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giovedì 14 novembre 2019
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Inserito il 11 luglio 2014 alle 19:55:00 da gazario. - Letto: (3482)

Cara Maratona, anche se mi fai soffrire, non mi stancherò mai di te!

Sveglia alle 3 del mattino, colazione alle 4, esco dal mio albergo di Corvara alle 5 ed entro in griglia rossa a La Villa alle 5:15. La domanda che mi faccio ogni anno, dal suono della sveglia sul mio cellulare a quel momento, è sempre la solita: “Ma chi me lo fa fare?”. E la risposta tutti gli anni è sempre la stessa: me lo fa fare lo spettacolo unico al mondo offerto dalla Maratona dles Dolomites

 

 

(Testo di Leonardo Olmi, foto di Leonardo Olmi, Daniel Töchterle, Sportograf)

Sono “solo” 9.000 i fortunati sorteggiati, a fronte di 32.000 richieste, che ogni anno attendono con grande trepidazione il primo weekend di luglio. Posso affermare, e sono certo di non sbagliarmi, che quello con la Maratona dles Dolomites rappresenti il più importante appuntamento del panorama granfondistico internazionale. Tutti vogliono essere alla Maratona, perlomeno una volta nella loro vita, e tutti quelli che hanno la fortuna di esserci, dopo quella volta vogliono ritornarci, coinvolgendo tutta la loro famiglia, i loro amici ciclisti, prenotando con un anno d’anticipo l’albergo o il garnì in uno dei tanti e incantevoli paesi dell’Alta Badia. Corvara è sicuramente la più gettonata in quanto, oltre ad essere la località in cui è posto l’arrivo, è anche la meglio posizionata logisticamente parlando. Ma poi, ovviamente, ci sono anche Colfosco, La Villa (da dove viene data la partenza), San Cassiano, Badia (dove si ritirano i pacchi gara e viene allestita la zona Expo), Pedraces, Arabba e via via tutti gli altri: sono paesi meravigliosi che non hanno bisogno, come del resto tutte le Dolomiti (Patrimonio UNESCO dell’Umanità dal 2009), di presentazioni.

E quindi via, chi fin dal mercoledì, chi dal giovedì o venerdì (qualcuno si è addirittura preso una settimana di ferie), si parte in direzione di Corvara, programmando gli itinerari panoramici più belli da seguire in auto. Sì, perché quella della Maratona è l’occasione, oltre che per la bicicletta, di una vera e propria vacanza in uno dei posti più belli d’Italia. Non si possono perdere, all’andata e al ritorno, i passi dolomitici. Conviene fare itinerari diversi in entrambi i viaggi, in modo da godersi quei panorami unici che tutto il mondo ci invidia.

A differenza del 2013, per la 28ma edizione della Maratona a rincuorare tutti noi ciclisti sono le previsioni dei vari siti meteo che, anche se non danno temperature altissime, perlomeno escludono la pioggia, mettendo un bel sole splendente sulla maggior parte del Südtirol. Questa, infatti, non a caso è la Maratona di Michil Costa, che ormai già da molti anni di fila, accoglie i ciclisti con il sole. Sembra quasi che Michil abbia la bacchetta magica per far splendere il sole su quella che ogni anno, da tradizione, viene considerata la quinta domenica di giugno.

Ed eccoci al sabato sera, l’adrenalina sale, non tanto per l’ansia da prestazione, non tanto per la competizione, ma perché la Maratona viene vissuta dai più come un qualcosa di “sacro”, come un dono, quello di essere stati sorteggiati, che viene dal fato e ci consentirà di vivere delle emozioni uniche. I passi e le strade sono completamente chiuse al traffico, la nostra bicicletta potrà scorrere sulle strade mitiche ed eroiche del ciclismo. Lo farà da padrona assoluta, così come lo hanno fatto i campioni del passato e così come lo fanno quelli del presente con i grandi giri. I rumori sono solo quelli dei tubolari che scorrono sull’asfalto, dei freni che pinzano le piste delle ruote in carbonio e delle catene che scendono su e giù per il cambio, nient’altro! Nessun rombo stonato e straziante di auto e moto che sfrecciano distorcendo la musica che, invece, dovrebbe esser degna di un Paradiso come quello delle Dolomiti. Ed è a questo che pensano il sabato prima della Maratona gli oltre 9.000 partenti, giunti da più di 50 nazioni diverse del mondo. Venuti qua per godersi, in un giorno, un angolo di Paradiso dominato da tre colori: il verde dei prati, il grigio delle guglie dolomitiche e l’azzurro del cielo. Poi ci sono molti altri, ed è giusto così, che a tutto questo aggiungono l’adrenalina della competizione. D’altronde è una gara agonistica con tanto di chip, quindi chi fa il miglior tempo vince, c’è poco da dire! Ci sarà chi (la maggior parte) cercherà semplicemente di migliorare il proprio tempo nei tre percorsi disponibili (il Classico Sella Ronda di 55 chilometri, il Medio di 106 chilometri e il Lungo di 138 chilometri), e ci sarà anche, ovviamente, chi cercherà di salire sullo scalino più alto del podio.

E’ stato molto bello vivere tutte queste esperienze ed emozioni, differenti l’una dall’altra, con tanti ciclisti (amici e non) che anche quest’anno ho incontrato alla Maratona. Gli argomenti e le solite chiacchiere da bar erano incentrate sul tipo di intimo, di mantelline, di copri scarpe, di olio riscaldante da usare, sul profilo delle ruote da montare, la pressione delle stesse, i rapporti da usare e così via. Poi le mogli e fidanzate (figli compresi) al seguito, che al primo passaggio da Corvara hanno, come di consueto, l’oneroso compito di passare la borraccia e di raccogliere gli indumenti (manicotti, gambali e mantelline) che ormai non servono più ai loro “Campioni”. Il tifo è d’obbligo, ovviamente, ma questo non è mai uno sforzo. Qui alla Maratona è tutto naturale, spontaneo e genuino, un momento di raccolta unico per famiglie e amici, che difficilmente si nota da altre parti e in altri contesti granfondistici. Sulle rampe del Campolongo, sia al primo, ma soprattutto al secondo passaggio dei ciclisti, dopo che si porta a termine il Sella Ronda, oltre allo sport, si respira aria di salute, di amicizia, di compagnia, di spirito di aggregazione, di rispetto verso la natura, di purezza e di “Tempo”, tanto e lungo, un tempo infinito che non a caso è stato anche il tema della 28ma edizione della Maratona dles Dolomites – Enel 2014.

Uno dei momenti più duri della Maratona non è, al contrario di ciò che si potrebbe pensare, quello della scalata del Giau, del Sella o del Pordoi ma, senza dubbio, quello della sveglia, prestissimo, poiché dobbiamo essere in griglia dalle 5 alle 5:30 del mattino. Specie per chi vi scrive, dato che si cerca di documentare con foto e mini interviste le prime impressioni dei vip, dei pretendenti alla vittoria e di chi invece vorrà semplicemente godersi il panorama, una buona metà dei 9.000 – credo -, specialmente tra gli stranieri. Quindi ecco che, ad aprire le danze della mia sesta Maratona, ci pensa quel tremendo trillo del mio cellulare alle 3 di domenica mattina. Fuori è buio pesto, devo accendere le luci della camera e del bagno. Apro l’acqua del rubinetto del lavandino, per darmi una scollata sulla faccia dal sonno, ma è gelata! Ovvio, è l’acqua che arriva dalle Dolomiti. Meglio sbrigarsi a ruotare il miscelatore verso il colore rosso a sinistra. Faccio stretching, poiché la mia schiena a freddo non carbura e rischio dei blocchi (causa un'ernia al disco cronica). Apro la porta del terrazzo per controllare la temperatura, ma d’istinto la richiudo subito, fa un freddo cane. Ma di confortante c’è il cielo, ancora stellato, quindi vuol dire che è tutto sereno. Ed è da questo momento in poi che tra il sonno, il viso schiaffeggiato dall’acqua gelata e il freddo, che inizia ad accapponarmi la pelle, che inizio a domandarmi: ma dove vado? Chi me lo fa fare?

Ma non c’è “Tempo” per pensare. Il tema della Maratona di quest’anno mi stimola a proseguire nel mio iter, quindi scendo a fare colazione, leggera, come da consigli di Davide Cassani, che poi ringrazierò lungo il percorso, quando per oltre metà gara pedaleremo insieme. Arriva il momento della vestizione, con il dubbio di cosa indossare. Gonfio i tubolari, prendo borracce, gel e barrette ed esco dall’albergo, pronto a salire in bici ed affrontare il freddo delle basse temperature (6°C) unite alla discesa fino a La Villa.

Per fortuna qualcuno ha inventato (chissà come e chissà quando) di indossare quelle tute da imbianchino bianche, che fungono da antivento, ottimo ed economico (dai 2 ai 5 euro): un usa e getta molto utile. Ma attenzione a dove si getta, altrimenti Michil si arrabbia e a ragione ci squalifica! Quella della tuta da imbianchino è un’idea che poi è stata copiata da molti, a cui quest’anno ho aggiunto anche una bella pagina di giornale e la vera mantellina antivento, oltre che al solito gilet. Premetto che io sono esageratamente freddoloso! Non dovete imitarmi.

Dopo un po’ che sono in griglia, arrivano i primi VIP, Linus e Matteo Marzotto. Con Matteo, che è un grande appassionato di ciclismo ed un ottimo atleta, ho già condiviso qualche granfondo e pedalata insieme negli eventi solidali organizzati dall’ex professionista Max Lelli in favore della FFC (Fondazione per la Ricerca sulla Fibrosi Cistica, di cui Marzotto è Vice Presidente). Questi sono soltanto due dei personaggi famosi del prestigioso parterre, che ogni anno sono ospiti nella griglia rossa della Maratona dles Dolomites: da Paolo Belli a Jury Chechi, da Christian Zorzi a Fabrizio Ravanelli, da Alex Zanardi all’Ironman Daniel Fontana, da Alberto Sorbini (Enervit) e Alessandro Garrone (ERG) a Rodolfo De Benedetti (CIR) a Francesco Starace (AD Enel) e tanti altri. Grande assente di quest’anno era invece  Gianfranco Comanducci (ex Vice Direttore Generale della RAI), che per cinque anni consecutivi (2009-2013) non si era mai perso un’edizione della Maratona, sempre accompagnato da ex pro di tutto rilievo, quali Max Lelli e Mario Cipollini. Chissà a chi sarebbe spettato l’onore di pedalare a fianco dell’avvocato Comanducci quest’anno?


Pronti via, alle 6:30 in punto si parte. Le vette del Gruppo del Sella sono colorate di rosa, il cielo è azzurro, il serpentone si muove alla volta di Corvara, per poi allungarsi sulle rampe del Campolongo. E’ questa la foto magica della Maratona dles Dolomites, a cui si aggiungono le immagini mozzafiato riprese dalle telecamere RAI attraverso gli elicotteri che sorvolano i cieli dell’Alta Badia per la lunga diretta di sei ore che ogni anno va in onda su RAI 3. Nelle salite si ha anche il tempo di guardarsi intorno, potrebbe sembrare di sognare, ma non è così. Il panorama che si apre di fronte ai nostri occhi, specialmente alle prime luci dell’alba (il momento più bello), è tutto reale ed è quello che ci mostra un vero Paradiso Terrestre. Da questo momento in avanti, immediatamente e magicamente, dimentico il disagio della sveglia “notturna”, del freddo per scendere fino a La Villa e dei sacrifici fatti negli allenamenti per poter affrontare la Maratona. Da qui in poi partono le lancette del “Tempo” meraviglioso, che sarà tutto un susseguirsi di gioie ed emozioni fino all’arrivo. Non mi pento di niente ed anzi, inizio subito a pensare “speriamo di poterla rifare anche il prossimo anno”. Un pensiero che si amplifica sempre di più, ogni volta che con l’auto lascio alle spalle le guglie delle Dolomiti nel rientro verso casa.

Dai boschi spuntano i cervi e le marmotte, che corrono sul verde dei prati, mentre i falchi spiccano il volo dalle guglie delle cime dolomitiche nel blu del cielo. La fatica si fa sentire, certamente, ma così come arriva, altrettanto rapidamente svanisce, perché sono distratto dall’ambiente, dalla maestosità della Natura. Scendo facendo attenzione alla strada umida, che dal Campolongo si fionda giù fino ad Arabba, per poi risalire subito verso la lunga ascesa del Pordoi. Ed è qui che  ritrovo l’amico Marzotto con il quale ho il piacere di condividere oltre metà gara. Affiancati a lui due “gregari” di lusso, Cassani e Fontana (l’Ironman argentino naturalizzato italiano). Io mi accodo e rubo, sia dal CT della Nazionale che dal triatleta, ritmo di gara e tempi di alimentazione. Il sole si alza, i colori cambiano, l’elicottero della RAI fa molto rumore, disturba quasi, ma documenta un evento nel migliore dei modi, con le sue riprese mozzafiato dall’alto, una visione che altrimenti sarebbe riservata solo ai nostri amici volatili. Noi abbiamo quella dal basso, ma dal basso si sentono anche i profumi della Natura. Alla Maratona ci possiamo godere ogni minuto, ogni secondo; il “Tempo” vola,  già siamo sulla discesa del Pordoi. Stringo i denti e tiro su la zip del gilet antivento, perché anche questa sarà fredda. Il freddo non lo sente invece Marzotto, che non vedo mai indossare né gilet né mantellina, mentre Cassani la indossa, ma al rovescio per essere più rapido nella manovra, che è quella da vero pro. Matteo allarga il ginocchio e mi passa come una moto ad oltre 80 chilometri l’ora; il suo trascorso da motociclista (ha corso in Supersport per due anni) ne attesta le doti da discesista. Come la discesa finisce, la strada si inerpica di nuovo verso il bivio che ci porta al Sella, dove durante la scalata, un sole sempre più caldo ci fa di nuovo compagnia, così come aveva già fatto sul Pordoi. Il Passo Sella e la sua discesa rappresenteranno l’ultima preoccupazione di giornata legata al freddo, poiché una volta imboccata la scalata verso il Gardena le temperature si alzeranno e la Maratona 2014 inizierà ad assomigliare, in merito alle temperature, a tutte le altre edizioni precedenti.

Infatti, una volta sceso il Gardena, abbiamo completato il cosiddetto Sella Ronda, pochi vogliono girare verso l’arrivo del percorso Classico, concludendo qui la loro Maratona. I più proseguono alla volta del Medio e del Lungo, anche perché non vogliono perdersi il tifo di parenti e amici che per più di due ore li hanno attesi a Corvara e sui tornanti del Campolongo. Adesso abbiamo il ritmo e, una volta preso il rifornimento con il cambio di borraccia, ci tuffiamo verso Arabba. Da qui in avanti la strada è tutta a favore, con qualche mangia e bevi fino a Cernadoi, dove si trova il bivio tra Medio e Lungo. Io proseguo per il Lungo, così fanno i tre vip: Cassani, Marzotto e Fontana. Come nei tre anni precedenti, sarà un po’ più faticoso, ma non mi voglio perdere il panorama che mi attende sul Giau.

Prima di scollinare il Colle Santa Lucia mi fermo per un rifornimento idrico e qualche scatto; la fermata mi fa perdere la compagnia dei tre, che invece vogliono fare il “Tempo”, ma io avevo programmato così. Quindi giù per la breve discesa fino al bivio che dà il via alle rampe dei 10 chilometri del Giau, che difficilmente scendono sotto il 9-10% con punte fino al 15% di pendenza massima. Basta prenderlo con calma, perché il mio appuntamento è a 2.236 metri, dove non potrà mancare una foto ricordo, oltre all’obbligato rifornimento sia idrico che solido con il buonissimo strudel tirolese. Poi giù verso Cortina, con il manto stradale perfetto, asfaltato di recente per i passati Giri d’Italia. Dopo la bellissima discesa, dove la chiusura delle strade ci consente di godere a pieno la bicicletta, eccomi al bivio per il Falzarego, dove un altro stop per qualche scatto è d’obbligo. L’ascesa non è impegnativa e, ormai, lungo queste rampe, si può già iniziare ad assaporare il compimento di un'altra impresa. Gli ultimi due chilometri del Valparola sembrano quasi uno scherzo, in confronto a quello che ho fatto fin adesso. I bravissimi fotografi di Sportograf (l’agenzia ufficiale accreditata alla Maratona) mi scattano ancora foto. Scollino, indosso ancora il gilet antivento e giù in discesa fino a La Villa.

Da qui in avanti, non so perché, ma rientra di nuovo in gioco l’agonismo: mi ricordo di essere in gara, metto da parte il panorama e giù a capo basso cercando di prendere le ruote di chi mi precede. Inizio a farmi i complimenti da solo per aver quasi compiuto l’ennesima impresa e assaporo già l’aria di festa dell’arrivo, il tifo, gli abbracci e le lacrime di parenti e amici. Ma nell’edizione di quest’anno Michil Costa ha voluto introdurre una novità: il Mür dl Giat, che doveva essere affrontato da tutti i ciclisti sia del percorso medio che lungo. Una deviazione di 200 metri con una pendenza massima del 19%. Ad incitare i ciclisti c’era una fan zone, dove gli appassionati e amici dei partecipanti potevano vedere la lenta scalata. E quando finalmente taglio il traguardo di Corvara, sotto l’inconfondibile voce di Mutton che incita i ciclisti, penso già alla prossima Maratona dles Dolomites, indiscussa Regina delle Granfondo.

Il servizio fotografico ufficiale della gara è stato realizzato dall’agenzia Sportograf www.sportograf.com . Tutti i partecipanti alla Maratona hanno potuto acquistare le loro foto e video tramite l’efficientissimo sito dell’agenzia ufficiale, che fin dal lunedì sera aveva già reso disponibile il pacchetto comprendente stupende immagini scattate da esperti fotografi nei punti più strategici del percorso.



(11 luglio 2014)

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