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Inserito il 11 settembre 2014 alle 12:14:17 da gazario. - Letto: (8740)

Paolo Castelnovo - Professore e ciclista agonista

Scopre la bici a 19 anni ed è un colpo di fulmine. Subito si mette a partecipare alle granfondo e grazie alle sue doti, ha la possibilità di correre per due anni tra gli elite, conseguendo anche discreti risultati. Vive questa esperienza con il piacere di divertirsi e mettersi alla prova, tanto che in quegli anni consegue la laurea ed inizia a lavorare come assistente universitario. Torna a correre le granfondo nel 2011, ottenendo sempre ottimi piazzamenti, malgrado il poco tempo a disposizione per allenarsi, ma non è ancora riuscito a centrare una vittoria, che sogna di conseguire nella manifestazione italiana mediaticamente più conosciuta.

di Gianandrea Azario (foto di Play Full Nikon e archivio personale)

Paolo Castelnovo

Nata a: Milano
Il: 5 aprile 1984
Residente a: Milano

Titolo di studio: Laurea in Scienze Economiche (110 lode/110) presso l'Università Bocconi di Milano, Dottorato di Ricerca (PhD) in Economia Pubblica all'Università Cattolica di Milano

Stato civile: fidanzato

Squadre:
2004 - 2007: S.C. Genova 1913 Milano (amatore)
2008: ISDC Milano Team Pezzetti (amatore)
2009 - 2010: S.C. Fagnano Nuova (elite)
2011:  ISDC Milano Team Pezzetti (amatore)
2012: UC Ezio Borgna Hersh Bike Cycling Team (amatore)
2013 -2014: ASD Team UCSA (amatore)

Principali risultati (tutti conseguiti sui percorsi lunghi):
2012
Secondo classificato alla GF Città di Camogli, GF della Costa Smeralda, GF di Saint Vincent
Terzo classificato alla GF Val di Cecina, GF Dolci Terre di Novi, Giro delle Valli Monregalesi
2013
Secondo classificato alla GF Sitè da Pria
Quarto classificato alla Fausto Coppi
Quinto classificato alla GF Val di Cecina, GF Dolci Terre di Novi e GF Valli Bresciane
Sesto classificato alla GF Stelvio Santini e alla GF delle Alpi-Hicari
2014
Secondo classificato alla GF di Alassio, alla GF Città di Camogli e all GF delle Alpi - Hicari
Terzo classificato alla GF Valli Bresciane e alla Vigneti d'Oltrepo Marathon
Quarto classificato alla GF Dolci Terre di Novi
Quinto classificato alla Fausto Coppi
Sesto classificato alla GF Giordana
Settimo classificato alla Leggendaria Charly Gaul
Ottavo classificato alla Maratona dles Dolomites
Ciao Paolo,
sei sicuramente uno dei granfondisti più piazzati nell’anno 2014. In tutte le gare cui hai preso parte sei arrivato nella Top 10, con ben cinque podi (tre secondi e due terzi posti), ma la vittoria ti è ancora sfuggita. Anche domenica scorsa, alla Granfondo delle Alpi-Hicari sei arrivato a giocarti la vittoria in volata, ma sei stato anticipato da Matteo Podestà. In altri termini sei un vero protagonista del mondo delle granfondo, ma questo non ha assolutamente cambiato il tuo modo, sempre molto sereno, di interpretare il ciclismo. Ci hai già concesso un’intervista qualche anno fa, ma ci fa piacere riproporti al pubblico dei lettori della nostra rivista.

Innanzi tutto ricordaci alcune informazioni della tua vita privata. Dove e quando sei nato? Dove vivi? Qual è il tuo titolo di studio e la tua attuale occupazione?
Risiedo a Milano, dove sono nato il 5 aprile 1984. Mi sono laureato in Scienze Economiche nel 2009 presso l’Università Bocconi, con la votazione di 110 e lode, e lo scorso giugno ho conseguito il Dottorato di Ricerca (PhD) in Economia Pubblica all’Università Cattolica di Milano. Già dallo scorso dicembre però ho iniziato a lavorare come ricercatore a contratto presso l’Università degli Studi di Milano, ovviamente nel dipartimento di Economia. Sono inoltre assistente alla didattica per due corsi di Economia Pubblica presso la Bocconi e di un corso di Macroeconomia presso la Cattolica (in pratica mi occupo di fare le esercitazioni, il ricevimento studenti, correggere gli esami, etc.)

Nella precedente intervista che ci hai rilasciato, ci avevi detto che eri single. Hai trovato la ragazza carina che cercavi, che supporta anche la tua pratica ciclistica, che ti porta quasi ogni domenica in giro per l’Italia?
Sì! Fortunatamente l’ho trovata! Ed essendo anche lei un’appassionata di ciclismo e una granfondista, ovviamente mi supporta nella mia attività, anche se purtroppo negli ultimi tempi, essendo molto impegnata con gli studi (si laureerà a novembre), non ha potuto farmi molta compagnia nei miei weekend ciclistici.

Hai iniziato tardi con il ciclismo, quando già avevi 19 anni. Ci racconti la tua carriera che ti ha portato prima alle granfondo, successivamente a due stagioni tra gli Elite per tornare ora a correre le granfondo?
Ho iniziato a praticare il ciclismo nell’estate del 2003, seguendo mio padre in qualche giretto sulle colline e montagne del trevigiano e del bellunese, zona di cui sono originari i miei nonni materni. Mi sono immediatamente innamorato di questo sport, tanto che, rientrato a Milano in settembre, ho lasciato il tennis e ho cercato una squadra amatoriale in cui iscrivermi. Avendo uno spirito molto competitivo, nel 2004 ho iniziato subito a prendere parte a qualche granfondo, intensificando nel tempo la mia attività, compatibilmente con gli studi universitari. Essendo riuscito a conseguire qualche buon risultato, nel 2009, una piccola squadra dilettantistica di Varese (la Fagnano Nuova), dopo avermi sottoposto ad un test presso il Centro Mapei, mi ha dato la possibilità di correre tra le sue fila. Essendo curioso di provare qualcosa di nuovo ho accettato volentieri la proposta. Avendo allora già 25 anni, ho potuto correre in questa categoria solo per due stagioni (superati i 26 anni o passi professionista o torni amatore), ma devo dire che è stata una bella esperienza. Nel 2011, superati i “limiti di età” sono tornato alla mia prima passione, le granfondo.

Hai praticato altri sport a livello agonistico e non?
Ho giocato per oltre 10 anni a tennis, facendo anche attività agonistica senza risultati di rilievo (giocavo in 4a categoria, o serie D), ma, da quando ho iniziato a pedalare, ho ripreso in mano la racchetta in pochissime occasioni. D’inverno mi piace andare a sciare, sport in cui me la cavo piuttosto bene.

Cosa rappresenta la bici per te? Cosa ti ha attratto del mondo delle granfondo per convincerti a cimentarti in queste gare?
La bici rappresenta per me una grandissima passione e un divertimento, un modo di mettermi alla prova, sfidando me stesso e gli altri. Delle granfondo mi piacciono molto i percorsi, che presentano quasi sempre molta salita, ed il fatto che permettano di divertirsi con la competizione, dando anche la possibilità di momenti di aggregazione con i compagni di squadra e con gli altri partecipanti. 

Quanto tempo dedichi settimanalmente all’allenamento? Immagino che non sia facile ritagliarsi il tempo per allenarsi con un ruolo da ricercatore all’università, che ha degli orari piuttosto rigidi. Segui dei programmi di allenamento specifici, utilizzando anche un powermeter? Qualcuno che ti conosce bene dice che ti alleni molto spesso indoor, anche perché abiti nel centro di Milano. E’ vera questa leggenda?
Purtroppo non è una leggenda ma la triste verità! Quest’anno da inizio novembre, quando ho iniziato la preparazione invernale, fino a fine marzo, mi sono allenato in strada solo nei weekend e nei giorni di vacanza, come ad esempio nelle festività natalizie. Per il resto rulli o allenamenti sui ciclosimulatori dotati di SRM del T-Lab, la palestra per ciclisti che mia “suocera” Roberta ha aperto a Milano proprio lo scorso autunno. E’ lei che mi segue e mi prepara le “tabelle”.
Da novembre a fine marzo la mia settimana di allenamento è stata così strutturata: lunedì e venerdì riposo, martedì, mercoledì e giovedì allenamenti indoor di circa un’ora e 20 minuti con lavori specifici, il sabato uscita di circa 3 ore con lavori di qualità in salita e la domenica 5 ore e mezza, sempre con salita (anche in strada uso il misuratore di potenza). Quindi in totale circa 12 ore e mezza di allenamento a settimana. Se invece la domenica avevo una gara, il sabato facevo una sgambata di un’ora e mezza in pianura.
Da aprile in poi, con l’allungarsi delle giornate ho sostituito gli allenamenti indoor con uscite in strade di circa due ore, purtroppo quasi sempre in pianura, visto che abito a Milano. Come giustamente ricordavi, non è facile con il mio lavoro ritagliarsi il tempo durante la settimana per fare allenamenti più lunghi, anche perché per fare salita devo necessariamente fare almeno 45 minuti di macchina per andare e altrettanti per tornare, quindi va a finire che perdo almeno mezza giornata. Mi sono concesso questo lusso solo 4 volte in tutta la stagione!

Vista la tua esperienza, pensi che la realizzazione di piste ciclabili in ambito urbano anche in Italia come avvenuto in altri paesi europei potrebbe aiutare chi come te corre in bici ed abita in grandi città metropolitane?
Penso che la realizzazione di piste ciclabili sia fondamentale per migliorare la mobilità e la qualità della vita in città come Milano, dove c’è davvero troppo traffico ed inquinamento. Ogni intervento volto ad incentivare l’uso della bici (e dei mezzi pubblici) è sicuramente auspicabile, indipendentemente dalla pratica del ciclismo come attività sportiva, che comunque ne avrebbe di sicuro dei benefici. Ad esempio, per quanto mi riguarda, nella sfortuna di vivere a Milano ho la fortuna di abitare vicino ai Navigli, così che in pochi minuti posso raggiungere la pista ciclabile che li costeggia e che in breve tempo mi porta fuori città.

Oltre all’allenamento curi in modo particolare altri aspetti della preparazione, ad esempio l’alimentazione? Nel caso ci puoi dare qualche dettaglio?
No, l’alimentazione è proprio una cosa che non riesco a curare! Forse perché ho la fortuna di avere un metabolismo molto accelerato che non mi fa ingrassare nonostante tutto quello che mangio! I miei amici e i miei compagni di squadra rimangono ogni volta sbalorditi nel vedere la quantità di cibo che riesco a ingerire. In particolare vado pazzo per la pizza e i dolci, soprattutto gelato e cioccolato. Ho anche provato ad andare da un nutrizionista, non certo per dimagrire, ma per scegliere la dieta più adatta all’attività sportiva che svolgo, ma sono riuscito a seguirla solo per un paio di mesi…
Curo invece altri aspetti come ad esempio lo stretching, per me fondamentale per tenere sotto controllo i problemi alla schiena che mi tormentano da anni.

Hai sempre ottenuto degli ottimi piazzamenti in gara, ma mi sembra di poter affermare che negli ultimi anni sei ulteriormente migliorato. Quali sono le ragioni di questo ulteriore step prestazionale?
Dopo una stagione 2013 per vari motivi un po’ sottotono, quest’anno sono tornato al livello del 2011 e del 2012, anzi forse leggermente superiore. Rispetto al passato ho ridotto, per gli impegni lavorativi, i chilometri percorsi, ma ho migliorato la qualità degli allenamenti. Questo ha probabilmente aiutato anche i miei problemi alla schiena, che quest’anno sta andando meglio rispetto al passato, anche se continua a limitarmi non poco.

Che ricordi hai della tua esperienza tra gli Elite, dove hai conseguito dei buoni piazzamenti? Rimpiangi il fatto di non essere passato professionista?
Ho dei bei ricordi delle due stagioni in cui ho gareggiato tra i dilettanti: mi hanno permesso di conoscere un ciclismo diverso, sicuramente più agonistico e vicino a quello professionistico rispetto a quello delle granfondo, nonostante anche in quegli anni il ciclismo sia rimasto per me solo un divertimento. Ho svolto l’attività dilettantistica in modo “part-time”, continuando con gli studi e con l’attività lavorativa (nel 2009 mi sono laureato e nel 2010 ho lavorato in università prima di decidere di iniziare il dottorato). Nonostante questo, sono riuscito a togliermi qualche soddisfazione con alcuni discreti risultati, come il 4° posto alla Trento-Monte Bondone e qualche altro piazzamento nei primi 10. E’ stato bello potermi misurare, correndo contro corridori come Aru, Porte, Battaglin, Modolo, Malori, Pirazzi, Guardini, ecc., che oggi sono protagonisti delle gare professionistiche.
Tuttavia direi che non ho rimpianti per non aver cominciato a correre prima e non aver tentato la carriera professionistica: da un lato sicuramente deve essere bello riuscire a fare di una propria grande passione anche il proprio lavoro, dall’altro gli obblighi di risultato e le pressioni del mondo professionistico possono anche “rovinare” il divertimento che il ciclismo riesce a dare, se praticato come semplice attività sportiva. 

Quali sono le principali differenze tra le gare dei dilettanti e le granfondo? Pensi che sia necessario fermare per almeno un anno coloro che hanno un passato in questa categoria prima di permettere loro di partecipare alle granfondo come agonisti, in modo di fargli perdere condizione? Qual è stata la tua esperienza in merito?
Le differenze sono tante: innanzitutto i percorsi, molto più semplici e veloci nelle gare dei dilettanti, più impegnativi e ricchi di salita nelle granfondo. Poi le dinamiche di svolgimento delle gare: squadre già molto organizzate tra i dilettanti, molta più “anarchia” nelle granfondo. Infine il livello: livello medio è sicuramente molto più alto tra i dilettanti dove il 90% va forte e il 10% molto meno, mentre nelle granfondo direi che le proporzioni sono invertite, anche se il livello dei primissimi secondo me non è tanto distante da quello di un dilettante forte.
Personalmente sono contrario allo stop previsto dall’attuale regolamento per gli ex-dilettanti prima di poter partecipare alle granfondo: se un ragazzo ha la passione per la bici e per le corse non vedo perché non possa continuare a divertirsi gareggiando, anche se non è riuscito a passare professionista o ha dovuto smettere per vari motivi con l’attività giovanile. Credo che l’importante non sia la categoria in cui si è corso l’anno precedente, ma solo il fatto di correre in modo onesto e pulito.
Per quanto mi riguarda fortunatamente sono “salvo” avendo ormai chiuso la mia esperienza tra i dilettanti da quattro anni, ma quando ho ripreso con le granfondo per due anni non ho potuto partecipare alle prove della 5 Stars League. 

In cosa pensi di dover migliorare per riuscire finalmente a vincere una granfondo?
Nelle gare più brevi, dove riesco a reggere il passo dei primi, dovrei migliorare la volata, che però ahimè non è facile da allenare! Nelle gare più impegnative invece devo sicuramente migliorare il fondo, e questo, se in futuro avrò più tempo per allenarmi, posso sicuramente farlo. Al momento in gara ho un’autonomia di circa 4 ore, oltre vado sempre un po’ in crisi!

Pur essendo un protagonista, non fai parte di uno dei grossi team del settore granfondistico. Immagino che sia una tua scelta. Non ti piacerebbe provare un’esperienza di questo tipo?
Sono molto contento di correre per il Team UCSA, squadra in cui mi trovo benissimo. Se devo essere sincero non ho interesse a correre per qualche grosso team, la mia esperienza agonistica l’ho già fatta. Non ho pressioni di nessun tipo e ho piena libertà nel scegliere quando e dove correre. Inoltre anche la mia ragazza corre nella stessa squadra e sua madre Roberta è un po’ l’anima del team (è lei che si occupa della preparazione, di gestire il sito e la pagina facebook, di disegnare le divise, etc.). Insomma, mi sento in famiglia!
L’unica cosa che un po’ invidio ad alcune squadre “maggiori” sono i rifornimenti, che quasi sempre riescono ad organizzare lungo i percorsi (anche se in qualche occasione anche noi ci siamo attrezzati) e il gioco di squadra: quando ti trovi in fuga con 2-3 corridori tutti forti della stessa squadra le chance di vittoria si riducono drasticamente!

Pensi che l’università sarà per sempre il tuo futuro, oppure pensi ad un’altra attività lavorativa per i prossimi anni?
Sicuramente mi piacerebbe continuare con la carriera accademica, per l’attività lavorativa interessante e stimolante che si svolge. Tuttavia non è certo una carriera facile, soprattutto di questi tempi in Italia: i finanziamenti per la ricerca e l’università sono sempre meno, quindi le possibilità di diventare docente di ruolo non sono molte… Vedremo!


Se tu dovessi scegliere una granfondo dove tagliare il traguardo a braccia alzate, quale sceglieresti?

Sarò banale, ma rispondo Maratona delle Dolomiti.

E il sogno nel cassetto, non in ambito ciclistico, quale sarebbe?
Quello di avere una vita serena insieme a Francesca e con un posto in università a tempo indeterminato!

Grazie per il tempo che ci hai dedicato e in bocca al lupo per tutto.
Grazie a voi, crepi il lupo!

(11 settembre 2014)
 

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