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Appunti di viaggio Randonnée   
Inserito il 06 agosto 2014 alle 20:13:21 da gazario. - Letto: (4409)

Verona-Resia-Verona: la selezione avviene allo start!

L'ultimo weekend di luglio, caratterizzato da una fitta pioggia, ha messo a dura prova i randagi che avevano posto nel mirino la classica che si svolge a cavallo tra Veneto e Trentino. Molti gli iscritti che hanno rinunciato già in partenza e quindi ancora più grande è la soddisfazione di chi ha conseguito il brevetto sui 600 chilometri.

 

 

(Testo e foto di Giancarlo Bertocci)

450 iscritti, 300 partenti, 250 brevettati sulla distanza di 300 chilometri (Verona - Resia), 190 brevettati sull’intera distanza di 600 chilometri!

Questi i numeri della randonnée Verona-Resia-Verona, nella quale una prima e sostanziale selezione è stata operata dalle avverse condizioni meteo, scatenatesi al momento dello start! Il resto è storia, quella di tanti ciclisti come me e Bruno, che facciamo coppia fissa già da inizio anno, spinti dalla passione per le rando, che ci ha fatto andare in giro per l’Italia fino in Sicilia, dove ci siamo brevettati sulla distanza dei 1000 chilometri e questa volta ci ha portato qui a Verona, dove siamo arrivati viaggiando in nottata per prendere parte alla bellissima 600 chilometri, giunta alla terza edizione, organizzata da Giorgio Murari detto “Musseu”, Traguardo Volante e Sport Verona ASD.

Tutto è iniziato così, dandoci appuntamento sotto casa mia alle 2:30, lo stesso giorno di partenza della manifestazione, calcolando sufficienti un paio di ore di viaggio con l’auto per giungere a destinazione. Affacciato al balcone di casa, vedo arrivare Bruno, è puntuale come un orologio svizzero, scendo in garage ad aprirgli il cancello scorrevole in modo da poter caricare sulla sua capiente monovolume anche la mia bici, la borsa a manubrio oltre ad una borsa contenente il necessario per una doccia e gli indumenti civili per il dopo rando. Partiamo poco prima delle tre del mattino, all’uscita dal garage noto subito che il cielo è una coltre grigio scuro di nuvole minacciose, ma per fortuna non piove. Di contro in lontananza, là dove siamo diretti, il bagliore di molti fulmini rischiara il cielo! Durante il viaggio parliamo, tra i vari discorsi scambiamo anche impressioni sulla qualità del riposo effettuato, ambedue ci siamo coricati presto, già nella prima serata del giorno precedente, dormendo così un numero di ore sufficiente, seguitiamo a parlare sul tipo di alimentazione assunto dopo il risveglio, avvenuto per forza di cose a notte fonda. Io non ho rinunciato a mangiare un piattone di riso, Bruno mi dice che ha fatto una colazione fugace e mangerà dell’altro poco prima della partenza.

Arriviamo nell’ampio parcheggio intorno ai campi di rugby del CUS Verona alle 4:30 e troviamo là altri tre amici della stessa nostra società, Hugo, Patrick e Loris, li salutiamo e ci accordiamo per fare il percorso insieme. Con Bruno, andiamo a ritirare il pacco gara, compriamo a prezzo irrisorio la bellissima maglietta con il logo della rando e ritiriamo anche il brevetto da far timbrare successivamente ai punti di controllo stabiliti dall’organizzazione. Tornati alla macchina iniziamo a scaricare le nostre specialissime, montiamo la ruota posteriore, tolta per comodità di carico un paio di ore prima e tutto il necessario per affrontare questa nuova avventura che è appositamente stipato nelle borse viaggio. Io nella mia ho il vestiario antipioggia, un cambio di roba asciutta, manicotti e gambali, uno smanicato antivento, attrezzatura per piccole riparazioni, oltre a quanto occorre per far sì che non manchi mai l’energia necessaria a sostenere lo sforzo da profondere nel tempo: barrette di carboidrati, carbo gel, ed anche dei panini all’uvetta con miele e prosciutto crudo. Siamo pronti, saliti in sella, lentamente pedaliamo verso il gazebo da cui ci verrà dato lo start, ci mettiamo in coda ad altri ciclisti ad aspettare il nostro turno per timbrare il brevetto prima del via; nel mentre inizia a piovere! Immediatamente appoggio la bici ed apro la borsa viaggio traendone l’apposito vestiario che indosso velocemente, sovra scarpe, pantaloni, giacca antipioggia e cuffia copri casco e così fanno anche i miei compagni. Incrocio con gli altri uno sguardo eloquente di sconforto, nel mentre intorno a me sento voci di chi non vuole arrischiarsi a partire; e sono davvero tante! Qualcuno fugge via velocemente a caricare nuovamente la bici sul mezzo usato per arrivare e vi rimonta per non bagnarsi. Noi siamo determinati a partire e così facciamo quando ci viene dato il via!

Seguendo il road book pedaliamo in direzione del lago di Garda. Giunti a Bussolengo si verifica purtroppo la prima caduta: in un tratto di pavé con inserti di liscio marmo bianco, proprio a chi ci aveva appena raccomandato di fare attenzione scivola la ruota anteriore della bici da corsa. Niente di grave per fortuna ed il ciclista si rialza, controllando velocemente se stesso ed il mezzo per poi riprendere a pedalare insieme a noi. Dopo poco svoltiamo a sinistra sulla pista ciclabile, adiacente al canalone che serve a regolare il livello di piena del Garda, al fine di evitare che esondi in caso di piogge eccezionali. E’ colmo, segno che le piogge del periodo ne hanno portata di acqua al lago! Mentre pedaliamo in soggezione, per i fulmini che si sentono cadere intorno ed i forti tuoni provocati da essi, iniziamo la salita che porta a Rivoli Veronese. Sull’asfalto, la forza dell’acqua ha trascinato detriti e sassolini che la rendono sdrucciolevole, ma la bassa velocità ed un poco di attenzione aiutano ad evitare problemi fino in cima. Proseguiamo per Gazzoli, Albarè e Costermano, con la situazione meteo che precipita ulteriormente, adesso la pioggia è torrenziale e la strada è allagata da quasi cinque centimetri di acqua, che scorre velocemente in discesa! Le ruote delle nostre bici solcano l’acqua aprendo scie che si riversano sui piedi infradiciandoli, nonostante i sovra scarpe! Tutto intorno risuonano forti rombi di tuoni, prodotti dai fulmini che cadono nei pressi, sufficienti a indurci in uno stato di ansia e paura, che possano colpire le bici in carbonio e friggerci.

La violenza del fenomeno per fortuna non dura molto. Nel frattempo proseguiamo spediti, arrivando a percorrere il tratto in discesa che porta a Torri del Benaco. E’ lì che corro il rischio maggiore di tutto il percorso, perché non avvedendomi che in mezzo alla sede stradale c’è un barattolo di vetro, lo centro con la ruota davanti: un forte colpo che si trasmette al manubrio facendomi sbandare verso destra, ma per fortuna ho abbastanza sangue freddo da non toccare i freni e riesco a recuperare la traiettoria per affrontare la curva successiva, mentre il barattolo di vetro rotola via verso il margine sinistro della strada finendo nel canaletto di scolo delle acque piovane! Tiro un sospiro di sollievo per lo scampato pericolo di una rovinosa caduta e proseguo prudentemente fino all’ingresso a Torri del Benaco dove trovo fermo a lato della strada Loris, componente del nostro gruppo, che era in testa ad inizio discesa. Ha forato centrando un grosso sasso, capitatogli sotto le ruote all’uscita di una curva, che io poc’anzi avevo evitato. Anche lui dice di essere stato fortunato per essere riuscito a cavarsela senza cadere. La sostituzione della camera d’aria forata è laboriosa e ci porta via quasi mezz’ora. Mentre tre dei miei compagni si adoperano nel farla, io mangio un panino per integrare le energie spese in salita e nel tratto percorso fin là poi. Visto che non ne vengono fuori con l’uso della pompa, vado in loro soccorso con una bomboletta di aria compressa prelevata dal mio set per le riparazioni. Risolto il problema del gonfiaggio ruota proseguiamo.

Siamo ora sul lungo lago e pedaliamo a ritmo sostenuto perché nel frattempo siamo stati ripresi dal gruppo partito per ultimo, guidato dal mitico Giorgio Murari alias “Musseu”, cui ci accodiamo per alcuni chilometri in un comodo “succhia ruota”, come si dice in gergo per chi sfrutta la scia di quello che sta in testa a tirare profondendo più energie! La pacchia dura poco perché, giunti in località Pai, non riesco ad evitare una serie di detriti indicati troppo tardi da chi è davanti a me e nel passarvi sopra foro, a mia volta, la ruota anteriore e sono costretto a fermarmi! Il gruppo se ne va, rimaniamo noi cinque dell’Athletic Club Merano, con me determinato a non perdere troppo tempo nella riparazione. Dopo aver prontamente preso gli attrezzi necessari dalla borsetta posteriore, mentre smonto la ruota col mozzo a dinamo, dico a Bruno di sfilare i contatti elettrici del mozzo ed allargare il ceppo del freno, quindi di tenermi sollevato il telaio, sfilo la ruota dalla forcella e aiutato da Hugo smonto il copertone dal cerchione, individuo e rimuovo la scheggia di vetro che vi è piantata, tolgo la camera d’aria bucata e prontamente rimonto il copertone infilandovi all’interno la camera d’aria nuova, per poi gonfiarla a dovere con la bomboletta di aria compressa, infine posiziono la ruota tra la forcella e fisso con la chiave a brugola il mozzo alla stessa, mentre Bruno nel frattempo riallaccia i contatti elettrici, riposizionando in chiusura il ceppo freno. Non ci sembra vero: nel giro di dieci minuti torniamo a pedalare ad andatura sostenuta per provare a riprendere il gruppo di “Musseu”, cosa che avviene anche se con grande dispendio di energia dopo Torbole, in località Nago, ai piedi della ripida salita che porta a scollinare il passo San Giovanni.

In cima al passo, che salgo a buon ritmo grazie a rapporti più agili, ho staccato i miei compagni e mi fermo ad aspettarli, mangiando nel frattempo un altro piccolo panino, dopodiché vado insieme a loro a riempire le borracce ad una fontana poco distante, quindi proseguiamo. La strada non presenta grandi difficoltà, a parte qualche curva o incrocio da affrontare con prudenza. Così fino a Mori e da lì, proseguendo per Rovereto, fino ad arrivare a Nomi dove, prima di attraversare il ponte sul fiume Adige, c’è da continuare dritti su una stradina per una cinquantina di metri fino al bici grill, che fa da punto di controllo e ristoro. Sostiamo per timbrare il brevetto e assumere una bevanda zuccherata. L’area è attrezzata con un compressore, permanentemente a servizio dei ciclisti di passaggio, così Loris ed io possiamo gonfiare al corretto valore di pressione le ruote che avevamo riparato. Intanto continua a piovere ma per fortuna non fa freddo, perché di asciutto addosso non abbiamo più nemmeno il fondello della salopette. Appena siamo tutti pronti, si rimonta in sella e via a pedalare di ritorno fino al ponte sull’Adige che attraversiamo proseguendo sulla ciclabile. Passiamo Besenello ed entriamo a Trento.

Laborioso l’attraversamento del capoluogo di provincia, a causa del traffico e di un piccolo errore di percorso che ci porta a dover tornare indietro di alcune centinaia di metri ma, ripresa la giusta via, proseguiamo spediti verso la periferia opposta ed i successivi paesi di Lavis, Nave San Rocco e Mezzocorona. Intanto la pioggia, incessante fin dalla partenza, ci accompagna “affezionata” fino al successivo punto di controllo al Bike Caffè di Salorno. Sono le 12:20. Numerosi i ciclisti là in sosta, alcuni pranzano consumando pietanze calde, altri come noi preferiscono timbrare il brevetto e bere una bevanda calda, per tirare poi fino al prossimo punto di controllo. Dopo tre chilometri dalla ripartenza facciamo una breve sosta per riempire le borracce ad una fontanella lungo la ciclabile, cosa che ci eravamo scordati di fare al punto di controllo. Ripartendo veniamo raggiunti da altri randonneur e possiamo così procedere più spediti dandoci cambi regolari. Un altro dentello breve ma tosto, con pendenza che arriva fino al 16% nel tratto finale, ci aspetta quando usciamo dalla ciclabile in località Ora, per costeggiare il lago di Caldaro e risalire in località Pianizza di sotto, e da lì riprendere la ciclabile che ci porta a Ponte Adige. Pedaliamo per altri 22 chilometri e giungiamo finalmente al punto di controllo e ristoro di Sinigo, organizzato in modo impeccabile dalla nostra società, l’ASD Athletic Club, in appoggio a quelle organizzatrici della rando, presso la struttura del Bar Rita, che la simpatica gestrice ha gentilmente messo a disposizione per l’evento. La pioggia non è più così intensa, sembra che stia per smettere, visto che le nubi sono più alte. Prima di proseguire, decido di cambiare il vestiario bagnato fradicio che ho indosso, ma mentre mi accingo a farlo, mettendo mano alla borsa viaggio, scopro che, nonostante il telo protettivo antipioggia della borsa, l’acqua è penetrata lo stesso, inzuppando tutto all’interno. Anche Bruno è nelle stesse identiche condizioni e così ci viene d’obbligo fare una deviazione verso casa per prendere vestiario asciutto, visto che abbiamo la fortuna di potercelo permettere, abitando vicino al punto di controllo!

Sono rigenerato da una veloce doccia calda e con nuovo vestiario addosso, nella borsa ancora bagnata metto altri indumenti pesanti per il ritorno in notturna da Resia, inserito in buste di plastica isolanti, e cambio anche le fradice scarpette, calzando quelle vecchie comunque comode ed asciutte ripartendo, per raggiungere in tempo gli altri al punto di incontro fissato prima di lasciarci. Ha finalmente smesso di piovere, il cielo è sempre grigio, ma con alcune brevi schiarite che lasciano filtrare timidi raggi di sole, dai quali riceviamo calore e conforto! Pedaliamo sulla ciclabile della Val Venosta, che, dopo un dentello con pendenze ragguardevoli fino al 14%, nel tratto da Lagundo a Tel, è da lì in poi praticamente un falsopiano veloce fino a Lasa dove iniziano i tratti in sterrato. Nel secondo tratto sterrato c’è il punto di controllo e ristoro, una baita in pietra e legno, di fronte a un bel laghetto, alla quale sostiamo per timbrare il brevetto e bere una coca cola. Pochi minuti di sosta, perché il cielo si è richiuso e temiamo possa tornare a piovere, quindi si monta in sella proseguendo.

Scorrono ulteriori chilometri e, passati altri due tratti in sterrato nei pressi di Prato allo Stelvio, continuiamo in direzione Resia giungendo a Glorenza, uno splendido esempio di città fortificata medioevale. La ciclabile ne lambisce le mura e prosegue inerpicandosi gradualmente fino a Laudes e Clusio, raggiungendo il culmine delle pendenze a Burgusio dove, prima di scollinare nei pressi del castello, un tratto breve, ma tosto, mette a durissima prova i muscoli delle gambe perché si arriva a toccare il 20% di pendenza! Passato quel tratto si pensa di rifiatare, ma fino al lago di San Valentino alla Muta è tutto un susseguirsi di rampe con pendenze intorno al 10% e oltre!

Inizia a far sera. Passato il lago di San Valentino, dopo poco più di un chilometro, raggiungiamo quello di Resia ed inizia a piovigginare. Non fa ancora eccessivamente freddo, perché la fatica profusa da dopo Glorenza sin qua ha riscaldato a dovere i muscoli, quindi non ci fermiamo per vestirci, anzi, pedalando a buon ritmo, raggiungiamo il punto di controllo, l’hotel Edelweiss a Resia che fa da arrivo per quanti hanno completato il mezzo brevetto e ritengono che possa bastare così per oggi!

Le ultime luci del giorno muoiono e la notte diventa padrona del tutto, inghiottendo nel buio tutto il paesaggio intorno. Dopo aver timbrato il brevetto e mangiato velocemente un piccolo omaggio offerto dall’organizzazione, composto da una mela, una banana e uno yogurt, usciamo all’esterno dell’albergo. La pioggerellina che cade, nella fresca nottata appena iniziata, ci procura dei vistosi brividi, perciò vestiamo indumenti pesanti ed impermeabili per fronteggiare il freddo lungo la discesa sulla via del ritorno. Un ciclista attardatosi sul percorso, sprovvisto di illuminazione, ci chiede di accompagnarlo nella discesa fino a San Valentino alla Muta, dove ha prenotato l’albergo per trascorrervi la notte; una mano tra randonneur non si nega mai e lo accogliamo nel mezzo del gruppo in modo che anche lui possa vedere la strada illuminata dai nostri potenti fari a led. Ci saluta e ringrazia dopo una decina di chilometri, quando raggiungiamo il paese. Noi proseguendo oltre. La discesa è veloce, almeno la mia. Gli altri prendono fiducia e mollano i freni, solo al vedere che dopo San Valentino alla Muta non piove più e l’asfalto è quasi asciutto. Una breve sosta per togliere il set da pioggia e continuiamo a scendere fino a ritrovare i tratti sterrati che affrontiamo con prudenza, perché la strada attraversa il bosco, immersa nel buio della notte.

Giungiamo nuovamente al punto di controllo con la graziosa baita in pietra e legno illuminata da potenti fari, che rischiarano anche le acque dell’adiacente pittoresco laghetto, rendendo surreale tutto il paesaggio. Breve la sosta, giusto il tempo di timbrare il brevetto, mangiare una invitante fetta di torta, bevendo una coca cola, e quindi farsi nuovamente inghiottire dal buio della notte, squarciato innanzi a noi dalla lama di luce dei nostri fari a led mentre percorriamo la ciclabile della Val Venosta. Sono le una ed un quarto quando timbriamo il brevetto al bar Rita a Sinigo. La giornata appena trascorsa ha messo a dura prova il fisico e la stanchezza accumulata per i 387 chilometri fin qua percorsi richiede un adeguato riposo. Decidiamo quindi di fermarci per il resto della nottata e riprendere a pedalare a giorno fatto. Ci addormentiamo verso le due lasciando rigenerare il fisico da un sonno ristoratore di circa quattro ore.

Poco dopo le sei la sveglia e, dopo essere tornati pienamente coscienti ed aver fatto con calma un abbondante colazione ripartiamo; sono le otto. Rimangono poco meno di 185 Chilometri da percorrere, io ho appresso ancora tutto il bagaglio che avevo alla partenza mentre gli altri, vedendo la situazione meteo si sono fidati a ripartire leggeri. Bruciamo le tappe ed i punti di controllo di Salorno alle 9:30 e Nomi alle 11:25, non prima di essere passati spediti anche per Trento. Però, proprio poco prima di Nomi, inizio ad accusare un fastidioso dolore al ginocchio destro. Quando arriviamo all’ultimo punto di controllo, prima dell’arrivo in località Vò desto, al bici grill “Ruota Libera”, il dolore diventa acuto ed il ginocchio a tratti mi si blocca, quando vado in spinta sul pedale. Sono abbattuto ed il morale è a zero, penso già che dovermi ritirare a soli 59 chilometri dall’arrivo è una cosa pazzesca, dopo tutta la fatica e l’acqua presa il giorno precedente! Hugo ha nel suo set una pomata, che mi dice essere efficace per questo tipo di dolori. Me la faccio dare e ne spremo una bella quantità sulla parte infiammata, poi mi metto tranquillo seduto aspettando che faccia effetto. Purtroppo l’unico beneficio è dato dalla piacevole sensazione di fresco che attutisce un poco il dolore. Nel frattempo mangio la fetta di torta che ho ordinato e bevo la birra analcolica da mezzo litro che l’accompagna. Trascorro così mezz’ora parlando con un randonneur che abita poco distante dal bici grill, ma che si era ritirato ancora ieri per le brutte condizioni meteo sviluppatesi, che l’avevano fatto desistere.

Bruno, che è il più impaziente, mi dice che è ora di andare e che se procediamo più lentamente comunque ce la faremo lo stesso. Saluto l’amico ritiratosi il giorno prima e riparto, disgraziatamente però dimenticando gli occhiali sul tavolo e accorgendomene, in un attimo di lucidità mentale, solo dopo che sono ben distante dal punto di controllo, pazienza! Procediamo comunque a buon ritmo perché provo a pedalare spingendo con la gamba sinistra, usando la destra solo per richiamare verso l’alto la pedivella. Il dolore rimane stazionario e, grazie ad alcuni tratti in discesa, riesco a risparmiarmi. Il culmine della fatica e del dolore però arrivano al momento di affrontare la salita di Rivoli Veronese. Gli altri ovviamente mi staccano, ritrovandomi a pedalare col rapporto più agile che ho, il 34/30 che mi aiuta non poco ad arrancare la difficoltosa pendenza della salita, per diversi tratti anche al 10%! Salgo a 5 chilometri l’ora, sudando come se fossi dentro ad un forno, mi passa sorridente perfino un bambino in mountain bike! Scollino, quasi in coma per dolore lancinante che provo al ginocchio, e trovo gli altri componenti del gruppo fermi ad attendermi che se la parlano. Gli chiedo di farmi rifiatare e bevo quasi un'intera borraccia per compensare il sudore buttato in salita, poi proseguo in discesa con loro, ovviamente senza pedalare!

Quando torniamo in pianura, mancano poco meno di 25 chilometri al traguardo, mi accodo a Patrick che è il più accorto ad osservare che non mi stacchi e, quando sono sul punto di farlo, mi aspetta riportandomi in gruppo. Lo sforzo è immane e non riesco più nemmeno a vedere il paesaggio intorno, concentrato come sono a non cedere al dolore come a volerlo annullare. Quando arriviamo ai due ponticelli fatti di legno, affrontati già all’andata, che ripidi salgono attraversando i canali, nel giungere in cima ad essi vi arrivo quasi fermo e madido di sudore. Mi sembra come di avere scalato lo Stelvio per la fatica profusa! Il breve tratto piano alla sommità e la conseguente discesa non mi consentono nemmeno di rifarmi sotto ai compagni, che sembrano quasi ignorare la mia sofferenza, se non per il girarsi indietro a vedere se recupero, loro stessi rallentando, impercettibilmente ai miei sensi, già offuscati dal forte dolore che sento. Anche i tratti piani in cemento lungo il canale, che sono corrugati ed hanno delle piccole buche, nel percorrerli trasmettono vibrazioni deleterie e dolorose al ginocchio ormai quasi bloccato. Vorrei gridare, ma tanto non servirebbe a niente!

Facciamo una piccola sosta per verificare le indicazioni stradali e scopro che ormai mancano solo otto chilometri al traguardo: siamo in località San Vito, che prego allievi presto la mia sofferenza! Quando attraversiamo Chievo di chilometri ormai ne mancano solo quattro e a denti stretti, a velocità ridotta, cerco di pedalare scompostamente, digrignando i denti dal dolore. Poi in un gesto liberatorio vedo Bruno affiancarmisi e dirmi la fatidica frase che ce l’abbiamo fatta: stiamo entrando nel vialetto dei campi da rugby del CUS Verona! Mi dà il cinque ed anche gli altri si complimentano con me per lo sforzo sostenuto! Non riesco nemmeno a sorridere dal dolore che, una volta arrivato, viene immortalato in una foto fattami dal mitico “Musseu”, al quale a fatica riesco a rivolgere qualche parola!

Mi siedo su una panchina, dopo avere appoggiato la bici ad una siepe; intorno un via vai di randonneur già arrivati o in arrivo in quell’istante, mentre io massaggio il ginocchio come a voler togliere il dolore lancinante che provo! Ci vorranno diversi minuti prima che si attenui. Dopo, camminando zoppicante, torno alla bici, per pedalare con la sola gamba sinistra fino alla macchina dove aiuto Bruno a caricare il tutto, prendendo con me la borsa con il necessario per la doccia ed il vestiario civile. E’ dopo la lunga doccia a temperatura fredda sul ginocchio per sfiammarlo, che riesco sempre zoppicante a muoverlo meglio e riassaporo anche la gioia di sorridere, mentre ci facciamo degli scatti fotografici a ricordo di questa seconda Verona Resia Verona fatta, la più sofferta senz’altro, quella che ancor più mi ha fatto capire di essere un tipo tosto, adatto a questo genere di prove, uno che non molla mai, così come mai ho mollato nella vita! Non resta che premiarci ulteriormente con il piatto di pasta offerto dall’organizzazione ed una bella birra fresca e poi tornare in quel di Merano con un altro brevetto su distanza tosta in tasca.

Ringrazio Giorgio Murari “Musseu” al quale mi sono ispirato, nel mio piccolo, sia pedalando la 1.000 chilometri della Sicilia No Stop, che lungo il tragitto di questa sua meravigliosa creatura, la Verona Resia Verona, pensandolo mentre pedalava la RAAM con tutte le difficoltà che ha affrontato e non mollando mai!

Ringrazio altresì gli altri organizzatori di questa meravigliosa randonnée, “Traguardo Volante”, SPORTVERONA ASD, ed i miei compagni di avventura, Bruno, Hugo e Patrick, che mi hanno aiutato ad arrivare al traguardo, come angeli custodi discreti, ma sempre presenti, ed anche Loris che ha fatto parte del gruppo nel percorso di andata, fino a Merano. Infine, bravi a tutti quanti i sono brevettati sia sui 300 chilometri e ancor più sui 600 chilometri, perché ci vogliono una grande forza d’animo ed un gran cuore per portare a termine questa lunga avventura con condizioni meteo come quelle trovate lungo il percorso!

(6 agosto 2014)

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