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Inserito il 09 luglio 2014 alle 10:22:02 da gazario. - Letto: (2941)

GF dei Sibillini: spettacolare alternativa alla Maratona

Giunta alla sua ventiquattresima edizione, la manifestazione marchigiana, oltre ad essere tappa conclusiva del Circuito degli Italici Latino, sfrutta appieno l'opportunità di essere inserita nel Prestigio come alternativa alla Maratona dles Dolomites, superando il tetto dei 1.500 iscritti. Un giornata dal clima prettamente estivo ha permesso di mettersi alla prova su un percorso molto impegnativo e di gustare scenari straordinari.

 

 

(Testo di Michele Bazzani, foto di Play Full Nikon, Fabio Pigliacampo e Michele Bazzani)

I Sibillini sono terra di leggende e di avventura.  Proprio su questi monti, la leggenda colloca la Grotta della Sibilla e la Maga Alcina, presso cui il Guerrin Meschino, personaggio cavalleresco creato dalla penna di Andrea da Barberino, si recò, in cerca di un oracolo sulla sorte dei propri genitori e da cui uscì con tanta fatica e diversi momenti di pericolo. Quale scenario migliore poteva prospettarsi per i ciclisti venuti da tutta Italia per vivere la loro personale avventura?

Quest’anno la Granfondo dei Sibillini vive un’edizione speciale perché, oltre che come sesta prova del Circuito degli Italici Latino, che qui chiude il proprio percorso, è valevole anche per il Marche Marathon e per il Prestigio, in qualità di alternativa alla Maratona dles Dolomites. E così il comitato organizzatore, guidato da Maurizio Giustozzi, ha festeggiato il proprio record di partecipazione, che per la prima volta  sfonda il muro dei 1.500 iscritti.

Come molti partecipanti raggiungo Caldarola nel pomeriggio di sabato. La location della distribuzione dei pacchi gara è decentrata rispetto al passato e si svolge nella zona artigianale poco fuori del paese in un’area facilmente raggiungibile e con ampie possibilità di parcheggio, comodità non da poco, anche se personalmente preferisco che la logistica si concentri nel centro abitato perché la manifestazione possa essere più vissuta anche dalla popolazione locale. Per me è già la quarta partecipazione e ho già tutti i miei riferimenti a Caldarola, dal Castello Pallotta, vera chicca artistica di questo borgo che non manco mai di visitare, alla piazza centrale dove consumiamo il nostro tradizionale aperitivo benaugurante. Il nostro albergo, anch’esso nella zona centrale del paese, presto comincia a pullulare di ciclisti, con molti volti noti e parecchi compagni di squadra, con cui condividerò questa trasferta. L’umore è generalmente alto: si ride e si scherza, pensando un po' alla gara dell’indomani, ma soprattutto ai programmi per la sera che prevede il consueto gelato in compagnia: in questi momenti mi rendo conto di come il mondo delle granfondo sia sempre più pervaso di pubbliche relazioni e veri rapporti di amicizia, nati con la bici, che trovano nella gara solo il pretesto per essere sempre alimentati.

La mattina giunge presto e il nostro risveglio è accompagnato dal lieve fruscio delle ruote dei nostri colleghi, che hanno optato per la partenza alla francese e per un percorso da vivere senza agonismo; un’opportunità molto gradita, visto che sarà scelta da oltre 250 partecipanti. Per noi “agonisti” c’è più tempo, ma la voglia di far iniziare la festa è tanta e tale che ci presentiamo alle griglie di partenza ancora prima che queste vengano aperte. L’attesa in griglia scorrerà via rapida. Qui conosco praticamente tutti e non manca un saluto e una parola da scambiare con gli amici prima che si dia il via alle ostilità. Saluto anche Anita, che questa gara non potrà disputare, a causa di una brutta caduta avvenuta un mese fa e della quale riporta ancora i postumi; la sua voglia di esserci comunque e la passione che la anima, mi trasmettono quella forza, di cui sicuramente avrò bisogno nella gara che sta per partire e che si preannuncia assai impegnativa.

La modalità di partenza è molto singolare ma efficace: si parte con griglie separate da un intervallo di 15 secondi, ma l’andatura nei primi chilometri è controllata e tale rimarrà fino a che tutti i partecipanti si saranno raggruppati. Tale soluzione, oltre ad evitare parzialmente il caos delle partenza, consente a tutti i ciclisti di competere in maniera più corretta e anche per chi parte da dietro c’è spazio e modo per recuperare posizioni. I primi chilometri sono un lungo falsopiano, con difficoltà crescenti, che porta alla divisione dei percorsi: non ci sono vere salite ma l’elevata andatura imposta davanti crea i primi frazionamenti.

Dopo nemmeno venti chilometri, i colleghi che vanno ad affrontare il percorso corto già ci abbandonano al nostro destino. Il percorso lungo prosegue in direzione delle montagne che si stagliano di fronte ai nostri occhi, illuminate da un sole già alto e da una temperatura che comincia a farsi piuttosto calda. Purtroppo sottovaluto la salita di Rustici, lunga solo tre chilometri, che si rivelerà molto selettiva in virtù delle severe pendenze e dei ritmi infernali. Non ho buone sensazioni, comincio a far fatica e l’esperienza mi consiglia di attendere un gruppo più folto, che insegue alle spalle.

Sulla lunga e pedalabile salita verso Montemonaco inizia la simpatica sfida con l’amico Ezio a colpi di cadenza (più agile la mia, più dura e potente la sua) e sfottò reciproci. Qui sfioriamo l’ingresso della Grotta della Sibilla ed entriamo in un vero girone infernale: le salite si susseguono con difficoltà crescente, le discese sono brevi e tecniche e impediscono di recuperare pienamente. Ho anche difficoltà ad alimentarmi. Sto per andare in crisi e mollare, ma, nell’attraversamento del paese di Montegallo, il tifo di un gruppo di escursionisti mi risveglia dal torpore e riparto più deciso.

Il valico di Colle Galluccio, fatto a buon ritmo, mi consente di recuperare diverse posizioni, ma il pensiero vola subito alla prossima asperità, il valico della Forca di Presta, il passaggio più impegnativo del percorso che inizia subito dopo una brevissima discesa. Sono sei chilometri di fatica vera, anche se la prima metà scorre via senza troppi patemi. Ma le vere difficoltà le abbiamo nella seconda parte, caratterizzata da un lungo rettilineo tutto esposto al sole e da pendenze continuamente in doppia cifra: lo scenario è clamorosamente simile a quello dell’ultimo chilometro del Passo Valparola, che altri amici granfondisti stanno affrontando alla Maratona dles Dolomites. La velocità scende ed esaurisco rapidamente l’acqua, che avevo rifornito a inizio salita con un cambio di borraccia al volo. Ma alla fine conquistiamo anche questa vetta, e non mi faccio mancare il “cinque” con il grande Luca Panichi che ha appena compiuto la sua impresa quotidiana scalando questa salita sulla sua carrozzella spinta solo dalla forza delle sue braccia.

Un’emozione dopo l’altra: dopo lo scollinamento si apre davanti ai nostri occhi uno scenario da Paradiso Terrestre: è la piana di Castelluccio che ha atteso il nostro passaggio per concedersi all’esplosione del massimo momento della fioritura, così che l’ampio altipiano si presenta striato di tanti colori dal giallo intenso dei campi di lenticchie, al rosso dei papaveri, dal viola delle violette, al blu delle genzianelle. Scendiamo qualche chilometro per guadagnare la quota dell’altipiano; lo faccio con calma per godere al meglio dello spettacolo offerto dalla natura. Purtroppo un po’ più avanti il delirio di auto e moto che hanno invaso la piana di Castelluccio mi riporta alla realtà: in tanti hanno avuto l’idea di raggiungere questo luogo in questa domenica, come era facile prevedere, e c’è da fare attenzione al traffico impazzito che nemmeno solerti addetti alla sicurezza riescono a controllare. Saliamo e scendiamo dal borgo di Castelluccio con notevoli difficoltà, poi si para innanzi a noi l’ennesima salita che porta alla Forca di Gualdo: mi sembra di rivivere le fatiche e i perigli del Guerrin Meschino, ma alla fine, come il prode cavaliere, riesco a uscire da quell’incantevole paradiso, che rischiava però di diventare un inferno.

La discesa verso Visso è veloce e pericolosa, ma ormai ho imparato che la prudenza sarà compagna di viaggio per tutta questa avventura, anche perché sono rimasto nuovamente solo e la saggezza e il percorso ancora da fare (ancora una breve salita e poi solo lieve discesa e pianura fino all’arrivo) consigliano di aspettare il gruppo che puntualmente arriverà. Gli ultimi 50 chilometri li voliamo rapidamente, anche se il caldo, una volta scesi dalle montagne, torna a essere opprimente. Stringo i denti sugli ultimi strappi, in realtà salitelle brevi dalle pendenze molto dolci,  che caratterizzano il finale di gara, e mi getto gioioso sull’arrivo tra le grida di incitamento.

Il ristoro dopo il traguardo a base di cocomero e di ottimo tè freddo è il giusto premio che l’organizzazione ci concede; è anche un bel momento per i primi commenti e scambi di impressioni su quanto appena vissuto. A parte l’episodio simpatico di un ciclista che, giunto esausto, getta per scherzo la bici nel cassonetto, l’atmosfera che si respira è di generale soddisfazione per la corsa appena conclusa.

Soddisfatto è anche il coordinatore del Circuito degli Italici, Alfredo Molendi, che sottolinea come la Granfondo dei Sibillini sia una garanzia per la qualità dell’organizzazione e ci dà appuntamento per il 28 settembre a Montefalco, dove la granfondo La Sagrantino ospiterà la finale dove si affronteranno “Latini” ed “Etruschi” (vale a dire i partecipanti alle due sezioni del Circuito degli Italici) per assegnare la palma del “Super-Italico”.

Molto soddisfatto anche Maurizio Giustozzi, sia per il numero di iscritti raggiunto, sia per l’esito della sua manifestazione, dove tutto pare riuscito a meraviglia, se si esclude il controllo del traffico nella piana di Castelluccio. A tal proposito evidenzia come sia un delitto l’attuale gestione di quel territorio, con l’accesso illimitato dei mezzi a motore che, aldilà dei disagi dati alla corsa ciclistica, rischia davvero di distruggere la bellezza di quell’altipiano. E io che ho appena vissuto dal vivo questa esperienza non posso che concordare sia sull’analisi che sulla soluzione di prevedere solo delle navette dai centri limitrofi, tenendo Castelluccio libero dai mezzi a motore privati. Per l’anno prossimo Giustozzi anticipa che ci saranno importanti novità, anche se quel passaggio rimarrà una pietra miliare per questa manifestazione.

Nel dopo-gara ritrovo i volti distesi e soddisfatti dei compagni di squadra, che si sono quasi tutti cimentati sul percorso più breve, ma che mi hanno atteso per proseguire assieme la festa. Il pasta-party è un vero e proprio pranzo con ampia possibilità di scelta tra tre primi, tre secondi e tre contorni e anche la fila è praticamente inesistente, diversamente da come siamo abituati.

È veramente una bella manifestazione che merita di essere vissuta fino in fondo, anche oltre il momento delle premiazioni che qui avvengono in maniera molto rapida. Le ultime chiacchere con gli amici e poi, a malincuore, giunge il momento di rientrare. E mentre percorro a ritroso la strada del Colfiorito, ripasso con la mente tutte le emozioni vissute in questi due giorni. Grazie Sibillini, il Guerrin Meschino ritornerà a farvi visita

Questa la cronaca della gara, mentre le classifiche sono consultabili sul sito Kronoservice.

(9 luglio 2014)

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