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Inserito il 03 luglio 2014 alle 09:43:54 da gazario. - Letto: (6252)

Francesco Casagrande, dal professionismo su strada alle ruote grasse

Una brillante carriera da professionista, che lo ha visto nascere come uomo da gare di un giorno, trasformandosi poi in corridore da corse a tappe. In 14 anni ha sfiorato la vittoria ad un Giro d’Italia ed ha ottenuto un bel 6° posto ad un Tour de France. Oggi, lo troviamo ancora in splendida forma, a dar filo da torcere ai ventenni nelle gare di mountain bike, il nuovo “giochino”, come ama definirlo lui, nel quale il 44enne toscano si è tuffato con grande passione

di Leonardo Olmi (foto di Leonardo Olmi, Foto Castagnoli, GioFoto)

Francesco Casagrande

Nata a: Firenze
Il: 14 settembre 1970
Residente a: Lastra a Signa (Fi)

Titolo di studio: Diploma Istituto Tecnico Professionale
Attività lavorativa: Libero professionista

Stato civile: sposato, tre figli

Carriera professionistica:
1992 - 1995: Mercatone Uno
1996 - 1997: Saeco
1998: Cofidis
1999 - 2000: Vini Caldirola
2001 - 2002: Fassa Bortolo
2003 - 2004: Lampre
2005: Naturino

Francesco Casagrande, fiorentino classe 1970, compie la sua formazione ciclistica in alcune tra le squadre dilettantistiche più illustri della Toscana, dalla Maltinti alla Grassi, per approdare, nel 1992, al mondo del professionismo, in quella che, nel 1997, diventerà la squadra di Pantani, la Mercatone Uno.

Una carriera che dura 14 anni, durante la quale il corridore toscano veste la maglia della Nazionale per ben 12 volte tra Campionati Mondiali e Giochi Olimpici (si classifica quarto al Campionato del Mondo del 1999), e consegue ben 53 vittorie in gare di tutto rilievo: la Tirreno-Adriatico e il Giro dei Paesi Baschi nel 1996, il Giro dell’Emilia nel 1997 e quello di Svizzera nel 1999, due volte la Clasica di San Sebastian ed il Trofeo Matteotti, negli anni 1998 e 1999. Nel 2000 arriva anche una Freccia Vallone, ma è nel 1997 che scrive una delle sue più belle pagine, quando conclude il Tour de France con in tasca un bel sesto posto, dimostrando di essere non solo un uomo da corse di un giorno ma anche di gare a tappe. Dimostrazione che risulta lampante quando, nel 2000, vince la nona tappa del Giro d’Italia, la mitica Prato-Abetone del 22 maggio (oggi diventata un importante granfondo), andando a vestire la maglia rosa che indosserà per ben 11 giorni.

Concluderà secondo dietro a Garzelli, per colpa di una sciatalgia che lo affligge negli ultimi giorni. Il Giro diventa il suo obbiettivo principale, così ritenta l’impresa nei due anni successivi. La sfortuna però lo affligge nel 2001, quando una caduta nella prima settimana lo costringe al ritiro, e nel 2002, quando è squalificato con l’accusa di aver procurato la caduta del colombiano Garcia.

Il 2004 è l’anno decisivo per il fiorentino: parte subito male a gennaio con l’infiammazione del tendine di Achille, che gli fa perdere il ruolo di capitano in Lampre. Indignato, passa alla Naturino, con la speranza che la squadra sia chiamata al Giro del 2005, cosa che non avviene. Decide così di abbandonare le corse e si dedica ad altro. Ma nel 2009, l’incontro con Stefano Taddei della Cicli Taddei di Santa Croce sull’Arno (PI), cambia di nuovo il suo futuro. A 39 anni “rinasce” con la mountain bike, facendo tremare ancora una volta i giovani talenti e salendo i gradini più alti dei podi delle ruote grasse di tutto lo stivale.

Da appassionato e cicloamatore su strada e mountain bike quale sono, visto che abito a pochi chilometri da casa sua, ho colto l’occasione al balzo per fare qualche pedalata con lui, sia su strada che tra i boschi, facendomi raccontare aneddoti e ricordi, sia dei suoi anni d’oro che dei giorni d’oggi.

Pedalare, chiacchierare, guardare i panorami e sudare è la cosa più bella che si possa fare con la bicicletta, il problema era soltanto uno, che nonostante Francesco si sforzasse di andare piano, per farmi stare alla sua ruota io ero sempre con il fiatone e le domande erano difficili da farsi.

Figuriamoci guardare i panorami di quei luoghi tra boschi, vigne e uliveti (sede dei suoi allenamenti in MTB), che Francesco mi ha fatto scoprire e non sapevo di avere dietro casa. Scherzi a parte, devo riconoscere che Casagrande, nonostante sia stato il corridore di rilievo che tutti sappiamo, è una persona molto semplice, gentile e alla mano, ma non solo con i giornalisti, con tutti! Quando lo troviamo alle gare di mountain bike qui in Toscana, ormai è come uno dei tanti cicloamatori del gruppo, scherza e ride con tutti; magari fossero tutti così. Poi in gara è un'altra cosa e, ovviamente, quando anche lui mette il numero va a tutta, ed è giusto così. Chiacchiere a parte vi racconto quelle che sono state le mie curiosità nei suoi confronti e vi riporto quello che mi ha risposto.

La prima domanda che mi viene in mente di farti è, ovviamente, sul tuo passato da professionista, i tuoi ricordi più belli, le tue vittorie, i tuoi rammarichi.
Sono passato professionista nell’era di Argentin e Chiappucci, in un periodo in cui fino al 1997-1998 contava ancora molto il ruolo del capitano di una squadra, anni di vero professionismo! Ruolo che dal 1999 in poi ha cominciato a perdere sempre di più valore, facendo assomigliare le gare dei professionisti sempre più a quelle dei dilettanti, con meno potere da parte dei capitani. Per cui, posso dire di aver vissuto due mondi diversi di professionismo.

Le vittorie sono tutte dei bei ricordi, specialmente le prime, dove mi confrontavo con corridori come Ghirotto e Cassani. Poi ho iniziato a prendere sempre più valore, diventando capitano per le varie squadre in cui correvo. Tra i ricordi più belli, rimangono sicuramente quelli dei grandi giri, dove essere in ballo tutti i giorni per tre settimane, cercando di fare in modo che tutto andasse bene, non è così facile come potrebbe sembrare.

Cadute, tensione, pressione da parte della squadra, dover dormire bene ecc., tutto assieme ti lascia sicuramente un bel segno e comunque un bel ricordo. Uno dei più belli tra questi è quello del Tour de France del 1997, dove essere su quelle montagne con Ullrich, Virenque e Zülle mi ha lasciato dei bellissimi ricordi.

Poi, ovviamente, il Giro d’Italia del 2000, che ho perso negli ultimi giorni per via di una sciatalgia, ma dove ho comunque vestito la maglia rosa per 11 giorni e conquistato quella verde. Mi piace ricordare anche la Tirreno-Adriatico del 1996, dove c’era mio fratello Filippo che correva per la Scrigno di Reverberi, mentre io correvo per la Fassa Bortolo. In una tappa lui ha vinto e io ho fatto secondo, ma devo dire che mi ha anche aiutato per la vittoria finale pur essendo di un'altra squadra.

Quindi sono arrivate ancora tante altre vittorie, ma qualcosa ti ha impedito di esprimere le tue potenzialità, lasciandoti un po’ di amaro in bocca, ed è arrivato il ritiro, vero?
Si, esatto, l’anno decisivo è stato il 2004, quando a inizio stagione ho avuto un problema al tendine di Achille, che mi ha frenato fino a giugno, precludendo la mia partecipazione al Giro. In quel periodo ero ancora con la Lampre, ma Saronni mi ha detto che non rientravo più nei suoi programmi, poiché stava arrivando Cunego. Quindi, dato che io sono uno molto orgoglioso, ho deciso di passare alla Naturino (ex Domina Vacanze, ndr), che non era una squadra Pro Tour, ma che avrebbe dovuto essere invitata al Giro d’Italia del 2005. Ho così basato tutta la preparazione pensando al Giro, ma visto che l’invito non è arrivato, ho deciso di smettere. 

A partire dal 2009 ti abbiamo ritrovato nelle gare di mountain bike, che hai iniziato subito a dominare, facendoci di nuovo sentire il tuo nome in televisione e leggere delle tue prestazioni sulle riviste del settore?
Dopo il ritiro dal professionismo mi sono dedicato ad accompagnare gruppi di cicloturisti nella zona di Donoratico, sul litorale toscano. Questi gruppi, composti al 90% da stranieri, volevano una guida per fare della sana attività non troppo impegnativa, a livello di passeggiata, con fermate nei luoghi panoramici e degustazioni. Nel frattempo ho iniziato a coltivare anche una grande passione per la corsa a piedi, e non nascondo che uno dei miei sogni nel cassetto sarebbe quello di completare una maratona.

Poi, tramite degli amici, alla fine del 2008 sono venuto in contatto con Stefano Taddei (Cicli Taddei è uno dei più noti e forniti negozi tra le province di Firenze e Pisa, specializzato sia nel settore strada che Mtb, ndr), che mi ha convinto a provare questa nuova avventura e questo nuovo “giochino” della mountain bike, al quale, dopo un po’ di apprendimento, mi sono appassionato e adattato sempre di più.

Il mio approccio però con le corse non voleva essere di nuovo nel mondo degli Elite, ma in quello amatoriale, visto che volevo ripartire, ma senza troppo impegno e stress. Sono partito con l’obbiettivo di divertirmi, gareggiando a livello regionale, facendo qualcosa di piuttosto leggero (dato che ho una famiglia con tre figlie), altrimenti sarei tornato a correre tra i professionisti. Premetto che io non ero mai salito su una MTB prima di allora.

Quali sono le tue emozioni, cosa hai trovato di diverso tra le ruote grasse e la strada? Perché ti sei innamorato così tanto della mountain bike a tal punto che quasi non vai più sulla bici da strada?
E’ successo un po’ come quando a un ragazzino dai un giocattolo nuovo: se lo monta, se lo guarda, se lo studia, lo prova, lo modifica ecc.. Poi quando vedi che pian piano arrivano i risultati, allora ti impegni sempre di più e ci prendi sempre più gusto e passione. Fare mountain bike è un po’ come fare una cronometro su strada di due ore, visto che sei sempre fuori soglia, sia che tu faccia una gara breve che una marathon. Quindi, dato che ho ripreso a fare gare dopo quattro anni, anche per me non è stato per niente facile, poiché ho dovuto riabituarmi allo sforzo, diverso da quello che facevo prima su strada, quando, dobbiamo dirlo, ero anche più giovane ed i tempi di recupero erano molto più veloci.

Adesso invece, a 44 anni, comincio a notare che si stanno allungando, ma ovviamente è normale che sia così. Quindi non è stato per niente facile! Forse la MTB assomiglia di più al podismo, dove fai una gara da solo, non c’è praticamente gioco di squadra, in sostanza sei sempre a manetta. Poi, c’è tutta un'altra tecnica di guida da usare, specialmente nelle discese. Per cominciare ad andare bene ci vuole sicuramente un anno d’esperienza, dove affini e migliori le tecniche, ma non si finisce mai d’imparare, e forse questo è anche il fascino della mountain bike. Specialmente da quando c’è stato l’avvento della 29er.

Ecco, a proposito di 29er, è stato fatto un passo da gigante con questi ruotoni, vero? Cosa ne pensi tu Francesco?
Anche io ero un po’ titubante all’inizio, poi ho cominciato ad usarla circa tre anni fa, e forse sono stato uno dei primi, cominciando subito a notare che mi dava un grande vantaggio nelle discese tecniche e nello sterrato, dove indubbiamente si ha una maggiore scorrevolezza. Con la 29er l’ostacolo diventa sempre più piccolo, facilitando ancora di più la guidabilità della bicicletta.

Probabilmente, si potrà perdere qualcosa nei percorsi stretti e sui single-track, ma il vantaggio che si recupera in discesa non ha paragoni. Ecco perché dal suo avvento nessuno è più tornato indietro. A dimostrazione del fatto che la 29er è più vantaggiosa ci sono i tempi di percorrenza delle gare che si sono accorciati, quando si fanno gli stessi percorsi e a parità di condizioni meteo. Ad esempio nella gara della Franciacorta ho impiegato 4 minuti in meno, con una salita più dura nel finale.

 

Ma sul tipo di allenamento che fai per affrontare queste gare, ci puoi svelare qualcosa? Oppure è un segreto e non ti vuoi far scoprire dai tuoi giovani avversari?
Macché segreto, figurati. Sicuramente non mi alleno più come quando facevo il professionista, dove a giorni alterni facevo 5-6 ore di bici. Adesso, invece, posso fare 3 ore, al massimo 3 ore e mezza, ma da quando cominciano le gare a marzo, e corro ogni domenica, durante la settimana faccio principalmente girate, di 2-3 ore una volta a settimana, poi mai più di 2 ore, anche perché altrimenti non c’è recupero. Normalmente, dopo una gara, dove alla domenica si fanno 60 chilometri, inizio a recuperare il giovedì.

Quindi, in un periodo di gare come questo, ad esempio, posso fare un 40-50 minuti di rulli il lunedì, il martedì esco un paio d’ore con la bici da corsa, il mercoledì esco con la MTB per 2 ore -2 ore e mezza, ma a ritmi regolari, magari andando un po’ al medio in salita, il giovedì ancora rulli ed il venerdì di nuovo in MTB per un paio d’ore. Il sabato esco per una cinquantina di chilometri con la bici da strada, per poi di nuovo correre alla domenica. Se voglio competere, visto che gareggio con tesserino amatoriale ma corro con gli Elite, non posso montare in bici solo due volte a settimana, un po’ mi devo allenare. Non faccio le marathon di 100 chilometri, dove si deve stare in bici fino a 4 ore e mezza – 5 ore, perché sono troppo massacranti e necessiterebbero un allenamento ancora maggiore, molto più impegnativo.

Secondo me una gara di MTB dovrebbe limitarsi sui 60-70 chilometri, poiché quando si va oltre, diventa un vero massacro, specialmente per chi veramente l’affronta in modo amatoriale, che sono, credo, l’85% di coloro che partecipano alle gare. Credo che già lavorare in soglia o fuori soglia per più di 3 ore sia sufficiente, di più va bene solo per i professionisti, come ad esempio in un Mondiale Marathon di 120 chilometri.

Francesco, a questo punto ricordaci quali sono stati i tuoi risultati più belli in mountain bike, compresi quelli di quest’anno, che non è ancora finito.
Visto che principalmente gareggio a livello regionale, tra le gare più belle e famose vinte qui in Toscana ci sono: due volte la Da Piazza a Piazza di Prato (2010-‘11), quattro volte la Casentino Bike di Bibbiena (2009-’10-’11-‘14), due volte la Re Ratchis del Monte Amiata (2009-’11), la Costa degli Etruschi (2014), la Bacialla Bike (2014) e la Granfondo Città dei Pioppi (2014). Fuori regione hanno invece un’importanza particolare le tre vittorie alla Franciacorta Bike (2010-’11-‘12), il Campionato Italiano Master di Moena del 2010, il Campionato Italiano di Cross Country che ho vinto per tre volte consecutive, due a Massa Marittima (2010-’11) ed una ad Orvieto quest’anno. Nel 2014, fino ad ora, ho invece fatto una bella collezione di due secondi posti e due terzi posti e devo dire che mi manca una vittoria anche nella mitica gara del Castello di Monteriggioni (Siena), dove negli anni in cui l’ho corsa, ho collezionato quattro secondi e due terzi posti.

A quale gare ti vedremo in questo finale di stagione?
Sarò presente anche quest'anno a La Vecia Ferrovia dela Val di Fiemme, che si correrà in Trentino il 3 agosto, alla StraccaBike di Pratovecchio (Ar) in Toscana il 7 settembre e alla Val di Fassa Bike del 14 settembre, ancora in Trentino. Poi, sempre a settembre e a ottobre, farò ancora qualche gara in Toscana.

Nel futuro continuerai a correre in MTB o hai altri obbiettivi?
Già qualche anno fa, dopo che avevo smesso di fare il professionista, mi avevano chiesto di fare il DS in una squadra di professionisti, ma dopo averci riflettuto bene ho deciso di no, poiché in passato sono già stato troppo fuori casa. La mia prima figlia di 17 anni è nata quando correvo nei professionisti, poi ho deciso di avere le altre due bimbe, rispettivamente di 8 e 6 anni, quando potevo essere vicino a loro, perché a me piace seguire la famiglia. Magari potrei accettare qualche incarico più regionale, che comunque mi faccia stare più vicino a mia moglie e alle bimbe, anche perché, in fondo, non nego che mi piacerebbe insegnare ai giovani. Per il 2015 continuerò ancora a correre in MTB con Cicli Taddei, poi si vedrà.

A questo punto allora, non mi resta altro che ringraziarti per la tua disponibilità e la bella fatica che mi hai fatto sudare, sia nei single-track tra i boschi del Montalbano, che sull’asfalto tra le strade del Chianti, dove solo a starti dietro qualcosa con gli occhi sono  comunque riuscito a rubare, e augurarti un grande in bocca al lupo per il tuo futuro.

Francesco Casgrande corre per Cicli Taddei

Santa Croce sull’Arno (PI) – www.ciclitaddei.it - info@ciclitaddei.it - 0571-30.708

 




(3 luglio 2014)
 

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