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Appunti di viaggio Granfondo   
Inserito il 08 luglio 2014 alle 17:04:11 da Enrico Cavallini. - Letto: (3137)

Il Gigante, la marmotta e il gatto

La Maratona dles Dolomites è uno dei momenti clou della stagione fondistica italiana e non. E' la scusa per una microvacanza in uno dei posti più belli d'Italia, immersi in paesaggi da favola, che per pochi giorni diventano la capitale europea del ciclismo amatoriale. E così ci si ritrova tra le marmotte ad affrontare un gigante e a tirare la coda al gatto!

 

 

(Servizio di Enrico Cavallini, foto Play Full Nikon)

O

re 4.00 del mattino della prima domenica di Luglio. La sveglia ulula senza pietà ricordandomi che devo prepararmi per un'altra bella avventura. L'acquazzone della sera prima ha lasciato dietro di sé un bellissimo cielo terso contro il quale si stagliano le guglie dei Monti Pallidi che, nel buio della notte, non mostrano ancora il loro pallore.

Ci sarà da divertirsi oggi. Sarà una lunga giornata, ma non ci faremo mancare nulla.

Siamo a Corvara, in Alta Badia, e da lì a poco, molto poco, sarà il momento della 28ª Maratona dles Dolomites, la più famosa manifestazione ciclistica amatoriale a livello mondiale.

Il Sassongher mi guarda dall'alto ancora assonnato. E' abituato a vedere tanta gente sotto di sé, ma a quest'ora di mattina, solo dei ciclisti tutti "matti" possono svegliarlo. Il Piz Boè, intanto, sta preparando il benvenuto a chi, tra qualche ora, gli girerà intorno.

Guardando la montagna con occhio scientifico vedo un gran ammasso di Dolomia, una roccia calcarea composta da carbonato doppio di calcio e magnesio, residuo di fossili marini, ma se le Dolomiti le guardi con il cuore, vedi una tra le più grandi e splendide opere d'arte che la Natura potesse creare. La terra, l'acqua, il vento, il freddo, tutto si è messo d'impegno per dare vista a questa opera d'arte a cielo aperto.

Ore 5.00. Il sole inizia a fare capolino, ma sebbene non lo si veda, ancora celato dalle montagne, il cielo inizia a colorarsi di azzurro. Un fiume di biciclette muove verso La Viilla la località dalla quale si darà inizio alla nostra avventura. Il silenzio riempie la valle interrotto solamente dal fruscio delle ruote sull'asfalto e dalla catena che scorre veloce sui pignoni. Nessuno ancora parla, già in contemplazione di ciò che andrà ad affrontare.

Ore 6.00. La SP244 che da La Villa porta a Corvara è una gigantesca griglia di partenza già presa d'assalto dai 8969 ciclisti pronti a vivere la loro Maratona dles Dolomites. Non c'è che l'imbarazzo della scelta sui percorsi. Lo chef Claudio Canins, braccio organizzativo della granfondo e fido scudiero di Michil Costa, anima e immagine della Maratona, propone un antipasto comune a tutti: il Sella Ronda. Il piatto è semplice, ma veramente gustoso; un appetizer da chef d'alto rango. Sono 55 chilometri attorno il gruppo del Sella, durante i quali si scalano quattro passi dolomitici, che hanno fatto la storia delle Dolomiti e del ciclismo italiano: il Campolongo, il Pordoi, il Sella e il Gardena. Per chi avesse ancora appetito, il menu propone come primo una seconda scalata al Campolongo. A questo punto, se già si è sazi, si può passare direttamente al dessert, che prevede l'ascesa al Passo Falzarego e quindi il Valparola, per terminare il pasto con 106 chilometri, altrimenti, se ancora non si è satolli, ecco il piatto forte, che spegnerà ogni languorino residuo: il Passo Giau, un po' pesante, ma che lascerà un lungo ricordo a chi lo ha gustato. E per terminare un ricco pasto come questo, ecco il tocco di un amaro: il Mür dl Giät per terminare così il menu da 138 chilometri.

Ore 6.15. Il sole è ormai alto a sufficienza per illuminare i Monti Pallidi che possono così finalmente riempire gli occhi e gli animi di gioia verso quella Natura che da lì a poco si andrà a scoprire con il lento muoversi della nostra specialissima.

Ore 6.30. Si parte. Con un'immensa festa, viene dato il via alla 28ª edizione della mitica Maratona dles Dolomites. Dei 9000 iscritti, 4500 sono stranieri provenienti da tutto il Mondo, e altrettanti sono Italiani provenienti da tutte le regioni, nessuna esclusa. Sono 9000 anime che vivranno altrettante emozioni. Chi da solo, chi assieme al proprio partner, o ancora con gli amici di sempre.

Il lunghissimo biscione ammirato da tutta Italia grazie alle telecamere che volteggiano sulle teste dei partecipanti a bordo dell'elicottero della RAI, sfila verso Corvara, già piena di di spettatori pronti ad applaudire i loro "campione", amico o congiunto che sia.

La temperatura è gradevole, anzi ottimale. Non è freddo e non è caldo; l'ideale per chi, di lì a poco, dovrà iniziare a provare quella gradevole fatica che il pedalare comporta.

In pochissimi minuti il Campolongo si tramuta in una fitta striscia variopinta che interrompe il verde dei prati che lo avvolgono. Si sale silenziosi. Chi ancora assonnato, chi già con le gambe in fiamme per la partenza a freddo in salita, ma di voglia di parlare ce n'è ancora poca. Ma soprattutto è l'immergersi, tutto in un botto, in cotanta bellezza, che lascia veramente senza parole.

La planata verso Arabba è qualcosa di unico, ma bisogna guardare dove si mettono le ruote. La gente attorno è tanta ed è meglio stare accorti; il pericolo causato da distrazione è sempre dietro l'angolo.

Come presto impareremo con il passare dei chilometri, i passi si susseguono come uno yo-yo. Giunti ad Arabba, il rimbalzo verso il Passo Pordoi. Quanta storia su questa strada, quanti aneddoti potrebbero raccontare i suoi 33 tornanti, quante ruote hanno pestato i cubetti di porfido che ancora oggi fanno da base alla pavimentazione in asfalto e che qua e là riaffiorano per ammirare i ciclisti. Ma anche quanti pezzi di artiglieria pesante della Grande Guerra trainata da muli e quanti scarponi militari hanno calpestato questa strada.

Il plotone è già meno compatto, ma ancora senza soluzione di continuità. Vige ancora il silenzio al quale si mescola il fruscio dei copertoni e l'ansimare dei ciclisti. Ad un tratto un fischio! Non ci avrei mai sperato, ma una simpatica marmotta attira la mia attenzione. Mi guardo attorno, la cerco, la voglio vedere, ma lei, come stesse giocando a nascondino con me, continua a fischiare e a nascondersi. Lei è abituata a vedere passare ciclisti. Questa salita è il tempio del ciclismo dolomitico e ogni giorno centinaia di centauri a due ruote percorrono questa via, così tanto vicina alla sua tana. Ma oggi è un giorno speciale per lei. Era un anno che non ne vedeva passare così tanti tutti insieme. Le sale un po' di apprensione e fischia. Da pochi giorni la sua tana si è ravvivata con la presenza della cucciolata che va tenuta lontana da ogni rischio. Un bel fischio avvisa che lei è lì, pronta ad intervenire, anche se non la si vede. Non temere marmottona, nessuno di noi vuole farti del male.

La scalata a quota 2239 metri sul livello del mare è una vera pacchia. Un po' più impegnativa della precedente, ma con pendenze assolutamente abbordabili e sempre costante. La vista sui Monti Pallidi ai cui piedi si stagliano prati verdissimi e perfettamente curati, con armenti qua e là a crogiolarsi al sole, ci lanciano a capofitto in questo ambiente alpino. Mancano solo Heidi, Peter e Fiocco di Neve.

Siamo a metà dell'antipasto. Rapida discesa verso Canazei, per rimbalzare verso il Passo Sella. Qui le conifere ci accompagneranno per gran parte dell'ascesa. Nei periodi più fortunati, grazie alla manutenzione delle abetaie e il conseguente taglio degli alti fusti, l'aria si impregna degli inebrianti profumi della resina, che avvolge tutti creando la tipica atmosfera alpina.

Ora la fatica è maggiore. Sono meno di sei chilometri e la strada si impenna con più vigore sotto le nostre ruote, ma lo spettacolo che le montagne sanno regalare vale tutto lo sforzo. Manca solo più un passo per concludere il nostro primo giro. Discesa veloce in mezzo al bosco e, oplà, a Plan de Gralba altro rimbalzo verso il Passo Gardena. La strada impenna subito, ma dopo un paio di chilometri, il tratto di piano ci porta dolcemente fino alle pendici del passo, che scaleremo grazie ad una serie di tornanti.

Molti degli avventurieri partiti poco più di un paio (alcuni anche tre) ore fa stanno per chiudere la loro esperienza ciclistica attorno al Gruppo del Sella. Non resta che la spettacolare e bellissima planata verso Colfosco e quindi l'arrivo a Corvara. A tagliare il traguardo del Sella Ronda saranno 1222 uomini e 262 donne. Tutti gli altri decidono di continuare.

Il passaggio a Corvara, dietro il traguardo, è qualcosa che resta nel cuore. Le telecamere della RAI ti sono puntate addosso e migliaia di persone, sparse tra l'arrivo e metà del Campolongo, sono lì ad applaudirti e a incitarti, qualsiasi sia la tua posizione.

Visto che al primo passaggio eravamo ancora assonnati e non ce lo siamo gustati bene, ecco il replay del Campolongo. "Altro giro, altra corsa!". Il ristoro, che un paio di ore fa era completamente deserto, ora è preso d'assalto.

Ad Arabba questa volta, però, si svolta a sinistra e ci si dirige verso Cernadoi. Finalmente un po' di discesa tranquilla per potere riprendere fiato, ma qualche simpatico zappellotto ci mette il bastone tra le ruote. Ecco il bivio! Se ne abbiamo avuto a sufficienza non ci resta che svoltare a sinistra e goderci il dessert, affrontando il Passo Falzarego a cui seguirà il breve, ma intenso Passo Valparola. Se invece la fame di salita è ancora tanta, eccoci accontentati. E' sufficiente continuare diritto per andare ad affrontare il Gigante: il mitico Passo Giau. Come preludio alla fatica è il Colle Santa Lucia, che ci permette di "tagliare" e di raggiungere la strada del passo da Selva senza scendere fino a Caprile.

Finalmente ci siamo... ecco il mostro. Come ci siamo ormai abituati, non appena termina la discesa si viene rimbalzati sulla nuova salita. La scalata al Passo Giau è per nulla semplice. Sono quasi dieci chilometri costanti al 9%: un lavoraccio. Non un metro di pianura, non un metro di riposo, ma se Dio vuole, tanti tanti tornanti che, se affrontati sapientemente, riescono a dare quella decina di metri di pace ai muscoli infiammati. La scalata al Giau regala molte emozioni. A parte il proprio mal di gambe, si ha molto tempo per osservare gli altri. C'è chi sale sgambettando come un capriolo, frullando un rapporto da MTB, ma c'è anche chi i rapporti gli ha sbagliati proprio e sarà costretto a due ore di SFR. C'è chi è completamente assorto nei suoi pensieri e invece chi, come me, si aggrappa ad un pensiero felice e se lo porta fino in cima, chi mugugna, chi si affida ai santi in Paradiso e chi lancia battute.

- Oh, per forza quello va forte, è Batman – afferma un ciclista romano al passaggio di uno straniero di cognome Bateman.
- Avrà pure la BatBici – conclude scatenando l'ilarità di chi gli sta attorno.

Ecco che finalmente, a metà della scalata, appare con tutta la sua maestosità il gigante. Il Nuvolao è lì davanti a noi, che ci domina dall'alto e che attende che si arrivi ai suoi piedi. Ma il Gigante è un gigante buono, se lo si rispetta. Una nube lo avvolge, ora sì e ora no, come se un velo gli celasse il viso mosso da un alito di vento.

E' l'ennesima scalata a oltre 2000 metri di quota che affrontiamo e l'aria è rarefatta. La mia anemia innata e il mio ematocrito pari all'acqua fresca di un ruscello di montagna mi fanno patire. Respiro con affanno e le gambe bruciano come se fossi fuori soglia.

Ecco la cima. Anche il Gigante è stato domato. Ora non resta che scendere attraverso il bosco in direzione Cortina d'Ampezzo. Giunti a Pocol, altro rimbalzo. Svolta a sinistra e via, verso il facilissimo Passo Falzarego. E' il più lungo tra tutti quelli affrontati, ma anche il meno impegnativo, grazie anche al tratto di pianura intermedio, che permette di rilassare le gambe e, se si ha la fortuna di essere in un gruppetto, anche di aumentare un po' la velocità. E' solo qualche chilometro, ma sicuramente aiuta il fisico e la mente.

Giunti in cima al passo, lo sforzo non è finito. Qui si incontrano coloro che avevano scelto il percorso di mediofondo e che stanno scalando il passo da Cernadoi, e assieme si andrà ad affrontare l'ultima parte del percorso. Manca ancora un chilometro e mezzo per raggiungere il Passo Valparola e da qui, con una splendida e veloce discesa, dirigerci a La Villa, punto di partenza di alcune ore fa. Ma la nostra avventura non finirà certo lì.

C'è ancora da andare a tirare la coda al gatto.

La novità di questa edizione è proprio l'inserimento del Mür dl Giät, il muro del gatto. Una salita logaritmica: tanto più si procede e tanto più si impenna, arrivando a regalare punte al 20%. Bisogna tirare fuori gli artigli per potersi arrampicare. Vista dalla base è una vera striscia policroma che si staglia verso il paese. I più arretrati del percorso medio fanno fatica a salire e tanti scendono dalla bici e proseguono a piedi. I più vigorosi salgono in bici, zigzagando tra un ciclopodista e l'altro, tentando di non mettere il piede a terra a loro volta.

Eccoci in cima a tirare la coda al gatto. Miaoooo ffffh! Ora è veramente terminata l'avventura. Restano quattro facili chilometri per raggiungere l'arrivo a Corvara.

Gli ultimi trecento metri sono completamente avvolti da spettatori e l'arrivo è in piena diretta RAI (almeno per chi riesce a completare il percorso entro le 12.30). Onestamente quando arrivo io, ormai è terminato anche il Carosello!

Ore 14.02. Taglio il traguardo della mia quarta Maratona dles Dolomites, quella in cui mi sono divertito di più. Finalmente, scevro da velleità agonistiche, ho potuto ammirare con occhi diversi i Monti Pallidi, carpirne l'importanza e la bellezza. Un posto unico al mondo, che nessuno può replicare, nemmeno i cinesi! Un posto condannato, al pari degli atolli corallini delle Maldive, a scomparire nel tempo a causa della naturale erosione. Non ci saranno restauri o opere conservative: non si può! Tra qualche secolo le guglie delle Dolomiti saranno solo più un ricordo, e per questo dobbiamo godercele appieno, perché noi abbiamo la fortuna di poterlo fare.

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(8 luglio 2014)


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