Articoli 
giovedģ 14 novembre 2019
Granfondo Randonneč Cicloturismo Appunti di viaggio Rubriche
Rubriche tecniche Alimentazione   
Inserito il 16 luglio 2014 alle 17:39:15 da Erica Lombardi. - Letto: (6710)

Amatore o professionista: a ognuno la sua dieta vincente

Diete chetogeniche, diete a “modello scandinavo” di “carico e scarico dei carboidrati”, pratica del digiuno e altre strategie alimentari adottate dai professionisti possono essere funzionali anche al cicloamatore?

dott.ssa Erica Lombardi

Sono nata ad Abbadia San Salvatore il 17.08.1984.
Qualcuno direbbe che ho 29 anni ma pratico sport almeno da trenta, tale la mia dedizione per ogni forma di movimento ma in particolare per gli sport di endurance. Dopo aver praticato nuoto fin dall'età di tre anni, sono approdata al calcio, giocando per sei anni nel ruolo di attaccante in una squadra di soli ragazzi. Tuttavia, le notevoli capacità aerobiche nella corsa, mi hanno permesso di conseguire le prime vittorie nei campionati studenteschi di corsa campestre, pista e strada e da queste si sono susseguite innumerevoli vittorie nei campionati provinciali e regionali in tutte le specialità di corsa, fino al conseguimento del titolo di campionessa italiana F.I.D.A.L. di corsa su strada per due anni consecutivi, e altri titoli italiani U.I.S.P.
Sono tutt'oggi detentrice del record toscano 5000mt piani under 18 ed ho partecipato a numerose manifestazioni nazionali e internazionali conseguendo un quarto posto nella mezza maratona internazionale di Praga. Inoltre sono stata membro della nazionale italiana di atletica ai campionati europei e mondiali di corsa campestre nel 2002 e 2003.

La mia carriera si è conclusa proprio a causa di una scorretta alimentazione; da ciò ho deciso di intraprendere gli studi sulla nutrizione e dopo un tirocinio presso l'istituto di Medicina e Scienza dello sport del C.O.N.I. (Comitato Olimpico Nazionale Italiano) e numerosi convegni e corsi di formazione (anche presso il settore tecnico F.G.C. di Coverciano), ho conseguito la laurea di I°livello in dietistica presso l'Università degli Studi di Siena, con la votazione finale di 110/110 e lode con tesi dal titolo “REGIME ALIMENTARE NEL MARATONETA D'ELITE” svolta con la collaborazione del campione olimpico di maratona Stefano Baldini .

Mi sto specializzando in scienze della nutrizione umana e sto frequentando la prima scuola italiana di nutrizione e integrazione dello sport Sa.N.I.S., certificata dall'I.S.S.N. (International Society of sport Nutrition).

Nonostante l'amore per il ciclismo, mi sia stato trasmesso sin da piccola da uno zio biker, l'esperienza sul campo inizia con il GIROBIO, Giro d'Italia ciclistico under 27, nel 2009, come membro del comitato scientifico per la tutela della salute della F.C.I. in qualità di dietista.

Tutt'oggi svolgo la mia professione per il Giro d'Italia dilettanti, Girobio e per la Coppa delle Nazioni di ciclismo under 23.

Ho svolto il mio lavoro di diet coach presso le principali squadre di dilettantistiche italiane (Colpack ecc..), per il team professionistico Androni Giocattoli e a tutt'oggi sono la diet coach di singoli atleti/e professionisti/e anche olimpici, di varie squadre italiane e straniere, nonché atleti del settore amatoriale e di Handbikers.

Collaboro con il CTA Coach Team Assistant diretto dal coach Fabrizio Tacchino, connubio che ha portato a innumerevoli vittorie di squadre nel settore dilettantistico e professional, nonché di singoli atleti del settore amatoriale, al conseguimento della medaglia d'argento alle recenti paraolimpiadi di Londra con l'atleta Francesca Fenocchio nella prova nella prova di team relay e alla stesura del libro “Obiettivi, tipologie e mezzi di allenamento nel ciclismo moderno”.
Quante volte avete ascoltato la frase fatidica del vostro compagno di fatiche «Io adesso seguo la dieta di quel famoso professionista che ha vinto il Tour» oppure «Io mi alleno a digiuno come sono soliti fare i professionisti» o ancora «Io mangio la pasta a colazione perché la consumano i professionisti» e in ultimo «Io, per sentito dire, faccio lo scarico e il carico dei carboidrati prima della granfondo»?
La dieta del vincitore del Giro, la dieta del più forte scalatore o passista, la dieta chetogenica seguita da quel grande team professionistico.
Siamo sempre alla ricerca dell’alimento “magico” o della dieta più efficace che possa finalmente farci scendere di peso e incrementare i nostri watt, nella speranza di riuscire così, a staccare il nostro compagno di allenamento in salita o ad abbassare il nostro tempo alla granfondo dell’anno.
Ma siamo davvero certi che il riuscire a carpire qualche segreto e qualche innovativa strategia nutrizionale, praticata dai professionisti, e metterla in pratica senza alcuna personalizzazione, sia davvero così efficace e funzionale al miglioramento della nostra performance? Ma soprattutto siamo sicuri che strategie alimentari restrittive, alla ricerca della magrezza estrema, praticate per “sentito dire”, non siano di danno allo stesso stato di salute?
Ogni singolo atleta, sia esso professionista o cicloamatore, ha delle caratteristiche fisiologiche e genetiche uniche, le quali, possono essere ottimizzate e valorizzate, solo se l’alimentazione e l’allenamento sono studiati e elaborati su queste personalissime peculiarità di base.
La dieta deve tenere in considerazione, oltre alla genetica, anche l’ambiente in cui questi caratteri si sono plasmati o “adattati”. Ad esempio gli atleti che vivono e si allenano a quote elevate avranno sicuramente caratteristiche ematochimiche (ossigenazione del sangue), antropometriche e metaboliche (composizione corporea e consumo calorico) differenti, rispetto ad un atleta “adattato” al livello del mare. Particolari importanti che non devono essere tralasciati nella programmazione dell’alimentazione del singolo biker, affinché questa gli sia davvero utile e funzionale all’ ottimizzazione del suo stato di forma fisica e della sua performance.
Da ciò si evince come fondamentale sia il concetto della “personalizzazione” nella gestione ponderata della propria alimentazione.
Ma più nello specifico perché la dieta di un cicloamatore non può essere la stessa di un biker professionista?





Età e condizione fisiologica

Molti i biker amatori con un età superiore alla maggior parte degli atleti professionisti, fattore in grado di influire sulla composizione corporea in termini di minor massa cellulare, metabolismo basale e massa muscolare, nonché di watt per chilogrammo e recupero muscolare.
Pertanto la dieta di questi biker dovrà essere studiata non solo per soddisfare le loro reali esigenze in termini di chilocalorie di base, ma in particolare il loro recupero muscolare.
L’età e lo status o meno di atleta professionista, determinano inoltre, anche l’impostazione della preparazione in termini di tipologia, frequenza e durata delle sedute di allenamento, nonché il diverso calendario degli impegni agonistici: tutte peculiarità che incidono sul computo dei chilometri annui effettuati e a loro volta sul dispendio in termini quantitativi e sull’introito di macro- micro nutrienti, aspetti fondamentali che la dieta dovrà tenere in considerazione.
Molti inoltre, i cicloamatori che scelgono la bici per perdere qualche chilogrammo, ma che spesso, con la convinzione di rimanere senza energie o ritenendo giusto il seguire l’alimentazione del professionista, documentata su qualche rivista, consumano grandi quantità di carboidrati, ritrovandosi costantemente in soprappeso nonostante i chilometri effettuati. Al contrario alcuni biker decidono di adottare restrizioni caloriche e di carboidrati (diete chetogeniche) estreme o allenamenti a digiuno, come sono soliti fare alcuni professionisti, senza il consulto del proprio medico e del proprio preparatore atletico, con il rischio di incombere in infausti cali di forza con riduzione della performance e con il rischio, a volte, di compromettere anche il proprio stato di salute.
Da ciò si evince come l’alimentazione dell’appassionato praticante non può essere la stessa di un atleta professionista.
Soprattutto per i biker non più giovanissimi, un ulteriore aspetto da considerare, quando si decide di perseguire una specifica tipologia di alimentazione, sono le condizioni fisiologiche di salute. L’attività fisica e nello specifico il ciclismo, viene spesso consigliato come attività coadiuvante nella risoluzione anche di problematiche fisiche e di salute, quali problemi articolari o di colesterolemia o ipertensione. Infatti i professionisti, oltre ad essere un’élite per caratteristiche fisiologiche, sono anche costantemente e quotidianamente monitorati da un’equipe medica, che valuta scientificamente, in base alle condizioni fisiche dell’atleta, la possibilità o meno di intraprendere anche strategie nutrizionali alternative e non convenzionali.

Professione e orari di allenamento
Se è vero che la maggior parte del dispendio energetico del professionista è determinato dall’allenamento e dalle corse, per il cicloamatore, nel computo calorico giornaliero non si possono non considerare, le energie spese per l’attività lavorativa svolta. Molti infatti coloro che svolgono mansioni, che coinvolgono anche un impegno fisico modesto, che va a sommarsi a quello della seduta di allenamento.
Pertanto se è vero che il professionista spende di più in allenamento, per il cicloamatore ci sono da considerare anche le energie spese per lavorare, nonché gli orari in cui è costretto a svolgere la seduta di allenamento, in relazione al prioritario impegno lavorativo.
A differenza degli atleti professionisti, che hanno la possibilità di scegliere il momento più consono della giornata in cui effettuare l’uscita in bici, c’è invece un popolo di biker che è costretto ad allenarsi all’alba o nelle ore più calde e assolate della giornata oppure al tramonto, con l’ausilio di faro e abbigliamento catarifrangente.

Quindi, per il cicloamatore la distribuzione dei pasti e delle calorie durante la giornata diventa fondamentale per affrontare al meglio e con la giusta energia, sia gli impegni lavorativi che la seduta di allenamento, in particolare se si allena a fine giornata dopo tante ore di lavoro. La finalità di una razionale gestione dei pasti è quella di scongiurare il rischio di arrivare già spossati a svolgere la seduta di allenamento.

Pertanto quali caratteristiche deve avere l’alimentazione del cicloamatore?
Qual è la dieta ideale?

La dieta ideale per il cicloamatore è quella che:
  1. non imita né l’alimentazione del professionista né del compagno di allenamento;
  2. è studiata su un razionale antropometrico e ematochimico (esame della composizione corporea e analisi del sangue) del singolo biker e quindi sulle sue caratteristiche fisiologiche (età e eventuali problematiche in atto o pregresse);
  3. considera gli orari di lavoro e la logistica, nonché la preparazione dei pasti (altra differenza con gli atleti professionisti che solitamente hanno al seguito il cuoco!);
  4. è funzionale alla tipologia e durata dell’allenamento o della specifica granfondo;
  5. è in grado non solo di migliorare la composizione corporea del biker e di conseguenza il suo stato di forma fisica (stato di salute e performance), ma di mantenere nel tempo i risultati raggiunti;
  6. è elaborata sui gusti e considera l’aspetto anche conviviale della vita del biker.
Caro biker, tu che sei ciò che mangi, se la sua dieta non risponde a tutti questi fondamentali requisiti meglio correre prontamente non solo “ai pedali“, ma soprattutto "ai ripari” o meglio al coaching nutrizionale!

(16 luglio 2014)

TI E' PIACIUTO QUESTO ARTICOLO? CONDIVIDILO CON I TUOI AMICI SU FACEBOOK!!!