E’ dalle cinque di mattina, da quando cioè i primi eroici si sono lanciati in questa stupenda avventura, che sto respirando un’atmosfera diversa da quella a cui sono abituato: niente agonismo, al massimo voglia di mettersi alla prova, ma soprattutto desiderio di stare insieme, di fare festa e di divertirsi. Per tutto il giorno ho visto persone pedalare allegramente, aiutarsi gli uni con gli altri, ridere, scherzare, lanciarsi simpatici sfottò, mangiare e bere di gusto, fermarsi a osservare gli stupendi paesaggi attraversati, che hanno lasciato più volte senza fiato anche me, che di paesaggi ne vedo tanti nel corso dell’anno. Sarà stata l’atmosfera. Sarà stato il contesto. Non lo so, ma vedo tutto in modo diverso, io mi sento diverso. Metto la prima, do gas e riparto per casa. Mentre guido e incontro ancora nugoli di ciclisti che pedalano alla volta di Gaiole, nella mia testa cominciano ad addensarsi le tante immagini che ho visto, il flusso dei ricordi si fa sempre più copioso e comincia a prendere forma la mia personale Eroica. Ben inteso, un’Eroica fatta in macchina. Io non pedalo, i miei 120 chili lo testimoniano ampiamente.

Mentre mi lascio alle spalle Gaiole e la grande festa messa in piedi da Giancarlo Brocci e dal suo staff ripenso al giorno prima quando, di buon mattino, ero arrivato in questo piccolo paese chiantigiano e subito ero rimasto a bocca aperta vedendo uno spettacolo per me nuovo. Certo, in questi anni da appassionato di ciclismo e addetto ai lavori avevo letto tanti articoli sull’Eroica e visto miriadi di foto. Sapevo cos’era, in teoria, ma solo in teoria. Arrivo al centro del paese e vengo come folgorato. Perché? Perché incontro dei signori di una certa età, vestiti all’antica, che spingono delle vecchie bici, che ridono e scherzano e che, pur non conoscendomi, mi apostrofano con un “Buongiorno”! “Quindi?”, vi chiederete. Vi posso assicurare che quel buongiorno non era il solito saluto di cortesia, ma una parola pronunciata con un tono di tale allegria e confidenza che mi ha lasciato a bocca aperta. Non so cosa mi sia scattato dentro, ma quella semplice parola detta in quel modo mi ha scosso, ha acceso in me qualcosa, mi ha fatto subito capire che avrei vissuto un’avventura indimenticabile.

Arrivo al quartier generale e, mentre mi aggiro tra i tanti stand del villaggio espositivo, sento crescere attorno a me il clima di allegria e di festa. Lo respiro a pieni polmoni. Osservo le bici e i costumi, ascolto le risate delle persone e mentre cerco l’addetto stampa dell’evento, il buon Livio Iacovella, per mettere a punto con lui alcuni dettagli logistici che mi riguardano, vengo informato che sta per partire il tour per giornalisti organizzato dal Consorzio Vino Chianti Classico e al quale ero stato invitato nei giorni scorsi. Rapido mi reco al minibus e salgo. Ci sono tanti colleghi italiani e stranieri, non ne conosco nessuno, ma in breve inizio a fare amicizia e a conoscere quegli esperti del settore, in confronto ai quali mi sento piccolo piccolo.

Partiamo e poco dopo il minibus arriva tra i vigneti dominati dalla mole del Castello di Brolio. Scendiamo per fare delle foto, che definirei a dir poco stupende, e poi si riparte. Altra sosta e altre foto, sempre al castello, ma da una visuale diversa. Poi via di nuovo. I paesaggi che attraversiamo sono davvero da togliere il fiato. Ettari ed ettari di vigneti e oliveti che si estendono oltre la nostra vista e che ci regalano delle immagini e delle sensazioni indimenticabili.

L’ultima tappa di questo tour è all’antico convento di Santa Maria al Prato, che si trova a Radda in Chianti e che, dopo un lungo e sapiente restauro, è ora sede della House of Chianti Classico, che ospita in modo permanente degustazioni, eventi, happening e formazione. Una location stupenda e di grande prestigio, senza dubbio da visitare nel corso di una vacanza. Qui ci viene offerto un delizioso pranzo, nel corso del quale oltre a ottimi piatti assaggiamo diversi tipi di pregiato vino.

Mattinata finita, si torna a Gaiole, dove intanto sale il clima di attesa e soprattutto di festa. Sono entrato in confidenza con alcuni colleghi e con loro scambio quattro chiacchiere mentre osservo bici e costumi d’epoca, faccio foto, ascolto i discorsi dei ciclisti e cerco di immergermi sempre di più nell’atmosfera dell’Eroica. Comincio anche a incontrare facce conosciute, dato che mi imbatto in alcuni ciclisti che conosco e che hanno scelto di venire a pedalare a Gaiole. Mentre all’interno del quartier generale si susseguono conferenze stampa di vario genere, vengo a conoscenza dei numeri di questa 18a edizione: oltre 5600 iscritti provenienti da 50 paesi di tutti i continenti. In effetti era dalla mattina che vedevo facce “straniere” e sentivo lingue diverse, ma mai mi sarei aspettato una cosa del genere. “Che spettacolo”, penso tra me e me.

Il sole tramonta, si fa sera ed è ora di andare alla cena del ciclista. Un altro momento di festa pensato dall’organizzazione, al quale aderiscono diverse centinaia di persone. Tra una chiacchiera e l’altra assaggio qualche piatto, tra cui la pappa al pomodoro, che personalmente adoro. Un cibo semplice, ma gustoso. Sono le dieci e, anche se con rammarico, lascio la cena prima che finisca. La mattina alle tre la sveglia suonerà impietosa. Torno a Fontetrutoli, dove pernotto, e dopo qualche ora di sonno mi alzo e in breve sono pronto. Stranamente non accuso la stanchezza, saranno la curiosità e la voglia di vivere questa avventura che mi tengono desto e di buon umore.

Arrivo a Gaiole, dove mi aspetta Daniele, un amico incontrato per caso il giorno prima al villaggio espositivo. Anche lui non pedala, ma è qui per l’Eroica. Abbiamo deciso di spostarci insieme con la macchina.
Mancano alcune decine di minuti alle cinque, orario in cui i ciclisti potranno partire, rigorosamente alla francese, e la piazza è gremita. Tutti sono pronti per il grande evento. C’è chi canta, chi fa colazione, chi scherza e chi è concentrato. L’orologio della piazza segna le cinque. Via. Si comincia. Osservo gli eroici che partono alla spicciolata, ascolto le loro parole, le loro risate e le battute che si scambiano. “Ti ripiglio, ti ripiglio, tanto ti ripiglio, vai vai che ti ripiglio”, sento gridare con tono scherzoso e in forte accento toscano. Mi giro e vedo due compagni della stessa squadra che stanno partendo e quello dietro apostrofa così l’amico che già dopo alcune pedalata si è portato davanti. Sorrido.

Dopo una mezz’ora passata a scattare foto sul viale di partenza faccio colazione insieme al mio amico e poi via in macchina. Saliamo verso il Castello di Brolio e ci fermiamo a metà del vialone alberato in salita, che è illuminato da fiaccole disposte a terra, che spezzano il buio e creano un’atmosfera di grande fascino e suggestione. Scatto diverse foto, ascolto le parole che i ciclisti si scambiano, i loro commenti e poi riparto, giungendo in cima alla salita e quindi tra i vigenti che si trovano attorno al castello. Gruppi di ciclisti passano mentre il sole sorge lentamente, illuminando pian piano il paesaggio, che si va mostrando in tutta la sua bellezza.

Con il mio amico abbiamo deciso di non seguire un percorso preciso, ma di spostarci qua e là. A centinaia ci passano davanti e molti si fermano a parlare con noi. Ciclisti vestiti nei modi più disparati e fantasiosi, gruppi di amici che si fermano a farsi foto con alle spalle i vigneti che sono appena illuminati dalle rosee dita dell’aurora. Osservo tutto con attenzione. “Che bella atmosfera”, penso.

Risaliamo in macchina, destinazione Radi. Guidiamo con attenzione, mentre gruppi di ciclisti ci passano accanto sorridendoci, facendoci ciao con le mani e salutandoci con “Buongiorno”, lo stesso del giorno prima, detto con quel tono allegro e rilassato che mi aveva già colpito.

Arriviamo a Radi e lì vedo uno dei famosi ristori dell’Eroica. C’è ogni ben di Dio: dolci, panini con salumi vari, uva, banane e chi più ne ha più ne metta. Il sole è ormai alto, io e il mio amico siamo in moto da diverse ore e la pancia reclama qualcosa. Allora agguantiamo un pezzetto di questo e uno di quello. Tutto è davvero molto buono. Le persone mangiano, ridono, scherzano, si aiutano a sistemare le bici, si fanno foto insieme.

Noi risaliamo in macchina, destinazione Asciano, dove ci sarà un altro ristoro, quello che prevede anche la famosa ribollita, cucinata da simpatiche e sorridenti signore, vestite rigorosamente con abiti d’epoca. Restiamo lì diverso tempo. I ciclisti arrivano, mangiano e poi ripartono.

Dopo un po’ anche noi ci rimettiamo in movimento e saliamo a Monte Sante Marie, dove i ciclisti affrontano con fatica, anche a piedi spingendo la bici, le dure pendenze. Eppure sorridono, salutano, fanno battute. Stupendi i paesaggi che osserviamo e le foto che faccio sono davvero spettacolari, così come quelle che scatto in diversi altri punti dove via via ci fermiamo, come, ad esempio, a Radda in Chianti.

Vigneti, le terre delle Crete senesi, oliveti, sterminate distese di campi, colline, pianure, altri ricchi ristori e piccoli paesi. Tutto si sussegue in un rapido turbinio di immagini da vera cartolina da spedire agli amici. I “Buongiorno”  dei ciclisti continuano e io rispondo a tutti. Non c’è cortesia formale nelle mie risposte, ormai sono contagiato, sono entrato nel clima. Li osservo. Le facce sono rilassate, anche sorridenti nonostante la fatica. Vedo ciclisti che riempiono le borracce a fontane di acqua fresca, altri che socializzano tra di loro, altri ancora che aiutano chi ha forato. C’è chi fischietta, chi fa foto simpatiche e scherzose, chi decide quale percorso fare, chi a quale ristoro andare. Tutto è allegria, rilassatezza, divertimento e voglia di pedalare.
E’ impossibile riferire tutte le sensazioni e i pensieri di quelle ore. Sono troppi e a volte difficili da rendere a parole. Posso però provare a condensarvi tutto con un aggettivo: Spettacolare!

Il tempo passa e mi accorgo che è l’una. Con il mio amico decidiamo di ritornare a Gaiole, che raggiungiamo dopo un’ora buona. Eccoci arrivati e subito via a vedere il pasta party, dove si mangia, si ride e si scherza. Intanto gruppi di ciclisti giungono al traguardo, salutati dagli applausi delle persone presenti, che incitano tutti, che festeggiano tutti. Perché qui, si sa, ognuno è vincitore, il primo come l’ultimo.

Mi giro qua e là e vedo persone di ogni età vestite nei modi più fantasiosi. “E’ proprio il Carnevale della bicicletta”, penso tra me e me, immaginandomi come molti di loro abbiano preparato i costumi e le bici per un intero anno, così da essere pronti a questo appuntamento, proprio come molti fanno in occasione del Carnevale canonico.

Vado in piazza dove si beve, si mangia, si canta e si fanno foto. Mi perdo in quell’atmosfera e quando mi ridesto dal sogno vedo che sono passate le quattro. Cerco alcune persone con cui ho fatto conoscenza e forse stretto amicizia in questi due giorni. “All’anno prossimo”, mi dicono. “Speriamo”, rispondo sorridente. Ormai mi sento un po’ uno di loro. Con loro ho condiviso la levataccia, la fatica sui pedali no, ma le emozioni, le sensazioni e il gusto di quell’esperienza decisamente sì.

Ormai la mia mente è un turbinio di emozioni, sensazioni e immagini. Quasi mi scoppia la testa e cerco di tornare alla realtà. Vado alla macchina, do un ultimo sguardo a Gaiole, salgo, metto in moto e parto. Mi avvio verso casa. Mi attende più di un’ora e mezza per rientrare e durante il tragitto penso e ripenso, mentre guido passo davanti ad alcuni cartelli che mi ricordano i luoghi che ho ammirato e questi mi riportano alla mente le facce e le persone che ho visto e conosciuto.

Penso, rifletto e all’improvviso sul mio viso si stampa un sorriso spensierato, lo vedo nello specchietto retrovisore e capisco che l’atmosfera dell’Eroica ha contagiato anche me, mi è entrata dentro. Ora so, ora conosco. Porterò con me le immagini viste e le sensazioni provate, forse per un lungo anno, sperando di poterci essere di nuovo. E voi ci sarete? Io vi do un consiglio: rispondetemi di sì.

(9 ottobre 2014)

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