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Appunti di viaggio Granfondo   
Inserito il 16 giugno 2014 alle 19:40:18 da Enrico Cavallini. - Letto: (4150)

Il lupo, il Manghen e la pioggia

Ecco la favola di oltre 3300 avventurieri, che si lanciano alla caccia del lupo del Manghen in una giornata di pioggia e freddo... nel caratteristico "tempo da lupi". Come tutte le favole c'è il lieto fine e la morale. Sedetevi tranquilli e lasciatevi portare sul percorso della 20a Sportful Dolomiti Race.

 

 

(Servizio di Enrico Cavallini, foto Play Full Nikon)

C

'era una volta... tutte le favole iniziano così, e normalmente si ambientano in tempi remoti, tra da dame, cavalieri e draghi, ma la nostra favola racconta di tempi moderni e racconta di uomini caparbi e di lupi da catturare.

Ci siamo, mi infilo in Porta Imperiale ed ecco gli ultimi quattrocentocinquanta metri di pavè in salita di via Mezzaterra, che mi portano alla fine della mia impresa, che avrà il suo epilogo in piazza Maggiore, nel centro storico di Feltre. Me li sto gustando. Nella sacca ho il mio bottino. Ultimi metri. C'è un mare di gente che attende il mio ritorno da vittorioso e non appena raggiungo la piazza, vengo accolto da un generoso applauso. La missione è compiuta. Ora posso consegnare la pelle del lupo del Manghen a Ivan Piol. il mandante di questa missione iniziata un anno fa, quando si decise di tornare sul mitico passo.

Un'avventura semplice nel suo obiettivo, ma assolutamente non facile e certamente ricca di imprevisti e di ostacoli da superare: catturare la pelle del Lupo del Manghen, lo splendido esemplare di lupo, che popola i boschi del Passo del Manghen, il valico alpino, posto nelle Dolomiti trentine, che connette la Valle Sugana con la Valle di Fiemme.

Sono le quattro e mezza di mattina di domenica 15 giugno e la sveglia dolcemente mi ricorda che è la mia giornata. E' il giorno X, il giorno della missione del Manghen. Con me sono stati reclutati altri 4500 avventurieri, che tenteranno l'impresa. Piove. Nonostante le previsioni del tempo rassicurassero su un cielo parzialmente nuvoloso con probabili rovesci, invece grassi nuvoloni carichi di acqua incombono sulle nostre teste, per rassicurarci di volerci rendere difficile la giornata. Fortunatamente la temperatura è gradevole e lo spettro dell'estrema calura di soli due giorni prima è ben distante.

I meno temerari, e sicuramente più coscienziosi, in quanto consci della loro mancanza di serenità in condizioni tali, scelgono di non prendere parte all'avventura, lasciando ammassati in via Campogiorgio ben 3300 arditi pronti a tentare l'impresa.

Sono le ore 7.00 e, avvolti dalle note delle musiche epiche dello speaker Paolo Mutton, partono gli avventurieri e io tra loro. Si dovrà raggiungere la vetta del Passo Manghen, catturare il lupo e prenderne la pelle come trofeo. Ma la strada per giungere nella foresta è lunga e tortuosa, così come lo sarà il ritorno: ben 205 chilometri. Dopo alcuni chilometri a gruppo compatto, ecco ad Arsiè la prima difficoltà di giornata: l'ascesa a Cima Campo. Una salita di 18 chilometri che ci porterà a quota 1435 metri slm. Nulla di eccessivamente impegnativo, ma a rendere più complicata la scalata è la pioggia, che ha iniziato a cadere con vigore. Man mano che si sale la temperatura scende, ma sento il mio fisico ancora pieno di energie. Personalmente gradisco queste condizioni rispetto al caldo afoso. Sto faticando, come è giusto che sia, ma mi sento carico di forze. Intanto ne approfitto per scattare qualche foto, che farà da corollario a questa mia avventura. Incontro tanti amici sul percorso, che condividono come me questa impresa. Quattro parole di conforto non guastano mai.

Risalgo la china con vigore, mentre i più arditi, là davanti, si stanno dando battaglia per raggiungere per primi la foresta del lupo e accaparrarsi l'esemplare migliore. Uno per uno raggiungo i quattro olimpionici che si stanno sfidando a singolar tenzone. Passo per primo Antonio Rossi, ex canoista, con il suo nugolo di fidi gregari. Un paio di minuti avanti ci sono Juri Chechi, il "Signore degli Anelli",  che difende il trofeo della passata edizione, ben controllato dal "grillo" Paolo Bettini, che gioca come il gatto con il topo. Non mi riesce il contatto con il quarto contendente, Pietro Piller Cottrer, ex fondista.

Eccomi in cima. La parte più facile del primo ostacolo è stata portata a termine; ora si deve scendere sotto la pioggia. In una condizione normale mi sarei lanciato come un falco sulla sua preda, ma con il bagnato, la paura di qualche incidente, per me deleterio in ambito lavorativo, mi fa attingere abbondantemente al bidone della prudenza.

La discesa è ormai terminata e di fronte si staglia il bellissimo abitato di Castello Tesino, con le sue case dalle geometrie tipiche dell'architettura alpina. Qui gli avventurieri dovranno scegliere se fare ritorno alla base, affrontando il Passo del Brocon, a quota 1615 metri slm, quindi il facile Passo di Gobbera, per terminare le loro fatiche sul Passo Croce d'Aune, che li porterà in Piazza Maggiore dopo quasi 134 chilometri, oppure se continuare nella missione.

Nonostante la pioggia e il freddo accumulato lungo la discesa, io non demordo e l'idea di sfidare il lupo è sempre più convinta nella mia testa. So che ce la posso fare e ce la farò.

Io, assieme a tutti gli altri cacciatori, prendiamo la direzione di Telve, dove inizierà la lunga e tortuosa scalata. Intanto ha smesso di piovere e la temperatura si è alzata di qualche grado. Una condizione sufficiente per ristabilire le energie fisiche e mentali per entrare nel vivo dell'avventura per la quale ho preso il via alcune ore prima. La salita è lunga: misura quasi 23 chilometri, ma è di un fascino tutto particolare. Il primo tratto è veramente facile e mai si direbbe che per raggiungere la vetta si dovrà fare tanta fatica. I chilometri scorrono veloci lungo la Val Calamento, fino all'omonimo abitato.

Da qui la strada inizia a inerpicarsi e a mostrare, a tratti, cosa ci attenderà più avanti. Inizia a piovere. Mi sto dispiacendo del fatto che, con una giornata tersa, i raggi del sole avrebbero illuminato questa valle con tanti colori, quanto un paesaggio di Corot. La pioggia e il cielo bigio invece smorzano i toni e rendono tutto opaco, omogeneo, spento. Il bosco ci avvolge e ci ricorda che qui comanda lui. Intanto, mentre controllo il respiro e sento il cuore che mi batte forte in gola per la fatica, ho la sensazione di sentirmi osservato. Lì nel bosco, nascosto tra gli alberi sempreverdi ad alto fusto, sento che il lupo mi sta guardando con aria di sfida, ma anche intimorito.

Mancano cinque chilometri alla cima. La quota aumenta e l'aria è sempre più rarefatta. Gli alberi lasciano spazio alle rocce e i lunghi declivi lungo la parete della valle si trasformano in una scalata sul fianco della montagna irta e piena di tornanti. Le pendenze sono ormai a due cifre e lo sforzo aumenta. Ma so che non appena raggiungerò la cima riuscirò a catturare il lupo.

Mancano ormai poche centinaia di metri e sono conscio di avere portato a termine la missione. Ho raggiunto la cima... ecco il lupo! Mi guarda fisso negli occhi, ma nel suo sguardo non c'è più la sfida, ormai persa, ma solo timore e pietà. Hai ragione tu lupo. Chi sono io, piccolo umano per decidere della tua vita? Sei una splendida creatura della Natura e meriti di continuare a esistere, per ricordarmi di quanto questa sia immensa e di quanto rispetto debba darle. Volto le spalle allo splendido animale dal pelo argentato, che ad ampie falcate si dirige verso il bosco. Inizio la mia discesa e un ululato mi saluta. Ciao lupo, ci rivedremo il prossimo anno.

Ora non resta che tornare alla base. Lasciata la Val Sugana, si deve scendere, con una strada a dir poco favolosa, vero parco giochi per qualsiasi discesista, verso la Val di Fiemme. Peccato che la pioggia renda il tutto complicato e a 2000 metri abbassi ulteriormente la temperatura. I primi chilometri immersi nel bosco sono faticosi a causa del freddo, ma si deve tenere duro. Man mano che si scende, la pioggia si fa sempre più rada. A Molina di Fiemme ormai le strade sono asciutte. Facciamo gruppetto per affrontare i chilometri di falsopiano che ci conducono a Predazzo, dove inizierà la terza scalata di giornata necessaria per tornare nella Valle del Primiero: il Passo Rolle. Sicuramente è la salita più facile. Nonostante sia lunga, con i suoi 20 chilometri, le pendenze non sono mai proibitive, anzi.

Passati i primi cinque chilometri un po' più impegnativi, che portano all'abitato di Bellamonte, un lungo tratto di pianura, che affianca il lago di Paneveggio, preannuncia l'ultima frazione, decisamente più alpina, che conduce al passo posto a quota 1984 metri. Anche qui, come nei passi precedenti, tre quarti di scalata vengono affrontati all'asciutto, mentre gli ultimi chilometri che portano alla cima sono caratterizzati dalla pioggia, poca o tanta che sia. Le fatiche sono quasi ultimate. Ci attende una lunghissima discesa di quasi quaranta chilometri lungo il torrente Cismon, che porterà ad affrontare l'ultima asperità di giornata. Peccato che la pioggia e le nuvole basse celino quello spettacolo della Natura, che sono le Pale di San Martino, il gruppo dolomitico tipico per le sue guglie.

Il Passo Croce d'Aune è l'ultimo dei quattro ostacoli che questa avventura ha messo nel cammino. La favola sta per concludersi. Un po' mi dispiace. Sono cresciuto interiormente dal lontano 2009, quando affrontai per la seconda volta la Granfondo Sportful. In quell'occasione, dove l'animo da ciclosuonato capeggiava, fermarsi ai ristori era una perdita di tempo e una sorta di arresa verso le proprie forze, che ahimè scoprivo non essere infinite. Oggi fermarsi ai ristori è un obiettivo e scalare un'erta al medio e non in soglia mi permette di guardarmi attorno e di godermi panorami che posso ammirare solo di anno in anno.

Il Passo Croce d'Aune non sarebbe neanche ostico come in realtà lo si percepisce, ma viene affrontato dopo 180 chilometri di passi alpini. Le forze iniziano a scarseggiare e la psiche è ormai più poco incline a gestire la fatica. Come è usuale tra le valli di alta montagna, la strada prende subito a inerpicarsi su un fianco per acquisire quota in breve tempo, quindi percorrere la vallata nella sua interezza e lasciare la scalata al passo sul finale. Il Croce d'Aune mantiene questo format. Con i primi tre chilometri ci si porta in quota, per procedere quasi in pianura per altri quattro, dove inizierà la scalata decisiva.

La vallata è letteralmente cosparsa di piccole pievi, tanto da poterle prendere come punti di riferimento intermedi. Sicuramente la chiesetta di Salzen è la più famosa, in quanto dopo di essa inizia il tratto più duro che porterà alla vetta. Ovviamente la pioggia comincia nuovamente a cadere, per l'ultima volta. Allo scollinamento non posso esimermi dal fermarmi per uno scatto commemorativo al cippo dedicato a Tullio Campagnolo. Cippo la cui posa, nel lontano 1995, generò la nascita della Granfondo Campagnolo, oggi Sportful Dolomiti Race.

Non restano che i dieci chilometri di discesa, che portano a Feltre, per giungere all'epilogo di questa favola. Il finale lo sapete già, ma quello che non vi è stato detto, è che Ivan Piol la pelle del lupo non l'hai mai ricevuta, ma nelle silenziose notti d'inverno, quando la neve in montagna avvolge tutto e ovatta i rumori, ascoltando bene, potrà sentire l'ululato di quel lupo, che darà a tutti i 1323 avventurieri, che sono saliti sul Manghen per scovarlo, l'arrivederci al 21 giugno 2015.

Ogni favola deve avere la sua morale con la quale insegna qualcosa. Con la caparbietà, unita alla giusta attenzione, nella vita si può portare a termine qualsiasi missione, credendo in noi stessi e anche andando oltre a quelli che pensiamo essere i nostri limiti. Mai farsi spaventare dalle avversità e dagli ostacoli che ci si parano davanti, ma sempre ben consci che se il gioco non vale la candela, è meglio tirare i remi in barca e non cimentarsi in avventure nelle quali si sa di non avere le carte giuste per potervi giocare.

(16 giugno 2014)

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