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Inserito il 18 settembre 2014 alle 12:31:37 da gazario. - Letto: (5160)

Jörg Ludewig - La bici: passione, lavoro, divertimento!

Il direttore vendite della Lightweight ha corso per ben undici stagioni tra i professionisti. Per rimettersi in forma e stare a contatto con i clienti, decide di rimettersi a pedalare e riscopre la voglia di impegnarsi e battagliare per la vittoria nelle più dure granfondo alpine. Il tutto però con il principale obiettivo del divertimento. Ora però ha deciso di dedicarsi maggiormente alla famiglia con l'obiettivo, quando smetterà di lavorare, di venire a vivere in Italia, paese cui è rimasto particolarmente affezionato.

di Gianandrea Azario (foto di Peter Lintner Sportfotografie e bopicture)

Jörg Ludewig

Nata a: Halle (Germania)
Il: 9 settembre 1975

Titolo di studio: Abitur (diploma di scuola media superiore in Germania)

Stato civile: sposato

Squadre professionistiche:
1997 - 1998 EC Bayer Worringen (Germania)
1999
Gerolsteiner (Germania)
2000 - 2004
Saeco Macchine per Caffè (Italia)
2005
Domina Vacanze (Italia)
2006
T-Mobile (Germania)
2007
Wiesenhof Felt (Germania)


Vittorie da professionista:
1997
Niedersachsen-Tour (Germania)
1999
Corsa di Solidarnosc e dei Campioni Olimpici (Polonia)
1a tappa Tour de l'Avenir (Francia)
1a tappa Ronde van Balearen
2002
Herford (Germania)
2003
1a tappa Giro di Bavaria
2004
Platja de Palma (Spagna)
2005
Sparkassen Cup (Germania)
Son Severa (Spagna)
Hamm (Germania)
Rund um den Kurpark (Germania)
2007
4a tappa del Tour of Qinghai Lake (China)
Ciao Jörg,
penso che tu sia una delle persone con maggiore esperienza nel mondo del ciclismo, visto che hai avuto la possibilità di essere protagonista in diversi settori legati a questo sport. Sei stato un corridore professionista per 11 anni, sei dei quali trascorsi in Italia (ti ricordiamo nel famoso Team Saeco, a fianco di Gilberto Simoni, Damiano Cunego e Mario Cipollini), dopo di che hai iniziato a lavorare per la Carbon Sport, l’azienda che realizza i famosissimi prodotti Lightweight, dove ora rivesti il ruolo di Direttore delle Vendite, e negli ultimi anni hai partecipato ad alcune corse amatoriali, soprattutto quelle molto lunghe e difficili, ottenendo tra l’altro ottimi risultati, come la vittoria alla Transalp, lo scorso anno con Werner Weiss, quest’anno con Lisa Player nella categoria Mixed, e il secondo posto alla Ötztaler Radmarathon 2013, dietro a Roberto Cunico.

Cominciamo con la classica domanda di questa rubrica ed è relativa alla tua vita privata. Quando e dove sei nato? Quale titolo di studio hai conseguito? Sei sposato?
Ho compiuto 39 anni giusto la scorsa settimana. Sono nato ad Halle, Renania Settentrionale-Vestfalia, nella Germania Occidentale, nelle cui vicinanze continuo a vivere. Insieme alla mia splendida moglie stiamo ansiosamente aspettando di diventare genitori. Il lieto evento avverrà tra quattro mesi. E così avremo 6 cavalli, 2 cani, 2 gatti e una bambina…nuove priorità sono in vista. Come titolo di studio, ho conseguito l’Abitur (si tratta di un titolo di studio tedesco, equiparabile alla licenza di scuola secondaria superiore, che apre le porte agli studi universitari, ndr) e ho lavorato in una famosa banca, prima di diventare corridore professionista.

Come hai iniziato ad andare in bici? Come si è accesa la tua passione? Come e quando hai deciso di diventare un corridore professionista?
Diventare corridore è stato un sogno che ha avuto anche mio padre, ma non ha avuto la possibilità di riuscirci per i postumi riportati nella seconda guerra mondiale. Io sono riuscito a realizzarlo, in parte anche per lui. Ho iniziato ad andare in bici piuttosto tardi, quando avevo già 14 anni, dopo essere stato un giocatore di calcio. I miei genitori hanno fin da subito sostenuto la mia passione, ma sempre con il giusto equilibrio nei confronti degli altri aspetti educativi della vita di un ragazzo.  Anche per questo ricevetti una buona bicicletta, ma non la migliore. Quando si doveva viaggiare a lungo per raggiungere il luogo della corsa, sentivo il dovere di portarla a termine per rispetto e almeno per allenarmi, se non mi sentivo in forma per ottenere un buon risultato.
La mia carriera cambiò il giorno in cui incontrai la mia prima ragazza, da quel momento ottenni le prime importanti vittorie e alla fine della stagione fui secondo nella cronosquadre del Campionato del Mondo Juniores a Perth, in Australia, con il mio team battuto solamente da una squadra italiana incredibilmente forte. In quei giorni decisi che il mio hobby poteva diventare anche il mio lavoro e pensai: «Hey, forse sono abbastanza forte, proviamo a trasformare il sogno in realtà!».

Per sei anni il tuo team è stato un team italiano. Che ricordi hai di qual periodo con Mario Cipollini, Gilberto Simoni e Damiano Cunego? C’è qualche particolare momento a cui pensi con piacere? Dopo quel periodo, cos’è la prima cosa che ti viene in mente se pensi all’Italia e agli Italiani?
Quello in Italia è stato un periodo DAVVERO STRAORDINARIO della mia vita. Sono stato super fortunato, visto che ha avuto degli straordinari capitani e direttori sportivi. Cipo, Gipo, Commesso, Pieri e Celestino e persone come Bruno Vicino e Beppe Martinelli sono diventati amici e ancora oggi, quando ci incontriamo, ci facciamo quattro risate per le avventure vissute in quei giorni, ci beviamo un buon bicchiere di vino e qualche volta facciamo anche qualche affare. Che ricordi! Tutto quel periodo è stato fantastico! Cipo una volta vinse una tappa della Vuelta a Asturias e nell’intervista dopogara la definì “la vittoria tedesca”, per il lavoro che feci per portarlo alla volata. E non posso dimenticare il lavoro fatto nella tappa dell’Alpe d’Huez al Tour de France 2003 per Gibo Simoni. Sono così affezionato all’Italia che la mia idea è lavorare a tutta per i prossimi 15 anni e poi trasferirmi nel vostro splendido paese per il resto della mia vita, magari nei dintorni del Lago di Garda o del Lago d’Iseo, dove ho già vissuto per un po’. Oppure potrei andare a vivere a Caldaro o a Bolzano o a Merano, dove mia moglie potrebbe trovare persone che parlano tedesco.

Quando hai smesso di correre da professionista, hai iniziato a lavorare per Lightweight. Perché questa decisione?
Sono sempre stato affascinato dai materiali e dagli oggetti esclusivi e usavo le ruote Lightweight, anche camuffandole, durante le corse da pro. Ho pure dovuto pagare delle penali di tasca mia quando sono stato beccato ad utilizzare questo “doping legale” e questo mi ha reso uno dei più autentici venditori del pianeta per questo prodotto.

Negli ultimi due anni abbiamo trovato il tuo nome nelle classifiche delle principali corse amatoriali sulle Alpi. Sembra che tu ami proprio le corse più dure, anche se non eri certo uno scalatore quando eri un professionista. Perché questa scelta? Hai ricominciato ad allenarti in bici per partecipare a queste gare dopo un periodo di stop oppure hai continuato a pedalare quando hai chiuso la tua carriera da professionista?
A dire il vero, se vendi le ruote Lightweight, non c’è migliore strategia che stare a contatto con i clienti che partecipare a questi eventi. Tutto è cominciato con l’idea di fornire un servizio, fare una ricerca di mercato e possibilmente aumentare le vendite. Io non ho mai pensato al risultato finale e, finché non ho corso la Transalp con Werner lo scorso anno, finivo le gare in mezzo al nulla. Nel 2013 ho capito che mi divertivo ancora a correre con impegno e a battagliare con gli altri corridori e i top riders come Cunico, Hornetz, Nösig e Zen mi sfidarono a combattere con loro. E’ stato incredibile, siamo il gruppo di testa della corsa, ma siamo diventati amici nei momenti più rilassati della gara. Ho pure iniziato a sponsorizzare alcuni di questi corridori, che poi mi hanno battuto in gara, davvero curioso e divertente. Ho sempre amato correre sulle montagne, ma il 2014 è stato il mio ultimo anno da “corridore veloce”. D’ora in poi non presterò più particolare attenzione al mio peso e sono quasi contento di finire con la dieta e di non aver più bisogno di allenarmi ogni sera o ogni mattina, visto che durante il giorno sono impegnato con il mio lavoro in Lightweight. E poi ho promesso a mia moglie di prendermi cura di lei e della nostra futura piccola e non posso non mantenere la promessa.

Sembrerebbe che la bici sia una grande passione per te, una sorta di motivo persistente della tua vita. Pensi che potresti vivere senza bici e senza pedalare?
Continuerò a pedalare per rimanere un po’ in forma e non diventare grasso, ma non mi allenerò più per poter essere competitivo né per la classifica finale, né per quelle di categoria, questo è certo. Tutta la mia vita è stata, è e sarà “ossessionata” dallo sport della bici, ma ragazzi potete scommettere che non mi vedrete mai ad un mondiale amatori!

Hai mai partecipato alle granfondo italiane? Ci avrebbe fatto piacere vederti in qualche gara italiana.
Vivo nella parte nord della Germania, anche se lavoro dieci giorni al mese a Friedrichshafen. E’ già stato piuttosto complicato per me partecipare a quelle affascinanti corse sulle Alpi e mi spiace non aver preso parte a nessuna delle importanti e note granfondo italiane, sono sicuro che mi sarei divertito. Magari verrò come ospite a qualche gara, uno dei prossimi anni, nello stand Lightweight nell’area expo.

In Italia abbiamo un nuovo regolamento che impedisce ai corridori professionisti di gareggiare nelle gare amatoriali per un periodo di 4 anni dalla loro ultima stagione in un team professionistico. Pensi che questo periodo sia necessario per perdere la forma e diventare dello stesso livello di un amatore? Qual è stata la tua esperienza in merito quando hai smesso di correre tra i pro?
Dipende dalla tua auto-disciplina e dall’età. Nel periodo di Natale nel 2009 ero diventato 84 chili, grasso come un maiale, solo due anni dopo aver smesso di correre tra i pro e non sarei stato minimamente capace di concludere una granfondo. Però, quattro anni sembrano un periodo ragionevole. Lo scorso anno mi sono allenato duramente e per 3 mesi ho saltato la cena per poter battagliare con gli atleti del Team Beraldo nell’edizione 2013 della Ötztaler. Alla partenza ero 74 chili con una percentuale di massa grassa del 7%.

A proposito di Ötztaler, la scorsa edizione è stata disputata con un clima orrendo, con pioggia e freddo fin dalla partenza. Hai mai vissuto un’esperienza simile quando eri un pro?
Guarda, io sono davvero orgoglioso di quello che hanno fatto quel giorno i miei compagni del Team Alpecin, visto che hanno tutti concluso la gara in quelle condizioni. Io non sono mai avuto così freddo nella mia vita, ero congelato. Questa è proprio la parte più dura delle granfondo: non c’è un veicolo di supporto che ti dia dei vestiti asciutti o qualcosa da mangiare. Puoi contare solo su te stesso.

Ci puoi raccontare come ti sei allenato per ottenere questi risultati? Quante ore a settimana? Penso che con il tuo lavoro di Direttore delle Vendite in Lightweight non sia stato facile trovare il tempo per allenarsi con riunioni, viaggi, fiere, soprattutto se si vuole preparare una gara a tappe come la Transalp. Oltretutto il clima e la latitudine della Germania non aiutano, visto che fa freddo e d’inverno viene buio presto. Per caso fai uso di dispositivi elettronici per monitorare la qualità dell’allenamento, come un powermeter?
A dirla tutta esco in bici molte volte, ma quasi mai faccio un sacco di chilometri. Non mi prendo il tempo di analizzare nulla, non controllo neanche il mio computerino, che uso solo nelle gare. Questo è possibile per tutti i chilometri che ho macinato nella mia vita. Ho partecipato a sei o sette grandi corse a tappe e lo ho portate tutte a termine. Mi serve poco tempo per riabituare il mio fisico a quello che era solito fare sette o dodici anni fa. Sicuramente il livello della mia prestazione diminuisce ogni anno, ma, con quattro settimane di allenamento serio, una dieta adeguata, parecchio sonno per recuperare, sono di nuovo pronto per la rumba. Se mi alleno duramente per due mesi, 90 minuti ogni due giorni, e poi partecipo a due piccole granfondo da 150 chilometri nell’area in cui vivo, sono a posto per le granfondo alpine. E se arrivo a 77 chili con 5.000 chilometri nelle gambe, posso anche far male a Roberto Cunico nelle parti piatte delle gare.

La tua attività come corridore professionista ti ha aiutato nel tuo attuale lavoro? Sulla base della tua esperienza di corridore, hai mai dato dei suggerimenti per migliorare i prodotti della tua azienda?
Assolutamente sì, grazie alla mia attività tra i pro ho avuto la possibilità di imparare a parlare alcune lingue, conosco molte persone e ho imparato ad essere parte di un team e ad esserne il capitano. Un’ottima scuola di vita! E poi il product manager della nostra ditta è diventato il mio migliore amico, così sono in partica venditore, testimonial, tester, uomo marketing e networker: insomma un po’ di tutto.

Ritieni importante il contatto che si ha con gli amatori durante le granfondo per lo sviluppo del prodotto e la sua vendita? Hai mai fatto tesoro dei loro consigli per introdurre un miglioramento in qualche componente?
Questo è esattamente il motivo per cui sponsorizzo atleti come Cunico e Hornetz. Da loro abbiamo un utilissimo feedback, con cui cercare di migliorare il prodotto e renderlo utilizzabile da tutti i ciclisti in giro per il mondo.

La tua azienda è famosa per produrre ruote, telai e componenti leggerissimi. Qual è la tua idea sui freni a disco? Pensi che possano davvero migliorare le prestazioni di una bici, anche a discapito di un incremento di peso? Credi possano davvero un futuro sulle bici da strada? Quanto sarà importante l’omologazione da parte dell’UCI nella loro diffusione sul mercato, visto che spesso gli amatori vogliono replicare sulle loro bici quello che vedono sulle bici dei pro?
Sinceramente sto guardando con grande interesse a questo tema e sto portando avanti un’idea, che per ora è ancora segreta. Lightweight presenterà qualcosa di differente e auspicabilmente con prestazioni ancora migliori in un futuro neanche troppo lontano. Il progetto sta proprio qui nel mio cassetto. Il nostro product manager ed io ci lavoriamo in ogni istante libero o nelle ore serali, quando c’è più calma in ufficio. State pronti!
Hai ancora qualche sogno da realizzare nella tua vita?
Sicuramente, anche se nella mia vita ho avuto tanto. La mia passione è diventata il mio lavoro, questa è stata la vittoria più importante. Il mio segreto è continuare a pormi degli obiettivi, ne ho assoluto bisogno. Ed è necessario avere in mente il risultato finale cui tendere. Non vedo l’ora di diventare papà, di condurre questa azienda in nuovi mercati e di comprarmi una nuova auto sportiva nel giro di tre anni.

Grazie per il tempo che ci hai concesso e in bocca al lupo per il futuro.
Grazie, altrettanto. E’ stato un vero piacere.

(18 settembre 2014)
 

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