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Appunti di viaggio Granfondo   
Inserito il 16 luglio 2014 alle 19:24:23 da gazario. - Letto: (2789)

Prato - Abetone: quando una gara diventa una festa

L'edizione che ha visto il ritorno ad un percorso unico, difficile e suggestivo, ma non estremo, ha permesso a tutti di dare libero sfogo all'agonismo per poi concedersi una giornata di festa in montagna, insieme a familiari ed amici. E le condizioni meteorologiche sono state quasi favorevoli. 

 

 

(Testo di Michele Bazzani, foto di Michele Bazzani e Reportciclismo)

Per il ciclismo amatoriale toscano la Prato-Abetone è una vera classica. Da queste parti sono veramente pochi i ciclisti che non si siano cimentati sulle severe pendenze, che portano alla località sciistica dell’appennino tosco-emiliano, in questa manifestazione che nasce negli anni ’80, ben prima che esplodesse il fenomeno delle granfondo.

Erano tanti anni che non partecipavo alla Prato-Abetone e mi sono riavvicinato con tanto entusiasmo ed estrema curiosità a questo evento, che quest’anno festeggiava la sua 33ma edizione. Per l’occasione il percorso è stato variato, a seguito della decisione degli organizzatori di abbandonare il “lungo” (disputato negli ultimi anni), che transitava per San Pellegrino in Alpe, e di dedicare tutte le energie logistiche a un percorso unico. In luogo del tradizionale percorso da 72 chilometri, che comprendeva le salite delle Piastre e del Passo dell’Oppio, prima della scalata finale, stavolta il menu prevedeva 98 chilometri, passando dal Passo della Collina e percorrendo tutta la valle del Reno, prima di affrontare il Passo dell’Oppio. Una distanza di tutto rispetto, quindi, anche considerando che c’erano da scalare quasi 2.200 metri di dislivello. Sotto il profilo logistico, assai complicato quando la sede di arrivo è lontana dalla partenza, l’organizzazione aveva predisposto una serie di bus navetta, per poter riportare alla base i ciclisti, che ne avessero fatto richiesta, anche se poi molti partecipanti approfittano solitamente per mandare su all’Abetone famiglie e amici, con cui trascorrere una bella domenica in montagna.

Al raduno di partenza, inserito nella bella location di Palazzo Benci Buonamici nel centro città, l’atmosfera è già elettrica anche se siamo solo alla mattina del sabato. Gli iscritti sono già oltre i 600, ma si aspettano ancora i ritardatari dell’ultimo minuto. A tal proposito le previsioni del tempo, che sono state pessime per tutta la settimana, non hanno aiutato, anche se gli ultimi aggiornamenti lasciano trasparire un cauto ottimismo sul fatto che la giornata di domenica possa offrire almeno una bella mattinata soleggiata. Qui maturo l’idea di rientrare a Prato in bici, approfittandone per fare un po’ di distanza, sperando vivamente che il tempo possa reggere. Per quanto la pioggia non sia tra i miei principali avversari mentre sono in bici, so che non sarebbe piacevole scendere dalle montagne sotto il diluvio.

La mattina della domenica la sveglia suona molto presto, ben prima di aver soddisfatto le proprie necessità di sonno. Per fortuna, il primo sguardo fuori dalla finestra mostra che ha appena smesso di piovere e le prime luci dell’alba fanno vedere ampi squarci tra le nuvole. Il buon umore comincia a crescere. Un’oretta dopo questa levataccia mi trovo già in griglia, con gli occhi ancora assonnati, ma con la voglia di vivere questa nuova avventura. Una rapida occhiata ai partecipanti e subito mi rendo conto del livello altissimo di questa gara, con tutti i più forti cicloamatori toscani (e non solo) al via. Saluto il “collega” Leonardo Olmi, impegnato nel fare fotografie, e tutti gli amici toscani con cui spesso condivido le pedalate domenicali durante l’inverno. Anche qui, una larga fetta di partecipanti opta per una partenza anticipata, allo scopo di vivere questa manifestazione da cicloturista e senza l’assillo del tempo.

La partenza “agonistica” muove invece puntuale alle 7:30. Nel tratto pianeggiante fino a Pistoia l’andatura è controllata sui 35 chilometri l’ora e, diversamente dal solito, non si registrano momenti di tensione: tutto (o quasi) fila liscio fino all’inizio della prima salita. Qui le moto si spostano e lanciano il gruppo sulla Strada Statale Porrettana, che in 12 chilometri porta al traforo del Passo della Collina. Le pendenze sono severe e costanti ma l’andatura è subito incredibilmente elevata. Dopo meno di un chilometro mi rendo conto di non poter sostenere quei ritmi e mi lascio sfilare un po’ cercando di non andare subito in affanno: d’altronde la strada per l’Abetone è ancora lunga e serve tenere un po’ di energie. La cautela stavolta non paga, anche perché la selezione è subito fortissima e rimango un po’ troppo indietro. Davanti rimangono in una trentina di unità, che andranno a giocarsi la vittoria più avanti, mentre da dietro cerchiamo di recuperare posizioni, in parte inutilmente. Dopo la galleria del passo (lunga 1.200 metri, ma ben illuminata), incontriamo una discesa molto veloce e pedalabile, anche se le curve ad ampio raggio sono in realtà infide per l’asfalto ancora leggermente bagnato, che non aiuta a prendere troppa confidenza.

In breve tempo siamo al Ponte della Venturina, dove si svolta secco a sinistra per iniziare la risalita della valle del Reno. Subito un tratto in salita, poi la strada spiana, ma continua con saliscendi a guadagnare quota, fino all’attacco del Passo dell’Oppio. È questo il tratto più temuto del percorso, dove rimanere da soli può diventare problematico. Fortunatamente veniamo presto raggiunti da un gruppo numeroso che ci aiuterà a far velocità fino alla salita finale. Il tratto di salita vera che porta al Passo dell’Oppio è comunque breve e scorre veloce. Qui qualcuno decide di interrompere le proprie fatiche, in quanto questo traguardo intermedio è valido per le classifiche dei percorsi corti del Circuito del Cuore e del Master Tricolore. La maggior parte dei corridori prosegue dritto nella velocissima discesa che, attraverso il borgo di San Marcello Pistoiese, conduce a La Lima, dove inizia la salita finale.

Sono oltre 17 chilometri di fatica e le prime sensazioni di gambe dure e pesanti, dopo la discesa, cominciano a preoccuparmi. Per fortuna i primi quattro chilometri lasciano ampie possibilità di recupero e riesco a riprendere un discreto colpo di pedale. Il buon umore sale, sento di non aver paura di niente e di nessuno, per un attimo ho la sensazione di pedalare sull’aria…e provo ad allungare…Rimango solo per qualche chilometro, fino a che non mi arrendo nuovamente alla mia precaria condizione e vengo raggiunto e superato da alcuni ciclisti, che avevano iniziato la salita con me. Ma non importa. Scalo un dente e proseguo, mentre la strada nella parte centrale della salita comincia a impennarsi veramente, in località Pianosinatico (quasi una presa in giro, nonostante il nome benaugurate per il ciclista in difficoltà). In questo tratto Alfonso Falzarano (Velo Club Maggi 1906) prima raggiunge e poi stacca il compagno di squadra Federico Cerri, che si era involato dal gruppo di testa all’inizio della salita: i due giungeranno sul traguardo in quest’ordine, separati da 24 secondi, mentre il terzo gradino del podio andrà a Yuri Gorini (Genetik Cycling Team) che arriva a 34 secondi dal vincitore.

Dietro si continua a pedalare col sorriso, mentre si entra nella fitta abetaia che caratterizza l’ultimo costone di montagna che porta in vetta. Apprezzo i frequenti ristori, praticamente uno ogni tre-quattro chilometri, con tanto personale che porge al volo acqua, sali, Coca Cola e frutta: proprio per questo, unitamente al notevole controllo del traffico lungo tutto la gara, si può dire che la scelta dell’organizzazione di fare un percorso unico abbia nettamente pagato. Gli ultimi chilometri di salita offrono un tratto di falsopiano e comunque una pendenza moderata, che consente a chi ha la gamba di cambiare decisamente passo. Non è il mio caso, ma oramai ci siamo e lo striscione dell’arrivo è già dietro l’angolo.

Qui c’è già aria di festa, sento suonare la fanfara dei bersaglieri, mentre corro a salutare gli amici che hanno già concluso la loro gara per i primi commenti a caldo. Attendo l’arrivo di Chiara Turchi (GS Ramini) che vince la gara femminile, precedendo di circa 6 minuti Sabrina Raggiante (Infinity Cycling Team), con cui aveva iniziato la salita finale, mentre al terzo posto giunge Annalisa Frulli (GS Ramini). Approfitto del ricco ristoro dell’arrivo per ricaricare le energie, prima di indossare la mantellina e imboccare la discesa e la strada del ritorno. Me ne vado a malincuore, anche perché la festa si sta spostando verso il pasta-party e le premiazioni: ma un nuvolone nero che incombe alle spalle mi induce a fare in fretta. E mentre percorro a ritroso il percorso di gara, trovo ancora l’entusiasmo per salutare e incoraggiare chi sta ancora salendo per compiere quella che per loro sarà una vera impresa. A me non resta che rivivere quanto appena vissuto, mentre pedalo lentamente verso Prato, fino a che alcuni ciclisti che hanno avuto la mia stessa idea di rientrare in bici mi raggiungono e mi faranno da gradita compagnia fino a che non saremo rientrati alla base.

La mia Prato-Abetone per quest’anno si conclude qui, mentre per i ciclisti, che hanno portato le loro famiglie all’arrivo, continua fino al pomeriggio, nonostante l’atteso temporale provi a guastare un po’ la festa. D’altronde è la legge della montagna. Ma stavolta hanno vinto i ciclisti che l’hanno domata e conquistata.

(16 luglio 2014)

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