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Appunti di viaggio Granfondo   
Inserito il 20 giugno 2014 alle 10:55:52 da Enrico Cavallini. - Letto: (4653)

Sportful Dolomiti Race: quando la fatica diventa festa

Per il suo 20° anniversario la manifestazione feltrina ha riproposto, con grande gradimento da parte dei partecipanti, il percorso con il mitico Manghen. Ma la Granfondo Sportful non è solo salita, ma tanto divertimento in grande stile di ben tre giorni. Peccato che il tempo abbia guastato la festa, soprattutto ai 400 piccoli ciclisti della Mini Granfondo. Ma ecco il segreto per raggiungere i 4500 iscritti.

 

 

(Servizio di Enrico Cavallini, foto Play Full Nikon)

Q

uando si parla di Sportful, o meglio di Granfondo Sportful, o più correttamente di Sportful Dolomiti Race, subito si sente una fitta alle gambe. Sarà il ricordo dell'ultima edizione alla quale abbiamo preso parte, sarà l'idea che ci siamo fatti ascoltando gli aneddoti degli amici che vi hanno partecipato, ma l'associazione di idee porta a visualizzare alte montagne e passi dolomitici da scalare.

Ho preso parte a tre edizioni di questa granfondo. La prima fu nel 2007, l'ultimo anno del Manghen, quando ancora era Granfondo Campagnolo. L'allora testa da cicloesaltato mi fece vivere male quell'esperienza, in quanto, invece di godermi la giornata, mi rammaricai di non salire con la VAM che mi aspettavo. L'anno successivo la manifestazione cambiò nome e percorso. Il nuovo sponsor, Sportful, l'azienda della vicina Fonzaso, che si occupa di abbigliamento tecnico per il ciclismo (ma non solo), prese il posto dell'azienda nota in tutto il mondo per i gruppi per biciclette da strada.

L'anno della svolta quel 2008. Niente più Manghen! Nonostante il cambio di percorso fosse già pianificato dall'anno prima, lo spiacevole inconveniente del tappeto di chiodi e puntine trovato a Castello Tesino rafforzò l'idea di Ivan Piol, presidente del Pedale Feltrino TBH, di muovere sulle Dolomiti Bellunesi, limitando la parte trentina alla discesa del Passo Valles e tutto il Passo Rolle. Un percorso veramente hors categorie di ben 5300 metri di dislivello. Affascinante quanto si vuole con passi mitici e dolomiti quasi da toccare, ma non era il percorso mitico della cara e vecchia Campagnolo.

Presi parte all'edizione del 2009 e trovai questo nuovo tracciato talmente tanto estremo per le mie capacità, che da lì desistetti dal partecipare nuovamente. Mi ripresentai nel 2010, l'anno del terribile nubifragio, ma quella volta in moto per il servizio fotografico. Quanta acqua prendemmo tutti!

L'anno scorso, in occasione di Eurobike, ecco la presentazione della 20ª edizione con la gradita sorpresa del ritorno al percorso originale. Sarebbe ritornato il Manghen! Un percorso più semplice, solo 4500 metri rispetto ai 5300 di "quell'altro", ma più affascinante e soprattutto, il percorso della cara e vecchia Campagnolo! Proprio a Friedrichshafen promisi ad Anna Valerio e a Ivan Piol, che sarei tornato a Feltre, e stavolta in bici.

Sono le ore 12.00 di un caldo venerdì 13 giugno. Sono tornato da un'allegra sgambatella sulle salite di casa, ho preparato armi e bagagli e siamo pronti al via! Imposto il navigatore... Hotel La Perla a Fiera di Primiero. Questa sarà la nostra casa-base fino a lunedì mattina!

Dopo cinque lunghe ore di viaggio sotto un sole cocente, giungiamo nella splendida località trentina, dove il Pedale Feltrino ha prenotato la nostra camera. Lo scenario che si para davanti ai nostri occhi è semplicemente meraviglioso. Le Pale di San Martino sono lì, davanti a noi, a ricordarci, per l'ennesima volta, che è la Natura a comandare, nonostante la nostra arroganza di piccoli umani. Siamo in orario, ma non c'è tempo da perdere. Alle ore 19.30 presso lo splendido Teatro della Sena in piazza Maggiore a Feltre, si terrà la conferenza stampa di presentazione e non possiamo mancare.

Il teatro de "La Sena" è qualcosa di veramente unico. Sebbene non sia mia abitudine frequentare teatri, appena entro un'emozione di pervade. E' bellissimo. Piccolo, ma splendidamente avvolgente. Sembra di poterlo indossare.

Il teatro de "La Sena", ovvero della scena, si trova all'interno del Palazzo della Ragione, lo splendido edificio riedificato nel 1500. L'occhio viene subito catturato dal loggiato palladiano del 1558. Si pensi che nel 1729 Carlo Goldoni vi rappresentò alcune sue commedie. Il teatro fu colpito e danneggiato gravemente nel 1769, ma non tutti i mali vengono per nuocere. Trentatré anni dopo l'architetto veneziano Giantonio Selva, accettò l'incarico della ristrutturazione, ricostruendolo esattamente come la Fenice di Venezia, da cui l'appellativo di Piccola Fenice. La presentazione della 20ª edizione della Sportful Dolomiti Race non poteva che tenersi in questa piccola meraviglia, appena ristrutturata, ridandole così una nuova vita.

Al termine della presentazione, un ricco buffet a base di prodotti locali è offerto ai partecipanti.

Ma la serata, quella vera, giungerà da lì a poco. Infatti in piazza Maggiore, tutto è già pronto per ospitare il meraviglioso spettacolo che chiamerà a sé i ciclisti già presenti, ma soprattutto gran parte della cittadina di Feltre. Nel frattempo un forte, ma breve, temporale avvisa che Giove Pluvio sta affilando le armi per domenica.

Dietro la conduzione di uno strepitoso Paolo Mutton e di un energico Paolo Mei, inizia l'intrattenimento con la presentazione ufficiale delle quattro squadre della Sfida Olimpica. Gli olimpionici Jury Chechi, Antonio Rossi, Paolo Bettini e Pietro Piller Cottrer svelano ufficialmente la propria squadra e lanciano ufficialmente la sfida. Ovviamente il tutto improntato sulla grande simpatia dei quattro atleti. Outsider, la squadra della nazionale di sci alpinismo. Emozionante la consegna del Premio Franco Ballerini a Davide Cassani, che avrà il compito di consegnarlo a Giovanni Visconti. Ma la festa del venerdì è ancora lungi dal terminare.

Ora tocca agli artisti del cabaret di Zelig. A condurre lo show Angelo Pisani, che introduce e fa da spalla a Padre Donovan (Giorgio Verduci), che rende partecipe il pubblico, sindaco compreso, e poi Marta Zoboli e Gianluca De Angelis, con i loro esilaranti sketch, quindi Fausto Solidoro con il personaggio di Mario de Janeiro e il Duo Idea, che strabiliano tutti con delle vere capriole musicali. E così termina questa prima piacevolissima serata feltrina con ancora male agli addominali dalle grasse risate.

Se nel sabato del villaggio la donzelletta vien dalla campagna in sul calar del sole, il sabato della Granfondo Sportful inizia di prima mattina con l'irrinunciabile sgambata pregara. Sono solo, ma non me ne dispiaccio! Ho da fare con alcuni pensieri che mi frullano per la testa. Inforco la mia bici, punto il manubrio verso il Passo Rolle, aggancio i pedali e vado. Racchiuso tra me e me, dopo un'ora e mezza, senza neanche accorgermene mi trovo al passo. La giornata è stupenda e il cielo terso.

Le Pale di San Martino mi si stagliano davanti con tutta la loro maestosità e pare quasi di poterle toccare con una mano. In cielo volano le aquile (in realtà sono poiane) e qualche aeroplano diretto chissà dove, riga di bianco l'azzurrissimo il cielo. L'aria è calda, nonostante i 2000 metri di quota e siano le 11.30 di mattina. Ho promesso a mia moglie di andare a pranzare in centro a Fiera di Primiero, per cui giro la bici e mi dirigo verso l'albergo. La discesa la percorreremo anche l'indomani e i cartelli presenti mi portano con la mente già dentro la granfondo. La strada è bella e scendo con vero piacere. Il tempo di una doccia, e alcuni nuvoloni iniziano a coprire le cime delle montagne. Mi sa che Giove Pluvio non ce la farà passare liscia.

Senza fretta, ma con fare svelto, ci dirigiamo verso Feltre dove alle 15.00, i bambini prenderanno il via della Mini Granfondo Sportful. Non facciamo tempo a lasciare Fonzaso ancora asciutto, che un nubifragio con i fiocchi si sta abbattendo su Feltre. Purtroppo i 400 piccoli ciclisti iscritti alla loro granfondina non potranno partire. Il direttore di corsa, coscienziosamente, decide di annullare la gara, nonostante alle ore 15.00 la pioggia abbia cessato di cadere. Lo stato delle strade non garantisce la sicurezza necessaria. Con le pive nel sacco e con ancora indosso la loro maglia personalizzata e leccando con gusto il gelato offerto dall'organizzazione, i piccoli ciclisti ne approfittano per qualche scatto ricordo e il ritorno a casa. Un vero peccato!

Giungo al palaghiaccio, sede storica dell'area logistica della Granfondo Sportful, che in men che non si dica si è riempito di ciclisti. L'organizzazione è ormai rodata ed efficientissima, tanto che le varie operazioni di ritiro del numero di gara e del relativo pacco gadget avvengono in tempi brevi, anche nel momento di maggiore afflusso. Nel pacco gara troviamo una splendida maglia tecnica del modello Body Fit di Sportful con la grafica della 20ª edizione. A questa si aggiunge un kit di integratori e una borraccia di Enervit e una confezione di caramelle Ricola.

Ora, proprio lì, dove fino al 6 aprile scorso circa 800 atleti si dilettavano ad eseguire le loro evoluzioni sul ghiaccio, chi come una leggera e leggiadra farfalla e chi invece come un orso in fuga da un cacciatore, sono presenti gli stand di numerose aziende di settore, pronte a promuovere i propri prodotti. A farla da padrone è ovviamente lo stand della Sportful, main sponsor della manifestazione, preso d'assalto dai ciclisti incuriositi dalle novità tecniche dell'azienda della famiglia Cremonese, ma anche dalla presenza dei campioni olimpici, che hanno radunato i loro team per il briefing pregara.

Uno scatto con Bettini, Chechi, Rossi o Piller è un trofeo senza il quale non si può tornare a casa. Tra una chiacchierata e l'altra, tra un prosecchino e una birretta (in Veneto c'è l'estradizione obbligatoria se il tasso alcolemico è sotto lo 0,5) e quattro risate con gli amici, viene l'ora di cena. Il tema della serata è ormai uno fisso: il meteo di domenica mattina. Le paure sulle pendenze del Manghen hanno ormai perso il diritto di attenzione a favore del timore di prendere l'acqua il giorno dopo. Freneticamente si controllano i vari siti di previsioni meteo (con loro grande piacere visto l'aumento dei click e di conseguenza della vendita pubblicitaria) i quali rassicurano, all'unisono, che il cielo sarà "coperto con brevi e isolati piovaschi". Si può andare a dormire tranquilli pensando a come vestirsi l'indomani, visto CHE NON PIOVERA'!

Sono le 4.30 di domenica mattina e la sveglia del cellulare dolcemente mi strappa dalle braccia di Morfeo. Con un gesto quasi involontario mi precipito verso la finestra.. boiaccia ladra! Piove! Alla faccia delle previsioni! Vabbè, ma sono a Fiera di Primiero, 34 chilometri più a Nord di Feltre. Di qui ci passeremo scendendo dal Passo Rolle parecchie ore più tardi. Magari a Feltre non piove.

Infatti nella cittadina bellunese, alle 5.00 di mattina, il cielo è coperto di nubi minacciose, ma non sta piovendo... ancora! Procedo con i preparativi del caso, monto la bici, controllo la pressione delle gomme. Per l'occasione ho adottato un setup particolare: copertone posteriore da 23, mentre l'anteriore è un 25. La pressione la tengo a 8 atmosfere come sempre. Essendo io pesante, so che il retrotreno non avrà problemi di scivolamento, mentre la sezione più ampia dell'avantreno mi garantisce la giusta aderenza anche a pressione più elevata. Questo mi toglie i rischi di foratura da pizzicatura tipici delle giornate piovose, quando si tende a tenere la pressione degli pneumatici più bassa.

Muovo verso la griglia. Inizia a cadere qualche timida goccia, ma di fatto ancora non sta piovendo. "Brevi e isolati piovaschi" promettevano le previsioni meteo. Dei 4500 iscritti nelle folte griglie posizionate in via Campogiorgio si presentano in 3300. Tanti hanno preferito rimanere aldilà delle transenne e, i locali, addirittura restare a letto. Una scelta che condivido pienamente. Freddo e pioggia sono delle condizioni che possono essere molto pericolose se non si hanno le caratteristiche fisiche e mentali per affrontarle e piuttosto che mettere a rischio la propria salute, e quella degli altri, è una decisione saggia e coscienziosa passare la mano.

Sono le ore 6.30 e lo speaker Paolo Mutton inizia l'animazione con il suo splendido repertorio musicale. Chissà come saranno contenti i Feltrini di farsi svegliare alle 6.30 di domenica mattina da Mutton... pure peggio dei testimoni di Jehovah.

Mancano pochi minuti alla partenza. La macchina organizzativa si mette in moto e mia moglie mi informa che a causa di un quiproquo con il motociclista non riuscirà a produrre il servizio fotografico. Poco male. Ho appresso la mia fidata compatta Nikon Coolpix AW100 antiacqua e antiurto, per cui mi occuperò personalmente di scattare ciò che mi servirà per i vari articoli, mentre mia moglie si focalizzerà sugli arrivi e sui podi.

Sono le 7.00 in punto e si parte. Il folto plotone muove verso Fonzaso, dove si sfilerà davanti alla sede della Sportful, per l'occasione vestita a festa con vari striscioni. I percorsi, in questa edizione sono tre: il corto, denominato Mark in onore dell'agente di Sportful per il Benelux che, causa la sua struttura da vichingo nordico in sovrappeso, ha sempre voluto parteciparvi, ma senza mai riuscirvi. Ecco quindi un tracciato facile facile, di soli 47 chilometri e non agonistico, che prevede l'ascesa a Lamon e la scalata al Croce d'Aune, adatto a tutti i "Mark", che vogliono godersi la splendida festa feltrina. Ed è proprio a Fonzaso che i "Mark" si separano dal gruppo dirigendo verso Nord.

Sono invece due i percorsi agonistici. Il mediofondo di 139 chilometri con 2755 metri di dislivello e il granfondo di 205 chilometri che di metri da scalare ne ha 4569.

Giunti ad Arsiè si inizia a ballare. La prima fatica di giornata è la scalata del Passo Cima (di) Campo a quota 1440 metri. Una salita di 18 chilometri con pendenze costanti tra il 6 e il 7%. Non è impegnativa, ma solo lunga. Intanto inizia a piovere e la temperatura, mano mano che si sale, scende di alcuni gradi. Giunti alla cima ecco il prezioso ristoro. Il mio pensiero è subito di mangiare qualcosa per reintegrare, ma soprattutto, visto il freddo, per alimentare la caldaia. Con grande, e gradita, sorpresa, ecco spuntare del magnifico tè caldo.

 

Una vera manna caduta dal cielo. Bacerei Ivan Piol per la pensata, ma non è proprio il mio tipo... per cui mi limito a ringraziarlo. Il personale gentilissimo si fa in mille per potere dare una mano ai ciclisti infreddoliti prodigandosi in ogni maniera. Mi infilo il giubbino antipioggia della Sportful e procedo con la discesa. Purtroppo la strada, seppure bella, è tanto bagnata e non mi fido a scendere come vorrei. Da buon libero professionista tutta la mia attività è poggiata sulle mie spalle e un infortunio invalidante (anche per qualche decina di giorni) sarebbe deleterio all'azienda. Tiro i remi in barca, o meglio tiro solo i freni, e scendo con abbondante cautela, perdendomi il divertimento! Vabbè, sarà per il prossimo anno. Giunti a Castello Tesino è ora di fare la spartizione. I mediofondisti svoltano verso il Passo Broccon, quindi il Passo Gobbera, per innestarsi sulla statale del Passo Rolle, che li porterà a Ponte Oltra, dove inizierà la scalata al Passo Croce d'Aune e quindi l'arrivo in centro a Feltre.

I granfondisti invece proseguono diritto con destinazione Telve. La cittadina della Val Sugana ospita l'inizio del mitico Passo Manghen, il mostro di giornata. Intanto ha smesso di piovere. Per evitare la tiritera di "ora inizia e ora smette" preciso che la pioggia è stata presente su tutto il percorso sono negli ultimi quattro chilometri di ogni passo e negli altrettanti successivi di discesa, mentre per il resto, ovvero i fondovalle, l'asciutto ha sempre dominato (gli isolati piovaschi).

 

Il Passo Manghen è indubbiamente il più ostico dei quattro che si affrontano nei 205 chilometri, ma onestamente non l'ho trovato così ardito. Non è certo una passeggiata, ma ho visto di peggio. Si può dividere in tre tratti. Il primo fino all'abitato di Calamento, al chilometro 13 dei 22 totali, dove è posizionato il ristoro intermedio, è decisamente facile, a cui seguono altri quattro più impegnativi con alcune rampe che danno un assaggio di ciò che sarà il finale. Gli ultimi cinque chilometri, quelli che si arrampicano sul fianco della montagna, sono i più ostici con pendenze mai sotto il 10%, ma fortunatamente, nemmeno mai sopra!

In cima il maxi ristoro sembra una sagra di paese. Ancora dell'ottimo tè caldo, panini con formaggio e prosciutto, pane e cioccolata, merendine, frutta essiccata, bibite e sali minerali. Non appena esterno ai simpatici alpini il mio disappunto nel vederli maneggiare sali minerali e bibite analcoliche, prontamente mi offrono un' "ombreta", che ovviamente rifiuto (con sommo rammarico).

La discesa è di quelle da godersele appieno. Un vero godimento di curve e contro curve spettacolari immerse nel bosco. Ma anche in questo caso preferisco dare fondo al bidone della prudenza. Dopo sedici chilometri di discesa giungiamo a Molina di Fiemme, in Val di Fiemme appunto. Ci attendono una quindicina di chilometri di falso piano a salire per giungere a Predazzo, dove inizierà il Passo Rolle. Serve fare gruppetto, e così è!

Dandoci i regolari cambi, in breve giungiamo all'attacco del Passo Rolle (e Valles). E' sicuramente il più facile dei quattro. Sono venti chilometri, è vero, ma molti dei quali di pianura. I primi cinque, più impegnativi portano all'abitato di Bellamonte, dove è posizionato l'ennesimo ristoro. Onestamente devo dire che alla Sportful ci sono più ristori che salite. Faccio il pieno e proseguo. I successivi sei/sette chilometri sono di fatto piatti. Siamo nel Parco Naturale Paneveggio e stiamo costeggiando l'omonimo lago, conosciuto anche lago di Forte Buso. Giunti al bivio con il Passo Valles, svoltiamo per il Rolle, affrontando gli ultimi chilometri più impegnativi che ci portano allo scollinamento dove troviamo l'immancabile ristoro.

La discesa è molto bella (l'avevo già percorsa asciutta il giorno prima, ricordate?), ma soprattutto molto, ma molto lunga. Sono quasi 40 chilometri. I primi dieci sul fianco della montagna, poi giunti a San Martino di Castrozza, si procede nel fondo valle del torrente Cismon. Un lungo falso piano a scendere con tanto di vento rigorosamente in faccia! Giunti a Ponte Oltra, ecco l'ultima fatica di giornata: il Passo Croce d'Aune. Tipico di tutti i passi, si sale subito con più fatica per i primi tre chilometri, si prende quota, e a Sorriva ecco l'ultimo ristoro completo (mi raccomando... ultimo completo, non ultimo ultimo). Ultimo rabbocco dei serbatoi e via. Quattro chilometri di vallonato con destinazione "la chiesetta". Ecco! Questa è un'informazione che può trarre in inganno i neofiti della Granfondo Sportful. La strada che porta al Passo Croce d'Aune è cosparsa di chiesette, per cui prendere riferimento "la chiesetta" è fuorviante. Quella giusta è posta al chilometro otto circa, in località Aune, appunto! Da lì iniziano gli ultimi tre chilometri più duri di tutta la granfondo. Non è che siano impegnativi loro, è che ormai abbiamo nelle gambe 180 chilometri e la stanchezza ormai la fa da padrona. Al tornante vedo un ristoro solo idrico (questo è proprio l'ultimo) con un signore che attende che qualcuno si fermi. Mi dà l'idea del banchetto del mercato. Sta piovendo a dirotto! "Secondo me – dico all'omino – avresti fatto più affari se avessi venduto ombrelli, che roba da bere!", scatenando in lui una sonora risata.

Finalmente la cima. Non resta che scendere a Feltre e giungere all'agognato arrivo posto in Piazza Maggiore, in pieno centro storico, dopo circa cinquecento metri di pavè a salire. Qui, ad attendere i ciclisti, ci sono gli speaker Paolo Mutton e Paolo Mei, in compagnia di Ivan Piol, ma anche di alcune graziose fanciulle, che infilano la medaglia ricordo al collo di ogni finisher.

Anche questa avventura l'ho portata in fondo dopo nove ore e ventisei minuti.

Torno alla macchina, procedo con le manovre inverse fatte dieci ore prima e vado a godermi una bella doccia rigenerante al palaghiaccio. Per la prima volta in tanti anni che partecipo alle granfondo, rischio l'ustione da quanto è calda l'acqua. Che spettacolo!

Là dove sabato c'erano gli stand, ora ci sono i tavoli del pasta party occupati a macchia d'olio dai ciclisti. La Granfondo Sportful non è propriamente una manifestazione che vede gli arrivi di gruppo, tant'è che la fila al pasta party è inesistente, anche grazie al numeroso personale presente. Procedo con un pot-pourri di pasta (panna, prosciutto e piselli, pomodorini e basilico e al ragù), al quale viene aggiunto pane e formaggio, una fetta di torta e un paio di fette di mela, il tutto annaffiato da una splendida birra e, per terminare, anche il caffè! Altro che pasta party, questo è un pranzo completo!

Sono le 19.15 e muovo verso l'arrivo. Il tempo massimo per portare a termine l'impresa è di 12 ore e 30 minuti, quindi entro le 19.30 arriverà l'ultimo. Sono le ore 19.27 quando in fondo a via Mezzaterra si intravede il profilo di due ciclisti, seguiti dalla carovana del carro scopa! Sono gli ultimi, o meglio, i diversamente primi! Sono i coniugi Michela Cadorin e Lino Durighello, di Crocetta del Montello, che chiudono con orgoglio questa ventesima edizione. A loro viene riservata una grande festa piena di emozione, con tanto di consegna della mitica maglia nera.

La mia personale giornata di domenica 15 giugno termina con le gambe sotto al tavolo de La Birreria di Pedavena, cenando con polenta e capriolo e, ovviamente, un bel boccale di birra!

CHI HA VINTO?

La vittoria della Granfondo è andata al lucano Tommaso Elettrico (Gs Calcagni sport) che ha chiuso i 205 chilometri in 6h52'48" davanti a Matteo Podestà e a Stefano Cecchini.

La vittoria femminile è andata alla toscana Claudia Gentili (Alè Cipollini Galassia), che giunge al traguardo dopo 7h45'06". Dietro di lei Marina Ilmer e Gloria Bee.

Sulla mediofondo maschile bis di Luigi Salimbeni (MG.K Vis LGL Gobbi Dedacciai), che precede Antonio Camozzi e il compagno Giulio Magri.

Tra le donne si conferma Astrid Schartmuller (Gobbi MG.K Vis LGL More Life Energy Somec) che domina su Manuela Sonzogni e Lorna Ciacci.

Tirando le somme, non resta che dire che la Granfondo Sportful è una gran splendida festa, e che il "vecchio" percorso è ancora più amato di quello appena lasciato. Infatti, è vero che il ciclista ama le sfide, ma è altresì vero che se queste sfide vanno oltre il proprio limite, il ciclista sta a casa. Un percorso duro, quello con il Manghen, ma sicuramente abbordabile da molti più ciclisti rispetto a quello con Staulanza, Duran e Valles. Dimostrazione di ciò è il record di iscritti con gli oltre 4500 nomi presenti nella lista di partenza.

Sopraffina l'organizzazione, che non ha lasciato nulla al caso, su un percorso ben tracciato e ben presidiato nei punti più critici, anche dopo il periodo di chiusura al traffico.

Un grazie a Ivan Piol, ad Anna Valerio, a tutto il Pedale Feltrino TBH, così come a tutti i volontari che si sono prodigati sul percorso. Un complimento particolare al personale dei ristori, sempre premuroso e pronto alla battuta.

Arrivederci al prossimo anno!

Leggi qui la cronaca della corsa
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(20 giugno 2014)


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