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Appunti di viaggio Granfondo   
Inserito il 04 settembre 2014 alle 11:48:41 da gazario. - Letto: (2447)

Metti una giornata pedalando nell’Infinito

Arte, cultura, spettacoli e concerto dei Dik Dik, atmosfere suggestive, percorsi impegnativi, tanta sicurezza sui tracciati, buon cibo e belle premiazioni. Questo e molto altro ancora è stata la 17a Fondo Leopardiana, che si è svolta a Recanati (Mc) lo scorso 31 agosto.

 

 

(Testo di Alberto Laloni, foto di Play Full Nikon)

“Sempre caro mi fu quest’ermo colle”. Così inizia una delle più famose poesie del Leopardi. A pensarci bene, però, alla fine di quest’avventura il colle forse non mi sarà poi così “caro”.
Come tradizione raggiungo la sede il giorno prima e, una volta espletate le operazioni di routine, dedico qualche ora alla visita della città. Raggiungo il centro storico, dove, tutto raccolto in poche centinaia di metri, ci sono il Palazzo Comunale, la piazza nella quale è collocata la statua del Leopardi, il corso. La casa del grande poeta è a poca distanza; la raggiungo facendo quattro passi attraverso le vie di sampietrini sapientemente recuperati, mentre ai lati le pareti delle case sono colorate da piante ornamentali. All’ora di cena, vado a farmi una bella mangiata di carne alla Festa della Bistecca e poi mi godo la serata, che è allietata da spettacoli e dal concerto dei Dik Dik. Poi via di filato a letto, domani sarà una bella, ma dura giornata.

Drinnnnn. La sveglia suona. E’ già domenica mattina ed è ora di pensare alla gara. Quasi senza accorgermene sono in griglia a parlare con amici e “avversari” di quello che ci attenderà. Mancano pochi minuti alla partenza del percorso lungo della 17a Fondo leopardiana e ormai non posso più tirarmi indietro. Per me è la prima gara lunga della stagione e mi chiedo se riuscirò a terminarla. Il dislivello è davvero importante. Sarà alla mia portata?

 


Ci siamo. La bandierina viene abbassata. La moto gialla di Capodarco, guidata dal mitico Gaetano Gazzoli, ci fa come da faro. Ad andatura controllata, passiamo compatti sotto la casa di Leopardi e costeggiamo tutto il centro storico di Recanati. Sono in mezzo al gruppo, che procede spedito verso il chilometro zero, dove, con il via volante, parte la sfida. I primi chilometri vanno via tranquilli (ma non troppo). Si va verso Loreto, cittadina famosa per il Santuario della Santa Casa, che lambiamo solo al di fuori delle mura storiche. Le alte velocità e i continui affascinanti saliscendi assottigliano il gruppo, che rimane comunque forte di un centinaio di unità.

Terminata la discesa giungiamo a Villa Musone, dove il gruppo rallenta un pochino e riesco a respirare. La forte umidità della mattinata mi fa sudare molto e spero che con l’andare della gara non mi arrechi problemi. Comunque resto ancora nel gruppo abbastanza agevolmente. Fortunatamente è partita la fuga con gli atleti che andranno a contendersi la vittoria e quindi riesco anche ad alzare un attimino la testa ed osservare il paesaggio che mi circonda. Tutto intorno trovo le campagne marchigiane, ricche di campi coltivati a girasole e campi arati, che attendono la nuova stagione.

La prima ora e mezza passa veloce. L’andatura allegra-veloce mi fa constatare che nonostante non ci sia stato un metro di pianura la velocità media è di oltre 35 chilometri orari.  
Costeggiato Montefano, piccolo comune in stile sette-ottocentesco con richiami al Medioevo, ci avviciniamo veloci verso Osteria Nuova e quindi verso la prima vera asperità della giornata.

 


La strada inizia a salire senza dare tregua. Ormai siamo all’imbocco della strada che porta verso Avenale. Le indicazioni del cartello posto dall’organizzazione dicono che è un'ascesa di circa 4 chilometri con una pendenza del 6%, ma visto l’impennarsi della strada, appena attaccata la salita, dubito che sia così facile.
Inizio ad accusare il ritmo tenuto fino ad ora. Provo a restare con il gruppetto dei primi, ma le gambe dicono no, anche se la testa vorrebbe. Rallento. Nei tratti più impegnativi, dove si toccano punte del 12/15% procedo a zig-zag per mantenere alta la frequenza di pedalata. In un primo momento mi demoralizzo, ma voltandomi dietro vedo che ci sono altri nella mia condizione e allora riprendo un po’ di lucidità ed insisto. Finalmente finisce la salita, costeggio l’abitato di Avenale e mi butto giù in discesa, sperando di raggiungere gli altri per non restare solo.

Faccio 2-3 chilometri di discesa tecnica e subito la strada si impenna nuovamente. Non ho ancora recuperato dalla salita precedente, che ne devo affrontare una nuova (nella mia mente penso «Ma quando finirà tutta questa sofferenza? Quando arriverà il Passo della Cappella?»),  quella che porta verso l’abitato di Cingoli, conosciuta anche come “il Balcone delle Marche” per la splendida veduta che si ha e che purtroppo noi non possiamo ammirare in quanto giungiamo dall’altro versante, costeggiandola solo nell’entroterra. La strada continua a salire leggermente. Sono ormai solo e allora rallento un pochino in attesa che qualcuno dalle retrovie mi raggiunga per fare un po’ di strada insieme.

Piano piano sono raggiunto da altri tre ciclisti, che diventano miei compagni di viaggio. Uniamo le nostre forze e, una volta terminata la salita, ci buttiamo a capofitto nella lunga discesa verso Cevolo, dove, strada facendo, raccogliamo altri tre compagni di viaggio. Da lì inesorabile ci attende l’inizio della salita più dura ed impegnativa della giornata, il Passo della Cappella, che, nonostante non raggiunga altitudini elevate, poco superiori agli 800 metri, risulta essere impegnativo per non riuscire mai a prendere il ritmo giusto a causa dei continui cambi di pendenza.

Superiamo tratti di folta boscaglia e campi coltivati, che poi lasciano spazio al tipico paesaggio della zona, dove l’alternarsi di prati e bosco evidenzia l’altitudine raggiunta. Siamo nell’entroterra marchigiano. Da questo momento inizia il viaggio di ritorno verso Recanati.
In sei attacchiamo la salita del Passo della Cappella con molta calma. La folta vegetazione ci dà refrigerio, ma la forza nelle gambe non è molta e la mancanza di acqua (nonostante le due  borracce) comincia a farsi sentire. Continuo del mio passo, sfilandomi leggermente dai compagni di avventura, che comunque vedo davanti a me. A metà strada ecco una prima sorpresa: un bel tratto di strada bianca, che da crossista quale sono mi rincuora. La vegetazione si fa sempre più rarefatta, il sole picchia sul casco. Nonostante non sia caldissimo e ci sia un leggero venticello sudo molto. In questo tratto sono ancora presenti dei campi, che vengono lavorati anche durante il nostro passaggio, emanando forti odori di terra, che si confondono con la polvere della strada bianca.

Continuo e ritorno sulla strada incatramata. Dopo un breve tratto di discesa, ecco di nuovo un altro bel tratto di strada sterrata. Questa salita mi piace sempre di più. Le pendenze sono impegnative, dato che non scendono mai sotto l’11%. Si sale velocemente, la pedalata si fa difficile e le energie sono al lumicino.
Purtroppo il  brutto presentimento della mattina inizia a farsi sempre più veritiero ed ecco infatti che arrivano i primi cenni di crampi. Continuo con un po’ di difficoltà, ma proseguo costante.

Arrivo in cima e fortunatamente riesco a prendere una borraccia d’acqua al ristoro. Un pochino mi rincuoro, mi butto a capofitto nella discesa per cercare di riagganciare i compagni di viaggio. Nonostante la concentrazione per affrontare la discesa, non disdegno di alzare la testa e osservare il paesaggio sottostante fatto di campi verdi e lavorati e di piccoli paesini, che si inerpicano sulle tipiche colline marchigiane. Intanto i crampi si fanno sempre più insistenti e, mio malgrado, devo fermarmi.

Mi stendo sul ciglio della strada e cerco di sciogliere. Nel frattempo passa un altro gruppetto di una ventina di unità, ma non provo neanche ad accodarmi. Mentre passano, mi chiedono come sto e io li rincuoro sulla mia condizione. Poi riparto tranquillo con il mio passo.
Ormai costeggio l’abitato di Treia, cittadina posta nella valle del Potenza e fondata dai Romani, lungo una stretta sella di arenaria. Mentre pedalo osservo le affascinanti mura, che sto costeggiando. Mancano una trentina di chilometri e allora mi faccio coraggio. Sono consapevole che non devo strafare o rischio di saltare. Ora la parola d’ordine è dosare le forze.

Più passano i chilometri e più riesco a spingere senza avere problemi. La crisi è ormai alle spalle. Da dietro mi raggiungono due ciclisti, mi accodo a loro per un po’. Poi, dato che riesco a starci tranquillamente inizio a dare cambi regolari e andiamo d’amore e d’accordo fino a 20 chilometri dall’arrivo, quando un compagno d’avventura fora.
In due rientriamo sul percorso che abbiamo fatto all’andata. Conosco la strada, mi gestisco: all’arrivo mancano pochi chilometri e di salite vere non ce ne sono. Affrontiamo le ultime due asperità con un passo regolare, senza esagerare. Farci del male non avrebbe senso.
Lasciamo la strada principale quando mancano tre chilometri all’arrivo e attacchiamo la salita che porta al centro storico di Recanati e quindi al traguardo.
Finalmente taglio la linea. La mia battaglia è vinta, sono arrivato al traguardo sfinito, ma felice di averla portata a termine.

Lesto mi porto al cocomero party organizzato sotto i suggestivi loggiati de Palazzo Comunale. Non intendo perdermi l’opportunità di rinfrescarmi con dell’anguria. Ma la mia premura è superflua, perché l’organizzazione ha preparato così tanto cocomero che non c’è rischio di restare a bocca asciutta.  
Ora è tempo di sedersi per il pranzo, allestito sempre sotto i loggiati del Palazzo Comunale. Gusto i famosi “vincisgrassi” marchigiani, accompagnati da carne alla brace e buon vino locale. Il tutto concluso con dolci della tradizione e ancora cocomero.

Mentre mangio ripenso a tutto ciò che ho visto, in primis all’alto livello di sicurezza messo in campo dal Ciclo Club Recanati lungo tutto il percorso: ogni incrocio era presidiato a dovere, tutte le svolte e i tratti pericolosi erano perfettamente segnalati. Il giusto connubio tra divertimento e tranquillità.
Mi gusto poi le belle premiazioni e la festa finale e con un senso di appagamento, che può essere riassunto con il celebre verso leopardiano “e il naufragar m’è dolce in questo mare”, mi avvio verso l’albergo a riprendere le mie cose e poi, dopo un ultimo saluto al centro di Recanati, al quale dò appuntamento al prossimo anno, verso la mia auto e riparto per casa.
Mentre guido penso che poi il “colle” mi è ancora caro e che sono felice di aver fatto questa bella esperienza.


Questa la cronaca della gara, mentre le classifiche sono consultabili sul sito Kronoservice.

Guarda qui l'album fotografico 1 e l'album fotografico 2

(4 settembre 2014)

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