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Inserito il 11 giugno 2014 alle 11:59:15 da gazario. - Letto: (2920)

Maratona del Matesannio: sul massiccio più alto dell'Italia Meridionale

Duecentocinquanta partecipanti per la seconda edizione della granfondo campana. Percorsi molto belli e selettivi, resi ancora più impegnativi dal forte vento. Organizzazione curata per garantire la sicurezza dei partecipanti e buoni servizi post-gara. Qualche perplessità sui tempi previsti per la chiusura dei cancelli, che non a tutti hanno permesso di completare il percorso lungo.

 

 

(Testo di Piergiorgio Rocci, foto di Iadonisi e Comitato Organizzatore)

Ai piedi del Matese, nel territorio della provincia di Caserta un tempo abitato dai Sanniti, si svolge da due anni una manifestazione ciclo amatoriale, il cui nome di fantasia è composto da quello del massiccio più alto dell’Italia Meridionale e quello dell’antico popolo che una volta abitava queste zone e riuscì a far fronte all’avanzata dei Romani. L’appuntamento ha richiamato circa duecentocinquanta ciclisti, provenienti dalle regioni del Centro Sud, interessati anche allo scudetto campano, al quale appartiene la prova di Gioia.

La partenza è stata data alle 8:30, nel corso principale del piccolo centro sannita e, dopo dieci chilometri a forte velocità per via della discesa, si è arrivati nel comune di Piedimonte Matese, da dove inizia la lunga ascesa di trenta chilometri (pedalabili, ma che costringono a tenere la catena sempre in tiro) verso i 1.400 metri di Bocca della Selva, dove era stato piazzato il GPM. Il forte vento sul pianoro ha condizionato molto la condotta di gara dei partecipanti, che hanno dovuto moderare la velocità per non essere scaraventati a terra dalle raffiche. Nonostante ciò, per me gli altri andavano sempre troppo forte sicché, pur avendone superati tanti lungo l’ascesa, sono stato ripreso e superato da molti.

Sinceramente ero partito per fare il percorso lungo, ma alla deviazione dei percorsi, in località Cerreto Sannita, ho trovato chiuso il cancello e sono stato costretto a prendere la via più breve per arrivare al traguardo. Sicuramente la mia velocità di crociera non era delle più alte, ma sono comunque arrivato quaranta minuti prima dallo scadere del tempo massimo fissato a quattro ore per la medio fondo e, se mi avessero concesso di fare il giro lungo, avrei impiegato comunque non oltre cinque ore, perché non c’erano molte asperità da superare nei restanti 28 chilometri. Inoltre, sul regolamento della manifestazione non veniva fatto cenno al cancello, mentre era indicato che i partecipanti, per essere classificati, dovevano concludere la prova entro le sei ore.

A tale proposito mi sembra corretto riportare la risposta dell’organizzatore Aldo Di Palma: «Cerco di spiegarle al meglio la situazione. Sul percorso lungo, sulla base della tabella di marcia che abbiamo ipotizzato, abbiamo chiesto in questura le varie autorizzazioni di chiusura strade per un determinato orario. Purtroppo ci è stato concesso un blocco totale (chiaramente gli intrusi capitano sempre) di soli 40 minuti (Telese e Guardia sono centri abbastanza grossi e turistici e di domenica è un grosso problema tenere bloccato il traffico). Abbiamo fatto del nostro meglio per allungare questo periodo il più possibile, ma, in collegamento con la questura, abbiamo dovuto necessariamente ad un certo punto, chiudere il varco. A Telese stava diventando un problema di ordine pubblico. Il primo atleta si è inventato di volare e questo ci ha messo in difficoltà».

Quindi, in sostanza, il tempo di percorrenza del vincitore Michele Scotto D’Abusco (Cicli Scotto) ha influenzato sulla decisione di chiudere il passaggio e per quelli che, come il sottoscritto, erano venuti per fare la loro gara e magari godere del paesaggio, senza ambizione di vittoria, ma solo per la soddisfazione di fare del proprio meglio e confrontarsi con gli altri ciclisti che ogni settimana si incontrano nelle granfondo, non c’è stata alternativa. Nel corso della stagione mi è capitato per due volte di transitare alla deviazione dei percorsi ed essere costretto a proseguire per il medio, avendo trovato il cancello chiuso. In passato non mi era mai successo e non perché andassi più forte, semmai il contrario, e mi domando cosa spinga i giudici di gara a deviare i partecipanti verso il traguardo, nonostante questi avrebbero buone possibilità di concludere la prova molto prima dello scadere del tempo massimo. Infatti anche a Cassino sono rimasto perplesso per il fatto di aver letto sul regolamento che, se avessi proceduto con l’ andatura che stavo tenendo fino a quel momento, avrei potuto fare il giro lungo, mentre il personale addetto alla deviazione dei percorsi non me lo ha concesso.

La mia non vuole essere una polemica verso gli organizzatori che si prodigano fino allo spasimo nel tentativo di far divertire gli appassionati. Quelli di Gioia Sannita, spinti dall’entusiasmo che li contraddistingue, hanno fatto del loro meglio per la sicurezza del percorso, segnalando perfino tutte le curve, predisponendo ristori e personale in grado di garantire l’incolumità dei partecipanti. Il problema verte sulla capacità da parte dei vari comitati e giudici di gara di riuscire a consentire a tutti di optare per il percorso desiderato, sempre tenendo conto di quanto riportato sul regolamento e secondo un tempo massimo che non può essere stimato sulla base dei primi, pur trattandosi di manifestazioni agonistiche. Per non farla troppo lunga mi auguro solo che in futuro episodi del genere non abbiano a ripetersi.

Oltre al già citato Michele Scotto D’Abusco, gli altri vincitori sono risultati Michele Iannucci (GS Amoruso) nella medio fondo oltre alle due donne Maria Piscopo (Asd Centerbike Casagiove) e Luisa Scala (Team Caruso Rivetti) che si sono aggiudicate rispettivamente il giro lungo e il giro corto.

Dopo essere stati costretti ad una lunga fila sotto il sole per il pasta party, ci si è potuti riprendere con la varietà di portate offerte, compreso una fetta di torta.  

(11 giugno 2014)

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